AFFINCHÉ CHIUNQUE NE ABBIA NECESSITÁ POSSA TRARNE ISPIRAZIONE, SI PUBBLICANO DI SEGUITO LE OSSERVAZIONI, ASSAI APPROFONDITE, CHE GLI AMICI DELLA TERRA E IL GRUPPO D'INTERVENTO GIURIDICO DELLA SARDEGNA HANNO PRESENTATO IL 25 FEBBRAIO 2004 IN MERITO AL PROGETTO DI IMPIANTI EOLICI NEI COMUNI DI MEANA SARDO, ARITZO E GADONI (NUORO)

 


Al Direttore del Servizio S.I.V.E.A. dell’Assessorato                                                  Cagliari, 25 febbraio 2004

della Difesa dell’Ambiente della Regione autonoma

della Sardegna

 

Via Roma, 80 – 09100 Cagliari

Telefax 070/6066697

             070/6066664

 

e p.c. alla Commissione Europea,

          al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio,

          al Ministro per i Beni e le Attività Culturali,

          all’Assessore alla Tutela dell’Ambiente della Provincia

          di Nuoro,

          ai Sindaci di Meana Sardo, di Aritzo e di Gadoni,

 

Oggetto:   osservazioni ex artt. 9 del D.P.R. 12 aprile 1996 e 31 della legge regionale n. 1/1999 nell’ambito del procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) relativo al progetto impianto eolico per produzione di energia elettrica + elettrodotto ad alta tensione (150 kv) in loc. Bruncu S. Elias – Serra Toppai – Comuni di Meana Sardo, Aritzo e Gadoni (NU).

I sottoscritti esponenti delle rispettive Associazioni ecologiste, elettivamente domiciliati presso il Gruppo d’Intervento Giuridico (Via Cocco Ortu, 32 – 09128 Cagliari – telefono e fax 070/490904),

 

PREMESSO CHE

 

con avviso al pubblico riportato sui quotidiani La Repubblica e L’Unione Sarda, edizione del 15 gennaio 2004 viene annunciato l’avvio del procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) relativo al progetto di impianto eolico per la produzione di energia elettrica con elettrodotto ad alta tensione (150 kv) e strutture connesse (revisione del progetto con ricollocamento ottimale di alcuni aereogeneratori) proposto dalla Enel Green Power s.p.a. (Via Andrea Pisano, 120 – 56122 Pisa) in loc. Bruncu S. Elias e Serra Toppai, nei Comuni di Meana Sardo, Aritzo e Gadoni (NU).       Conseguentemente, ai sensi degli artt. 9 del D.P.R. 12 aprile 1996 e successive integrazioni e 31 della legge regionale n. 1/1999 e successive modifiche ed integrazioni, nonché della deliberazione Giunta regionale n. 36/39 del 2 agosto 1999 (allegato B, punto 2.7), si inoltrano in merito le seguenti

 

OSSERVAZIONI

 

-    in primo luogo si deve evidenziare che l’attuale procedimento di valutazione impatto ambientale (V.I.A.) riguarda un progetto che, in forma non molto differente, risulta già esser stato sottoposto ad analogo procedimento di V.I.A., avviato con avviso al pubblico in data 13 febbraio 2003, nel quale le scriventi Associazioni ecologiste hanno effettuato specifico atto di intervento (nota di “osservazioni” del 13 marzo 2003 e sul quale l’Organo tecnico istruttore (O.T.I.) ritenne di chiedere la seguente serie di integrazioni prima dell’emanazione del parere finale (nota Servizio S.I.V.I.A. prot. n. 20318 del 3 giugno 2003, comunicata al Gruppo d’Intervento Giuridico con nota prot. n. 35884 del 9 ottobre 2003): “ * dovrà essere prodotta l’analisi dell’intervisibilità, con allegata cartografia, che evidenzi i punti sensibili dell’area vasta con particolare riguardo a quella di Meana Sardo, cui dovranno essere associate le simulazioni grafiche e fotografiche dei citati punti sensibili;  *  venga valutata la ricollocazione delle macchine che causano l’impatto maggiore sull’abitato di Meana Sardo;    *  venga presentata una relazione sugli effetti microclimatici (così detto effetto scia), dovuti all’installazione dei generatori;

  -       l’area in argomento, a tessuto economico-sociale agricolo-forestale, appare in buona parte ricoperta da macchia mediterranea evoluta ed anche con boschi ad alto fusto (es. quercia, leccio, olivastro, castagno, roverella, ecc.) con sensibili presenze di fauna (cinghiale, volpe, coniglio selvatico, gruccione, falco pellegrino, astore, ecc.) e di sorgenti (Funtana Silixedda, Funtana Colòvros, Sa Omo e’ su Nia, Barabiga)  quindi tutelata con vincolo paesaggistico ai sensi dell’art. 146, comma 1°, lett. g, m, del decreto legislativo n. 490/1999 e in parte con vincolo archeologico (siti di Nuraghe Nolza e Nuraghe su Nuraxi) ai sensi del medesimo decreto legislativo n. 490/1999 (artt. 2 e ss.).     L’area rientra, inoltre, nel parco nazionale del Gennargentu – Golfo di Orosei ai sensi della legge n. 394/1991 e successive modifiche ed integrazioni e del D.P.R. 30 marzo 1998 di istituzione: è specificamente classificata “zona 3 – promozione economica e sociale”.        E’ presente il vincolo idrogeologico ai sensi del regio decreto n. 3267/1923 e successive modifiche ed integrazioni ed è prossimo il proposto sito di importanza comunitaria (pSIC) “Monti del Gennargentu” (codice ITB021103) ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora selvatiche, esecutiva con D.P.R. n. 357/1997 e successive modifiche ed integrazioni (elenco formale con D.M. 3 aprile 2000, n. 65; nuova proposta regionale con determinazione Direttore Servizio conservazione natura ed habitat, ecc. Assessorato reg.le Difesa Ambiente n. 2689/V del 6 dicembre 2002 e successiva integrazione);

 

*   in via generale sull’energia eolica in Sardegna

 

-   ultimamente anche la Sardegna, come gran parte dell’Italia centro-meridionale, sembra diventata la “terra promessa” dell’energia eolica: grazie all’accesso a cospicui fondi pubblici – soprattutto comunitari – ed alla liberalizzazione della produzione dell’energia elettrica, ma soprattutto all’obbligo per i produttori di ottenere almeno il 2 % (c. d. “certificati verdi”) da energie rinnovabili (decreto legislativo n. 79/1999, c.d. decreto Bersani, e D.M. Industria 11 novembre 1999), è cresciuta in termini esponenziali la richiesta di soggetti privati per installare le wind farm, le “fattorie-fabbriche eoliche”.   Ben 368 istanze per una potenza complessiva di 13.300 megawatt in campo nazionale, di queste 91 istanze per circa 4.000 megawatt (2.946 aereogeneratori) in Sardegna (dati Servizio V.I.A. Assessorato difesa ambiente R.A.S., 2003).    La più alta concentrazione.                       Quasi tutti gli impianti in progetto sfrutteranno forti contributi pubblici ai sensi della legge n. 488/1992.                  La produzione di energia si avvicinerebbe, quindi, a 1,4 miliardi di kilowattora, il 25 % della massima domanda di energia (in pieno inverno), lo 0,5 % del fabbisogno nazionale, sostituendo combustibili fossili “tradizionali” che produrrebbero 1,4 milioni di tonnellate di CO 2 (anidride carbonica, se ne emettono 1.000 grammi per kilowattora), 1.960 tonnellate di SO 2 (anidride solforosa, se ne emettono 1,4 grammi per kilowattora) e 2.660 tonnellate di NO 2 (ossido di azoto, se ne emettono 1,9 grammi per kilowattora).              Il prezzo attualmente riconosciuto dall’Autority dell’energia elettrica e gas è di 0,07 euro (130 lire) per kilovattora.                       Da parte sua, un produttore di elettricità da fonti rinnovabili, oltre a vendere energia al gestore della rete al prezzo corrente del chilowattora (circa 5,6 centesimi di euro), vende anche “certificati verdi” ai produttori di energia elettrica da fonti convenzionali;

-    il prezzo del “certificato verde” viene stabilito in base a criteri abbastanza complessi dettati dall'Autorità per l'energia e, solo in teoria, determinati dal mercato. Nel 2002, è stato di circa 8,40 centesimi di euro/kWh. Sommando il prezzo di vendita dell'energia e quello del certificato verde, il produttore di energia da fonti rinnovabili ricava circa14,00 centesimi di euro/kWh (5,60 + 8,40 = 14).        Da uno studio accurato del costo di produzione del chilowattora eolico in funzione della ventosità del sito, si ricava che, al di sopra dei 6 metri al secondo di velocità media annua del vento, l'eolico è già competitivo, senza bisogno di incentivi. Con il “certificato verde”, a queste condizioni, il ricavo è più che raddoppiato e costituisce un business molto attraente. Addirittura, l'incentivo rende conveniente anche un impianto eolico di scarsa ventosità, al di sotto dei 5 metri al secondo, che funziona, non 2.000 o 3.000 ore all'anno, ma anche solo 1.000 ore.         Ecco perché in Italia si è verificata la corsa alla costruzione di impianti eolici, anche in siti che, in Germania, in Danimarca o in Gran Bretagna, non verrebbero nemmeno presi in considerazione per la loro scarsa produttività. Gli operatori hanno abbastanza da guadagnare anche in siti non idonei, e possono promettere compensi ai Comuni per agevolare il rilascio delle autorizzazioni all’installazione degli impianti. Da notare che, già oggi, sono state depositate al Gestore della rete domande per l’installazione di impianti eolici per una potenza complessiva di oltre 14.000 MW;

-     ma esiste davvero un potenziale eolico così alto nel nostro paese?     Quale può essere il contributo al bilancio energetico nazionale?         In altre parole, quale sarebbe il vantaggio effettivo a fronte del sacrificio del nostro paesaggio montano?           Considerando tutti i siti con condizioni favorevoli di ventosità (velocità media annua di 6 metri al secondo) e in assenza di vincoli di natura storico paesaggistica, gli Amici della Terra, in uno studio che stanno ultimando per il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, valutano un potenziale massimo di 8.000 MW (di oltre 6.000 MW inferiore alle domande depositate), capace di generare circa 15 TWh all’anno.                      Questo contributo teorico massimo rappresenterebbe il 5% del fabbisogno nazionale di elettricità (310 TWh nel 2002) e l’1,8% dell'intero bilancio energetico italiano. Tuttavia,  il valore di 15 TWh rappresenta anche il limite massimo di accettabilità da parte delle rete elettrica per qualsiasi fonte di natura intermittente, dunque non solo per l'energia eolica, ma anche per quella solare.            Ora, il senso dell'incentivazione delle fonti rinnovabili non era quello di fare affari esagerati con una tecnologia matura e dal potenziale limitato ma riguardava soprattutto la promozione di fonti energetiche di importanza strategica, capaci di rappresentare, in futuro, un'alternativa reale al consumo di fossili, fonti bisognose di sostegno anche per facilitare la sperimentazione di tecnologie in evoluzione.     Il “certificato verde”, invece, concedendo un incentivo indifferenziato a qualsiasi fonte, senza tener conto dei diversi costi di investimento, finisce per scoraggiare proprio le tecnologie per ora più costose ma strategicamente più significative come, ad esempio, il solare fotovoltaico.        Se, a causa degli incentivi così definiti, verranno realizzati gli impianti eolici relativi all'intero potenziale di 8.000 MW, circa 8.000 torri alte un centinaio di metri, sarà precluso ogni spazio di sviluppo del solare e, in pochi anni,  il paesaggio montano risulterà irrimediabilmente compromesso. Non per niente il Piano energetico nazionale del 1988 indicava un potenziale eolico di gran lunga più basso (300 - 600 MW) perché aveva escluso, in accordo con la legge n. 431/1985, tutti i siti al di sopra dei 1000 metri.                    Attualmente in Italia la potenza installata è di circa 500 megawatt con circa 1.000 “torri” eoliche.   Il maggiore produttore attualmente è la Germania con 8.600 megawatt, mentre in Danimarca vi è la maggior percentuale (16 %) di energia prodotta grazie al vento rispetto alla produzione totale.      Nel mondo, però, soltanto lo 0,35 % dell’energia prodotta è di matrice eolica, l’Unione Europea spera di giungere al 12 % di energia prodotta da tutte le fonti alternative entro il 2010.           Premettiamo una valutazione favorevole di carattere generale riguardo tutte le fonti di energia alternativa: da anni le associazioni ecologiste premono perché la produzione dell’energia elettrica si rivolga alle fonti rinnovabili ed a minore impatto ambientale: il solare, l’eolico, il geotermico, ecc.     Tuttavia Gli esempi sardi del passato non inducono all’ottimismo: negli anni ’80 sono stati realizzati alcuni campi sperimentali per la produzione dell’energia dal vento.   Quello dell’ENEL (2,09 megawatt) nella Nurra (Porto Torres) ha visto letteralmente cadere a terra nel dicembre 2001 l’ultimo aereogeneratore presente, la centrale ENEL del Monte Arci (Morgongiori, Ales, Pau) è entrata finalmente in esercizio nel 2000 (10,88 megawatt) dopo anni di lavori e viene già giudicata obsoleta, mentre la centrale mista solare-eolica di Nasca (Carloforte), costruita nel 1992, in un primo tempo non ha visto collaudata la parte eolica (0,96 megawatt), tanto che le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico avevano provveduto ad interessare (2001) la competente Procura della Corte dei conti perché potesse approfondire tutti gli aspetti legati all’utilizzo dei 17 miliardi di lire (10 comunitari + 7 regionali) investiti nell’intervento.   Soltanto nel 2003, dopo nuovi interventi di adeguamento da parte della società realizzatrice del gruppo Ansaldo, l’impianto misto è stato consegnato in perfetta efficienza al Comune di Carloforte: la potenza complessiva attuale è di 3-4 megawatt (a seconda delle condizioni del vento e dell’irradiazione solare), pari a circa il 15-20 % delle necessità locali;

-     oggi sicuramente i progressi della tecnologia hanno fatto fare “passi da gigante” anche nel campo eolico: l’aereogeneratore è costituito da una torre di acciaio al cui vertice è posto un rotore azionato dalle pale di un’elica e raggiunge in media i mt. 75 di altezza (mt. 50 la torre + mt. 25 l’elica) per una potenza di 0,6 megawatt.      Sono in progetto impianti alti mt. 107 (mt. 67 la torre + mt. 40 l’elica) per una potenza di 2 megawatt: l’altezza sarebbe pari ad un palazzo di 25 piani…..       L’aereogeneratore necessita di vento quanto più possibile costante a velocità media (tra 7 e 25 metri/secondo).                In questi anni sono diversi i soggetti imprenditoriali giunti in Sardegna in materia: fra i principali l’ERGA s.p.a. del gruppo ENEL, la FRI. EL. s.p.a. (operativa fra le sedi di Bolzano e Pordenone), la Gamesa s.p.a. (Spagna), la Sun Wind s.p.a. (Germania), la Sun Tec Italia s.p.a., la Enerprog s.r.l. (Sassari)  e la IVPC 4 s.r.l. (Avellino).                       In genere, le imprese opzionano in regime di esclusiva i terreni, li affittano per un periodo generalmente di 25 anni (canoni medi di 1.549, 37 euro per megawatt prodotto), contrattano con i Comuni i benefici economici (in media l’1,6 % del fatturato al netto di I.V.A., liquidabile soltanto ad impianto avviato).    Le wind farm principali già operative sono quella della IVPC s.r.l. in alta Gallura – Punta Salici (una cinquantina di “torri” fra Bortigiadas, Aggius e Viddalba per una potenza installata di 38,94 megawatt, in funzione dal settembre 2001) e quella dell’ERGA sul Monte Arci (Morgongiori, Ales, Pau, con una potenza di 10,88 megawatt), già definita pubblicamente obsoleta da parte dello stesso soggetto gestore.                    Tutte le altre già operative, da Campanedda ed Ottava (Sassari) a Villacidro, da Villagrande Strisaili ad Assemini, hanno potenza installata non superiore ad 1 megawatt; 

-      la Regione autonoma della Sardegna, senza alcuna procedura ad evidenza pubblica di selezione della partnership, l’11 dicembre 2001 ha stipulato con l’ERGA s.p.a. un protocollo d’intesa per lo sfruttamento di fonti rinnovabili nel campo eolico in Sardegna.   Il Piano operativo regionale – P.O.R. 2000-2006 (sostegno comunitario straordinario) prevede la misura 1.6 proprio per interventi relativi a fonti di energia rinnovabile.                   Soltanto con la deliberazione Giunta regionale n. 22/32 del 21 luglio 2003 (+ allegato) la Regione ha dato linee guida, di indirizzo e coordinamento, per la realizzazione di impianti industriali di energia da fonte eolica (in precedenza, con la deliberazione Giunta regionale n. 13/54 del 29 aprile 2003 era stato di fatto sospeso l’esame di nuovi progetti di parchi eolici in attesa delle linee guida): esse prevedono limiti di potenza (2.000 MW al 2012), valutazione di aspetti di natura ambientale, individuazione di aree idonee cantierabilità e tempi degli interventi, garanzie sul decommissioning, accordi preliminari con le Amministrazioni direttamente ed indirettamente interessate, aspetti di interconnessione con la rete elettrica, previsioni di due bandi pubblici per l’assegnazione della potenza prevista (900 MW entro il 2004, 1.100 MW entro il 2005).          I progetti già autorizzati devono avviare i lavori entro un anno, pena la perdita della potenza assegnata.               Il piano energetico regionale (PERS02), approvato con deliberazione giunta regionale n. 15/42 del 28 maggio 2003, prevede una potenza massima installabile riservata all’energia eolica pari a 2.000 MW.               Si ricorda che il sistema elettrico sardo ha visto una punta massima di fabbisogno pari a 1.730 MW (fonte GRTN, il fabbisogno notturno minimo è stimato in 1.300 MW per il 2005), mentre il collegamento in corrente continua con la Corsica e la Penisola ha una capacità massima pari a 300 MW.      Attualmente i grossi produttori di energia locali assommano una potenza minima pari a 800 MW (Sarlux di Sarroch 500 MW vincolati fino al 2021, Endesa di Porto Torres minimo 200 MW, centrale Sulcis 3 ENEL minima 100 MW) che saliranno a 900 MW nel 2008 con l’entrata in funzione della centrale Sulcis 2 ENEL a carbone (letto fluido).          In alcuni casi (es. centrale Sarlux) gli impianti, per tipologia tecnologica, devono in pratica funzionare al massimo della potenza.                    Si prevede che soltanto nel 2005 potrà divenire operativo il nuovo collegamento in corrente continua con la Corsica e la Penisola (500 MW).                  L’intenzione regionale è quella di sopperire alle necessità rimanenti e di fornire energia tramite il collegamento Corsica – Penisola con una quota di potenza riservata all’energia eolica, appunto, pari a 2.000 MW (fornita da 1000-1.200 torri eoliche), decisamente ben superiore alle necessità energetiche isolane e, addirittura, all’attuale capacità di cessione all’esterno tramite il collegamento Corsica - Penisola.                              Di contro vi è da dire che – se vi fosse tale effettiva produzione di energia eolica – vi sarebbe un forte contributo alla realizzazione degli impegni presi per l’attuazione del Protocollo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni di gas “ad effetto serra”, esecutivi con legge n. 120/2002 ed il relativo piano di azione nazionale: sarebbero evitate emissioni di 3,312 milioni di tonnellate/anno di anidride carbonica (CO2), 15.600 tonnellate/anno di anidride solforosa (SO2) e 7.600 tonnellate/anno di ossidi di azoto (NOx);

-     pur producendo energia “pulita”, le centrali eoliche hanno sempre un impatto ambientale non trascurabile, innanzitutto sotto il profilo visivo e paesaggistico.        Possono, poi, provocare il taglio di vegetazione anche ad alto fusto per la realizzazione di piste di accesso, elettrodotti e piazzole e, al termine del periodo di attività (25 anni), deve essere effettuata la costosa rimozione o decommissioning, aspetto di notevole importanza che generalmente viene tralasciato dalle valutazioni di Regione e Comuni con il rischio di ritrovarsi per decenni spettrali “mulini a vento” di donchisciottesca memoria nei paesaggi sardi.    Le ultime generazioni di impianti appaiono aver, invece, fortemente contenuto l’inquinamento acustico;

-     l’installazione di centrali eoliche in Sardegna è stata subordinata, oltre che alle ordinarie autorizzazioni ambientali ed urbanistiche, fino all’aprile 2003 alla procedura di verifica preventiva (screening) per appurare se, in relazione all’ubicazione ed alle dimensioni, risulti necessario il vero e proprio procedimento di valutazione di impatto ambientale – V.I.A. (direttiva n. 97/11/CE, art. 10 del D.P.R. 10 aprile 1996, art. 31 della legge regionale n. 1/1999 e successive modifiche ed integrazioni).           Con la legge regionale n. 3/2003 (art. 20, comma 13°) tali progetti devono essere preventivamente sottoposti al vincolante procedimento di valutazione di impatto ambientale.               E’, per le considerazioni sopra esposte, urgente quanto fondamentale un atto di pianificazione su scala regionale che vada a effettuare una serie programmazione del settore, connaturata anche con i reali fabbisogni energetici regionali.          

In attesa dell’atto di pianificazione emerge la forte necessità di una moratoria delle autorizzazioni degli impianti eolici.

 

*   sotto il profilo metodologico:

 

-    il progetto attuale non è altro che una rimodulazione del progetto già sottoposto a procedimento di V.I.A. il cui studio di impatto ambientale (S.I.A.) (ora elaborato secondo metodologia della redazione delle “tavole tematiche” secondo cromatismi) venne ritenuto non soddisfacente;

-    tuttora non appare individuata adeguatamente l’area vasta, porzione di territorio entro cui presumibilmente ricadono gli impatti diretti ed indiretti: conseguentemente, tutte le valutazioni di interferenza delle azioni di progetto sulle componenti ambientali sono prive di un elemento essenziale (il riferimento spaziale) e quindi prive di ogni valore;

-    nello studio di impatto ambientale non vengono considerate con il dovuto approfondimento le necessarie alternative progettuali, né alternative di sito (anche solo di parziale rilocalizzazione), tantomeno l’auspicata “ipotesi zero” (non realizzazione del progetto) in violazione di quanto disposto dall’art. 6, comma 2°, ed allegato C, punto 2, del D.P.R. 12 aprile 1996 e deliberazione Giunta regionale n. 36/39 del 2 agosto 1999, allegato A 2, punto 1.  In proposito appare inaccettabile l’argomentazione opposta secondo cui il sito non è permutabile a causa delle condizioni del vento;        

-  lo “studio di impatto ambientale” (“5. ricadute occupazionali ed economiche”) tratta superficialmente gli aspetti socio-economici facendoli riduttivamente coincidere con la struttura regionale di Enel Green Power s.p.a. (95 dipendenti) e con il canone annuo per i soli Comuni di Aritzo (50.618 euro/anno per i primi 8 anni e 28.121 euro/anno per gli anni successivi) e di Gadoni (3.182 euro/anno per i primi 8 anni e 1.364 euro/anno per gli anni successivi) ed il minor inquinamento derivante dal non utilizzo di kg. 10.355 di olio combustibile o di kg. 18.164 di carbone, mentre dovrebbero essere trattati in termini di costi/benefici per la realtà regionale e locale;

-   manca l’analisi dell’intervisibilità e del grado di percezione dell’opera dal centro abitato di Meana Sardo, come richiesto dall’O.T.I. in sede di integrazioni (vds. supra);

-   le interferenze di cantiere e di esercizio per quanto concerne rumore e polveri vengono enunciate in modo descrittivo e del tutto soggettivo, non suffragate da misure, modelli diffusivi o altro metodo oggettivo di valutazione;

-   non si tiene conto degli effetti dell’antropizzazione sugli ecosistemi, con particolare riguardo alla fauna, per quanto consegue all’attività mineraria, alla viabilità, ai cantieri;

 

*    sotto il profilo giuridico:

-   preliminarmente si deve osservare che non pare corrispondere con il dato reale l’esclusione dell’interessamento dell’area del parco nazionale del Gennargentu – Golfo di Orosei, così come affermato nella documentazione depositata (vds. “studio di impatto ambientale – relazione di conformità alla normativa urbanistica ed ambientale”): la linea di posizionamento degli aereogeneratori risulta essere sul crinale di Bruncu S. Elias, limite del parco nazionale, evidenziandone l’impatto diretto ed indiretto.    Si deve evidenziare in proposito la relativa misura di salvaguardia provvisoria concernente il divieto di taglio dei boschi e di manomissione della macchia mediterranea (art. 3, lettera n, dell’allegato A del D.P.R. 30 marzo 1998);

-    il progetto depositato per il procedimento di V.I.A. riguarda “impianti industriali per la produzione di energia mediante lo sfruttamento del vento” (D.P.R. 12 aprile 1996, allegato B, punto 2, lettera e) e “elettrodotto per il trasporto di energia elettrica con tensione nominale superiore a 100 kv con tracciato superiore a 3 km.” (D.P.R. 12 aprile 1996, allegato B, punto 7, lettera z): la centrale eolica (potenza max pari a 22,1 MW) comprende n. 26 aereogeneratori (19 sulla dorsale Sa Perda Genn’e Cruxi – Bruncu S. Elias + 3 sul versante occidentale di Monte Scova + 4 sul Bruncu Mammuini, potenza unitaria 1.000 kW circa; altezza dal suolo max mt. 55; diametro pale mt. 52,2; area occupata direttamente 7.359 metri quadrati), due torri anemometriche, viabilità nuova e da ripristinare (lunghezza complessiva km. 6,300 circa), una rete interna MT interrata di trasporto energia, una stazione di trasformazione dell’energia elettrica da media (MT) ad alta (AT) tensione, una stazione di sezionamento derivazione RTN, un elettrodotto aereo a 150 kV (lunghezza km. 7,50) fino alla stazione di Meana Sardo dove è previsto l’allaccio con l’esistente linea AT Taloro – Villasor.         Il progetto risulta beneficiare di un finanziamento pubblico pari a 3.627.000 euro ai sensi della legge n. 488/1992 (bando n. X, graduatoria del 6 gennaio 2002);

-   l’area interessata dal progetto ricadente nel territorio comunale di Aritzo risulta classificata zona “E – agricola” nel vigente strumento urbanistico comunale, analogamente nel territorio comunale di Gadoni, mentre l’area ricadente nel territorio comunale di Meana Sardo risulta classificata in parte zona “E 2 – agricola” e in parte zona “F – turistica”:  è del tutto evidente la non conformità del progetto con la destinazione urbanistica delle aree interessate, se non previa specifica variante allo stato inesistente;

-   a differenza di quanto contenuto nello “studio di impatto ambientale – atti autorizzativi richiesti” non risulta l’avvenuto conseguimento di specifico nullaosta (art. 19 del regolamento approvato con regio decreto n. 1126/1926 e successive modifiche ed integrazioni) ai sensi e per gli effetti di cui al regio decreto n. 3267/1923 e successive modifiche ed integrazioni (vincolo idrogeologico);  

-    non risulta rispettato il criterio necessario stabilito con le “linee guida, di indirizzo e coordinamento, per la realizzazione di impianti industriali di energia da fonte eolica” (deliberazione Giunta regionale n. 22/32 del 21 luglio 2003) secondo cui deve sussistere accordo preliminare con le Amministrazioni comunali direttamente e indirettamente interessate (punto 7): infatti, l’Amministrazione comunale di Meana Sardo, con deliberazione Consiglio comunale n. 4 del 23 gennaio 2004, ha deliberato all’unanimità il proprio parere contrario al progetto de quo.   In proposito non si può condividere l’affermazione contenuta nel S.I.A. secondo cui “questo progetto è escluso (dall’osservanza delle predette linee guida, n.d.r.) in quanto il suo iter autorizzativo è in itinere” in quanto esso è attualmente assoggettato ad un nuovo procedimento di V.I.A. successivo all’adozione delle note linee guida;

 

*   sotto il profilo progettuale:

 

- il progetto della centrale eolica (potenza max pari a 22,1 MW) comprende n. 26 aereogeneratori (19 sulla dorsale Sa Perda Genn’e Cruxi – Bruncu S. Elias + 3 sul versante occidentale di Monte Scova + 4 sul Bruncu Mammuini, potenza unitaria 1.000 kW circa; altezza dal suolo max mt. 55; diametro pale mt. 52,2; area occupata direttamente 7.359 metri quadrati), due torri anemometriche, viabilità nuova e da ripristinare (lunghezza complessiva km. 6,300 circa), una rete interna MT interrata di trasporto energia, una stazione di trasformazione dell’energia elettrica da media (MT) ad alta (AT) tensione, una stazione di sezionamento derivazione RTN, un elettrodotto aereo a 150 kV (lunghezza km. 7,50) fino alla stazione di Meana Sardo dove è previsto l’allaccio con l’esistente linea AT Taloro – Villasor.      E’ prevista la fase di dismissione degli impianti (vds. “studio di impatto ambientale – 3.9 dismissione dell’impianto”) al termine del periodo di vita tecnica dei medesimi (c.d. decommissioning), tuttavia non risultano previsti fondi certi o accantonamenti in proposito ovvero specifiche fideiussioni;

-    nello studio di impatto ambientale non vengono considerate con il dovuto approfondimento le necessarie alternative progettuali, né alternative di sito (anche solo di parziale rilocalizzazione), tantomeno l’auspicata “ipotesi zero” (non realizzazione del progetto) in violazione di quanto disposto dall’art. 6, comma 2°, ed allegato C, punto 2, del D.P.R. 12 aprile 1996 e deliberazione Giunta regionale n. 36/39 del 2 agosto 1999, allegato A 2, punto 1.  In proposito appare inaccettabile l’argomentazione opposta secondo cui il sito non è permutabile a causa delle condizioni del vento;

-   non risulta adeguata fotosimulazione dell’intervento proposto;

 

*   sotto il profilo ambientale/paesaggistico:

 

-   se da un lato vi è stato, in questa versione progettuale, una più approfondita considerazione degli effetti diretti ed indiretti sui valori ambientali ed il paesaggio, tuttavia appare ancora superficialità dell’analisi degli effetti diretti ed indiretti degli impatti dell’intervento proposto sulle varie componenti ambientali/paesaggistiche (vds. “studio di impatto ambientale – 4.5.4 il paesaggio”, “studio di impatto ambientale – 4.5.5 l’impatto sul paesaggio”).                                                  Non solo, come sopra detto, non è stata individuata adeguatamente l’area vasta (porzione di territorio entro cui presumibilmente ricadono gli impatti), conseguentemente privando di alcun valore, mancando il fondamentale elemento spaziale, tutte le valutazioni di interferenza delle azioni di progetto sulle componenti ambientali, in particolare il paesaggio, riducendone l’analisi degli impatti a schematiche valutazioni  soggettive prive di adeguata motivazione: il crinale di Bruncu S. Elias è, infatti, agevolmente visibile dal centro di Meana Sardo e dal territorio circostante e il posizionamento degli aereogeneratori interromperebbe ovviamente quanto drasticamente la skyline e la morfologia naturale del crinale boscato con intuitivi riflessi negativi anche su flussi turistici in favore dell’area interessata;

-   non appare, quindi, adeguatamente considerato il pesante impatto diretto ed indiretto sugli ambienti ricoperti da vegetazione, sulla fauna e sul patrimonio archeologico (es. Nuraghe Nolza) del territorio comunale di Meana Sardo, attualmente in fase di valorizzazione e di avvio della fruizione turistica;

-     in particolare non sembra adeguatamente considerato l’impatto negativo sull’avifauna selvatica  derivante dall’elettrodotto ad alta tensione in progetto: in situazioni simili (es. linea AT Cagliari – Molentargius – Quartu S. Elena) la mortalità per impatto, secondo la letteratura specialistica, incide in misura sensibile su diverse specie faunistiche (es. rapaci, fenicottero rosa, ecc.); 

 

*  sotto il profilo delle ricadute economico-occupazionali:

 

-   al di là dell’indubbio vantaggio generale per la Collettività derivante dal minor inquinamento prodotto da combustibili tradizionali per la produzione di energia elettrica (non utilizzo di kg. 10.355 di olio combustibile o di kg. 18.164 di carbone) ed il mero canone annuo canone per i soli Comuni di Aritzo (50.618 euro/anno per i primi 8 anni e 28.121 euro/anno per gli anni successivi) e di Gadoni (3.182 euro/anno per i primi 8 anni e 1.364 euro/anno per gli anni successivi), non emergono vantaggi consistenti per le Collettività locali interessate, il Comune di Meana Sardo non beneficerebbe neppure di alcun canone annuo: non sono previsti nuovi posti di lavoro duraturi, ad esclusione di quelli indiretti, eventuali e non quantificati per la pulizia delle aree interessate dagli impianti.           Al contrario, verrebbero posti in serio dubbio dalla realizzazione della centrale eolica e dell’elettrodotto ad alta tensione lo sviluppo di alcuni programmi di crescita economico-sociale mediante l’accorta valorizzazione di risorse naturali e storico-archeologiche: dalle visite guidate al complesso nuragico di Nuraghe Nolza, fruibile dal 1998 (oggi curato dalla locale cooperativa Ortuabis) e tuttora in fase di positivi ulteriori rilievi e scavi scientifici, alla fruizione naturalistica e turistica di un’area volutamente inserita dalla Comunità locale nel parco nazionale del Gennargentu – Golfo di Orosei per la salvaguardia dei valori ambientali e paesaggistici, dal campeggio di Ortuabis (Meana Sardo) alla struttura ricettiva rurale di Dominariu (Aritzo).        La netta contrarietà della popolazione di Meana Sardo è stata formalmente e palesemente espressa con deliberazioni del Consiglio comunale, con note formali del precedente Commissario prefettizio ed anche con la sottoscrizione da parte di circa 600 cittadini di petizioni.

 

Pertanto,                                                                   CHIEDONO

 

Ø      Ø      che le sopra descritte “osservazioni” vengano motivatamente (artt. 9 del D.P.R. 12 aprile 1996 e successive integrazioni, 3 della legge n. 241/1990 e successive modifiche ed integrazioni, 5 della legge regionale n. 40/1990) considerate nell’ambito del presente procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.);

Ø      Ø      che venga disposta una specifica “inchiesta pubblica” (art. 9, comma 2° e 3°, del D.P.R. 12 aprile 1996 e successive integrazioni) ai fini dell’esame dello studio di impatto ambientale, dei relativi pareri delle pubbliche amministrazioni competenti e delle osservazioni dei soggetti intervenienti;

Ø      Ø      che, venga disposto un “contraddittorio” (art. 9, comma 4°, del D.P.R. 12 aprile 1996 e successive integrazioni) ai fini sopra descritti;

Ø      Ø      che venga comunicato al domicilio eletto il nominativo del responsabile del procedimento (artt. 4 e ss. della legge n. 241/1990 e successive modifiche ed integrazioni, 8 e ss. della legge regionale n. 40/1990).

Si ringrazia per l’attenzione prestata.

 

                      Bruno Caria                                                                   Stefano Deliperi

             Amici della Terra                                                   Gruppo d’Intervento Giuridico