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Il
Foglio Quotidiano - 13.02.2004
Eolo Business
Anche
i Radicali contro le furbizie
di Legambiente, che
ha fatto troppi affari con le pale
Roma.
"Solo quarantotto ore fa su Legambiente è caduto un
macigno" dice Carlo Ripa di Meana. E poi di seguito:
"E' un ufficio di candeggio ambientale", si occupa
solo di "operazioni finanziarie con pubblico
denaro", "è legata a un'industria fortemente
parassitaria". Dopo il litigio di mercoledì sulle
frequenze di Radio radicale con il presidente di Legambiente,
Roberto della Seta, il presidente del Comitato Nazionale del
Paesaggio (CNP) ha potuto ieri allungare la lista delle
definizioni dell'associazione del Cigno verde durante una
conferenza stampa con il segretario dei Radicali italiani,
Daniele Capezzone. Già dal titolo molto eloquente: "La
mani (ambientaliste?) nel sacco". Quale macigno? Quale
sacco? Quale candeggio? Un passo indietro. Solo qualche giorno
fa il segretario dei Radicali lucani Maurizio Bolognetti è
venuto in possesso e ha reso pubblica una lettera datata 7
gennaio 2003 in cui il presidente regionale della Basilicata
di Legambiente, Gianfranco De Leo, offriva all'amministratore
delegato della Fri-el spa, società di costruzione di impianti
eolici, una consulenza tesa a "facilitare rapporti
stabili e durevoli con le comunità locali avviando un
processo comunicazionale sistematico orientato a ottenere
fiducia sociale e massima riduzione sociale del rischio".
La lettera si concludeva (e qui Ripa di Meana legge scandendo
parola per parola) con questa frase: "I costi complessivi
per la promozione, gestione e realizzazione sia del Piano di
comunicazione integrata che delle attività di accompagnamento
e facilitazione delle iniziative imprenditoriali sul
territorio, sono di euro 57.000,00 (oltre Iva)".
Da
qui in poi la bagarre. Perché in ballo non ci sono solo le
differenti posizioni in materia di sfruttamento e promozione
dell'energia eolica (cavallo di battaglia per Legambiente,
"uno sperpero come risulta dall'analisi fra costi e
benefici" per Ripa di Meana), ma soprattutto la prova,
per dirla sempre con le parole del presidente del CNP, della
"deriva affaristica di Legambiente". I cui dirigenti
respingono al mittente le accuse invocando, come ha fatto il
presidente della Seta a Radio radicale, "assoluta
trasparenza", "legittimità formale e
sostanziale" del proprio operato, "normale
promozione dell'uso di energia eolica che rientra negli scopi
sociali dell'onlus Legambiente". "Il problema però
- precisa Capezzone durante la conferenza - non è che ci sia
una lobby che fa affari, ma che non lo faccia e non lo
dichiari secondo quell'assoluta trasparenza che
rivendica". "Tanto che - aggiunge Bolognetti - se
questa lettera non l'avessimo diffusa noi, loro non
l'avrebbero fatto". E' Carlo Ripa di Meana, avvalendosi
anche degli interventi dei collaboratori Vittorio Giugni e
Stefano Allavena sugli ultimi sperperi in materia ambientale
approvati dalla onlus, a infilzare il Cigno verde: "Legambiente
è ormai alla deriva affaristica che non può far altro che
spingerla fuori dalle associazioni che tutelano l'ambiente.
Perché quando si prendono soldi dalle imprese si perde ogni
credibilità". Anche se con Iva e fatturate? "Anche
se con Iva e fatturate".
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-Il
Foglio Quotidiano - 13.02.2004
LA
GUERRA (per nulla donchisciottesca) di Carlo Ripa di Meana
contro i mulini a vento
Se
qualcuno pensa che Carlo ripa di Meana sia Don Chisciotte, e
che la sua battaglia contro i mulini a vento riguardi qualche
modifica di poco conto al paesaggio montano, si sbaglia.
E' vero, invece, che gli impianti eolici stanno diventando in
Italia una speculazione a spese dei contribuenti,
potenzialmente distruttiva di una rilevante porzione di
paesaggio italiano rimasta intatta fino a oggi, in cambio di
un contributo residuale al bilancio energetico del paese. Non
solo, la questione riveste un interesse politico perché
utilizza un'immagine politicamente corretta e
"ambientalista" per superare qualsiasi dissenso su
installazioni assai discutibili dal punto di vista ambientale
ed energetico. Il business del vento, in Italia, si regge su
un'incentivazione, attraverso il meccanismo dei cosiddetti
"certificati verdi" che, nelle intenzioni del
legislatore, avrebbe dovuto favorire tutte le fonti
rinnovabili mentre, come vedremo, finisce per incrementare
solo le installazioni eoliche a scapito delle altre.
Il meccanismo funziona così: in base alla legge Bersani, a
partire dal 2002, tutti i produttori e importatori di energia
elettrica devono immettere in rete un quantitativo di
elettricità da fonte rinnovabile pari al 2 per cento
dell'energia prodotta da fonti convenzionali. Essi possono
soddisfare l'obbligo anche mediante l'acquisto di
"certificati verdi", titoli che attestano un certo
quantitativo di energia rinnovabile prodotta. Da parte sua, un
produttore di elettricità da fonti rinnovabili, oltre a
vendere energia al gestore della rete al prezzo corrente del
chilowattora (circa 5,60 cent di euro), vende anche
certificati verdi ai produttori di energia elettrica da fonti
convenzionali. Il prezzo del certificato verde viene stabilito
in base a criteri abbastanza complessi dettati da''Autorità
per l'energia e, solo in teoria, determinati dal mercato. Nel
2002, è stato di circa 8,40 cent di euro/kWh. Sommando il
prezzo di vendita dell'energia e quello del certificato verde,
il produttore di energia da fonti rinnovabili ricava circa
14,00 cent di euro/kWh (5,60 + 8,40 = 14). Da uno studio
accurato del costo di produzione del chilowattora eolico in
funzione della ventosità del sito, si ricava che, al di sopra
dei 6 metri al secondo di velocità media annua del vento,
l'eolico è già competitivo, senza bisogno di incentivi. Con
il certificato verde, a queste condizioni, il ricavo è più
che raddoppiato e costituisce un business molto attraente.
Addirittura, l'incentivo rende conveniente anche un impianto
eolico di scarsa ventosità, al di sotto dei 5 metri al
secondo, che funziona, non 2.000 o 3.000 ore all'anno, na
anche solo 1.000 ore.
Ecco perché in Italia si è verificata la corsa alla
costruzione di impianti eolici, anche in siti che, in
Germania, in Danimarca o in Inghilterra, non verrebbero
nemmeno presi in considerazione per la loro scarsa produttività.
Gli operatori hanno abbastanza da guadagnare anche in siti non
idonei, e possono promettere compensi ai comuni per agevolare
il rilascio delle autorizzazioni all'installazione degli
impianti. Come se non bastasse, alcune regioni, come la
Campania, hanno deciso di concedere ulteriori incentivi in
conto capitale, a fondo perduto, utilizzando i fondi
strutturali europei. Da notare che, già oggi, sono state
depositate al gestore della rete domande di impianti eolici
per una potenza complessiva di oltre 14.000 MegaWatt.
Ma
esiste davvero un potenziale eolico così alto nel nostro
paese? Quale può essere il contributo al bilancio energetico
nazionale? In altre parole, quale sarebbe il vantaggio
effettivo a fronte del sacrificio del nostro paesaggio
montano? Considerando tutti i siti con condizioni favorevoli
di ventosità (velocità media annua di 6 metri al secondo) e
in assenza di vincoli di natura storico paesaggistica, gli
Amici della Terra, in uno studio che stanno ultimando per il
ministero dell'Ambiente, valutano un potenziale massimo di
8000 MegaWatt (di 600 MegaWatt inferiore alle domande
depositate), capace di generare circa 15 TWh all'anno. Questo
contributo teorico massimo rappresenterebbe il 5 per cento del
fabbisogno nazionale di elettricità (310 TWh nel 2002) e
l'1,8 per cento dell'intero bilancio energetico italiano.
Tuttavia, il valore di 15 TWh rappresenta anche il limite
massimo di accettabilità da parte della rete elettrica per
qualsiasi fonte di natura intermittente, dunque non solo per
l'energia eolica, ma anche per quella solare. Ora, il senso
dell'incentivazione alle fonti rinnovabili non era quello di
fare affari esagerati con una tecnologia matura e dal
potenziale limitato ma riguardava soprattutto la promozione di
fonti energetiche di importanza strategica, capaci di
rappresentare, in futuro, un'alternativa reale al consumo di
fossili, fonti bisognose di sostegno anche per facilitare la
sperimentazione di tecnologie in evoluzione. Il certificato
verde, invece, concedendo un incentivo indifferenziato a
qualsiasi fonte, senza tener conto dei diverso costi di
investimento, finisce per scoraggiare proprio le tecnologie
per ora più costose ma strategicamente più significative
come, ad esempio, il solare fotovoltaico.
Se,
a causa degli incentivi così definiti, verranno realizzati
gli impianti eolici relativi all'intero potenziale di 8.000
MW, circa 8.000 torri alte un centinaio di metri, sarà
precluso ogni spazio di sviluppo del solare e, in pochi anni,
il paesaggio montano risulterà irrimediabilmente compromesso.
Non per niente, il Piano energetico nazionale del 1988
indicava un potenziale eolico di gran lunga più basso
(300-600 MW) perché aveva escluso, in accordo con la legge
Galasso, tutti i siti al di sopra dei 1.000 metri. Ora questi
vincoli non sono più considerati, e se Don Chisciotte non avrà
sostegni adeguati nella sua battaglia apparentemente folle,
apertamente avversata anche da molti ambientalisti come quelli
di Legambiente, un esercito di frullatori giganti finirà per
presidiare i crinali delle nostre montagne, sacrificando un
futuro promettente di valorizzazione turistica e culturale del
territorio.
Rosa
Filippini
Presidente degli Amici della Terra
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Il
Messaggero - 10.02.2004
L'ENERGIA
EOLICA E IL MONTE TEZIO
Non si tratta così la montagna sacra di Perugia
di Renzo Massarelli
VISTO da porta Sole il monte Tezio non è così lontano come
potrebbe pensare, nella zona sud del comune, un abitante di
San Sisto e di Ponte San Giovanni. Al contrario. La grande
piramide naturale è lì, come la vide Dante da quel balcone
di porta Sole dove è cambiato, in fondo, così poco in sette
secoli. C'è la stessa tramontana, lo stesso caldo frizzante
d'estate, lo stesso freddo rigeneratore d'inverno. I profili
di quelle montagne, almeno quelli incerti e più sfumati
all'orizzonte, sono gli stessi che guardavano Pietro Vannucci
e un suo allievo che veniva da una città ideale posta
anch'essa su due colli, dove governavano non nobili violenti e
sanguinari come a Perugia, ma conti e duchi saggi ed
illuminati. Lungo la strada da Urbino a Perugia si scende la
valle del Tevere, si passa per Borgo Sansepolcro e si entra in
quella culla del Rinascimento dove si incrociarono in pochi
decenni i percorsi umani e creativi di Piero della Francesca,
Luca Signorelli, Pietro Vannucci, Raffaello Sanzio. Il monte
Tezio guarda la vicina Toscana, la valle del Tevere e la valle
umbra. E' al centro del centro di una civiltà irripetibile ed
è anche e soprattutto la montagna di Perugia, ma non una
montagna qualsiasi com'è Lacugnana o monte Malbe, territori
vicini e familiari e per questo luoghi d'affezione delle
famiglie benestanti che li hanno per gran parte occupati con
le loro villette isolate e disperse nella macchia
mediterranea. Il monte Tezio è l'altra faccia di porta Sole,
la sua immagine contraria e speculare come lo sono l'acqua e
il fuoco, il giorno e la notte, la carne e l'anima. Ogni
insediamento umano, ogni opera dell'uomo ha bisogno, per la
propria identità, di un altro posto uguale e contrario, di un
luogo fuori da sé, del suo doppio dove nulla cambia affinché
possa cambiare tutto e tutto rinnovarsi nella città degli
uomini. Per Perugia questo posto è il monte Tezio. Ci sono
tante altre città che hanno conservato immutato nei secoli
questo rapporto di identità e di reciproca legittimazione.
Terni con il monte della Croce, Spoleto con Monteluco,
Umbertide con Montecorona, oppure vi si sono adagiate a mezza
costa come d'usanza umbra, da Assisi a Gubbio, a Trevi. In
ogni caso, nonostante tutto è rimasto sostanzialmente
inalterato. Questo equilibrio tra città e paesaggio naturale,
tra la civiltà delle pietre e la natura. In queste montagne
la presenza dei monasteri è il sigillo della loro sacralità,
la delega che l'uomo affida alla religione affinché la
montagna conservi la sua identità simbolica. Chi abita a
Perugia sente come incancellabile la sacralità del monte
Tezio. Per questo la montagna di Perugia è solitaria e non
frequentata. Essa ci preserva dai nostri complessi di colpa,
la sua inaccessibilità senza tempo rende più sopportabile il
peccato di superbia che l'uomo compie ogni giorno nei
confronti del resto del territorio. Naturalmente, non saranno
questi ragionamenti a cambiare i programmi di coloro che
misurano il profilo del monte Tezio con il metro della rendita
che potrà assicurare il cosiddetto parco eolico, una
incredibile foresta di acciaio delle pale rotanti sulla testa
di un incolpevole bosco nostrano. Anzi, sarà proprio in nome
e in difesa dell'ambiente se l'unica montagna incontaminata
che ci resta sarà rovinata per sempre. Ma no, solo per cinque
anni, o per venti, il tempo di rientrare con le spese e poi si
ricopre tutto con un colpo di paletta. Del resto, non si può
dire sempre di no, sostengono gli alfieri delle torri
d'acciaio. C'è davvero qualcuno in questa città che in nome
dell'ambiente e in difesa di un po' di verde ha detto di no a
qualcuno? Dove, per favore? Ce lo dicano. Alle cose sbagliate
si dovrebbe sempre dire di no, sembra ovvio ricordarlo. Con i
terreni di monte Tezio, in realtà, la caccia alla rendita
conosce altre frontiere, altri orizzonti, altre opportunità.
Si sposta dalla città alla campagna, dal mattone alla
tecnologia. In nome degli accordi di Kyoto e dell'aria più
pulita nell'universo conosciuto, si sbanca la montagna sacra
di Perugia e si spezzano gli equilibri naturali nell'unico
parco del comprensorio come se ogni Comune dovesse rispondere
dell'atmosfera per conto proprio, come se il piano energetico
fosse una cosetta da risolvere territorio per territorio. Roma
e Milano che inquinano più di tutti dove metteranno le torri
d'acciaio? E Napoli? sul Vesuvio o a Margellina? e Assisi? Sul
Subasio? La questione dell'eolico qui non c'entra. Non si
tratta di esprimere una preferenza per una tecnologia
piuttosto che per un'altra, semplicemente nessun Comune
dovrebbe attivare forme improvvisate di produzione energetica
al di fuori di un piano regionale condiviso. Questo è il
punto. L'altro è il monte Tezio. Solo una comunità senza
memoria può pensare di costruire il proprio futuro in questo
modo. Se passa un progetto così, allora davvero non c'è
speranza, né per l'ambiente né per i nostri centri urbani. E
neanche per un piano energetico serio e credibile costruito
con la condivisione popolare e non dai cacciatori di rendite e
di bonus energetici.
Presidente
associazione
"La città di tutti" - Perugia
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Il
Giornale dell'Umbria - 27.01.2004
EOLICO La
protesta di Ripa di Meana e di molti altri soggetti contrari
alle torri
"Business
contro il paesaggio"
"La questione è
nazionale. Il Comune ritiri il progetto"
di
SIMONETTA PALMUCCI
PERUGIA - L'esercito dei difensori del paesaggio perugino
contrari all'invasione delle torri eoliche si fa sempre più
nutrito. Ieri mattina alla conferenza stampa del Comitato
Nazionale del Paesaggio (Cnp) che si è svolta a palazzo
Cesaroni, intorno al presidente Carlo Ripa di Meana e ad
Angelo Velatta, erano riuniti anche il presidente della
circoscrizione di monte Tezio Nando Staccini, e il presidente
provinciale di Coldiretti Agostino Benedetti, Urbano Barelli
di Italia Nostra, Claudio Abiuso dei Verdi Ecologisti, il
consigliere comunale Giorgio Corrado, Raffaele Tancini del Cai
e i membri dell'associazione "Amici della terra" e
di Italia Nostra. Un fronte unito e compatto per dire no al
Piano Energetico e Ambientale del Comune di Perugia, che
prevede l'installazione di 22 torri eoliche sulle cime del
Monte Tezio. "Non ci fermeremo di fronte a questo scempio
- ha detto Carlo Ripa di Meana - Ci impegniamo ad illustrare
in tutte le sedi regionali, nazionali ed internazionali,
l'assurdità del progetto, affinché venga sospeso. Il
Comitato Nazionale del Paesaggio - ha aggiunto - diffiderà
dall'accantonamento temporaneo dell'idea da parte del Comune
in quanto l'ente potrebbe ritirarla fuori dopo le elezioni.
Quello che noi vogliamo è il ritiro definitivo della
delibera". Sul monte Tezio, secondo il piano del comune,
verranno installati 22 generatori Vestas, prodotti da una
multinazionale danese che ha ceduto le sue licenze
all'Ansaldo. Le torri saranno alte 67 metri più le pale il
cui raggio è di circa trenta metri per un totale di cento
metri. L'area di occupazione del territorio sarà di centomila
metri quadrati.
"La questione - ha detto Ripa di Meana - è ormai
diventata nazionale. Lo confermano due fatti. Il primo è la
presa di posizione del ministro Urbani nel corso
dell'assemblea del Fai, che, in presenza del presidente della
Repubblica Ciampi, ha citato l'esempio delle torri di Monte
Tezio per parlare dell'aggressione portata avanti dall'eolico
sul paesaggio, e ha definito il caso perugino "un esempio
di scempio ambientale". Il secondo fatto che conferma la
dimensione nazionale del problema, del quale ha parlato il
presidente del Cnp, è l'ordine del giorno dei Radicali in cui
il partito si impegna a sostenere e ad aderire alla vertenza
aperta dal Comitato Nazionale del Paesaggio.
E' inoppugnabile, secondo Ripa di Meana, che dietro all'eolico
ci sia soltanto un gran business. Angelo Velatta, nel suo
intervento ha ricordato il meccanismo dei certificati verdi
che inducono molti imprenditori a scegliere l'eolico come
investimento remunerativo per il quale è iniziata da tempo la
corsa all'acquisto di terreni a Monte Tezio e su tutta la
fascia appenninica. Dietro la decisione del Comune si
nasconderebbe, secondo il Comitato Nazionale del Paesaggio,
solo questioni di carattere economico". L'eolico - ha
detto Velatta - è l'investimento più remunerativo per il
costruttore: solo tre anni per recuperare gli investimenti, a
fronte di una media di dieci anni degli altri settori".
Agostino Benedetti, presidente provinciale di Coldiretti, ha
espresso la ferma contrarietà del mondo agricolo al progetto,
mentre il presidente della Pro Monte Tezio ha chiesto la
collaborazione per fermare l'iniziativa e valorizzare
l'ambiente ricco di reperti archeologici.
I
Radicali italiani appoggiano la battaglia "anti mulini a
vento"
Pubblichiamo
la lettera del 26 gennaio del segretario dei Radicali italiani
Daniele Capezzone a Carlo Ripa di Meana, presidente del
comitato nazionale del paesaggio.
"Carissimo
Carlo, Carissimi amici del Comitato nazionale del Paesaggio,
vi rimetto il testo dell'Ordine del giorno che il Consiglio
nazionale dei Radicali Italiani ha approvato ieri pomeriggio
(domenica 25 gennaio 2004), e che impegna i Radicali Italiani
ad una solidarietà piena e ad un aiuto continuo e
instancabile alle iniziative e alle battaglie del CNP.
Sapendo che oggi, tra qualche ora, sarete a Perugia - in
conferenza stampa - a contrastare con dati puntuali e
argomentazioni che già avete illustrato con grande efficacia
al nostro Consiglio nazionale sabato mattina, desidero a nome
di Marco Pannella, di Emma Bonino e mia, unirmi alla battaglia
per respingere l'irresponsabile proposito del Comune di
Perugia di alzare, sulla bellissima montagna della vostra città,
due gigantesche centrali eoliche, rovinose, oltretutto, per il
futuro stesso di questa città d'arte, dei suoi abitanti e dei
suoi legittimi e importanti interessi turistici.
Noi, Radicali Italiani, ci impegniamo con voi a cercare il
sostegno di tutti coloro che nel mondo considerano le città
d'arte un patrimonio inalienabile dell'umanità, respingendo
progetti sbagliati come quello delle centrali eoliche sul
monte Tezio. Progetto che, se passasse, vedrebbe dopo la
caduta di Perugia nuove devastanti repliche eoliche
sull'intero territorio della Regione Umbria. Siamo con voi, un
forte abbraccio"
(
Daniele Capezzone)
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La
Nazione - 27.01.2004
LA POLEMICA Il
Comitato nazionale per il paesaggio scende in campo contro
il Piano energetico del Comune di Perugia relativo al monte
Tezio
«No al business
dell'eolico»
di
Cristina Belvedere
PERUGIA - I Verdi Ecologisti fanno muro contro il piano del
Comune di Perugia relativo alla creazione sulla sommità del
monte Tezio di due centrali per l'energia eolica da undici
torri ciascuna. A nome del Comitato nazionale per il
paesaggio, il consigliere regionale Carlo Ripa di Meana ha
attaccato ieri duramente «il business dell'eolico selvaggio»,
stigmatizzando che si tratta di «una vera e propria
aggressione al paesaggio»: «Lo scorso dicembre si è tenuto
un incontro sullo sviluppo turistico sostenibile del monte
Tezio - ha ricordato Ripa di Meana - alla presenza del
vicesindaco Silvano Rometti, ma non è stato fatto nessun
accenno al piano del Comune, che invece è stato presentato
ufficialmente pochi giorni dopo». Nel mirino degli
ambientalisti, il progetto-pilota per lo sfruttamento
dell'energia eolica, studiato in collaborazione con il
Dipartimento di Ingegneria dell'Università di Perugia. «Non
è stato detto nulla sull'imprenditore che eseguirà i lavori
di installazione delle gigantesche torri eoliche - ha detto
Ripa di Meana - né sul mercato dei terreni da acquistare
nella zona. Considerato che ogni torre sarà alta cento metri,
con un peso totale di 225 tonnellate e una platea di
fondazione ancorata al terreno attraverso plinti profondi da
20 a 50 metri, le due centrali eoliche occuperanno una
superficie complessiva di 100mila metri quadrati. Inoltre gli
aerogeneratori saranno visibili da ogni contesto, creando
problemi di rumore, interferenze nelle telecomunicazioni e
disturbi sull'avifauna migratoria. Per non parlare poi
dell'ipotesi di convogliare l'energia prodotta alla stazione
di Ponte Pattoli mediante cablaggio o, ancora peggio,
l'utilizzo di tralicci».
Stupiti delle rassicurazioni di Palazzo dei Priori in merito
allo «scarso impatto ambientale» del progetto, il Comitato
nazionale del paesaggio annuncia una serie di iniziative a
carattere regionale, nazionale e internazionale, per impedire
la realizzazione delle due centrali eoliche sul monte Tezio.La
zona, sottoposta a vincolo paesaggistico dal 1977, come ha
ricordato l'ambientalista Angelo Velatta, rischia dunque di «essere
violentata dal Piano energetico del Comune»: «Si tratta
infatti - ha sottolineato Velatta - di un cavallo di Troia
usato per legittimare un ricorso all'eolico, che non ha alcuna
ragione di essere».
Ed ancora: «Alla luce degli obiettivi del protocollo di Kyoto,
a Perugia il rapporto tra emissioni di anidride carbonica e
prodotto interno lordo è entro valori più che buoni. Per
stabilizzare la quantità di emissioni velenose
nell'atmosfera, il Comune dovrebbe assumere una serie di
provvedimenti in materia di mobilità, invece disattende
quanto previsto dal Piano energetico, solo perché tali
provvedimenti risulterebbero ampiamente impopolari. Ma il
paesaggio non è patrimonio del Comune. Lotteremo dunque per
tutelarlo» .
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Corriere
dell'Umbria - 27.01.2004
Dovrebbero
essere installate, con l'autorizzazione del Comune, sulla
cima del monte
"No alle torri eoliche sul Tezio"
Insorge anche il comitato presieduto da
Ripa di Meana
FRANCESCA
MILANO
PERUGIA - Soffia forte il
vento della polemica sull'installazione di 22 torri eoliche
sulla cima del monte Tezio. Il comitato nazionale del
paesaggio, presieduto dall'ex ministro all'ambiente Carlo Ripa
di Meana, è deciso a opporsi duramente contro l'attacco
"dell'eolico selvaggio" ammesso dal piano energetico
e ambientale del Comune. Le torri, alte 100 metri, con un
rotore a tre pale e un peso di 225 tonnellate, deturperebbero
- secondo Ripa di Meana - il paesaggio, oltre a causare
problemi alla popolazione della zona, che si troverebbe a fare
i conti con il rumore, con le gigantesche ombre e con
l'economia turistica che ne risentirebbe. A schierarsi dalla
sua parte ci sono molti gruppi, da Italia Nostra ai Radicali,
che si sono impegnati a sostenere la battaglia del Cnp. Forte
l'impegno anche della Coldiretti e dell'associazione socio
culturale Monti del Tezio, che si dicono favorevoli all'uso di
fonti energetiche rinnovabili e non inquinanti, ma lanciano un
grido di allarme sul risvolto economico della questione
eolica. "I casi già esistenti in Italia - ha affermato
Ripa di Meana - come quelli della Campania, della Puglia,
dell'Abruzzo, dimostrano come l'eolico sia un business
lucrativo, che non fa i conti col fatto che l'Italia sia un
paese con poco vento: solo 1900 ore di ventosità utile, che
non risolveranno i problemi energetici". A motivare la
scelta del Comune, caduta sull'eolico invece che sulle
biomasse (che a Perugia sono studiate nel primo centro
nazionale, curato dalla facoltà di ingegneria), o sul solare
termico, sarebbe - secondo Angelo Velatta - il breve tempo di
ritorno economico degli investimenti. "L'eolico è la
fonte alternativa che per prima remunera l'imprenditore,
facendolo guadagnare già dal terzo anno, mentre per le
biomasse bisognarebbe aspettare 13 anni e per il solare circa
16". "Il piano energetico e ambientale - ha aggiunto
Velatta - è un cavallo di Troia usato per legittimare un
eolico che non ha ragione di esistere, perché per raggiungere
gli standard previsti dal protocollo di Kyoto sulla riduzione
del gas serra del 6,5% entro il 2010 servirà un mix di
interventi sia sulle fonti rinnovabili sia sui trasporti, che
attualmente producono il 48% dell'anidride carbonica".
Temendo una desistenza tacita del progetto da parte del
Comune, che potrebbe accantonarlo per poi riprenderlo dopo le
elezioni amministrative, il comitato chiede che venga fatta al
più presto una delibera per impedire "lo scempio delle
gigantesche torri di cemento". Nel piano energetico
comunale si fa riferimento, tra l'altro, al fatto che
"gli aerogeneratori, per la loro configurazione, sono
visibili in ogni contesto in cui vengono inseriti, in modo più
o meno evidente" e che "lo studio di fattibilità di
un impianto deve tener conto dell'eventuale interferenza con
le vie di migrazione aviofaunistiche", che rischiano di
causare squilibri nella fauna della zona.
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Il Messaggero -
27.01.2004
Contro
il piano energetico del Comune anche Coldiretti,
Circoscrizione, Cai e Radicali
CROCIATA PER SALVARE IL TEZIO DALL'EOLICO
«Aggressione
al paesaggio», intellettuali e ambientalisti contro le 22
pale d'acciaio
di
MARCELLA CALZOLAI -
Lo storico dell'arte Pietro Scarpellini, Italia Nostra, la
mette così: «Ma c'è per caso un qualche amministratore
della nostra città o della Regione che si è chiesto quale
effetto farà quella sorta di corona di mulini in schiera sui
nostri monti, dove le creste sono ancora quelle modellate da
madre natura?» Ottima domanda! Al momento, si è pronunciato
solo l'assessore all'ambiente e vicesindaco, Silvano Rometti,
per difendere il piano energetico del comune, che prevede, tra
l'altro, l'installazione di 22 torri eoliche sul Monte Tezio.
E la tutela del paesaggio? Risposta del'ìassessore: «L'energia
conta più del paesaggio». Partita chiusa, dunque?
Tutt'altro.
Il vento avverso alle torri eoliche spira ogni giorno più
forte. La riprova? Un affollato incontro con la stampa, che è
stato piuttosto una sorta di convegno lungo oltre due ore con
la partecipazione di personaggi quali il Consigliere di Stato
Giuseppe Severini e Ruggero Ranieri di Sorbello, Urbano
Barelli di Italia Nostra, l'ambientalista Angelo Velatta, il
consigliere comunale di An Giorgio Corrado e il consigliere
regionale ex Pdci Maurizio Donati.Poi il Cai con Raffaele
Tancini, la Pro loco del Tezio, la IV Circoscrizione, la
Coldiretti con Agostino Benedetti. Al centro, Carlo Ripa di
Meana, che ha portato a Perugia i membri del Comitato per la
difesa del paesaggio, di cui è presidente. Obiettivo: «stoppare
quelle 22 torri d'acciaio, alte 100 metri, ognuna delle quali
peserà 225 tonnellate e avrà bisogno di strade, anche
asfaltate, da realizzare sui crinali». Una causa, quella del
monte Tezio, che è stata sposata dai radiali, «con l'impegno
del segretario Capezzone a farne un caso nazionale e
internazionale». E anche del ministro Giuliano Urbani, un
perugino, il quale in una assemblea del Fai ha parlato di
"aggressione al paesaggio" e di "affare
dell'eolico", esprimendo la sua contrarietà al progetto
sul Tezio.
Non è solo una questione di cultura, perché il paesaggio è
una risorsa economica, la cui tutela è sancita dalla
Costituzione. Lo ripete la Coldiretti che, con "Terra
Nostra" ha il polso degli agriturismi tanti diffusi qui:
«Così si crea un danno gravissimo per l'Umbria, mentre
bisogna puntare, come stiamo facendo, sulle biomasse (cioè
sul riciclaggio dei rifiuti che produce l'agricoltura, ndr)».
E Oreste Rutigliano (Comitato ambiente) racconta: «Un tour
operator inglese porta in Valnerina ogni anno 1500 turisti, ma
a Norcia ha annunciato la sua disdetta, se lì verranno
innalzate torri eoliche». E c'è anche da mettere nel conto
la svalutazione di terreni e casolari nelle zone dove spuntano
le torri. Come dire, tutta ricchezza buttata al vento.
Scontato chiedersi come mai è esplosa la passione eolica, se
il saldo tra vantaggi e svantaggi nella produzione di energia
pulita con questa tecnica è decisamente negativo. E la
risposta arriva da Velatta: «L'eolico è un business molto
lucrativo, perché i tempi di ritorno dell'investimento sono
tre anni rispetto a quelli assai più lunghi di altre tecniche».
E se - c'è chi allude - per le pale sul Tezio ci fosse un
qualche imprenditore già pronto a cogliere l'occasione del
piano energetico, da rispolverare magari subito dopo le
amministrative ad evitare traumi elettorali? Né vengono
risparmiate critiche all'Università: l'elaborazione tecnica
del piano si deve alla facoltà di ingegneria, che pure «ha
precise competenze in tema di paesaggio».
Solo una domanda, però: ma la tutela del paesaggio in Umbria
davvero può cominciare e finire con le pale eoliche?
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Il Giornale del'Umbria -
26.01.2004
Eolico
- Intervista
al prof. Ernesto Galli della Loggia sulle torri di monte
Tezio
"Non
vendete il paesaggio"
"La sinistra non può criticare Tremonti e poi
imitarlo"
PERUGIA
- E' giusto installare 22 torri eoliche alte ognuna 100 metri
sulle cime del monte Tezio? Lo abbiamo chiesto a un autorevole
perugino "acquisito", il professor Ernesto Galli
della Loggia.
"Nessuno smonterà mai questi giganti di acciaio una
volta installati. Quello che mi sorprende - afferma Galli
della Loggia - è un altro aspetto della questione. Mi chiedo
come mai la sinistra, che giustamente se la prende con la
motivazione tutta economica addotta dal ministro Tremonti a
giustificazione delle cartolarizzazione, poi è disposta ad
accettare sull'eolico la motivazione economica come
motivazione unica, davanti alla quale tutte le altre perdono
peso". "Allora - prosegue Galli della Loggia -
vendiamoci i quadri degli Uffizi, pensate che guadagno
straordinario".
PERUGIA
- E' il tema caldo del momento. E' giusto installare 22 torri
eoliche alte ognuna 100 metri sulle cime del monte Tezio? Ci
si chiede quale e di che entità sarebbe il risparmio
energetico derivante, considerato che l'impatto ambientale può
essere facilmente immaginabile da tutti. In sostanza si tratta
di capire se il gioco vale la candela e la "candela"
in questo caso è il paesaggio tipico e caro ai perugini del
monte più rappresentativo della città (insieme al Subasio).
Per farlo abbiamo chiesto il parere di un autorevole perugino
"acquisito", il professor Ernesto Galli della
Loggia.
Professor Galli della Loggia cos'è prioritario: ridurre il
consumo di idrocarburi, favorendo quindi la creazione di
parchi eolici, oppure preservare il paesaggio?
Direi che è un problema di guadagni e perdite relative.
Certo, sarebbe importante ridurre la spesa petrolifera e avere
a disposizione altri generi di energia, ma siccome il
risparmio che l'eolico assicurerebbe è molto molto limitato,
mentre la sua introduzione avrebbe un costo molto elevato,
soprattutto in termini di devastazione del paesaggio, allora
il gioco non vale la candela.
25, fossero anche 30 torri eoliche, quanto risparmio
petrolifero producono? E quanta distruzione di paesaggio? A me
sembra che tra i due termini non ci sia paragone.
Ma il paesaggio di Perugia sarebbe così fortemente
danneggiato dall'installazione di queste torri?
Tutti sanno che Monte Tezio è parte essenziale del
paesaggio di Perugia. Una "roba" con 22 torri
gigantesche stravolgerebbe completamente l'immagine di quelle
colline. I perugini e chiunque altro non potrebbero più
girare l'occhio da quella parte. Ma credo che ognuno sia in
grado di capire che devastazione del paesaggio ci sarebbe, non
è necessario spendere altre parole.
Crede che politicamente la questione eolico possa creare
spaccature o tensioni?
Questo francamente non lo so. Quello che so è che
chiunque si assumerà questa responsabilità si accollerà un
grosso peso. Un conto è mettere 50, anche 100 torri eoliche
sulle sabbie del mare del Nord, in una costa bassa e
ampissima, e un conto è metterne anche solo 20
sull''Appennino italiano, che è forse il paesggio italiano più
presente nella grande pittura italiana, è lo sfondo dei
grandi dipinti dal '200 al '400. Consegnare questo patrimonio
alle torri eoliche mi sembra cosa assolutamente dissennata.
C'è un'obiezione alle critiche dei contrari che viene
fatta spesso da chi è invece favorevole allo sfruttamento di
questa fonte energetica. I fautori dell'eolico sostengono che
l'installazione e la rimozione delle torri è cosa fattibile
in tempi brevi e che si è sempre in tempo a cambiare idea.
Nessuno smonterà mai questi giganti di acciaio una volta
installati. Quello che mi sorprende però è un altro aspetto
della questione. Mi chiedo coma mai la sinistra, che
giustamente se la prende con la motivazione tutta economica
addotta dal ministro Tremonti a giustificazione delle
cartolarizzazioni, poi è disposta ad accettare sull'eolico la
motivazione economica come motivazione unica, davanti alla
quale tutte le altre perdono peso. Allora vendiamoci i quadri
degli Uffizi, pensate che guadagno straordinario. Il fatto è
che se si accetta di "vendere" il paesaggio di
Perugia per un risparmio nemmeno tanto elevato allora si deve
accettare che Urbani e Tremonti svendano il patrimonio
artistico del paese, per quanto questo possa essere aberrante.
E' questione di Coerenza.
Crede che il problema energetico sia realmente un problema
attuale in Umbria come in tutta Italia?
Non mi pare che sia un problema oggi particolarmente
acuto. Forse in prospettiva, ma non nell'immediato. E poi
negli ultimi 30 anni sono stati compiuti grandi progressi in
materia di risparmio energetico. I motori delle auto, per
esempio, consumano in media il 30% in meno di quanto
consumavano 30 anni fa. E credo che si possa lavorare ancora
in questo senso. Io non sono un tecnico e non mi piace parlare
di cose che non conosco, ma da quello che leggo e ascolto mi
sembra di capire che il risparmio energetico possa venire da
varie fonti. In questo momento e in questo ambito territoriale
non credo che quella dell'eolico sia una scelta felice.
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Corriere
del'Umbria - 26.01.2004
Anche
Italia Nostra si "oppone fermamente"
all'installazione
"NO
ALLE TORRI EOLICHE SUL TEZIO"
PERUGIA
- La Sezione di Perugia di Italia Nostra dichiara la sua più
ferma opposizione all'installazione delle torri eoliche
prevista dal "Piano energetico e ambientale del Comune di
Perugia", passato sotto silenzio, secondo il quale si
vorrebbero realizzare almeno 22 torri, alte più di 70 metri,
sulla cima del Monte Tezio o, in subordine, a Pietramelina.
Tali orrori, visibili da decine di chilometri tutt'intorno,
richiedono pesanti sbancamenti e strade lungo tutta la
montagna, causano un'intollerabile inquinamento acustico e
fanno strage di avifauna. Italia Nostra - per bocca dell'Avv.
Urbano Barelli - ravvisa in tale degradante idea una
manifestazione di grandissima insensibilità alla salvaguardia
dello straordinario paesaggio umbro. Esprime meraviglia per
l'attacco semiclandestino, sconsiderato e dannoso a quello che
è un patrimonio comune e una risorsa essenziale dell'economia
della regione tutta, ammirato da sempre. Ancor più
incredibile appare una tale idea, se si considera l'insanabile
sua radicale contraddizione con la destinazione di Monte Tezio
a parco naturale.
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Il
Giornale dell'Umbria - 25.01.2004
Italia
Nostra contraria al "Piano energetico e
ambientale" del Comune
"NO A QUELLE
TORRI EOLICHE"
PERUGIA
- Itali Nostra dice no alle torri eoliche. In un comunicato
l'Avv. Urbano Barelli, presidente della sezione di Perugia di
Italia Nostra dichiara la sua più ferma opposizione
all'installazione delle torri eoliche prevista dal "Piano
energetico e ambientale del Comune di Perugia",
incredibilmente passato sotto silenzio, secondo il quale si
vorrebbero realizzare almeno ventidue torri, alte più di
sessanta metri, sulla cima di Monte Tezio o, in subordine, a
Pietramelina. Tali torri, visibili da decine di chilometri
tutt'intorno, richiedono pesanti sbancamenti e strade lungo
tutta la montagna, causano un intollerabile inquinamento
acustico e fanno strage di avifauna".
"Italia Nostra - prosegue il comunicato - ravvisa in tale
degradante idea una manifestazione di gravissima insensibilità
alla salvaguardia dello straordinario paesaggio umbro e del
suo eccezionale significato culturale. Esprime meraviglia per
l'attacco semiclandestino, sconsiderato e dannoso a quello che
è un patrimonio comune e una risorsa essenziale dell'economia
della regione tutta, ammirato da sempre da un numero infinito
di visitatori.
Ancor più incredibile appare una tale idea, se si considera
l'insanabile sua radicale contraddizione con la destinazione
di Monte Tezio a parco naturale, recentemente ribadita dal
nuovo Piano regolatore.
Italia Nostra - conclude il comunicato - rammenta che a
livello nazionale ed internazionale vi è forte contrarietà
agli impianti di energia eolica sia per il loro pesantissimo e
irreversibile impatto sul paesaggio, sia per il loro
trascurabile contributo al fabbisogno energetico, che risulta
ancor più modesto nel nostro paese per via della sua scarsa
ventosità.
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Corriere
della Sera - 23.01.2004
«LE TORRI DETURPANO IL PAESAGGIO»
L'energia
eolica divide gli ambientalisti
ROMA
- Spaccatura nel mondo ambientalista. Da una parte Legambiente
che difende le torri eoliche come fonte di energia pulita.
Dall'altra Pannella e i Radicali con Carlo Ripa di Meana,
presidente del Cnp (Comitato Nazionale Paesaggio), che ieri
hanno denunciato il vulnus inflitto al panorama da una giungla
di «mulini a vento» alti fino a cento metri, disposti sul
profilo dei monti in vista di parchi naturali e città d'arte.
«Sul Monte Tezio, che domina il centro storico di Perugia,
sta per essere realizzata una gigantesca centrale eolica che
snaturerà un panorama rimasto intatto nei secoli - avverte
Ripa di Meana -. Un'altra verrà costruita a Torraca, sulle
alture che dominano Sapri e tutto l'arco del golfo di
Policastro, a ridosso del parco nazionale del Cilento».
Marco Pannella ha proposto, tra i punti in discussione al
Comitato nazionale che si tiene oggi e domani a Roma, lo
scempio ambientale prodotto dalle torri eoliche. Ma
Legambiente difende l'energia prodotta dal vento: «Le torri
servono a combattere l'effetto serra - risponde Francesco
Ferrante, direttore generale dell'associazione -. Non è vero
che compromettono l'industria del turismo e deprezzano le zone
adiacenti. Basta costruirle lontano da parchi e monumenti».
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Il
Giornale dell'Umbria - 23.01.2004
Nota di
Ripa di Meana
NESSUNO
VUOLE L'EOLICO
ROMA
- Sul tema dell'eolico Carlo Ripa di Meana, presidente del
Comitato Nazionale del Paesaggio ed ex ministro dell'ambiente,
sfida Legambiente a un dibattito pubblico ma con poche
speranze che la richiesta venga raccolta. "Più volte -
ha detto Ripa di Meana in una conferenza stampa organizata con
i Radicali - ho cercato Realacci per un confronto su una fonte
di energia che in Italia non funziona, ma ogni volta si sono
sottratti al confronto. In ogni caso nessuna delle nostre
obiezioni sull'inutilità dell'eolico in Italia sono state
confutate con argomenti scientifici". Secondo Ripa di
Meana, favorevole ad altre fonti alternative di energia come
fotovoltaico e geotermico, a spingere la diffusione
dell'eolico in Italia sarebbero "interessi
affaristici" legati agli incentivi di Stato e al
"potere economico che grandi aziende del nord
Europa" produttrici delle centrali eoliche e delle
famigerate torri che ora hanno raggiunto altezze di oltre 100
metri". "Il Ministro dell'Ambiente Matteoli - ha
aggiunto - è completamente allineato sulle visioni di
Legambiente, ma noi chiediamo attenzione su questo problema,
vogliamo sollevare la questione eolica, anche perché dove
sono state installate le torri o dove si minaccia di
installarle, la gente è sempre più contraria". "La
parte del Paese più a rischio e più esposta all'invasione
delle torri eoliche - ha detto Ripa di Meana - è proprio la
parte più debole, cioè il Sud dove, agitando la speranza di
posti di lavoro, si sta riuscendo a installare centrali
eoliche che compromettono ogni futuro per altre forme di
economie, come il turismo e l'agriturismo. Un esempio per
tutti il Parco dell'Aspromonte, unico parco nazionale il cui
presidente è a favore delle torri". A rischio torri c'è
anche il comune di Perugia che rischia di vedersi installare
sul monte Tezio 22 torri eoliche di 100 metri. "Cento
metri di acciaio in altezza - ha detto Ripa di Meana - e quasi
altrettanti di cemento armato in profondità per ancorare al
terreno questi grattacieli e le loro gigantesche pale"..
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ANSA
- 22.01.2004
AMBIENTE: RIPA DI MEANA A
LEGAMBIENTE, VI
SFIDO SULL'EOLICO
(ANSA) - ROMA, 22 GEN - Sul tema dell'eolico Carlo Ripa di
Meana, presidente del Comitato Nazionale del Paesaggio ed ex
ministro dell'ambiente, sfida Legambiente a un dibattito
pubblico ma con poche speranze che la richiesta venga
raccolta. "Più volte - ha detto Ripa di Meana in
una conferenza stmpa organizzata con i Radicali - ho cercato
Realacci per un confronto su una fonte di energia che in
Italia non funziona, ma ogni volta si sono sottratti al
confronto. In ogni caso nessuna delle nostre obiezioni
sull'inutilità dell'eolico in Italia sono state confutate con
argomenti scientifici".
Secondo Ripa di Meana, favorevole ad altre fonti alternative
di energia come fotovoltaico e geotermico, a spingere la
diffusione dell'eolico in Italia sarebbero "interessi
affaristici" legati agli incentivi di Stato e al
"potere economico che grandi aziende del nord
Europa" produttrici delle centrali eoliche e delle
famigerate torri che ora hanno raggiunto altezze di oltre 100
metri",. "Il Ministro dell'Ambiente Matteoli - ha
aggiunto - è completamente allineato sulle visioni di
Legambiente, ma noi chiediamo attenzione su questo problema,
vogliamo sollevare la questione eolica, anche perché dove
sono state installate le torri o dove si minaccia di
installarle, la gente è sempre più contraria e lo sono anche
le sezioni locali di Legambiente, del Wwf, della Lipu".
"La parte del Paese più a rischio e più esposta
all'invasione delle torri eoliche - ha detto Ripa di Meana -
E' proprio la parte più debole, cioè il Sud dove, agitando
la speranza di posti di lavoro, si sta riuscendo a installare
centrali eoliche che compromettono ogni futuro per altre forme
di economie, come il turismo e l'agriturismo. Un esempio per
tutti il Parco dell'Aspromonte, unico parco nazionale il cui
presidente è a favore delle torri".
A rischio torri c'è anche il comune di Perugia che rischia di
vedersi installare sul monte Tezio 22 torri eoliche di 100
metri. "Cento metri di acciaio in altezza - ha detto Ripa
di Meana - e quasi altrettanti di cemento armato in profondità
per ancorare al terreno questi grattacieli e le loro
gigantesche pale". Ma altre torri potrebbero essere
issate sul golfo di Policastro e nel comune di Capracotta, la
famosa località sciistica del Molise".
Il rischio di sembrare Don Chisciotte in guerra contro i
mulini a vento non disturba Carlo Ripa di Meana. "La
generosità - ha detto - è la stessa e sono convinto sia
sempre la spinta utopica, ma queste torri non hanno niente a
che fare con i mulini di Cervantes questi sono armati di
talleri e dobloni. Creano danni al territorio e all'economia
locale, non risolvendo il problema energetico". Chi
invece l'eolico non l'ha voluto è il comune di San Bartolomeo
in Galdo (provincia di Benevento" che dopo una lotta,
sostenuta anche dal quotidiano locale, Il Sannio, ora si
definisce "comune deolizzato". E questo grazie alla
brutta esperienza capitata al comune di Foiano in Val Fortore,
il cui parco eolico, come racconta ancora il direttore del
Sannio Luca Colasanto, ha creato un dissesto idrogeologico con
prosciugamento del fiume Fortore e la protezione civile ha
dovuto bloccare tutto. "La soddisfazione - ha detto
Colasanto - è che dopo un anno di battaglia di stampa, mezza
vallata l'abbiamo salvata". (ANSA)
KMN
22-GEN-04 16:28 NNNN
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-ANSA
- 22.01.2004
AMBIENTE: RADICALI CONTRO L'EOLICO, VERDI
DOVE SIETE?
(ANSA) - ROMA, 22 GEN - I Radicali risvegliano la loro anima
ambientalista, bacchettano i Verdi e scendono in campo contro
l'eolico al fianco di Carlo Ripa di Meana e al Comitato
Nazionale del Paesaggio per "liberare il vento" e
salvare il territorio. "Mentre la politica italiana è
occupata a discutere di un particolare lifting del Paese - ha
detto il segretario dei Radicali Italiani Daniele Capezzone in
una conferenza stampa - un altro lifting si sta facendo al
territorio e questo a fronte di un minuscolo
approvvigionamento energetico". La dorsale appenninica,
ha denunciato quindi Capezzone, "sta per essere percorsa
da file di torri eoliche con danni economici, paesaggistici e
faunistici. E tutto questo con l'appoggio di Legambiente e
l'inattività dei Verdi". "Pecoraro Scanio, i Verdi
- ha proseguito Capezzone - strillano sui condoni e non fanno
nulla per sostenere questa battaglia contro l'eolico, una
fonte di energia inadatta al nostro territorio". Con un
po' di nostalgia Pannella, in teleconferenza da Bruxelles, ha
ricordato come nel '72 i radicali avessero acquisito i diritti
del simbolo del Sole che ride, ceduto poi agli Amici della
Terra e quindi ai Verdi. "Fra un'elezione e l'altra - ha
detto Pannella - i Verdi sono diventati dei burocrati e dei
tecnici, si sono allontanati dalla realtà. E allora ritorno a
scendere in campo, come dice quell'altro, come impone questa
battaglia". E sui danni provocati dalle torri eoliche si
è soffermato Carlo Ripa di Meana. "I mostri di acciaio
alti più di cento metri - ha detto l'ex ministro
dell'ambiente Ripa di Meana - fanno scempio del territorio
italiano senza nessun reale ritorno in campo energetico visto
che, a fronte di 8.000 torri installate, il risparmio
energetico sarà di appena l'1,1% e visto che in altri paesi,
come Germania e Danimarca, più adatti all'eolico, si sta
facendo marcia indietro". La questione dell'eolico e
dello scempio ambientale sarà uno dei punti che verranno
discussi dal Comitato Nazionale dei Radicali Italiani che si
terrà a Roma domani e sabato in cui si affronterà il
"caso Italia". (ANSA)
KMN
22/01/2004 15:00
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DIRE
- 22.01.2004
EOLICO: RIPA DI MEANA-PANNELLA CONTRO
GOVERNO-LEGAMBIENTE
NASCE UN'ALLEANZA PER CONTRASTARE "I SIGNORI DEL
VENTO"
ROMA.
Li definiscono "mostri d'acciaio".
"Obbrobri" che producono "l'apocalisse"
per il loro impatto sul paesaggio, sul turismo, sugli uccelli,
sul suolo, a spingerli, a livello economico, ci sono "i
signori del vento", e cioè le multinazionali. A fare da
supporto scientifico, culturale e politico, un asse con nomi e
cognomi ben precisi: il Governo (nelle persone dei ministri
Altero Matteoli, Antonio Marzano e Giuliano Urbani) e
Legambiente. Al centro della polemica: la costruzione di
centrali eoliche. Carlo Ripa di Meana continua, dunque, la sua
battaglia contro le pale e, questa volta, ha trovato un nuovo
alleato: Marco Pannella e il Partito Radicale. E stamane,
proprio nella sede dei Radicali, con il leader collegato in
videoconferenza da Bruxelles, il nuovo fronte anti-eolico ha
delineato nemici da combattere e strategie di battaglia. Alza
il tiro, per primo, l'ex ministro dell'ambiente, ex socialista
ed ex portavoce dei Verdi: contro Matteoli, "che
purtroppo accetta acriticamente le linee guida dettate da
Legambiente"; contro Urbani, che "finora, pur avendo
sensibilità, non ha emanato nessuna direttiva chiara per
frenare questa corsa affaristica"; contro Marzano,
"che continua a confermare privilegi e preminenza agli
irrilevanti apporti dell'energia eolica". Ma la guerra
delle pale, per Ripa di Meana, ha un bersaglio privilegiato:
quelli di Legambiente che "hanno grandi mezzi; hanno
costruito un impero; hanno contributi da Regioni, Governo e
imprese". Quelli di Legambiente che, certo, "conosco
Ermete da tanto tempo", sono partiti anni fa
"facendo invecchiare di colpo le altre associazioni per
la loro capacità di comunicare". Ma poi nel tempo
"hanno costruito un'intimità eccessiva con gli
interlocutori", sono arrivati a "coesistenze
acrobatiche".
Dopo un'ora e mezza di discussioni di merito, con esperti, sui
danni degli impianti eolici, prende la parola in
videoconferenza Pannella, e l'avversario resta lo stesso:
l'associazione del cigno, perché si ha "continuamente a
che fare - osserva il leader radicale - con una macchina
schiacciasassi: vi è Ermete, vi è goletta verde, vi è
Legambiente, vi è l'Arcicaccia...". Contro quelle
posizioni, contro "gli interessi delle multinazionali e
gli interessi locali", c'è un compito ben preciso da
assolvere: "noi siamo i liberatori di eolo, noi siamo i
liberatori del vento, che si vuole mettere in catene",
garantisce Pannella rivedendo uno slogan di un comune campano
della Val Fortore che, dopo aver evitato il rischio delle pale
sul proprio territorio, si è dichiarato "comune
deolizzato". Pannella suggerisce una strategia da
adottare per fermare la costruzione di nuovi impianti:
"Bisogna studiare da subito azioni giudiziarie".
Ripa di Meana, dal canto suo, elenca gli ultimi casi concreti
su cui la battaglia del "Comitato Nazionale per il
Paesaggio" che presiede sta agendo. Il progetto del
Comune di Perugia, in primo luogo, che "sul Monte Tezio,
il monte dei Perugini, vuol costruire 22 torri eoliche, di 100
metri di altezza, mostri di acciaio, dalla potenza di 1,5 Mw
ciascuna". L'ex ministro dell'ambiente è categorico:
"Nessuno aveva mai osato tanto per una città
d'arte". C'è poi, in secondo luogo, la vicenda di
Torraca, "centrali gigantesche a ridosso del Golfo di
Policastro, e ai confini del Parco Nazionale del
Cilento". C'è, terzo esempio, l'idea di costruire
impianti a Capracotta, "che è stata la prima stazione
sciistica italiana, frequenstata da Re Umberto, nel cuore del
Molise". Se realizzata, questa centrale "investirà
- accusa Ripa di Meana - anche la città d'arte di Agnone,
massima qualità storica della regione".
I racconti del fronte anti-eolico toccano, in pratica, tutto
l'appennino. Quella dorsale montuosa, accusa per i Radicali
Daniele Capezzone, "sta per essere punteggiata dalle
pale, per un minuscolo approvvigionamento energetico ma per un
non minoscolo approvvigionamento legato agli affari". E
la cosa "paradossale", fa notare,"è che
Legambiente fa di APE, il progetto "Appennino Parco
d'Europa", il centro della sua iniziativa". Domanda
Capezzone: "Come si concilia tutto questo?" E
allora, insiste Ripa di Meana accalorandosi, che "noi
siamo al fronte, perdinci. Noi la questione del paesaggio la
affrontiamo sul territorio". Ecco perché, alza la voce
rivolgendosi in particolare ai ministri interessati e a
Legambiente, "chiediamo attenzione". E proprio
all'associazione del cigno l'ex portavoce lancia la sfida:
"Io ho la presunzione di sfidarli ancora a un incontro
pubblico sull'eolico. Lancio di nuovo il guanto".
Garantisce da Bruxelles Pannella, dopo aver ricordato i
trascorsi storici dei Radicali a difesa dell'ambiente: di
tutto ciò di cui si è discusso in mattinata "ne
riparleremo, ci sarà la ripresa dimilitanza dei Radicali
nelle lotte ambientali".
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Corriere
dell'Umbria - 21.01.2004
Intervento
di Corrado (An)
Sul monte Tezio soffia un vento
sempre più gelido contro l'eolico
PERUGIA
- Infuria la polemica sul monte Tezio o meglio sul progetto
pilota per l'impianto di un sistema eolico per la produzione
di energia elettrica. In merito interviene oggi il consigliere
comunale di Alleanza nazionale Giorgio Corrado il quale
sostiene che "il progetto alternativo è tuttavia
estremamente impattante dal punto di vista paesaggistico,
andando a invadere un ambito già vincolato e classificato
urbanisticamente con il Prg come parco nazionale. Ciò che
resta difficile comprendere - si legge nella nota del
consigliere di An - è che a leggere gli scritti scientifici
del professor Bidini della facoltà di ingegneria si ha la
netta sensazione dello scarso apporto che simili impianti
possono dare nelle nostre situazioni climatiche per la
definizione del piano energetico regionale. Infatti il
rapporto costi/benefici non è dei migliori. Stando così gli
studi - conclude Corrado - non si capisce come sia stato
possibile proporre ed approvare un progetto che, è già
scritto, non porterà alcun concreto vantaggio energetico,
producendo però di sicuro un grave danno al paesaggio".
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Il Giornale dell'Umbria -
20.01.2004
Criticabile la scelta
di impiantare delle torri sul crinale del monte Tezio per
produrre energia
"L'eolico
contro Perugia
La quantità minimale
di energia ottenuta non compensa il danno
Fremerebbe
di indignazione Walter Binni, col suo "La tramontana a
Porta Sole", forse ripubblicato distrattamente dal
Comune, a sapere che certuni promuovono l'installazione di
torri eoliche su Monte Tezio o verso Castiglione Aldobrando.
Dalla piazza di Porta Sole, principio della città,
paventerebbe lo scempio sconsiderato che minaccia quel
paesaggio. Quel monte netto, massiccio e vicino, caro ai
perugini, quel luogo sacro agli etruschi e agli antichi umbri,
appena ieri raffigurato ancora da Gerardo Dottori, Arturo
Checchi o Diego Donati, per davvero rischia lo stupro. Sulla
sua sommità, a seguire il "Piano energetico
comunale" elaborato dall'Università per il Comune di
Perugia, andrebbe collocata, con tanto di strade e
sbancamenti, una lunga fila di giganti d'acciaio alti decine e
decine di metri: con le loro pale ondeggianti e rumorose
ricaccerebbero chi pensa che Perugia possa attrarre per la sua
bellezza antica e sicura, o chi vuole illudersi che si tratti
di un autentico parco naturale.
Mai Binni avrebbe immaginato che quel po' di tramontana che
resta sarebbe stato preso a pretesto per sconvolgere la
bellezza dei luoghi che percorre da sempre. Come lui, anche
Aldo Capitini, descrivendo Perugia, scrisse incisivamente che
la nitida linea che dal Subasio va al Tezio fa capire meglio
l'Umbria. È lo stesso paesaggio da Porta Sole che Dante aveva
ammirato e celebrato, coi colli di Rancolfo e Pietramelina,
verso la rocca di Castiglione Aldobrando, dove nell'Italia dei
barbari passava la civiltà del corridoio bizantino. Ma non
meno temibile è la barbarie "eolica" che oggi
minaccia il loro profilo raffaellesco e che si farebbe beffa
di Dante, Raffaello, Binni, Capitini e di chiunque non sappia
gioire della sua violenza.
Sconcerta la leggerezza con cui si propone di sfigurare un
paesaggio culturale così unico e identitario, visibile da
quasi tutta l'Umbria centrosettentrionale, da Assisi al
Trasimeno, dalla Valle del Tevere all'Appennino. Proprio dove
dovrebbe esservi più rispetto, il territorio è investito da
un progetto che porterebbe una lesione d'immagine degradante,
una ridicolizzazione della città e un danno turistico
incalcolabile.
Quest'incubo è architettato per ottenere in modo
"alternativo" una quantità minimale di energia da
un vento per di più da noi sempre più debole: un danno
spropositato, che nemmeno contribuirebbe dignitosamente al
fabbisogno energetico, costi collettivi esorbitanti verso
benefici modestissimi. Ben altre sono le fonti rinnovabili
verso le quali ci si può indirizzare senza alterare il
paesaggio, che dell'ambiente è componente essenziale e valore
costituzionale primario.
Tutto questo è anche segno del deperimento della vita
pubblica locale. Mai, in passato, si sarebbe osato proporre
tanto. È palese che ora, nell'avanzare senza remore una
proposta siffatta, non solo manca la percezione della lesione
culturale dell'impatto, il vulnus al senso stesso del
paesaggio, ma si smarrisce la consapevolezza del primato
naturale dell'Umbria e della sua funzione di volano di
sviluppo. Di tutto questo si azzera, nel calcolo, il valore,
quando si propone alla leggera di bruciare una risorsa di
tutti, tanto rara quanto preziosa. E non ci si avvede che si
precipita nel localismo più ottuso e antistorico, quando si
procede come se l'approvvigionamento energetico non fosse più
questione nazionale o europea, in cui allocare in vasta scala
le fonti curando le diverse potenzialità dei luoghi, ma di
economia locale autarchica, dove nel chiuso di ogni Comune a
un po' di turismo si deve affiancare un po' di eolico, per di
più da mandare in rete altrove. Il potenziale
turistico-economico dell'Umbria è dato dall'eccezionale
bellezza del contesto e proporre di tali lesioni significa
sbugiardare miseramente l'immagine di Perugia come città di
cultura, ferire l'economia turistica, la sua diffusione nel
territorio, confiscarne il futuro alle popolazioni. Si
respinge, anziché richiamare, chi viene qui e lascia risparmi
per ricrearsi con le suggestioni dell'Umbria, non per trovare
un orrido surrogato di ciò da cui evade.
Non si può restare zitti, né fermi, di fronte ad una simile
assurdità.
GIUSEPPE
SEVERINI
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Corriere
dell'Umbria - 20.01.2004
Maurizio
Donati, esponente del gruppo misto, interviene sull'ipotesi
del parco eolico
"Giù le mani dal monte Tezio"
Così si ferirebbe mortalmente il paesaggio
umbro
PERUGIA
- Il dibattito sull'impatto di eventuali parchi eolici e
soprattutto sulla scelta di siti previsti dal piano energetico
comunale si arricchisce di nuovi contributi.
Dopo il punto di vista del Club alpino italiano, attraverso la
delegata Paola Gigliotti, si registrano oggi le osservazioni
di un esponente politico.
"Un parco eolico di grandi proporzioni sul Monte Tezio
alle spalle di Perugia è da respingere senza dubbio alcuno
perché rappresenterebbe un "grave attentato dal punto di
vista ambientale": Maurizio Donati, a nome del gruppo
misto Comunisti italiani, prende posizione sul problema ed
aggiunge: "La montagna di Perugia, come da sempre il
Tezio viene definito, è parte integrante del paesaggio del
capoluogo umbro ed una sua manomissione costituirebbe un danno
irreparabile i cui autori ne porterebbero in eterno la
responsabilità".
Se verrà confermata la decisione della Giunta Locchi,
aggiunge Donati, "un progetto di assai scarsa utilità
economica, verrebbe mortalmente ferito con la creazione di
nuove strade, con innumerevoli pali, alti fino a 100 metri,
visibili da grande distanza e con il conseguente abbattimento
di vaste fasce arboree".
Ulteriore nuovo cemento, osserva ancora Donati, "si
andrebbe ad aggiungere a quello già numeroso che questa
amministrazione comunale ha portato in dote alla città, con i
progetti che già realizzati, o che ha in via di
realizzazione, che hanno fin qui fatto la fortuna di alcuni
costruttori perugini e, soprattutto, di ben identificati studi
di progettazione. Il Movimento per l'unità dei Comunisti
dell'Umbria, che si richiama ai valori etici e di solidarietà
sociale che le amministrazioni democratiche della nostra
regione seppero imporre all'egoismo dei singoli, facendo
dell'Umbria un esempio di armonia e di vivibilità ammirato a
livello nazionale ed internazionale, non mancherà di
denunciare all'opinione pubblica, anche nel corso della
imminente campagna elettorale amministrativa, il tradimento di
questi valori perpetrato da chi, allontanandosi da questa
nobile tradizione, ha imboccato la strada dello sfruttamento
capitalistico delle risorse naturali e del lavoro dell'uomo
che costituisce la negazione dello sviluppo compatibile
fondato sulla esaltazione di un patrimonio ambientale e
storico che ha pochi uguali in Italia e nel mondo".
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ANSA
- 19.01.2004
BENI CULTURALI: CODICE;
CNP, URBANI
RIPENSI NORME PAESAGGIO
(ANSA) - ROMA, 19 GEN - Il Comitato nazionale del paesaggio (Cnp)
chiede al ministro Urbani, dopo il varo del nuovo Codice dei
beni Culturali, di ripensare le nuove norme di tutela del
paesaggio.
L'assedio al paesaggio - ha detto il presidente del Cnp Carlo
Ripa di Meana - non conosce tregua, da decenni. Il nuovo
Codice arriva negli anni delle tecnologie che consentono di
osservare dal satellite ogni cosa si muova sulla Terra, purché
non si tratti di una speculazione edilizia a danno del
paesaggio italiano: in questo caso il satellite diventa una
spesa eccessiva, ma anche le locali Soprintendenze sono
sopportate da enti locali e imprenditori solo quando i limiti
di bilancio e di personale ne mutilano la conoscenza del
territorio. Altrimenti, se fanno il proprio dovere, le
Soprintendenze diventano irritanti sentinelle e appesantimenti
burocratici per ogni amministrazione locale, di destra, di
centro o di sinistra".
"Per questo - ha aggiunto - non ha alcun senso far
battaglie in nome del paesaggio additando supposte differenze
culturali tra le attuali maggioranza e opposizioni. Tanto più
che tutte le Regioni hanno chiesto, e ottenuto, la
sterilizzazione delle Soprintendenze paesaggistiche".
Il CNP ha detto di ritenere "preferibile sollecitare il
Ministro Urbani a imporre un ragionamento aggiuntivo sulle
norme a tutela del paesaggio previste dal nuovo Codice. Il
Ministro potrebbe ascoltare il parere di quegli studiosi che,
al di fuori della polemica politica, desiderano fargli notare,
per esempio, che togliere ai suoi uffici periferici il potere
di annullamento delle autorizzazioni paesaggistiche regionali
o comunali significa privare le Soprintendenze anche di ogni
altro potere di trattativa".
"In altre parole - a giudizio di Ripa di Meana - va bene
coinvolgere le Soprintendenze ai Beni Ambientali e
Architettonici all'inizio del procedimento di tutela con la
cosiddetta copianificazione, perché si toglie all'eventuale
annullamento dell'autorizzazione regionale l'attuale sapore di
veto tardivo. Ma rendere solo consultivo l'intervento del
Ministero dei Beni Culturali castra alla radice ogni azione di
tutela svincolata dagli interessi locali, politici e
economici".
"Con il nostro appello al Ministro Urbani vogliamo
chiamarlo - ha concluso - ad una più larga riflessione senza
la quale i paesaggi residui più preziosi del paese saranno
inevitabilmente perduti". (ANSA)
LC
19-GEN-04 16:38 NNNN
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Corriere dell'Umbria -
17.01.2004
La delegata del Cai Paola
Gigliotti: "Si stravolge il territorio"
Eolico sul
Tezio, è protesta
Il Sito inserito nel piano energetico
Il
dibattito sull'eolico continua a tenere banco nella nostra
regione, spesso raggiungendo toni piuttosto accesi, vista la
posta in gioco. Infatti chi è a favore sostiene l'importanza
di disporre di energia pulita, dall'altra, coloro che invece
invitano a una seria riflessione, spiegano come questi
impianti comportino un forte impatto ambientale, soprattutto
in considerazione del fatto che la nostra regione (discorso
che potrebbe allargarsi al resto dell'Italia) non ha
cratteristiche "ventose" tali da motivare la
predisposizione di parchi eolici. Registriamo nella
discussione il parere di un'esperta del Cai, la dottoressa
Paola Gigliotti, che interviene su monte Tezio.
Giovanna
Belardi
PERUGIA - La delegazione umbra del Club alpino italiano ha
preso precise posizioni in merito a quello che viene definito
"lo sfruttamento indiscriminato dell'energia
eolica". Nella riunione del settembre scorso sono stati
individuati alcuni punti sulla base dei quali è espresso un
giudizio fortemente negativo sulla realizzazione di impianti
che potrebbero sorgere nella nostra regione, dopo la
presentazione di progetti per la loro installazione. Nel
documento si sottolinea come simili impianti comportino
"ciclopiche infrastrutture per la cui messa in opera è
necessario aprire nuove strade, smuovere enormi quantitativi
di terra e abbattere alberi". Inoltre
"l'installazione di gruppi di pali alti fino a 100 metri
su vette e crinali umbri significa la irreversibile
distruzione del paesaggio, a fronte di vantaggi sia in termini
di produzione energetica che di economia per le popolazioni
dvvero irrisori".
La dottoressa Paola Gigliotti, delegata del Cai e
rappresentante dell'Unione internazionale associazioni
alpinistiche, che vanta un curriculum alpinistico di 100 vie
nuove aperte in tutto il mondo, dai Sibillini alle Ande,
interviene in particolare su Monte Tezio, che sarebbe previsto
dal piano energetico del Comune di Perugia per un eventuale
utilizzo eolico.
"Bisogna immaginare l'impatto visivo che questi pali
creerebbero se collocati sul Tezio - spiega la dottoressa
Gigliotti -. Muterebbero completamente sia la veduta da
Perugia sia il panorama che c'è intorno al monte. Ma se
individuassero la zona di Pietramelina sarebbe la stessa cosa.
L'Umbria sembra aver puntato su uno sviluppo diverso, sul
turismo. La fruizione del territorio è già improntata a un
turismo di tipo ecologico, e si dovrebbe continuare su questa
traccia, per esempio sfruttando meglio i sentieri non soltanto
sui monti, ma anche sulle colline. E poi, come si è
dimenticato anche nel documento del Cai, il rapporto
costo-benefici dell'eolico non è poi così vantaggioso. Credo
sia opportuno, alla luce di questa situazione, decidere se
l'Umbria vuole continuare nel portare avanti uno sviluppo
ecocompatibile del territorio oppure cambiare definitivamente
strada". La dottoressa Gigliotti cita l'esempio di quello
che è successo in alcune regioni del sud dell'Italia, dove
sono sorti i parchi eolici: "Sono esempi terribili. il
paesaggio è stato completamente stravolto. Non è un caso che
ormai in quasi tutte le nazioni siano state prese posizioni
specifiche contro l'eolico e l'impatto che producono gli
impianti. L'Italia è ventosa sì, ma non in maniera tale da
giustificare questi grandi impianti. Tornando al caso del
Tezio va segnalato che molti si stanno muovendo per evitare
che qui possa sorgere un parco eolico, segno che l'attenzione
della gente è massima".
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Il Giornale dell'Umbria
- 20.12.2003
Nota di Ripa di Meana
NO ALLE PALE PER
L'EOLICO
PERUGIA
- "Perugia non ha bisogno di mulini a vento, ma di
amministratori che non si facciano ingannare dalle lusinghe
dell'energia rinnovabile pronta e facile", afferma il
consigliere regionale dei Verdi ecologisti, Carlo Ripa di
Meana, commentando il piano energetico del Comune di Perugia.
"Ce l'aspettavamo - ha osservato Ripa di Meana - era
chiaro fin dal momento in cui si sono predisposte le basi del
Piano energetico comunale di Perugia. Ma spingere ogni più
perversa fantasia fino al punto di collocare un bosco di pale
eoliche sul Monte Tezio e sul Monte Tezzino, che dal belvedere
di Porta Sole possono essere toccati con mano, ci sembra
davvero troppo. L'energia eolica è la fonte rinnovabile a
maggiore costi esterni. Lo si dica che si tratta di una nuova
forma di imprenditoria mirante non tanto a produrre energia
pulita, quanto piuttosto a commerciare nel mercato dei
certificati verdi. Non passerà in Italia, non passerà in
Umbria, non passerà a Perugia".
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La Nazione - 20.12.2003
IL PROGETTO Presentato
il Piano energetico comunale
MULINI A VENTO SUL
TEZIO.
IL COMUNE PUNTA SULL'EOLICO
Michele
Nucci
PERUGIA - Passa per l'eolico e il futuro energetico di Perugia.
Un futuro che preoccupa, ma sul quale si sta cercando di
lavorare per ridurre le emissioni inquinanti a fronte di un
aumento di consumi che è ormai costante. Ieri mattina a
illustrare il Piano energetico e ambientale del capoluogo ci
ha pensato il vice sindaco Silvano Rometti, affiancato dai
tecnici del Comune. Rometti ha illustrato la situazione
attuale e mostrato quali sono le prospettive per gli anni a
venire.
Di sicuro tra i progetti più ambiziosi c'è quello di
realizzare un impianto di energia eolica sul Monte Tezio, in
grado di fornire elettricità a 20 mila persone all'anno.
Progetto che è stato affidato da pochi giorni alla facoltà
di Ingegneria dell'Università di Perugia, che dovrà studiare
come e dove realizzare l'impianto. Stessa cosa per la zona di
Pietramelina: anche qui c'è la volontà di realizzare moderni
mulini a vento in grado di produrre energia. "Obiettivo
prioritario del Piano energetico comunale - ha spiegato
Rometti - è quello di armonizzare il trinomio energia,
ambiente e sviluppo. Il documento rappresenta, indubbiamente,
un importante strumento per individuare le modalità di
risparmio energetico, nonché per favorire il ricorso a fonti
rinnovabili di energia. E' un piano concreto, attuabile -
aggiunge - e che tiene conto di una molteplicità di aspetti e
che rivolge un'attenzione particolare alle fonti di energia
alternativa e rinnovabili". L'applicazione della sola
energia eolica porterebbe a un risparmio annuale di anidride
carbonica pari a 49 mila tonnellate. E va in questa direzione
il progetto pilota nel plesso scolastico di Ponte Felcino per
la produzione di energia elettrica con pannelli fotovoltaici,
cofinanziato anche con risorse della Regione e del Ministero
dell'Ambiente. In questo momento gli indicatori energetici
perugini, mostrano comunque un incremento progressivo dei
consumi di energia e conseguentemente degli impatti
sull'ambiente. La ripartizione dei consumi dal '95 al '99 vede
al vertice i trasporti (47 per cento), mentre l'industria e il
terziario incidono solo per una parte non rilevante sul totale
dei consumi energetici: undici per cento a testa. Altro dato
interessante è il consumo di prodotti petroliferi, cresciuto
in questo ultimo periodo del 12 per cento. Nel 2005 in
particolare si prevede una crescita del 10 per cento dei
consumi totali, che salirà al 13 nel 2013. "Un quadro
che evidenzia - ha sostenuto il vicesindaco - la necessità di
individuare nuove forme di produzione di energia utilizzando
tutte le potenzialità offerte dal nostro territorio o
comunque di razionalizzare l'attuale uso, riducendo i costi
per imprese e famiglie".
Ma, a proposito dell'eolico, c'è già chi promette barricate:
è il consigliere regionale dei Verdi Carlo Ripa di Meana,
secondo il quale "Perugia non ha bisogno di mulini a
vento, ma di amministratori che non si facciano ingannare
dalle lusinghe dell'energia rinnovabile, pronta e facile. Si
dica chiaramente che è una nuova forma di imprenditoria, che
non mira a produrre energia pulita, quanto a commerciare nel
mercato dei certificati verdi".
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"La
civiltà di un popolo,
si misura dal territorio
che riesce a proteggere"
COMITATO
D'IMPEGNO
CIVICO
INTERREGIONALE
ABRUZZO - MOLISE
SABATO 12 APRILE 2003 ALLE ORE
17:00
PRESSO LA BIBLIOTECA COMUNALE DI CASTEL DI SANGRO
DIBATTITO SUL TEMA
LE
FORESTE D'ACCIAIO
CENTRALI
EOLICHE TRA UTOPIA E REALTA'
CON LA
PARTECIPAZIONE DELL'ON. CARLO
RIPA DI MEANA
Presidente del
Comitato Nazionale del Paesaggio
INTERVERRANNO
MARIO PELLEGRINI
Direttore riserva regionale Abetina di Rosello
MATIS
GEREMIA
Ex sindaco di Collarmele
La sua presenza sarà particolarmente gradita
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The
Wall Street Journal Europe - 07.01.2003
L'energia eolica incontra critiche
Aumenta
l'opposizione in relazione alle problematiche ambientali ed
economiche
__________________________
da Berlino
Matilde
Richter
L'energia
eolica, una volta salutata in Europa come la fonte
energetica del futuro, sta perdendo parte del suo fascino e
deve affrontare un'opposizione crescente del pubblico.
In questi ultimi mesi, contro la costruzione delle centrali
eoliche, la resistenza locale si è organizzata in movimenti
più vasti preoccupati per le conseguenze sull'ambiente. Può
essere che i gruppi di pressione siano spalleggiati dai
produttori di energia con i metodi tradizionali, che si
trovano in situazioni difficili per la concorrenza ed i
costi elevati. D'altra parte i politici stanno diventando
consapevoli del fatto che l'energia eolica da sola non è
sufficiente per sostituire le risorse energetiche
tradizionali.
"Ci si inizia a rendere conto che le fonti rinnovabili
non sono a buon mercato, che hanno i loro svantaggi e che
non sono l'unica soluzione" ha detto William Ramsey,
vicepresidente dell'Agenzia Internazionale dell'Energia
ubicata a Parigi.
Le fonti di energia rinnovabile sono state promosse in
Europa come un'alternativa ai combustibili fossili
inquinanti come petrolio e carbone, nonché all'impopolare
energia nucleare. L'energia eolica è ancora quella leader
tra le fonti energetiche rinnovabili, che includono anche
energia solare, rifiuti organici e energia idroelettrica.
Secondo l'Associazione Europea di energia eolica, lo scopo
dell'industria dell'energia da fonti rinnovabili è quello
di aumentare la quota dell'energia eolica sul consumo totale
di energia, dallo 0,3% attuale al 12% entro il 2020. Per
raggiungere questo obiettivo è necessario, sempre secondo
detta Associazione, un investimento stimato in 630 miliardi
di euro.
Ma coloro che si lamentano a livello locale contestano che
le turbine eoliche distruggono il paesaggio, creano rumore e
feriscono gli uccelli. In alcuni casi, sono riusciti a
bloccare dei progetti. In Baviera, un gruppo chiamato
Burgerinitiative Ohrtermersch, è riuscito a bloccare la
creazione di una centrale eolica.
Secondo Jens Peter Molly, dell'Istituto di energia eolica
tedesca, l'opposizione all'energia eolica potrebbe essersi
fatta maggiormente sentire recentemente, ma egli non crede
ad un suo incremento reale. Ma gli attivisti dicono che i
loro movimenti sono in crescita, in alcuni luoghi sono
aumentati tanto da provocare l'attenzione dei politici.
"Si ha la sensazione che le cose si stiano
muovendo", ha dewtto Bernard Chapuis, presidente di
un'associazione svizzera locale che si sta battendo per
proteggere il paesaggio dello Jura dalle centrali eoliche.
"Ci sono sempre più siti Web dedicati a questo
problema, e siamo in contatto con analoghe associazioni sia
nella Foresta Nera che in Francia.
Politici francesi hanno iniziato a guardare con più
attenzione al settore dell'energia eolica, e i loro punti di
vista non sono necessariamente favorevoli. "Per quanto
riguarda l'energia eolica, il suo futuro rimane incerto,
principalmente per le resistenze causate dagli effetti
collaterali che arreca all'ambiente", ha detto il
Ministro francese dell'economia Francis Mer al Parlamento lo
scorso anno, aggiungendo che vede maggiori potenzialità
nelle tecnologie fotovoltaiche.
"I progetti di centrali eoliche non sono accettati di
buon grado in Francia, perché sono imposti dagli
industriali e dai comuni senza che la popolazione locale sia
coinvolta", ha detto Arnald Brunel, direttore del
settore strategia e comunicazioni in una organizzazione
francese di approfondimento sulle energie rinnovabili,
conosciuta come CLER, che chiede un approccio più
consensuale.
Una disputa economica contro l'energia eolica si sta
espandendo, ed è condotta da compagnie produttrici
tradizionali, per le quali l'energia eolica costituisce una
forma di concorrenza. David Bruce, a capo di Views of
Scotland, movimento scozzese per la protezione del
paesaggio, ha detto che la sua associazione riceve un
notevole supporto dalle compagnie produttrici di energia. Le
ditte posseggono le reti usate per trasportare l'energia
prodotta dalle fattorie eoliche e devono assicurare
l'energia in caso di insufficienza di vento. "Più si
produce energia eolica, più c'è bisogno di altra forma di
energia pronta, di supporto, disponibile al bisogno",
ha detto Petra Uhlmann, direttrice delle comunicazioni
presso la filiale E.ON-Energie della compagnia E.ON.AG
tedesca.
La E.ON-Energie stima che l'energia eolica fa aumentare il
costo dell'energia prodotta negli stabilimenti convenzionali
di circa 1,5 centesimi per Kilowatt/ora. La compagnia stima
che il costo totale addizionale causato solo dall'uso
dell'energia eolica fino al 2011 in Germania sarà tra 23 e
51 miliardi di euro.
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07.01.2003: L'ENERGIA
EOLICA INCONTRA CRITICHE -
TRADUZIONE
ASSOCIAZIONI
E COMITATI IN RIVOLTA
CONTRO L'EOLICO IN EUROPA
Solo
ora, con un articolo del Wall Street Jounal, la stampa rivela che
l'installazione di centrali eoliche, insostenibili per l'ambiente o
incompatibili con il paesaggio, stanno provocando proteste ed azioni di
contrasto in tutta Europa.
La stampa italiana, fortemente suggestionata da Legambiente, non ha mai
fatto cenno a questo importante dato di fatto.
Ora c'è una ragione in più per continuare la nostra azione, e per
convincere tutti che l'eolico va confinato nei soli posti dove può
risultare sostenibile: nei deserti, nei nebbiosi mari del Nord Europa,
in adiacenze ad aree già compromesse da insediamenti industriali.
Sembra che esistano una miriade di siti internet costituiti dalle
Associazioni e dai Comitati che contestano. E' importante conoscerli e
prendere contatti. Ciascuno di noi cerci di individuarne quanti più ne
può.

Carlo Ripa di Meana
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NOTIZIE
IN BREVE
"
In comune di Antrodoco (Rieti) è in predicato la costruzione
di una centrale eolica alle pendici di Monte Giano in località
Cinno (1.400 m s.l.m.). Si tratta di un sito di particolare
valore paesaggistico e naturalistico. Recentemente sono stati
presi contatti con la sezione del WWF di Rieti, affinchè si
faccia tutto il possibile per fermare tale progetto. Per tale
sito la Regione Lazio non ha ancora emanato alcuna
autorizzazione."
"
Le Gole del Melfa, in provincia di Frosinone, rappresentano un
vero e proprio baluardo di bellezza paesaggistica e
naturalistica. Su segnalazione dell'Associazione Italiana
Wilderness, è pervenuta l'informazione in merito ad un
progetto di una centrale eolica in località Monte Ricco nel
comune di Arpino (Frosinone), nel cuore delle gole stesse.
Monte Ricco risulta inserito, con eccezione purtroppo della
sua cresta, in un'area wilderness designata nel 1998 dalla
precedente amministrazione comunale. Inoltre l'intera zona è
compresa nella rete di Bioitaly 2000 quale sito SIC (Gole del
Melfa IT 6050027).
Attualmente si stanno facendo azioni presso le autorità
competenti con lo scopo di disinnescare questo ennesimo
scempio ambientale annunciato."
"
Non c'è pace neanche nei Parchi!. Nel Parco Naturale
regionale dei Monti Lucretili (Lazio), in località Monte
Castellano, a circa 1.000 m s.l.m., il comune di Orvinio
(Rieti) ha deliberato, già nel 2000, l'approvazione di uno
schema di convenzione con Edison Energie Speciali (EDENS) per
la costruzione di una centrale eolica con potenza compresa fra
i valori di 11 e 14 MW. Inutile dire il danno ambientale che
tale impianto arrecherebbe all'intero comprensorio protetto.
Basti pensare che l'elemento faunistico di spicco presente nel
Parco, tra l'altro determinante a suo tempo per la sua stessa
designazione ed in un prossimo futuro seriamente minacciato da
tale infausto progetto, è l'aquila reale, presente da sempre
come nidificante presso le balze rocciose di Monte Pellecchia.
Attualmente si sta facendo un'opera capillare di informazione
presso la popolazione locale affinchè si possa rendere conto
del pericolo che incombe su di essa e possa così far
pressione sul comune di Orvinio affinchè receda da tale
progetto."
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CARLO
RIPA DI MEANA:
“IL
COMITATO NAZIONALE DEL PAESAGGIO SFIDA LEGAMBIENTE
SULLA
QUESTIONE EOLICA IN ITALIA”
”
Nei giorni scorsi il Direttore generale di Legambiente, Francesco
Ferrante si è lasciato andare a un nuovo e scomposto attacco contro il
Comitato Nazionale del Paesaggio (CNP) a proposito della controversa
questione dell´eolico in Italia, con insulti personali e oblique
insinuazioni: "...utili idioti appartenenti alle lobby che
propagandano il rilancio dei combustibili fossili".
Il
Comitato Nazionale del Paesaggio non lo seguirà nel fango.
Il CNP, invece, sfida pubblicamente Legambiente (nella formazione di 3 o
5 o anche 10 suoi rappresentanti, contrapposti ad eguale numero di
rappresentanti del Comitato Nazionale del Paesaggio) a un confronto
pubblico sulla avventura eolica in Italia così come essa si presenta
nella sua realtà: 1209 torri già installate e molte migliaia in
arrivo.
Il CNP propone un confronto pubblico fondato sui numeri, sui risultati
energetici, sulle documentazioni visive e sulle testimonianze delle
popolazioni, in alcuni dei comuni simbolo dell’affarismo eolico:
Castiglione Messer Marino e Monteferrante in Abruzzo; Baselice e
Bisaccia in Campania; Accadia e Panni in Puglia; Muro Lucano in
Basilicata. Il CNP propone, inoltre, di organizzare eguali confronti nel
corso di programmi radiofonici e televisivi locali e nazionali,
affidandone lo svolgimento a conduttori imparziali. Il CNP propone,
infine, confronti a mezzo stampa, su giornali quotidiani e riviste
periodiche nazionali e locali, garantendo alle due opinioni parità di
spazio e parità di rilievo. Se Legambiente avrà qualcosa di nuovo da
dire, oltre alle sue ingenue invocazioni perché questi giganteschi
impianti industriali già conficcati e da conficcare su tutte le terre
alte italiane e lungo le coste della penisola e delle isole vengano
“mitigati”, questa occasione di confronto con il parere contrario
del CNP potrà essere utile. L’opinione pubblica locale e nazionale
potrà giudicare, con piena cognizione di causa, da che parte sono gli
argomenti migliori e i dati inoppugnabili.
Il Comitato Nazionale del paesaggio lancia oggi questa sfida a
Legambiente. ”
Roma,
24 ottobre 2002
Carlo
Ripa di Meana
Presidente
del Comitato Nazionale del Paesaggio - CNP
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Corriere
dell'Umbria - 08.10.2002
Riprende
forza la battaglia contro l'installazione dei pali eolici in
Valnerina
Un comitato contro le grandi eliche
"Il danno per il paesaggio
sarebbe incalcolabile
Andrea
Fabbri
PRECI - Riprende vigore la battaglia dei naturalisti contro i
pali eolici in Valnerina e in particolare nelle zone
immediatamente a ridosso del Parco nazionale dei Monti
Sibillini. E' di questi giorni la notizia della costituzione
di un nuovo comitato cittadino di protesta sorto in località
Poggio Di Croce, nel territorio del Comune di Preci. Una
manciata di determinati cittadini sono fortemente intenzionati
a far sentire tutta la loro contrarietà all'installazione,
sulle verdi vette delle montagne che si estendono tra l'Umbria
e le Marche, delle grandi pale a tre punte che dovrebbero
trasformare la forza del vento in energia elettrica. Le
obiezioni sollevate sono più o meno le stesse delle
associazioni ambientaliste e degli altri comitati di protesta.
Obiezioni che si possono riassumere nel popolare detto
"il gioco non vale la candela". L'energia prodotta
da uno solo di questi pali bianchi, alti anche settanta metri,
sarebbe talmente bassa che secondo i componenti dei comitati
non giustificherebbe il grave impatto ambientale che avrebbero
se posti in Valnerina. Per poter produrre una quantità
significativa di energia, se ne dovrebbero collocare molti e
tutti nei punti in cui i venti soffiano più forti. Facendo
una media di quelli già realizzati in Italia, un parco eolico
produce 40 megawatt di energia. Per i contestatori sarebbe un
"omicidio ambientale". I pali, infatti,
comprometterebbero in via definitiva un paesaggio, quello
della Valnerina, che è una risorsa turistica proprio perché
è così come appare oggi. Inutile ricordare che c'è anche un
fronte opposto. C'è, infatti, chi difende a spada tratta
questa forma di energia pulita e rinnovabile. Anche questi
accaniti sostenitori delle pale eoliche sono ambientalisti.
Perché sostengono, appunto, che il vento è in grado di
produrre energia pulita consentendo di abbattere fumi e
inquinamento delle grandi centrali. Difendono le proprie tesi,
parlano anch'essi di turismo, anche se, ovviamente, si tratta
di un turismo diverso da quello inteso in senso classico.
Secondo loro l'insieme di queste pale eoliche potrebbe
rappresentare una vera e propria attrattiva, non solo per chi,
in Italia, non ha mai visto impianti di questo tipo, ma anche,
e forse soprattutto, per le scuole che potrebbero trarre da
questi insediamenti eolici interessanti spunti didattici.
L'esempio è quello degli Stati Uniti d'America dove, dicono,
sembra ci siano diverse migliaia di persone che attraversano
lo stato dell'Arizona per passare in mezzo alla grande
spianata delle pale eoliche. Inutile dire che il braccio di
ferro è ancora aperto e che lo scontro sarà duro, almeno
fino a quando non si troverà una soluzione definitiva. A
proposito di impatto ambientale dei piloni: chi li costruisce
sostiene che "i generatori eolici hanno grossi vantaggi
in termini di impatto ambientale locale perché essi
consentono la normale coltivazione dei campi o l'allevamento;
hanno un ragionevole impatto visivo che viene minimizzato con
un'adeguata integrazione complessiva del paesaggio e con una
corretta distanza dai centri abitati; hanno un trascurabile
impatto acustico e non producono alcun effetto negativo sulla
flora e sulla fauna". Queste caratteristiche sono
compatibili con l'ecosistema della Valnerina?
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La
Nuova Basilicata - 27.02.2002
Muro
Lucano, il sindaco Ciaco va avanti. Contrari Ds e R
Eolico, favorevoli e contrari
Il paese spaccato sul progetto di 63
aerogeneratori
MURO
LUCANO - "Si tratta di un progetto serio e completo che
rispetta il paesaggio e l'ambiente murese, consentendo alla
nostra comunità di ottenere una serie di vantaggi che nessun
amministratore che lavora per il bene del suo paese non può
non prendere in considerazione". Il sindaco di Muro
Lucano, Michele Ciaco, crede fortemente nel progetto di
"Parco eolico" che insieme alla A.B.B. Spa
(multinazionale dell'energia) hanno presentato l'altra sera ai
cittadini del paese. Tecnici e dirigenti della società hanno
illustrato le caratteristiche dell'impianto costituito da
circa una sessantina di aerogeneratori, situati nella zona più
alta del paese, detta del "Raitiello", ed hanno
risposto ai quesiti e dubbi dei cittadini, ma soprattutto dei
rappresentanti politici locali. I vantaggi, ha detto il
sindaco ai suoi concittadini, sono tanti: solo dalla
costituzione della "società di scopo" (unica in
Italia), il Comune guadagnerà oltre 150mila euro, mentre
dalla vendita del 2,5% dell'energia prodotta, dovrebbe
ottenere circa 200mila euro annui, oltre al fitto di mille
euro per ogni palo installato in territorio comunale. Ma non
tutti sono d'accordo. Il consigliere regionale e comunale
Gerardo Mariani, nonostante si sia dichiarato favorevole alle
fonti energetiche rinnovabili, ha accusato l'Amministrazione
comunale di non aver chiesto, prima di imbarcarsi nella
progettazione di un'opera importante, il parere preventivo
alla cittadinanza, né di essersi munita dei necessari pareri
di impatto ambientale, forestale e idrogeologico. Anche il
gruppo Ds ha manifestato tutta la propria contrarietà per il
tentativo di "svendere la montagna murese", ai
professionisti dello scempio ambientale, contro il tentativo
di imporre una scelta epocale che condizionerà negativamente
per sempre il futuro di circa un terzo del territorio
comunale, con grave danno al sistema agricolo e zootecnico.
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La
Gazzetta del Mezzogiorno - 27.09.2002
MURO
LUCANO /Per gli aspetti deturpanti
Ds: no al parco eolico sulla
montagna murese
MURO
LUCANO - «Coinvolgeremo in questa battaglia la
cittadinanza, le organizzazioni agricole, ambientaliste e
tutti quanti abbiano ancora voglia di non dare una delega in
bianco a chi ci rappresenta». Lo affermano, a proposito del
Parco eolico, i Democratici di Sinistra di Muro Lucano, che
dicono no alla svendita della montagna murese.
Il 13 luglio scorso il consiglio comunale ha deliberato la
costituzione di una società mista tra il Comune di Muro e la
SICogen s.r.l. di Codogno (Lodi) al fine di utilizzare un
terzo del territorio comunale per la «realizzazione di un
impianto industriale che sfrutti l'energia eolica». Già nel
mese di maggio, si sostiene in una nota del Partito murese, i
Ds, incontrando il Sindaco per una verifica di programma, «esplicitarono
le loro forti perplessità su una tale scelta che, per i suoi
aspetti invasivi e deturpanti per l'ambiente, rappresentava
una decisione irreversibile e in contrasto con uno sviluppo
eco-sostenibile del territorio comunale e che, comunque,
sarebbero stati necessari incontri con la cittadinanza, forze
sociali e politiche per ponderare una scelta tanto importante
per la comunità».
Il parco eolico prevede l'installazione, dicono i Ds, di 115
aerogeneratori o pali eolici in un'area che va dalle pendici
del Paratiello fino al Felitto (si può dire interessato tutto
il sistema montuoso murese alla destra del torrente Malta e
della fiumara di Muro).
Nella nota, i responsabili affrontano il problema sotto
diversi aspetti, dalla massa di cemento sulla montagna alla
rumorosità delle eliche, all'impatto ambientale ecc.
«Servono i soldi per le magre casse comunali? Bene,
sostengono, diamoci da fare, perché Muro assurga, con
un'oculata programmazione, e gli strumenti ci sono, a modello
di sviluppo vero per l'intera regione. Non sono sogni e il
sindaco lo sa. Anzi se n'è fatto paladino in più di
un'occasione in cui ha dichiarato che il nostro patrimonio
territoriale, monumentale e culturale è la vera risorsa per
il futuro»
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ANSA - 04.09.2002
ENEL: NOVE NUOVE CENTRALI EOLICHE PER 300
MLN KWH CAPACITA'
ENEL GREENPOWER, COPRIRANNO FABBISOGNO 130 MILA FAMIGLIE
(ANSA) - ROMA, 4 SET - Un nuovo parco di 9 centrali eoliche in
Sicilia, Sardegna, Basilicata e Molise con una capacità
produttiva attesa di 300 milioni di chilowattora, in grado di
soddisfare il fabbisogno di 130 mila famiglie permettendo un
risparmio di circa 70 mila tonnellate di combustibile.
E' quanto realizzerà Enel GreenPower, società dell'Enel per
le energie rinnovabili, ampliando così l'attuale parco eolico
del gruppo che attualmente, tra gli impianti in Italia e
quelli nelel Americhe, ammonta a 153 megawatt installati.
Lo rende noto la stessa società elettrica in un comunicato
precisando che con il nuovo progetto si "conferma
l'impegno per lo sviluppo delle fonti rinnovabili al fine di
rispettare gli obiettivi di Kyoto".
Enel Greenpower dispone attualmente - ricorda la nota - di
oltre 2.600 mw di capacità installata tra impianti eolici,
geotermici, idroelettrici, fotovoltaici, biomasse e biogas. La
società opera, oltre che in Italia, negli Usa, in Canada,
Costa Rica, Guatemala, El Salvador e Cile". (ANSA)
PEN
04-SET-02 12:35 NNNN
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www.enel.it
/ Ambiente - 29.07.2002
ENERGIA
EOLICA? GRAZIE, NON IN ITALIA
Intervista
di Valter Cirillo con l'on. CARLO RIPA DI MEANA, ex Ministro
dell'Ambiente e consigliere regionale "Verdi
ecologisti" in Umbria
Un curriculum ambientalista di tutto rispetto: Commissario
europeo all'Ambiente (1988-92), Ministro dell'Ambiente
(1992-93), deputato europeo "Verde" (1994-99),
segretario-portavoce dei Verdi italiani (1992-94). Carlo Ripa
di Meana continua fattivamente a coltivare la sua passione per
l'Ambiente come consigliere regionale "Verdi
ecologisti" in Umbria. E in più di una occasione ha
costituito una voce dissonante e anche polemica nel panorama
ambientalista, come nel caso dell'energia eolica,
ufficialmente sostenuta dai Verdi italiani e che lui, invece,
osteggia fermamente. Un Verde contrario ad una fonte
rinnovabile e non inquinante? Può spiegarci meglio on. Ripa
di Meana?
"Il
problema non è l'eolico, di cui è giusto considerare le
opportunità di sviluppo anche per la produzione di energia.
In generale non mi sembrano possibili riserve o obiezioni: il
punto è dove e come.
A parte i piccoli impianti, che possono ben integrarsi nel
paesaggio esistente, come del resto è storicamente avvenuto
ad esempio in Maremma o nel Lazio per il pompaggio dell'acqua,
non ho difficoltà a giustificare i grandi impianti off shore
che sono stati costruiti o sono in costruzione in Danimarca,
Irlanda, Germania, Gran Bretagna e altrove. Fatte salve le
esigenze di sicurezza alla navigazione ed eventuali obiezioni
di ordine economico, si tratta di impianti che possono captare
il vento a rugosità zero in mari brumosi e ove sono già
presenti gigantesche piattaforme petrolifere.
Molto più cauto sono per i parchi eolici a terra, di cui ho
visitato numerose realizzazioni. Ebbene in California, nel
Texas e in Spagna (in Andalusia e Navarra), pur in condizioni
morfologiche poco antropizzate e in un contesto paesaggistico
con una storia meno gloriosa di quella italiana, mi sono
sembrati una traumatica intrusione: impressione del resto
confermata dagli ambientalisti spagnoli. Le mie perplessità
si sono poi accentuate in Olanda, Danimarca e Germania, ove il
contesto di paesaggi bassi contribuisce a fornire una visione
sgradevole e quasi ipnotica: non mi ha sorpreso che in quei
Paesi sia in corso una forte pressione, anche da parte dei
movimenti ambientalisti, per spostare i campi eolici in mare
e, in prospettiva, autorizzare nuove realizzazioni solo in
mare.
In Italia ho visitato impianti in Sardegna, Lazio, Abruzzo,
Campania e Puglia e, devo dirlo, sono rimasto sconvolto. Le
centrali sono prevalentemente situate nelle zone più romite
dell'Appennino, in meravigliosi crinali ove ora sorgono
centinaia di torri anche a ridosso di splendidi borghi. Si
tratta di zone e di Paesi molto poveri, ma con speranze di
sviluppo legate alla valorizzazione del turismo naturalistico
e all'agriturismo. Stiamo parlando non di lande sconosciute,
ma delle terre alte italiane, ove è in corso uno scempio
imperdonabile sul patrimonio naturale superstite".
Eppure
l'eolico è una delle fonti energetiche su cui hanno
maggiormente puntato proprio gli ambientalisti italiani
"La
maggior parte dei Verdi sostengono l'eolico in via di
principio: soprattutto per la riduzione delle emissioni
inquinanti e per favorire così il Protocollo di Kyoto.
Occorre tuttavia chiedersi per quale motivo oggi vi siano
presso il Gestore della rete elettrica (GRTN) ben 518
richieste di connessione per centrali eoliche di potenza
unitaria superiore ai 10 MW, per una potenza complessiva, cioè,
che supera quanto previsto dalle più ottimistiche ipotesi di
sviluppo formulate in ambito sia nazionale sia europeo. Eppure
l'Italia non è molto ventosa: è un Paese di medio-bassa
ventosità, salvo alcune zone in Sicilia, Sardegna, Puglia e
poco altro. Invece la crudezza dell'impatto visivo è
indiscutibile su un territorio lungo e stretto pieno di
testimonianze storiche come il nostro. Come mai un simile
imprevedibile successo?
Il volano di questo sviluppo è nel decreto Bersani (D.Leg.
n.79 del 16 marzo 1999), che, unitamente alla legge 394/91 e
ai fondi strutturali europei per le aree depresse, ha offerto
agli operatori industriali una opportunità per realizzare una
ghiotta operazione finanziaria, a discapito però di altre
fonti, e in particolare dell'energia solare, che ha invece
visto ben altre realizzazioni ad esempio in un Paese molto
meno favorito come la Germania. Si aggiunga il sovrapprezzo
"politico" che è riconosciuto al kWh eolico, oltre
al rilascio dei cosiddetti certificati verdi (vere e proprie
azioni per il mercato liberalizzato dell'energia, che prevede
i grandi attori dello stesso con un minimo del 2% dalle
rinnovabili) e si capisce l'interesse industriale a sviluppare
tale fonte. Il tutto viene poi ammantato di rispettabilissime
dichiarazioni sulla opportunità di ridurre le emissioni
inquinanti, di ridurre l'effetto serra eccetera.
Nei fatti c'è però il rischio che il risultato sia un vero e
proprio "bidone": infatti, come riconosce il
presidente dell'Enea, prof. Carlo Rubbia, la riduzione dei
combustibili fossili dovuta all'eolico (con copertura del 2-3%
dei consumi elettrici) può raggiungere al massimo l'1% dei
consumi totali annui. Il che vuol dire che è sufficiente un
solo anno di normale incremento dei consumi per annullare
tutto il contributo eolico. Nel frattempo, se tutte le
richieste di nuovi impianti venissero approvate, si
installerebbero sui nostri monti (e non solo) qualcosa come più
di 25.000 aerogeneratori alti circa 50 metri, con rotori di
circa 60 metri di diametro, il che porta l'altezza complessiva
di un aerogeneratore a 80 metri, equivalente quindi ad un
palazzo di 26 piani!
L'esistenza di problemi viene peraltro riconosciuta dallo
stesso Direttore Generale del Ministero dell'Ambiente, Gianni
Silvestrini, secondo il quale si tratterebbe di una soluzione
ponte, poiché intorno al 2015 sarà sviluppata l'opzione
"solare+idrogeno" che renderebbe superfluo l'eolico.
Ma anche ammesso che ciò sia vero, Silvestrini dimentica di
dirci chi dovrebbe togliere le decine di migliaia di torri
eoliche per allora installate. Questo è il punto che motiva
la battaglia mia e del Comitato Nazionale del Paesaggio che
presiedo".
Dica
la verità, on. Ripa di Meana, nella situazione attuale non si
sente un po' come Don Chisciotte contro i mulini a vento?
"In
verità abbiamo iniziato questa battaglia in una situazione di
pesante disinformazione, o meglio di totale mancanza di
informazione. Le cose però stanno cambiando, perché il
favore delle popolazioni locali verso l'eolico era supportato
dalla non trascurabile circostanza che, in concreto, le
centrali nessuno le aveva viste. Ora che sono già state
installate quasi 1.000 torri, le cose stanno cambiando e
troviamo crescenti consensi sia da parte di agricoltori e
operatori turistici, sia da parte delle popolazioni in genere.
La nostra non è più una battaglia tanto solitaria, come
dimostra anche l'editoriale di Galli della Loggia sul
supplemento "7" del Corriere della Sera del 16
maggio, intitolato Il grande scempio dell'energia
eolica".
Non
crede che sia possibile adottare forme di regolamentazione e
di attenzione ai casi locali che possano consentire di trovare
ragionevoli compromessi?
"Personalmente
sono convinto che l'opzione eolica tramite centrali di potenza
sia percorribile in Italia in modo davvero molto marginale. Ma
siccome non pretendo che gli altri siano necessariamente
d'accordo con me, quanto meno chiedo la salvaguardia delle
aree più sensibili.
Auspico quindi che gli amministratori locali allestiscano
mappe di protezione e di esclusione assoluta, comprendendovi
tutti i Parchi nazionali e regionali, le oasi protette e i
siti di interesse comunitario (SIC). Se si facesse questo non
avrebbe più valore un atto come il Protocollo d'Intesa
promosso lo scorso anno da Enel, Ministero Ambiente,
Legambiente e Federazione Italiana Parchi, che prevede l'uso
di parchi e di zone protette per l'installazione di impianti
sperimentali da fonti rinnovabili, e che a me sembra
costituire un vero e proprio varco per consentire lo
sfruttamento di aree da salvaguardare. Mi rendo conto che così
in molte Regioni resterebbero ben pochi spazi per nuove
centrali, ma è il minimo indispensabile per reggere l'onda
d'urto dell'eolico a tutti i costi e impostare una seria
riflessione con le popolazioni locali che preveda anche una
valutazione dei conti economici. Non neghiamoci infatti che,
sebbene le industrie non lo abbiano mai affermato apertamente,
viene sovente diffusa l'illusione che la produzione eolica
possa risolvere molti problemi economici di comunità povere.
E su questo malinteso - che all'analisi dei fatti tale è -
vengono catturate le simpatie iniziali di comunità che hanno
piccoli bilanci, molti problemi e una gran voglia di trovare
soluzioni costi quel che costi".
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Il
Foglio Quotidiano - 20.07.2002
Ambiente/1:
RIPA DI MEANA SUL BLUFF DELL'ENERGIA EOLICA
Chi semina torri non raccoglie
vento, ma solo interessanti ricavi
Signor
direttore - I dati: l'Italia è un paese poco ventoso. Su 8760
ore annue, la media nazionale del vento di velocità compresa
tra 4 e 20 metri al secondo, l'unica adatta alla produzione di
energia, non supera le 2000 ore di piena potenza degli
impianti. I paesi del Nord Europa e quelli affacciati
sull'oceano Atlantico, invece, dispongono di venti tesi e
costanti per 4-5000 ore, più del doppio della media italiana.
Le centrali eoliche sono impianti industriali composti
ciascuno da 10-30 torri in acciaio con altezze che raggiungono
i 100 metri, a cui sommare i 40 del raggio delle eliche, 4
metri più alte di San Pietro. Il peso della sola torre è tra
110 e 220 tonnellate. Per la loro installazione richiedono
nuove e larghissime vie di accesso, profondi e vasti
sbancamenti che provocano lesioni irreparabili all'ambiente
naturale.
Le 1209 torri
finora installate nel nostro paese, di misure e potenze
inferiori ai nuovi modelli, concorrono con 700 MW per lo 0,5
per cento alla produzione nazionale di energia elettrica, e
con lo 0,16 al risparmio sul consumo totale italiano di
petrolio e altri combustibili fossili, con una riduzione da
eolico di anidride carbonica (CO2) e altri gas a effetto serra
dello 0,2 per cento del totale, che è di 470 milioni di
tonnellate annue emesse in atmosfera.
Al 31 marzo 2002 al Gestore nazionale della rete
(GRTN) erano giunte 518 richieste di connessione alla rete,
tutte per centrali superiori a 10 MW, e per un totale di 20000
MW. Tra le altre, si prevedono installazioni nel territorio
delle città di Parma, Bologna, Arezzo, Cortona, Firenze,
Massa Carrara, Pisa, Siena, Monte Amiata, isole
dell'Arcipelago Toscano (Elba, Giglio, Giannutri e Montecristo),
Gubbio, Spoleto, Norcia, Cascia, Trevi, Camerino, Fabriano,
Ortona, Parco Nazionale del Gran Sasso, Matera, Martina
Franca, Lece, Noto, Alghero. Considerando, per ora, un limite
di 3000 MW di potenza installata al 2010 (delibera CIPE n.26
del 1999), si dovrebbero in concreto conficcare altre 3000
nuove torri sui crinali delle Prealpi piemontesi, lombarde e
friulane, su molte "cornici" collinari costiere, su
tutta la dorsale appenninica, in Sicilia e Sardegna, con
l'esclusione di sole 3 regioni, Valle d'Aosta, Trentino Alto
Adige e Veneto. In tale prospettiva, il contributo dell'eolico
alla produzione di energia elettrica passerebbe al 2,1 per
cento, corrispondente allo 0,68 di risparmio sul consumo
italiano di combustibili fossili, a fronte di un aumento annuo
medio del consumo nazionale degli stessi combustibili del 2-3
pe cento, più di un terzo del quale assorbito dal comparto
dei trasporti. A questo si aggiunge che l'eolico è
considerato dalla Direzione generale del ministero
dell'Ambiente soltanto "una soluzione ponte" verso
il solare e l'idrogeno (Qui Touring, aprile-maggio 2002) con
scadenza al 2015. Alla luce di questi dati nudi e crudi, è
giusto definire l'eolico in Italia un disastro paesaggistico e
ambientale prossimo venturo, di cui non tornano conti, costi e
benefici.
Il paesaggio italiano è sotto attacco perché
con una serie di incentivi finanziari l'eolico si è
trasformato, per i suoi imprenditori, in un affarone. Gli
oneri per le installazioni delle torri sono quasi sempre
coperti da fondi regionali e europei. Al kilowattora prodotto
dalle centrali eoliche viene riconosciuto un sovrapprezzo
speciale. Agli imprenditori dell'eolico vengono assegnati, in
ragione della produzione elettrica da fonte rinnovabile, i
"Certificati Verdi", che sono oggetto di una vera e
propria contrattazione in Borsa, e costituiscono il secondo
sovrapprezzo incentivante. I Certificati Verdi servono a
raggiungere l'ambitissimo 2 per cento rinnovabile richiesto ai
grandi operatori del futuro mercato energetico liberalizzato.
Il cerchio dell'eolico si chiude così con un business
succulento. Tutto ciò calcolato, il kWh eolico permette un
ricavo di 0,14 euro (280 lire: 140 per l'energia e 140 per il
certificato verde). Più del doppio, dunque, del kWh
convenzionale di riferimento: 0,06 euro. Questo eldorado degli
imprenditori dell'eolico non ha nulla a che fare con la
sostanza del protocollo di Kyoto e con una seria politica di
riduzione dei gas a effetto serra. Carlo Rubbia ha ricordato
che, per passare con l'eolico a un apporto decisivo,
"occorrerebbero in Italia centinaia di migliaia di
torri".
Intanto 1209 torri hanno già sfigurato ampi
tratti del paesaggio di Campania, Puglia, Molise, Abruzzo e
Sardegna, con perdite di ambiente naturale, disagi per le
popolazioni oltretutto private di ogni futuro turistico nei
propri territori. (...)
Sino all'inizio del 2002 il pessimismo era dunque
d'obbligo. Difatti, alcuni ministri dei passati governi, mal
consigliati dal presidente dell'Enel del tempo, per far
galoppare la loro incauta puntata eolica avevano preparato nel
1999 e nel 2001 due strumenti decisivi. 1) Il Decreto Bersani
n.79/1999 che, introducendo i Certificati Verdi a prescindere
dalla fonte di energia rinnovabile, in realtà riservava tutti
gli incentivi alla tecnologia più matura, l'eolico,
strozzando così il solare, le biomasse, il mini idroelettrico
e il geotermico. 2) Il protocollo d'intesa "L'energia nei
Parchi" sottoscritto da Enel, Legambiente, Ministero
dell'Ambiente e Federparchi nel febbraio 2001, che apre i
parchi e le aree protette alle centrali eoliche, offrendo a
questi impianti industriali i crinali delle terre alte.
L'imprevisto, in questa partita a poker, che per
il 2002-2003 prevedeva secondo i suoi promotori il fatto
compiuto, è arrivato con la messa in questione che il
Comitato Nazionale del Paesaggio, la Coldiretti, i Comitati
locali contro l'eolico selvaggio e le sezioni regionali delle
Associazioni ecologiste, hanno elaborato negli ultimi sei
mesi. Si è scoperto: a) che in termini energetici e di
riduzione dell'effetto serra l'eolico in Italia è e rimarrà
irrilevante; b) che l'energia prodotta dall'eolico va in rete
e non ha un destino locale; c) che i limiti intrinseci di
energia intermittente e aleatoria sono accentuati in Italia,
per l'eolico, dalla modestia della "vena fluida",
come risulta da ogni rilevazione anemometrica; d) che
l'imponenza degli impianti industriali eolici rende vana ogni
speranza di mitigarne l'impatto sull'ambiente. (...)
Scoperto il bluff, gli sponsor ambientalisti che
siedono tra i giocatori del tavolo, chi facendo corpo con gli
imprenditori, chi invece ieratico ulema dell'eolico in
astratto o altrove dimenticando che la questione è l'eolico
in Italia, lanciano anatemi apocalittici e globali contro gli
obiettori. Ma la partita è stata riaperta. Le notizie
problematiche ora ci sono. Saprà il ministro Urbani
utilizzare fino in fondo tutti i suoi poteri di protezione del
paesaggio? Vorrà il ministro Matteoli esercitare quelli di
natura ambientale, a partire dai parchi e dalle zone protette?
Vorrà il ministro Marzano riformulare il Decreto Bersani
offrendo alle altre rinnovabili, a partire dal solare
fotovoltaico e dalle biomasse, gli incentivi specifici adatti
per il loro sviluppo? Dal governo e dal Parlamento, in
definitiva, dipenderà tutto o quasi tutto. Noi continueremo
il nostro lavoro fino a quando lo scempio verrà fermato.
Carlo
Ripa di Meana
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Il
Giornale - 13.07.2002
«L'energia
eolica rovina il paesaggio»
Il
ministro Urbani: «Le torri a elica sono brutte e producono
poco».
Gli ambientalisti si dividono
__________________________
da
Roma
Quelle torri eoliche più alte della cupola di
San Pietro non devono nuocere allo splendido paesaggio
Italiano.
Su questo assunto si sono ritrovati i ministri
per i beni Culturali e dell'Ambiente, Giuliano Urbani e
Altero Matteoli, che hanno inaugurato ieri una «riflessione
critica» sull'impatto ambientale degli impianti. In una
riunione congiunta, affiancati da Carlo Ripa di Meana,
presidente del Comitato nazionale del paesaggio e da Paolo
Bedoni, presidente di Coldiretti, hanno espresso tutte le
loro perplessità sulla legge che porta il nome dell'ex
ministro Bersani sulla quantità di energia che deve essere
prodotta da fonti rinnovabili, pur senza avanzare proposte
di revisione.
«Non vogliamo - ha proseguito Urbani - dire no
in assoluto all'energia prodotta attraverso il vento, ma
vorremmo più ordine, più disciplina per sistemare questo
tipo di impianti solo dove non deturpino il paesaggio. Il
mare? potrebbe essere un'idea, anche se le nostre coste
fanno parte del paesaggio italiano e il Mediterraneo non è
certo il mare del Nord...».
Lo stop a impianti «così sgradevoli e di
ridotto interesse economico» è stato chiesto anche da
Bedoni e rigidissimo nel suo convinto no alle pale eoliche
è stato Carlo Ripa di Meana: «Il paesaggio italiano - ha
detto - è sotto attacco. Con una serie di incentivi
finanziari l'eolico si è trasformato per i suoi
imprenditori un affarone. Gli oneri per le installazioni
delle torri sono molto spesso coperti da fondi regionali e
agli imprenditori dell'eolico vengono assegnati in ragione
della produzione elettrica da fonte rinnovabile i «certificati
verdi» che sono oggetto di una vera e propria
contrattazione in borsa. E questo - ha aggiunto - quando
milleduecento torri hanno già sfigurato ampi tratti del
paesaggio in almeno cinque regioni del sud».
Gli impianti eolici finora installati superano
le mille torri, una cifra che si prevede possa
quintuplicarsi nei prossimi anni. Il costo
dell'installazione si aggira sugli 800-1000 euro a pilone,
mentre il costo dell'energia prodotta è di 7-8 centesimi di
euro a Kw/h. Urbani, in occasione dell'incontro, ha anche
parlato di «sproporzione tra costi sofferti da ambiente e
paesaggio e quantità, irrilevante, di energia prodotta».
Secondo i dati del comitato nazionale per il paesaggio, le
torri finora installate producono lo 0,4-0,5% del fabbisogno
nazionale di energia elettrica, pari allo 0,13-0,16% del
consumo totale italiano di petrolio e altri combustibili.
Sul possibile incremento dell'energia eolica «Matteoli
ed io - ha aggiunto Urbani - abbiamo comunque dato il via a
un approfondimento. Utilizzeremo tutte le nostre strutture
ministeriali. E' doveroso portare in cdm la questione della
rivisitazione o meno del decreto Bersani».
Anche Matteoli ha parlato dell'ipotesi di
costruire gli impianti eolici sul mare: «Stiamo analizzando
se è possibile. Abbiamo 8.000 chilometri di coste. Ma
bisogna evitare che deturpino il paesaggio. Bisogna cioè
usare tutto il buon senso pe far sì che le fonti
rinnovabili ci diano energia riducendo il meno possibile i
danni al paesaggio. Ma non c'è tecnologia che non abbia
impatto ambientale».
Il ministro all'ambiente ha poi illustrato i
bassi costi dell'energia eolica: pari a 7-8 centesimi di
euro a chilowattora a fronte dei 36 centesimi a kwh degli
impianti fotovoltaici. Sul numero delle torri, Ripa di Meana
ha detto che attualmente sono più di 1.000 e potrebbero
arrivare a 8.000. Con le 518 richieste di connessione di
rete arrivate al 31 marzo 2002 al grtn potrebbero, infatti,
essere costruite 7-8000 nuove torri. Il contributo al
fabbisogno di energia elettrica salirebbero allora al 3,3%
con un risparmio dell'1,1%. Anche la coldiretti è perplessa
sulla possibilità di utilizzare l'energia eolica: «Arrivare
a produrre con il vento ,'1,2% del totale dell'energia
consumata in italia, riducendo del solo 1,6% le emissioni
totali di anidride carbonica - afferma il presidente Paolo
Bedoni - non vale la pena se questo significa aggredire in
modo indelebile i caratteri culturali, agricoli, turistici e
paesaggistici del territorio».
Bedoni ha concluso con un appello al governo
perché «sia negato il nulla osta ministeriale per le
centrali da installare in territori vincolati dalla
normativa su beni paesaggistici, aree protette e territori
di tipo agro-silvo-pastorale».
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Avvenire
- 13.07.2002
Paesaggio al vento
Energia
pulita o ferita insanabile per le bellezze naturali
italiane?
Ambientalisti e politici si dividono sull'impatto estetico
dei tralicci che catturano la forza eolica
__________________________
da
Roma
Lucia
Bellaspiga
Cinquemila
torri eoliche alte più di cento metri, giganteschi mulini a
vento le cui pale si ergono verso il cielo girando
rumorosamente per creare energia eolica. E sotto un
territorio deserto, deforestato, solcato da strade larghe e
profonde che non portano a nulla, solo alle bianche
altissime torri: non è l'incubo di un Don Chisciotte
odierno, ma la descrizione di quanto sta per capitare al
nostro paesaggio italiano secondo le più nere previsioni di
alcuni ambientalisti. Gli impianti per l'energia eolica,
infatti, che nel Nord Europa rappresentano già una realtà
consolidata, in Italia dividono tuttora gli animi, anche
all'interno delle associazioni ambientaliste: una forma di
energia pulita, capace di abbattere l'emissione di gas
nocivi e quindi l'effetto serra, come chiesto dal protocollo
di Kyoto, o invece una ferita insanabile e mostruosa inferta
al nostro paesaggio?
«Certamente uno scempio - ha spiegato ieri Carlo Ripa di
Meana, ex ministro dell'Ambiente, oggi presidente del
Comitato nazionale del paesaggio, parlandone con i ministri
per i Beni culturali, Giuliano Urbani, e dell'Ambiente,
Altero Matteoli -: già cinque regioni sono state sventrate
dalle centrali eoliche, e in quei territori la
dequalificazione ambientale, economica e sociale è stata
terribile. Quelle orribili torri, giganti di acciaio candido
e lunare, distribuite lungo i crinali più belli dei nostri
Appennini, a ridosso nei borghi medievali, hanno azzerato i
valori, storici, archeologici, ambientali e quindi turistici
di intere zone. Basti dire questo: quale turista andrebbe più
in un agriturismo sulla cui testa ronzano e fanno ombra
centinaia di orrendi tralicci?»
I ministri si esprimono con cautela. «Il problema è grosso
- commenta il ministro preposto alla tutela del territorio -
e il dibattito è aperto. Ma non illudiamoci: non esiste una
tecnologia senza impatto ambientale. Il buon senso dovrà
farci scegliere quella a impatto più basso». Che il vento
sia una fonte di energia pulita lo si sa. E' sulle torri
eoliche che gli ambientalisti si spaccano: «Ci vuole buon
senso - propone il ministro -: si potrebbero portare le
torri su piattaforme in mezzo al mare. Anche se sono certo
che anche così si scatenerà il dibattito...».
Sorride incredulo Ripa di Meana: «Il ministro Matteoli la
fa facile - ci dice a conferenza finita -: nelle brume del
mare del Nord le torri non danno alcun fastidio, ma ce le
vede nel Tirreno o nell'Adriatico?». E poi ammonisce
Matteoli: «Sappia il ministro che nella sua regione, su
tutte le isole più belle dell'arcipelago toscano, stanno
per essere elevate centinaia di torri... E non esistono
diavolerie mimetiche che le nascondano». Il fatto più
grave lo illustra il ministro Urbani: «Ci vuole una
regolamentazione: qui sorgono torri ovunque senza che un
catasto ne tenga il conto. Ma quel che è peggio è che il
gioco di tanto strazio paesaggistico non vale la candela:
l'energia eolica prodotta è irrisoria». Ci pensano Ripa di
Meana e Paolo Bedoni, presidente di Coldiretti, a dare
qualche cifra. «Le oltre mille torri oggi già esistenti
danno un apporto dello 0,5% del fabbisogno energetico
nazionale. E per questo bel risultato intere zone di
Basilicata, Campania, Puglia, Molise e Abruzzo sono state
sventrate». Non regge, secondo loro, nemmeno l'argomento
Kyoto: «La riduzione di combustibili fossili è di 1
milione di tonnellate. A fronte delle 470 tonnellate annue:
un apporto di uno a 470. Si sfigura l'Italia per nulla».
Di atteggiamento «assurdo e grottesco» parla invece
Legambiente, che dallo schieramento opposto attacca Urbani:
«Una fattoria del vento in grado di generare una quantità
di energia che soddisfi le necessità di 7.000 famiglie
risparmia all'atmosfera 22mila tonnellate di biossido di
carboni, 125 di anidride solforosa e 43 di ossido di azoto -
dice il direttore generale Francesco Ferrante -. E Urbani si
scaglia contro una delle forme di energia più pulita ed
economica, in nome di un frainteso senso estetico».
VOCI
CONTRO
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Italia
Oggi - 13.07.2002
Energia eolica, serve il buon senso
Quelle torri eoliche più alte della cupola di San
Pietro non devono nuocere allo splendido paesaggio italiano.
E' il principio su cui si sono trovati d'accordo i ministri
per i beni culturali e dell'ambiente, Giuliano Urbani e Altero
Matteoli, che hanno inaugurato ieri una «riflessione critica»
sull'impatto ambientale degli impianti. In una riunione
congiunta, affiancati da Carlo Ripa di Meana, presidente del
comitato nazionale del paesaggio, e Paolo Bedoni, presidente
di Coldiretti, hanno espresso la loro perplessità sulla
legge, che porta il nome dell'ex ministro Bersani, sulla
quantità di energia che deve essere prodotta da fonti
rinnovabili. Matteoli ha annunciato che sono allo studio
installazioni di impianti eolici nel mare, pur consapevole
delle polemiche che questa iniziativa potrà suscitare. E in
merito alle pale eoliche ha poi aggiunto: «C'è chi le
considera un obbrobrio e chi pensa che siano eleganti. Io
appartengo alla prima scuola di pensiero, ma c'è una norma e
va rispettata. Serve buon senso per realizzare impianti in
zone che non deturpino il paesaggio, in accordo con le regioni
e i comuni. Faremo sì che le fonti rinnovabili ci diano
energia deturpando il meno possibile, consapevoli che nessuna
tecnologia è priva di impatto ambientale». Più dura,
invece, la linea del ministro Urbani: «Si apre una
riflessione, valuteremo se non sia il caso di rivedere la
normativa in vigore soprattutto per quanto riguarda la
produzione di energia eolica. E' allarmante la sproporzione
che c'è fra i costi inferti al paesaggio da questo tipo di
produzione e i ricavi che sono molto bassi. Non vogliamo», ha
proseguito Urbani, «dire no in assoluto all'energia prodotta
attraverso il vento, ma vorremmo più ordine, più disciplina
per sistemare questo tipo di impianti solo dove non deturpino
il paesaggio».
Convinti assertori di un «no» alle pale eoliche, invece,
sono stati Bedoni e Ripa di Meana. E mentre il primo ha
chiesto lo «stop a impianti così sgradevoli e di ridotto
interesse economico», per ripa di Meana «il paesaggio
italiano è sotto attacco. Con una serie di incentivi
finanziari l'eolico si è trasformato in un affarone». Ma la
difesa degli ambientalisti non si è fatta attendere: «In
nome di un fuorviante amore per l'estetica si sta cercando da
più fronti di bloccare gli impianti eolici, l'unica fonte
energetica davvero pulita, insieme al solare, che ha
possibilità reali di crescita e che ci può dare una mano a
risolvere il problema dell'effetto serra», ha sostenuto
Greenpeace, attraverso Fabrizio Fabbri, direttore scientifico.
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Ministero
per i Beni e le Attività Culturali
UFFICIO STAMPA
CONFERENZA
STAMPA
GLI
IMPIANTI PER L'ENERGIA EOLICA E LA DIFESA DEL PAESAGGIO
ITALIANO
Venerdì 12 luglio
alle ore 11.15, il Ministro per i Beni e le attività
culturali, On.le Giuliano Urbani, il Ministro
dell'Ambiente e della tutela del territorio, On.le Altero
Matteoli, il Presidente del Comitato Nazionale del
Paesaggio, dott. Carlo Ripa di Meana e il Presidente
della Coldiretti dott. Paolo Bedoni terranno una
Conferenza stampa su "Gli impianti per l'energia
Eolica e la difesa del paesaggio italiano".
La
Conferenza stampa si terrà presso il Ministero per i Beni e
le Attività Culturali (Salone del Ministro II piano) Via
del Collegio Romano, 27.
Roma,
9 luglio 2002
Ufficio Stampa MBAC
Per accrediti:
fax 06-69941813
Tel. 06-6723261
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Panorama - 11.07.2002
AMBIENTE/
SCOPPIA LA POLEMICA SULLE TORRI EOLICHE
MA IL VENTO INQUINA?
Da
una parte i verdi e le loro «grandi eliche». Dall'altra
Urbani e chi protesta per i danni al paesaggio. Cronaca di
uno scontro annunciato
di
DANIELE MARTINI
Chiudete gli occhi e provate a immaginare
l'Italia senza tralicci e pali della luce. Bello no? Quando
era presidente dell'Enel, l'ex ambientalista Chicco Testa
promise che avrebbe cominciato la bonifica interrando i cavi,
ma non risulta che la buona idea abbia percorso molta strada.
Anzi, ora c'è il rischio che accanto ai tralicci spuntino
come giganteschi funghi malefici i torrioni per produrre
l'elettricità con il vento. Già ce ne sono un migliaio di
questi antennoni installati a scopo più o meno sperimentale
in sei regioni: Sardegna, Campania, Molise, Abruzzo, Puglia. E
ora anche in Toscana, a Pratomagno, sui monti ritratti nei
fondali di Masaccio. Considerando che in giro ci sono antenne
alte fino a 140 metri comprese le pale (tre volte la Torre di
Pisa. 13 metri più del grattacielo Pirelli di Milano), potete
immaginare che effetto faccia guardarle.
Ma non è niente rispetto a quello che bolle in pentola.
Al Gestore per la rete (Grtn) sono arrivate richieste per
costruire altri 245 impianti in ogni parte d'Italia e, siccome
ogni impianto è composto in media da un minimo di 10 a un
massimo di 20 torri, c'è la possibilità che nei prossimi
mesi e anni vengano innalzati altri 2.500-5.000 torrioni per
produrre più di 8.500 megawatt. Ancora non c'è una mappa
precisa dei luoghi prescelti, ma dal momento che per produrre
energia con il vento vanno bene soprattutto i crinali dei
monti, le isole e le coste, cioè le parti più ventose, ma
anche più belle e relativamente meno danneggiate d'Italia, c'è
da temere un nuovo scempio del paesaggio.
I progetti stanno andando avanti spediti e solo
ora comincia a levarsi qualche flebile voce di dubbio. A
favore dell'eolico c'è uno schieramento ampio che va dai
comuni allettati dall'idea di sussidi e incentivi in cambio
della concessione dei siti all'Ansaldo che detiene licenze e
tecnologie per i nuovi impianti e che nel 1998 ha creato una
joint-venture (Italian wind technology) con la Vestas, società
danese prima produttrice mondiale di aerogeneratori; dall'Enel
a quasi tutte le associazioni verdi, Legambiente in prima
fila.
Quella del vento, in realtà, è un'energia
pulita e alternativa a petrolio, carbone e gas, una fonte
energetica sfruttata con successo in molti paesi sia in Europa
che altrove, dalla Danimarca agli Stati Uniti, dalla Spagna
alla Germania. Negli accordi di Kyoto, inoltre, è previsto un
aumento della produzione di elettricità con fonti alternative
e di conseguenza anche l'Italia si è opportunamente inserita
in questa scia, seppure in ritardo. Ma c'è il rischio che
invece di far tesoro degli errori compiuti altrove, in Italia
gli sbagli vengano elevati al quadrato. Per esempio, mentre
nelle altre nazioni, dove pure non hanno un paesaggio unico
come quello del Bel Paese, dopo la prima fase di infatuazione
ora tendono a spostare gli impianti eolici in mezzo al mare,
su piattaforme offshore per farli sparire dalla vista, qui da
noi li vorrebbero piazzare in zone pregiate, come le isole
dell'Arcipelago toscano, per esempio, e perfino nei parchi
naturali.
Premuto dalla lobby verde (l'ex ministro dei Beni
culturali, Giovanna Melandri, Ermete Realacci, presidente di
Legambiente, Chicco Testa) alla fine del 1999 il ministro
dell'Industria Pierluigi Bersani varò un decreto che sembra
studiato apposta per spianare la strada all'energia eolica,
anche a svantaggio di altre fonti alternative, quella solare
in testa. Gli addetti ai lavori lo conoscono come «il decreto
dei certificati verdi». In pratica ai produttori elettrici
viene imposto che almeno una quota del 2 per cento
dell'elettricità provenga da fonti alternative. E siccome a
oggi il sistema più economico per produrre energia
alternativa è il vento, ecco che tutti si stanno buttando sul
grande affare dell'eolico per dotarsi di quel certificato
verde che ormai si compra e si vende sul mercato come un
qualsiasi altro prodotto.
Solo da poco si sono cominciate a levare le prime voci
contro la corsa eolica. Tra le associazioni verdi si è
distinto il Comitato nazionale del paesaggio guidato da Carlo
Ripa di Meana, che ha trovato un alleato inatteso nella
Coldiretti: «Difendiamo i nostri interessi; proprio ora che
l'impresa contadina si diversifica, per esempio con
l'agriturismo, ci sottraggono il bene più prezioso che è
l'integrità dell'ambiente» protesta il presidente Paolo
Bedoni. E Ripa di Meana spiega: «Non demonizziamo l'eolico,
ma sono convinto che così come lo stanno realizzando non sia
interessante». Anche il ministro dei Beni culturali, Giuliano
Urbani, sta prendendo di punta la faccenda: «Chi ha a cuore
il paesaggio italiano non può far finta di niente. Trovo
incredibile che la maggioranza degli ambientalisti si adoperi
per fare scempio del territorio. Porterò la questione in
Consiglio dei ministri». Con fatica Urbani sta intanto
cercando di porre un primo freno all'eolico all'italiana
d'intesa con il collega dell'Ambiente, Altero Matteoli, che è
anche uno dei massimi dirigenti di Legambiente.
I
numeri dei giganti
--------------------
Sono 1.000 le
torri eoliche installate in 6 regioni: Sardegna, Campania,
Molise, Abruzzo,
Puglia, Toscana
Potenza eolica
installata: 700 megawatt (o,5 per cento della
produzione elettrica annuale
in Italia).
Presentate domande
per realizzare altri 245 impianti per un totale di 2.500-5.000
nuove
torri con l'obiettivo di produrre 8.647 megawatt.
Altezza torri: fino
a 140 metri (13 metri più alte del grattacielo
Pirelli di Milano)
Ogni impianto è
composto da 10-20 torri
Cercasi
kilowatt
--------------------
In Italia la domanda
di energia è di 184 milioni di tonnellate equivalenti
di petrolio
(tep): 20 milioni in più rispetto a dieci anni
fa.
Il consumo è in
costante crescita: rispetto all'anno precedente, nel 2000 è
salito del 4,5%.
La produzione nazionale ha raggiunto i 263,3 miliardi di
kwh (+4,2), ma di più sono cresciute
le importazioni: 44,3 miliardi di kwh (+5,6%). La
produzione termoelettrica ha raggiunto
208 miliardi di kwh (+5,6%), mentre quella
idroelettrica è diminuita a 50,3 miliardi di kwh
(-1,8%). Aumenta anche la produzione geoternica (+7%)
e un vero boom riguarda l'energia
eolica, cresciuta del 39,6%. Ma per risolvere il
problema c'è anche chi pensa di tornare al
nucleare.
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L'Unione Sarda -
23.06.2002
Tempio. Ripa di Meana
contesta il progetto per la realizzazione di 1500 torri alte
oltre 100 metri
Uno sporco affare con il vento
«Parchi eolici? Business buono solo per le
multinazionali»
TEMPIO
- «I signori del vento voglio 1500 torri alte oltre cento
metri, negli angoli più belli della vostra Isola. Uno scempio
ambientale che toglierà alla Sardegna il suo futuro e la sua
naturale vocazione turistica». Carlo Ripa di Meana,
presidente del Comitato nazionale del paesaggio, ex ministro e
commissario europeo, ambientalista senza partito, ha
denunciato, ieri mattina nel salone del palazzo Pes di Villa
Marina «il lucrosissimo business dei parchi eolici». Il suo
Comitato, ha presentato un voluminoso dossier fitto di numeri
e dati tecnici di fronte ad un pubblico composto dagli
ambientalisti che si oppongono alla realizzazione dei nuovi
parchi di Oschiri e Ploaghe. Ripa di Meana ritiene che la
Sardegna sia pronta per essere sacrificata al business del
vento. «Se prendiamo in considerazione - ha detto l'ex
ministro - le richieste pervenute al gestore nazionale sino al
31 marzo di quest'anno, la Sardegna risulta al primo posto con
92 domande di nuovi parchi. Seguono Sicilia e Calabria. Tutte
e quattro le province sarde sono interessate dai progetti dei
parchi eolici. Tra gli altri, ci sono centri come Alghero,
Sant'Antioco, Gesturi, Santu Lussurgiu, e qui in zona Oschiri,
e quindi il Limbara. Un progetto complessivo che, se portato a
compimento, modificherà i vostri paesaggi».
Con l'ex ministro anche l'ambientalista e colonnello del Corpo
forestale, Stefano Allavena. I due raccontano anche la storia
e lo sviluppo dell'energia eolica. «In Italia, - spiega Ripa
di Meana - ma il discorso vale anche per la Sardegna, non ci
sono le condizioni che hanno consentito ai Paesi atlantici e
del nord Europa di sviluppare questo tipo di energia
alternativa. Parlo di un regime di venti costante e robusto.
Eppure, oggi, multinazionali e aziende italiane, possono
godere di consistenti finanziamenti per l'installazione delle
torri. Il tutto all'interno di un meccanismo che impone ai
grandi produttori di energia elettrica di riservare una quota
del 2 per cento alle fonti alternative. In pratica un
ornamento che nulla cambia rispetto ai problemi posti dal
protocollo di Kyoto. L'energia elettrica prodotta dai parchi
eolici influisce in maniera neanche sensibile sulla quantità
di oli pesanti, benzina e carbone bruciati elle centrali
termoelettriche E attenzione quando parliamo delle torri più
alte della cupola di San Pietro non dobbiamo pensare ai mulini
a vento. Stiamo parlando di impianti industriali».
L'alternativa, secondo Ripa di Meana è il sole: «Se la
Germania punta sull'energia fotovoltaica, se uno scienziato
come Carlo Rubbia ha più volte spiegato che si tratta, almeno
per l'Italia, di una strada percorribile, perché non farlo in
modo serio?». Staccata finale: «Gli imprenditori prendono la
palla al balzo e soprattutto non si lasciano scappare i
finanziamenti. Ma questa situazione è dovuta ad una gestione
scolastica del problema. Basta pensare ai certificati verdi
del ministro Bersani, condivisi dai colleghi del
centrosinistra Melandri e Bordon. Per non parlare dell'Enel di
Chicco Testa. Con la benedizione di Legambiente».
Andrea Busia
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ANSA
- 17.06.2002
SALVA-DEFICIT: RIPA DI
MEANA, NULLA DI FRONTE A SCEMPIO IN CORSO
(ANSA) - ROMA, 17 GIU - Si protesta contro il decreto Tremonti,
ma nessuna voce si leva per condannare '"lo scempio in
corso" attraverso l'installazione di impianti per
l'energia eolica sui crinali e altopiani: una situazione di
fronte alla quale, secondo il presidente del Comitato
nazionale per il paesaggio, Carlo Ripa di Meana, "è
nulla" il decreto Tremonti circa le possibili alienazioni
del patrimonio pubblico.
In una nota Carlo Ripa di Meana si dice
"disgustato e indignato per il silenzio assoluto di tutti
coloro, politici, intellettuali e associazioni ambientaliste
che hanno tuonato per due giorni contro il decreto Tremonti
che prevede di ricavare un reddito dai beni dello Stato".
"E' vero - sostiene Ripa di Meana -, è un
decreto oggi espresso in forma ambigua e pericolosa: tuttavia
nulla rispetto a uno scempio in corso, quello rappresentato
dalla devastazione del paesaggio italiano con l'installazione
di giganteschi impianti industriali dell'energia eolica sui
crinali e sugli altopiani italiani, che oggi sono già 1.200.
Tutti sanno - prosegue - che nei prossimi due anni la
speculazione finanziaria che ne è alla base, si propone di
conficcarne 8-10 mila lungo tutta la dorsale appenninica, le
Prealpi, le coste e le isole italiane".
Ma, afferma Carlo Ripa di Meana, "non uno
degli innumerevoli oppositori del decreto Tremonti, neppure il
presidente del Cai, ha levato un grido d'allarme contro il
disastro in corso di cui sono responsabili i precedenti
governi e come promotrici non poche associazioni ambientaliste
che oggi proferiscono le loro requisitorie su quello che
ancora non si è fatto con il decreto Tremonti". (ANSA)
COM/IMP
27-GIU-02 15:05 NNNN
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"SALVIAMO
IL NOSTRO APPENNINO"
Parchi News
Nell'anno internazionale delle montagne e dell'ecoturismo
rivolgiamo questo appello alle istituzioni e ai cittadini:
salviamo il nostro Appennino!
La
marginalità del territorio appenninico, rispetto ai
processi di sviluppo economico che hanno trasformato il
nostro Paese negli ultimi decenni, ha causato un drammatico
esodo delle popolazioni montane. Tale marginalità ha
comunque consentito, pur con alcune gravi eccezioni, la
conservazione di uno straordinario patrimonio paesaggistico,
naturalistico e storico-culturale, che oggi rappresenta
l'unica condizione per realizzare uno sviluppo
socio-economico compatibile e duraturo.
L'istituzione di numerose aree protette - l'Appennino
umbro-marchigiano comprende due Parchi nazionali, cinque
Parchi regionali e tre Riserve naturali, oltre a molteplici
Siti di interesse comunitario e Zone di protezione speciale
previsti dalla normativa europea - e lo spirito di
importanti iniziative recentemente avviate, quali il
progetto Appennino Parco d'Europa (APE) e la proposta di
legge sui "Piccoli Comuni", sottolineano gli
sforzi che si stanno compiendo in questa direzione.
Proprio nelle aree protette si registrano i primi
significativi risultati, sul piano economico e sociale, di
un modello di sviluppo fondato sulla conservazione del
territorio, sulle produzioni tradizionali, sull'ecoturismo,
sull'educazione ambientale: ed è un tipo di sviluppo in
grado di espandersi su tutto il territorio montano.
La
realizzazione di impianti industriali per la produzione di
energia eolica sulle sommità e sui crinali più
incontaminati di questo tratto di Appennino, e in
particolare sui Sibillini, mette in crisi tale modello e
rappresenta una minaccia alla conservazione delle risorse
paesistico-ambientali ancor più grave dell'aggressione
avvenuta negli anni sessanta e settanta con l'urbanizzazione
selvaggia di alcune aree montane di grandissimo valore.
Come allora, anche gli impianti eolici di oggi, per come
vengono prospettati, rappresentano per la montagna un mito
falso e devastante: a fronte di un contributo trascurabile a
livello nazionale nella diminuzione di emissione di
"gas serra", essi, se verranno realizzati,
produrranno gravissimi danni al paesaggio e all'ambiente con
ricadute fortemente negative nei processi economici e
sociali in atto.
Nella
consapevolezza che il raggiungimento degli obiettivi
stabiliti dal protocollo di Kyoto - esigenza fondamentale
per la salvezza dell'intera umanità - sia possibili solo
attraverso un'efficace politica che coniughi risparmio
energetico e utilizzazione razionale di tutte le fonti
energetiche rinnovabili, anche attraverso seri incentivi
alla ricerca e alla sperimentazione,
chiediamo:
che gli impianti eolici vengano collocati sulla base di
un'attenta pianificazione a livello nazionale e regionale
escludendo, comunque, i territori sensibili dal punto di
vista del paesaggio e delle risorse naturali, ivi compresi i
crinali e le sommità, e considerando invece anche il mare
aperto verso il quale si stanno rivolgendo i progetti più
avanzati di altri Paesi (come in Germania);
che venga disposta un'immediata moratoria delle procedure di
approvazione di tutti i progetti riguardanti i territori
sensibili e in particolare i Sibillini;
che venga realizzata una politica adeguata a sostegno delle
popolazioni montane che garantisca l'esistenza dei servizi
fondamentali e nello stesso tempo un ulteriore impulso alla
realizzazione di quel modello di sviluppo sostenibile che,
unico, può garantire la permanenza e il protagonismo delle
popolazioni locali e soprattutto dei giovani.
Rivolgiamo
questo appello al Presidente della Repubblica, al Presidente
del Consiglio dei Ministri, ai Presidenti delle Regioni
Marche e Umbria sui quali ultimi incombe la più diretta
responsabilità di salvare l'Appennino umbro-marchigiano con
la sua natura, la sua storia, la speranza delle sue
popolazioni.
Chiediamo
ai rappresentanti di tutte le istituzioni, alle
organizzazioni, alle associazioni, a tutti i cittadini
sensibili di sottoscrivere l'appello (fax 0737/972707;
e-mail: parco@sibillini.net).
Carlo
Alberto Graziani Stefano Leoperdi Massimo Marcaccio Katia
Mariani Presidente del Parco Nazionale Assessore Ambiente
dei Monti Sibillini Provincia Macerata Provincia Ascoli
Piceno Provincia Perugia
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Corriere dell'Umbria -
14.06.2002
Domenica
a Villa Redenta l'iniziativa degli ambientalisti. Chiedono
anche l'intervento del presidente della Repubblica
Da Italia Nostra un no ai parchi
eolici
SPOLETO
- La sezione di Spoleto di Italia Nostra aderisce alla
giornata di mobilitazione nazionale "Italia da
salvare", i cui contenuti sono condensati nell'iniziativa
"Un anno di false libertà" portata avanti
dall'associazione ambientalista.
Per l'occasione il consiglio regionale di Italia Nostra ha
organizzato un incontro dibattito pubblico dal titolo
"Confronto sullo stato dell'ambiente in Umbria", che
si terrà domenica, a partire dalle ore 9.30, nella Sala
Monterosso di Villa Redenta. Interverranno Giuseppe Severini,
Carlo Ripa di Meana, Angelo Velatta, Bernardino Ragni, Pietro
Scarpellini e Bruno Toscano. Parteciperanno le sezioni di
Italia Nostra dell'Umbria, ed esponenti umbri del Wwf, di
Legambiente, Greenpeace, Comitato Nazionale del Paesaggio,
Città Nuova, Fai, Cai, Federcaccia.
Particolare attenzione verrà data al tema degli impianti
industriali per la produzione di energia elettrica con
l'ausilio del vento, ovvero i cosiddetti "parchi
eolici", che secondo Italia Nostra rischiano di deturpare
irrimediabilmente e per sempre l'unica vera ricchezza
dell'Umbria, il paesaggio. Verranno anche raccolte firme per
un appello al presidente della Repubblica a tutela della
salute dei cittadini.
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CLUB
ALPINO ITALIANO
DELEGAZIONE REGIONALE DELLE MARCHE
T.A.M. - COMMISSIONE PER LA TUTELA DELL'AMBIENTE MONTANO
Sezione CAI di MACERATA
16 giugno 2002
LIBERIAMO
IL VENTO
manifestazione
per conoscere le montagne che
dovranno diventare siti di centrali eoliche
Con
la collaborazione logistica della sezione CAI di Macerata,
la TAM Marche, organizza per domenica 16 giugno 2002, una
manifestazione aperta a tutti, sezioni Cai, associazioni per
la difesa dell'ambiente, cittadini, con lo scopo di far
conoscere tutti i possibili aspetti conseguenti alla
prevista realizzazione di impianti per la produzione di
energia eolica nel nostro Appennino, specialmente la zona
del Maceratese.
Si potranno effettuare escursioni guidate nella zona a
cavallo tra i comuni di Montecavallo e Visso (montagne di
M.Cavallo, M.Murlo, M.Fema, M.Tolagna) dove è stato avviato
il procedimento per l'autorizzazione della centrale eolica
ORION con 111 aeromotori.
La manifstazione escursionistica ha lo scopo di far
conoscere l'ambiente naturale nel quale si vogliono
costruire tali impianti e valutare insieme la compatibilità
e gli impatti ambientali prevedibili.
Programma previsto
Ore
9.00 VISSO (appuntamento in piazza)
Ore
9.30 Escursione lunga Fematre - M.Murlo -
Pian della Cuna - Orvano
Escursione breve Fematre - M.Murlo - Croce
Ore
14.00 circa ricreazione con pane, ciauscolo e formaggio
dei Sibillini (5 euro)
Ore
17.00 VISSO - conclusione della manifestazione e
incontro dibattito con le autorità locali
La
sezione di Macerata organizza un pullman che potrà
eventualmente fare da staffetta tra Visso e Fematre (la
prenotazione è inderogabilmente entro mercoledì 12/06/02)
Per ogni informazione
logistica
Sezione di Macerata - via Bartolini, 37 - 62100 MACERATA
Tel/Fax: 0733-260704
e-mail: sezione@caimacerata.it
sito: www.caimacerata.it
oppure:
Andrea Antinori, responsabile regionale TAM
Tel. 0733.263333 (ab) - 269688
e-mail TAM: ambiente.tam@caimacerata.it
e-mail personale: antiandrea@libero.it
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Corriere dell'Umbria -
01.06.2002
Norcia
Non sono stati chiariti tutti i dubbi nel corso della
riunione
Energia eolica, restano molte
perplessità
NORCIA
- Si continua a parlare di energia eolica, questione aperta e
scottante in Valnerina e nel Parco nazionale dei monti
Sibillini, soprattutto riguardo alle soluzioni da adottare in
attesa che si arrivi a un'adeguata pianificazione energetica a
livello regionale e nazionale. Istituzioni, associazioni
ambientaliste, sociali e culturali, ma anche comitati, tour
operator e numerosi cittadini, hanno partecipato, gli scorsi
giorni a Norcia, ad un convegno interregionale sul tema,
organizzato dal Wwf Umbria, Marche e Molise, in collaborazione
con il Wwf Toscana e Abruzzo. All'incontro, che è servito ad
aprire una riflessione seria e trasversale sull'energia
eolica, è stato presentato il documento nazionale del Wwf
Italia in cui l'associazione mette in luce che l'eolico è sì
una necessaria fonte di energia pulita ma che non può avere
impatto sull'ambiente. "Abbiamo investito molto sulla
difesa del paesaggio - ha detto il sindaco di Norcia Alberto
Naticchioni, intervenendo al dibattito -. Abbiamo combattuto
le centraline idroelettriche e ogni forma di violenza al
territorio; e ora non possiamo non valutare attentamente
questo problema". Un pensiero condiviso da tutti i
presenti e da tutti i relatori, compreso l'ex direttore
generale ENEA Domenico Coiante, per il quale "la corsa
all'eolico innesca dei sospetti e le comunità locali, a
fronte di un danno irreparabile, non ricaverebbero grossi
guadagni se non l'esigua cifra ricavata dall'affitto della
piazzola occupata dagli aerogeneratori". L'assessore
all'ambiente della Provincia di Perugia Katia Mariani si è
dichiarata favorevole all'applicazione di una normativa ad
hoc, mentre per l'assessore all'ambiente del Comune di Norcia,
Ulisse Regoli, "è impensabile arrivare a stravolgere,
con danni irreversibili, il patrimonio di aree straordinarie
per integrità e identità, e ad alta valenza paesistica e
ambientale, come la valle del Nera".
Analoga
la posizione del Parco dei Sibillini, in base alla quale la
realizzazione di impianti eolici nel territorio del parco e
nei territori limitrofi può essere ritenuta incompatibile con
le finalità istitutive, le esigenze gestionali e le strategie
di sviluppo socio-economico del parco stesso, per quanto
riguarda i processi economici e sociali, la conservazione
delle specie animali, degli equilibri ecologici, idraulici e
idrogeologici. Il risultato tecnico raggiunto al termine del
dibattito è stato pertanto quello di invitare il Ministero
dell'Ambiente a dettare nel più breve tempo possibile, di
concerto con il Ministero dei Beni Culturali e Ambientali e
attraverso un aperto confronto con le associazioni
ambientaliste, le linee guida per la localizzazione degli
impianti eolici, comprese le aree naturalisticamente e
paesaggisticamente di interesse nazionale da escludere a
priori. Condivisa come esigenza prioritaria è stata inoltre
la richiesta di attuazione ed elaborazione, quanto prima, del
Piano Energetico Regionale che punti sull'utilizzo di tutte le
fonti rinnovabili e, riguardo all'eolico, individui le aree da
interdire a questi impianti, stabilendo le procedure di
valutazione di impatto ambientale (VIA) e di valutazione
ambientale strategica (VAS). Ma in attesa di tale
pianificazione, quali misure verranno adottate per la
salvaguardia del territorio? Le procedure di autorizzazione
riguardanti aree particolarmente sensibili e sulle quali sono
state sollevate fondate obiezioni verranno sospese oppure no?
Domande senza una risposta ufficiale che in molti attendevano
proprio nell'ambito di questo convegno, al quale si è
registrata l'assenza della Regione Umbria, la sola in grado di
fare maggiore chiarezza in merito.
Antonella
Franceschini
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Il Messaggero -
01.06.2002
Battaglia contro i Mulini a vento
di Ave Zelinda
Fedeli - Perugia
Perché c'è chi si agita quando si parla di eolico? chi
preferirebbe "raggi di sole" e non "pale"
sull'Appennino umbro-marchigiano, cerca solo di capire, per
ora, come possa essere considerata "verde"
un'energia la cui produzione richiede la sostituzione di
piante e suolo, con ferro e cemento e pertanto non otterrebbe
certificazioni di qualità. Perché la strada scelta per Kyoto
non è quella del miglioramento dell'efficienza energetica e
del risparmio dei consumi? Perché non si pensa a un mix di
fonti rinnovabili sia per raggiungere l'autosufficienza
energetica, che per garantire la continuità nel tempo della
disponibilità? perché l'energia verde costa di più, se per
il gestore la materia prima è invece gratuita? E' opportuno
installare gli impianti industriali delle Wind Farms nelle
aree a maggiore rischio sismico? In Valnerina, i vincoli che
deve già rispettare la popolazione, avranno lo stesso peso
sugli aerogeneratori? Chi pagherà gli elettrodotti?
E si vorrebbe sapere se la compensazione è uguali ai disagi;
se il paesaggio è ancora un valore; se la tutela del
territorio ha ancora un senso, se questa opzione sostiene e
come l'interesse collettivo; se potrà essere pregiudizievole
nei confronti dello sviluppo dell'uso delle altre fonti
rinnovabili, perché l'Appennino centrale dovrebbe diventare
un segmento dei tremila km di pali che si installeranno in
Italia; se è più lungimirante incassare subito i soldi della
vendita o dell'affitto dei terreni e della concessione,
oppure, come hanno deciso i nursini, non cedere la propria
terra "per trenta denari", perché vale e frutta di
più cosi com'è.
Ed ancora, perché si dovrebbe utilizzare proprio e solo
l'eolico? Sulle diverse tecnologie per la trasformazione in
energia di tutte le fonti rinnovabili, non c'è carenza
culturale, né di informazioni. Forse si preferisce l'eolico
perché il mercato offre impianti immediatamente installabili,
senza oneri di investimento, è la strada più facile e più
veloce "per fare", mentre, per ottenere i
finanziamenti stanziati per il solare, occorrerebbe
coinvolgere capacità progettuali e competenze tecniche (non
sempre disponibili) e fondi propri. Perciò, abili
investimenti sul solare e l'eliminazione degli
"intermediari", determinerebbero non oneri, ma reali
benefici sociali.
La differenza non è nella qualità della fonte e delle
tecnologie, ma nella capacità di saper gestire le situazioni,
di programmare a lungo termine, di valutare i costi-benefici
delle scelte. Ma chi pensa che Umbria e Marche non siano in
grado di adottare strategie di pianificazione che sostengano
anche la cogenerazione e la trigenerazione con il solare e
riducano il ricorso alle centrali tradizionali? Che non
diventeranno le regioni capofila di un processo ancora più
importante, finalizzato al perseguimento della sostenibilità
attraverso un uso strategico delle innovazioni tecnologiche?
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Sette,
supplemento del Corriere della Sera - 16.05.2002
IL GRANDE SCEMPIO
dell'energia eolica
di
Ernesto Galli Della Loggia
Fa
ancora bella mostra di sé all'ingresso di tanti comuni
d'Italia un cartello, risalente per lo più agli anni
'60 e '70, con la scritta «comune denuclearizzato», a
indicare che quel comune, appunto, ha deciso di non ospitare
sul suo territorio alcun impianto nucleare, a cominciare da
alcuna centrale elettrica nucleare. La ragione del cartello è/era,
naturalmente, di natura solo simbolica. Non è infatti che
nella realtà ci sia mai stata una massiccia richiesta ai
comuni di accogliere decine e decine di impianti nucleari; che
qualcuno, per esempio l'Enel, avesse deciso di coprire
l'Italia di siti destinati a scaricare nell'ambiente uranio o
plutonio o che so altro in dosi massicce. No, si trattava più
semplicemente, da parte della giunta comunale, di far sapere,
con quel cartello, che essa era schierata contro «gli
armamenti», le basi missilistiche, i depositi di testate
nucleari, di cui quei guerrafondai della Nato, e gli americani
specie, avrebbero voluto coprire il Bel Paese: che la giunta
era schierata insomma dalla parte della «pace», nella
versione che di essa e dei suoi presupposti dava allora la
propaganda filosovietica. E infatti la stragrande maggioranza
dei comuni «denuclearizzati» erano comuni governati da
giunte di sinistra.
Le quali, tanto sensibili un tempo ai pericoli del nucleare,
non sembrano minimamente sensibili, invece, oggi, ai pericoli
rappresentati dagli impianti per la produzione di energia
eolica che hanno cominciato a infestare il loro territorio.
Intendiamoci: allo stesso identico modo in cui della cosa non
sembra importare nulla anche alle giunte di destra della
Penisola, così come, del resto, neppure all'attuale ministro
dell'Ambiente, Matteoli, di An. Il quale, infatti, non risulta
che stia muovendo neppure il classico dito per fermare quello
che è forse il massimo attentato in corso al nostro paesaggio
e che ha, proprio perciò, attirato le ire sacrosante di un
neo costituito Comitato nazionale del paesaggio, presieduto da
Carlo Ripa di Meana, che vi ha dedicato una ben documentata
pubblicazione.
Di cosa si tratta? Qual è il pericolo che si nasconderebbe in
quella cosa apparentemente leggera e pulita che nella nostra
immaginazione è l'energia eolica? E' presto detto.
L'elettricità prodotta dalla forza del vento sarà pure, come
dicevo, la meno inquinante del mondo. Peccato però che per
essere prodotta essa necessiti dell'installazione di
gigantesche pale infisse su altrettante gigantesche torri che
insieme raggiungono - attualmente - altezze intorno ai 70
metri (per intenderci un paio di volte la colonna Traiana) ma
che, si prevede, possano domani svettare maestosamente
addirittura fino a 100 metri e oltre. Naturalmente non si
tratta mai di piantare una o due torri, bensì decine e
decine. Come sa chi si è trovato a percorrere certi crinali
appenninici, umbri, molisani o pugliesi, certe zone della
Sicilia e della Sardegna, l'effetto invasivo e lo
stravolgimento di tutto il profilo e il senso del paesaggio
sono massimi. Tanto più che si tratta invariabilmente di
luoghi tra i più appartati e selvaggi del nostro Paese (i
pochi rimasti), tra i più belli, silenziosi e suggestivi, i
quali, per accogliere i parchi eolici, come si chiamano,
vengono sottoposti a nuove costruzioni stradali e a grandi
lavori di impianto, finendo per perdere del tutto il proprio
carattere originario.
Le torri eoliche oggi esistenti in Italia sono più di mille,
ma già è agli atti la richiesta di costruire nel prossimo
futuro la bellezza di 502 nuovi impianti (impianti, non
singole torri), dai 75 della Sicilia ai 45 della Basilicata e
ai 33 di Puglia e Umbria. Insomma una vera e propria immensa
distesa di tralicci disseminati in quasi tutti i luoghi più
pittoreschi d'Italia. E tutto questo, si può ben dire, per
niente, dal momento che la percentuale di energia elettrica
prodotta dal vento non può, per sua natura, che essere del
tutto irrilevante. Oggi essa arriva allo 0,4 per cento del
totale. Domani potrà arrivare a superare di pochissimo l'1
per cento. Come ha affermato il premio nobel Carlo Rubbia: «Se
si deve pensare all'eolico come un apporto energetico
fondamentale per il nostro Paese, di queste torri eoliche
dovremo farne non delle centinaia ma delle migliaia, e forse
anche delle centinaia di migliaia».
E' possibile? E' questo che vogliamo? Sicuramente è ciò che
vogliono coloro che hanno inventato il geniale sistema di «certificati
verdi» che è poi la vera ragione della diffusione dei parchi
eolici in Italia. E' il sistema che obbliga chiunque voglia
entrare nel mercato della produzione di energia elettrica a
dimostrare - attraverso per l'appunto il certificato verde di
cui sopra - che una quota, sia pure minima, dell'energia da
lui prodotta è da fonte rinnovabile. Essendo al momento
l'energia di derivazione eolica la più economica, ecco
spiegata la diffusione della mostruosa distesa di torri in
molti dei luoghi più suggestivi del nostro Paese. Ed ecco
come in Italia un ecologismo di maniera, assurto a scialbo
luogo comune buonista, diviene nella realtà l'alibi per
consentire a chi di dovere di guadagnare un bel po' di
quattrini squartando montagne, distruggendo pianori, alterando
paesaggi prestigiosi che la natura e il passato ci hanno
affidato ma di cui a noi tutti - di destra, di centro e di
sinistra - non sembra importare più di tanto.
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LA
TERRA DI MEZZO, Giornale universitario - Maggio 2002.
Numero 2
LA QUESTIONE EOLICA IN ITALIA
Energia eolica uguale energia ecologica? Una falsa
equazione
DI
ALESSANDRO SANSONI
La cosiddetta
bellezza della natura
è in realtà il prodotto dell'intelligenza,
del pensiero e del lavoro umano:
è un immenso libro, un palinsesto
in cui sono scritti millenni di storia
Giulio Carlo Argan
Sono
ormai alcuni decenni che si fa un gran parlare di energia
pulita e rinnovabile. L'innalzamento spropositato dei tassi di
inquinamento, il pericolo rappresentato dall'effetto serra, la
consapevolezza che le fonti energetiche di provenienza fossile
(carbone, petrolio) sono destinate ad esaurirsi in tempi non
troppo lunghi, hanno spinto scienziati e politici ad
interrogarsi sulla possibilità di ricavare l'elettricità di
cui la società contemporanea necessita per sopravvivere,
discostandosi dai principi della termodinamica. Il controverso
protocollo di Kyoto si ispira proprio a questa esigenza ed
invita i paesi che lo hanno sottoscritto ad investire nella
ricerca e nella produzione di energia ecocompatibile.
Acqua, sole e vento sono considerate le fonti energetiche del
futuro, capaci di coniugare due straordinari vantaggi:
l'inesauribilità e la sostenibilità ambientale. Sono le
ricette preferite dalla retorica dell'ecologismo spicciolo che
ci viene insegnato sin da bambini nelle scuole, l'uovo di
colombo che permetterebbe al mondo di continuare a progredire
senza distruggere l'ecosistema, garantendo anche una migliore
qualità della vita.
In realtà le cose non stanno esattamente in questo modo, come
dimostrano i problemi di impatto naturalistico che presenta lo
sviluppo e la diffusione dell'energia eolica nel nostro paese
e che sono stati messi in risalto dal Comitato Nazionale
del Paesaggio, un'associazione finalizzata alla tutela dei
beni ambientali e del paesaggio, costituitasi a Roma sul
finire del 2001, composta da centinaia di soci di quindici
regioni italiane.
In
un voluminoso e ben documentato dossier¹, gli esperti del CNP
smantellano con dovizia di dati e particolari l'equazione
energia eolica uguale energia ecologica, e lanciano un
preoccupante allarme circa i rischi che corrono il paesaggio e
l'ambiente naturale italiano a causa delle sciagurate
politiche attuate dai governi di destra e di sinistra del
nostro paese, in barba all'articolo 9 della Costituzione, che
tutela espressamente il paesaggio ed i beni ambientali della
penisola, considerandoli patrimonio comune del popolo
italiano.
Non tutti sanno che le torri eoliche necessarie, grazie al
movimento delle loro pale innescato dal vento, alla produzione
di energia non sono esattamente simili ai mulini a vento
contro cui si scagliava Don Chisciotte. Si tratta piuttosto di
giganteschi pilastri di acciaio, alti dai 70 ai 100 metri,
esteticamente non particolarmente apprezzabili, che
necessitano di grosse infrastrutture di supporto per adempiere
al loro compito (strade, elettrodotti, impianti di vario
tipo). Ogni centrale, inoltre, non è composta da un paio di
torri, al contrario, per essere efficace, ne deve contare
alcune decine distribuite in fila su porzioni di territorio
relativamente ampie.
Considerando che i luoghi più adatti della nostra penisola a
sfruttare la forza delle correnti ventose sono localizzabili
proprio in corrispondenza di zone particolarmente preziose
sotto il profilo naturalistico e paesaggistico (arco
prealpino, dorsale appenninica, rilievi insulari) e che
costituiscono quanto rimane di quello che una volta era
considerato "il giardino d'Europa", ecco che le ben
6000 torri in progetto di costruzione in tutta Italia
diventano altrettante armi devastanti incaricate di compiere
l'ennesimo distruttivo scempio del nostro ecosistema: montagne
sventrate dalla cave di cemento; sentieri silenziosi e
suggestivi tramutati in strade asfaltate per permettere il
passaggio dei camion; decine di torri di acciaio situate nel
bel mezzo di boschi e foreste protette; migliaia di uccelli
sfracellati sulle pale eoliche, volteggianti proprio lungo il
corso delle correnti ventose sfruttate durante le migrazioni
(negli Stati Uniti, dove l'eolico è particolarmente diffuso,
il 30% delle morti di volatili è causato dalle pale).
Si dirà: non è possibile avere la botte piena e la moglie
ubriaca; quella eolica, sebbene abbia dei costi ambientali
rilevanti, è tuttavia un'energia pulita e può contribuire a
diminuire il livello di inquinamento, che attualmente è il
maggior problema ecologico del nostro pianeta. Niente di più
falso.
Attualmente i 700 MW (ogni torre ha una potenza oscillante tra
gli 0,6 ed i 2 MW a seconda delle dimensioni) installati negli
ultimi cinque anni coprono appena lo 0,5% del fabbisogno
nazionale di energia elettrica. Quando sarà raggiunto il
tetto massimo di 5000 MW (un tetto non superabile, perché la
tecnologia eolica non è in grado di garantire quell'assoluta
affidabilità di erogazione alla quale sono tenute per legge
le compagnie fornitrici di elettricità) questa percentuale
assurgerà al 3,3%, con un risparmio sul consumo nazionale
relativo ai combustibili fossili pari all'1,1%, che è roba da
ridere se pensiamo che questo stesso consumo aumenta
annualmente del 2-3%. In verità, come ha dichiarato
recentemente il premio Nobel Carlo Rubbia, se si vuole
dall'eolico un apporto energetico fondamentale per il nostro
paese, di queste torri eoliche dovremmo farne non delle
centinaia, ma delle migliaia, e forse anche delle centinaia di
migliaia (brano di un'intervista andata in onda il 12
gennaio 2002 nella trasmissione di Rai 3 Ambiente Italia).
La scena è agghiacciante: il Belpaese ricoperto di centraline
eoliche ed assordato dal rumore delle loro pale, come ben
sanno coloro che abitano nelle vicinanze degli impianti
sperimentali già presenti sul nostro territorio.
E' abbastanza chiaro che il gioco non vale la candela... Ma
forse per qualcuno sì.
Da
quando occuparsi di ecologia è divenuto politically
correct, la chiacchiera pseudoambientalista è divenuta un
comodo stratagemma attraverso cui affaristi e politici senza
scrupoli mascherano speculazioni assai lucrose. Gli esempi
sarebbero numerosi, ma il problema del business
ecologico meriterebbe una lunga e dettagliata trattazione ad
hoc. Rimanendo invece in tema, bisogna focalizzare
l'attenzione sulla questione dei "certificati
verdi". Si sta parlando dell'espediente legislativo con
il quale l'Italia ha mostrato la propria buona volontà per
addivenire ad una riconversione della propria produzione
energetica maggiormente rivolta verso le fonti cosiddette
"pulite e rinnovabili" e che è strettamente
correlato con la futura liberalizzazione del mercato
energetico. In sostanza, le società interessate a fornire
elettricità agli utenti della penisola devono, per legge,
orientare almeno il 2% dei propri investimenti verso fonti di
energia rinnovabile (eolica, solare, fotovoltaica, idrica,
ecc). Una volta adempiuto a questo obbligo, esse ricevono una
certa quantità di "certificati verdi",
corrispondente al capitale impiegato, dopodiché questi
possono essere venduti, persino quotati in borsa. La normativa
favorisce tale commercio, perché ciò che conta è che
l'impresa interessata ad agire nel mercato energetico sia
provvista dei certificati, anche se non ha investito in prima
persona e non possiede nemmeno un impianto di energia
rinnovabile. E siccome i macchinari eolici sono più economici
rispetto, per esempio, ai pannelli solari ecco spiegata la
ragione del grande interesse riscosso da questo tipo di fonte
energetica, avallato dal Protocollo d'Intesa L'energia dei
Parchi, promosso dall'ENEL e sottoscritto, nel febbraio
2001, da Legambiente, Ministero dell'Ambiente e Federazione
Italiana Parchi e Riserve Naturali.
Per un pugno di certificati c'è chi è disposto a
compromettere irreparabilmente la bellezza del paesaggio
italico e la preservazione delle ultime oasi verdi delle
nostre montagne!
La
situazione, dunque, è grave, ma non del tutto compromessa.
Esistono ancora margini di azione abbastanza ampi, occorre però
fare in fretta. In Campania, una delle regioni più colpite
dall'"eolico selvaggio", sono già ben 39 le
richieste di connessione alla rete di trasmissione. In alcuni
casi i lavori sono già ultimati, in altri ancora in corso o
in procinto di cominciare. La maggior parte dei siti sono
ubicati in Irpinia, nel Sannio e in provincia di Salerno,
mentre nel napoletano ve n'è uno a Serra del Ceraso. Lanciare
una vigorosa campagna di sensibilizzazione in merito ed
ottenere dal maggior numero di Comuni possibili una delibera
ufficiale con la quale essi si dichiarino "deolizzati"
è una prima forma di resistenza che è possibile scatenare
contro chi vuol distruggere il patrimonio storico,
paesaggistico ed ambientale delle nostre montagne.
*per aderire al Comitato Nazionale del Paesaggio
ecco l'indirizzo al quale rivolgersi:
Piazza Cola di Rienzo 92 00192 Roma. Tel. 06/3203998.
¹
Il dossier La questione eolica in Italia è
consultabile presso
i locali de La terra di mezzo che ha aderito al
Comitato Nazionale
del Paesaggio ed avvierà una serie di iniziative di
sensibilizzazione
e di lotta in merito. Per ulteriori informazioni è possibile
visitare
il sito www.cnp-online.it
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"RIFLESSIONI
SULLA ENERGIA EOLICA"
NORCIA - 25 MAGGIO 2002, ORE 15:00
SALA OTTOBEUREN, COMPLESSO DI SAN FRNCESCO, VIA RENZI 1
CONVEGNO INTERREGIONALE DEL WWf UMBRIA, MARCHE E MOLISE.
IN COLLABORAZIONE CON WWF TOSCANA E ABRUZZO
Introduzione ai lavori:
ANTONELLA PULCI,
PRESIDENTE WWF UMBRIA
Saluti:
ALBERTO
NATICCHIONI, SINDACO DI NORCIA
Interventi:
DOMENICO COIANTE,
EX DIRETTORE GENERALE ENEA
ANDREA DIGNANI,
PRESIDENTE WWF MARCHE
CARLO RIPA DI
MEANA, PRESIDENTE COMITATO NAZIONALE DEL PAESAGGIO
ANDREA SILLANI,
CONSIGLIERE NAZIONALE WWF ITALIA
DANILO MONELLI,
ASSESSORE ALL'AMBIENTE DELLA REGIONE DELL'UMBRIA
KATIA MARIANI,
ASSESSORE DELL'AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI PERUGIA
ULISSE REGOLI,
ASSESSORE ALL'AMBIENTE DEL COMUNE DI NORCIA
STEFANO LEOPERDI,
ASSESSORE ALL'AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI MACERATA
CESARE MIGLIOZZI,
PRESIDENTE NAZIONALE DELL'AGENZIA PER L'ENERGIA
ALESSANDRO
ROSSETTI, RAPPRESENTANTE DEL PARCO NAZIONALE DEI SIBILLINI
GIUSEPPINA NEGRO,
RAPPRESENTANTE WWF MOLISE
Parteciperanno inoltre al dibattito:
- COMITATO UMBRO
MARCHIGIANO LIBERI ORIZZONTI: ANDREA MORGANTINI
- NORCIA PROMOTION: GIOVANNI MENSURATI PRESIDENTE
CONSORZIO
- C.A.I.: RAPPRESENTANTE REGIONALE
- ITALIA NOSTRA: ORESTE RUTIGLIANO, RAPPRESENTANTE
NAZIONALE; RAPPRESENTANTE REGIONALE
- LEGAMBIENTE: VANESSA PALLUCCHI, PRESIDENTE REGIONALE
- AGRITURIST: RAPPRESENTANTE PROVINCIA DI PERUGIA
- ASSOCIAZIONE ECOLOGISTA DI SINISTRA: LORENA PESARESI, RESPONSABILE
REGIONALE
- VERDI ECOLOGISTI: ANGELO VELATTA
- COMUNISTI ITALIANI: MAURIZIO DONATI
- FORZA ITALIA: RAPPRESENTANTE REGIONALE
PER INFORMAZIONI:
WWF UMBRIA
VIA XX SETTEMBRE, 06124 PERUGIA
TEL. 075 58 50 506
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CENTRALI
EOLICHE: INUTILE DEVASTAZIONE DELL'AMBIENTE E DEL PAESAGGIO
DOMENICA 19 MAGGIO 2002 - ORE 10:30
AD ALLUMIERE
(ROMA) IN LOCALITA' FONTANACCIA (NEI PRESSI DI "LA
BIANCA", FRAZIONE DI ALLUMIERE), IL COMITATO NAZIONALE
DEL PAESAGGIO ORGANIZZA UN PRESIDIO DI PROTESTA CONTRO IL
PROGETTO DI REALIZZARE IN QUELLA LOCALITA' UNA CENTRALE
EOLICA.
SI TRATTA DI UN'AREA DI ECCEZIONALE IMPORTANZA NATURALISTICA
E TURISTICA TUTELATA AI SENSI DELLE DIRETTIVE DELL'UNIONE
EUROPEA SULL'AMBIENTE (NATURA 2000).
INTERVERRANNO
CARLO RIPA DI MEANA, MARCO PANNELLA, FULCO
PRATESI, DANILO MAINARDI
SIETE
TUTTI INVITATI A PARTECIPARE
per
chi arriva da Roma:
Autostrada per Civitavecchia - uscita Civitavecchia Nord -
strada per Allumiere - pochi chilometri prima del paese,
imboccare la strada per "la Bianca", quindi la
strada per la Fontanaccia.
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La Nazione, cronaca
umbra - 20.01.2002
AMBIENTE /
E' scontro sulle centrali elettriche alimentate dal vento
I verdi dicono no a Eolo
Sono 42 i siti individuati in Umbria mentre le richieste di
connessione sono 31.
Ripa di Meana e Angelo Velatta contrasteranno questo disegno
speculativo con tutti i mezzi a loro disposizione
di
Federica Cappelletti
PERUGIA - «Il matrimonio tra le centrali eoliche e il
paesaggio umbro non è consensuale. Montagne e colline del
cuore verde d'Italia, con rispettive conche e piane, sarebbero
letteralmente martoriate dalla costruzione selvaggia di
piattaforme di cemento, colonne in ferro e pale dalle
dimensioni ciclopiche. Uno scempio che riguarda l'intero
patrimonio italico, e che di certo non risparmierebbe il
centro della penisola». E' l'allarma lanciato, anche in
Umbria, dal Comitato Nazionale del Paesaggio. Una guerra
aperta contro il proliferare degli impianti eolici, che
rischiano di deturpare definitivamente flora e fauna dei più
importanti bacini verdi. Senza nemmeno garantire quantitativi
consistenti di energia elettrica - a meno che le centrali
arrivino a ricoprire interi territori regionali - e
soprattutto in maniera continuativa. A lanciare l'appello,
pronunciando un "no deciso" a questo modo di
produrre energia col vento e chiedendo l'intervento di
ministri, presidenti regionali, sindaci, nonché dell'opinione
pubblica, è stato l'ex ministro dell'Ambiente e presidente
del Comitato Nazionale del Paesaggio, Carlo Ripa di Meana. A
cui ha fatto da spalla, illustrando nel dettaglio problemi ed
esigenze di tutta l'Umbria, l'avvocato dei Verdi Angelo
Velatta. «L'impatto ambientale sarebbe disastroso - spiega
Velatta con tanto di mappature alla mano -, e deve essere
assolutamente evitato. Frenando i progetti relativi
all'eolico, che seppellirebbero meraviglie naturali e tipicità.
Andando a discapito di aree protette, boschi, pascoli e
turismo. Per cosa? Per avere energia discontinua e dare la
possibilità a qualcuno di negoziare certificati verdi. E' un
fantasma che dobbiamo scacciare, vista la consistente adesione
al sistema eolico che si sta raccogliendo in Umbria». A
pagare pegno, almeno per il momento, sarebbe soprattutto la
Valnerina. Dove verrebbe realizzato il più alto numero di
siti. Per un totale di 42 siti in tutta l'Umbria, con una
richiesta di connessione - qui la nota dolente - di ben 31
siti. Agghiacciante, se si considera che a farne le spese
sarebbero realtà come la Piana di Castelluccio di Norcia, ai
piedi del monte Cappelletta.
Focus
«E' un business pericoloso»
GLI IMPIANTI EOLICI
forniscono appena lo 0,5 per cento al bilancio energetico
nazionale, distruggendo il patrimonio naturale e creando le
basi per un business impetuoso e pericoloso.
Il Presidente Carlo Ripa di Meana, porta in tavola le cifre di
una situazione italiana preoccupante: 451 le richieste per
impiantare i parchi eolici inoltrate al novembre 2001 al
gestore della rete di trasmissione nazionale. Tante, con punte
record in Sardegna, Calabria e Basilicata. Seguite dalle
regioni del Centro e del Nord. Intanto, l'Umbria «vanta» il
primo parco eolico nel comune di Fossato di Vico. E da subito
il Comitato del Paesaggio, si appellerà per l'Umbria al
ministro dell'ambiente Giuliano Urbani, alla presidente della
Regione Maria Rita Lorenzetti, al sindaco Locchi e agli
amministratori di ogni singolo comune.
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