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RASSEGNA STAMPA

 

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Il Foglio Quotidiano - 13.02.2004

Eolo Business


Anche i Radicali contro le furbizie
di Legambiente, che
ha fatto troppi affari con le pale


Roma. "Solo quarantotto ore fa su Legambiente è caduto un macigno" dice Carlo Ripa di Meana. E poi di seguito: "E' un ufficio di candeggio ambientale", si occupa solo di "operazioni finanziarie con pubblico denaro", "è legata a un'industria fortemente parassitaria". Dopo il litigio di mercoledì sulle frequenze di Radio radicale con il presidente di Legambiente, Roberto della Seta, il presidente del Comitato Nazionale del Paesaggio (CNP) ha potuto ieri allungare la lista delle definizioni dell'associazione del Cigno verde durante una conferenza stampa con il segretario dei Radicali italiani, Daniele Capezzone. Già dal titolo molto eloquente: "La mani (ambientaliste?) nel sacco". Quale macigno? Quale sacco? Quale candeggio? Un passo indietro. Solo qualche giorno fa il segretario dei Radicali lucani Maurizio Bolognetti è venuto in possesso e ha reso pubblica una lettera datata 7 gennaio 2003 in cui il presidente regionale della Basilicata di Legambiente, Gianfranco De Leo, offriva all'amministratore delegato della Fri-el spa, società di costruzione di impianti eolici, una consulenza tesa a "facilitare rapporti stabili e durevoli con le comunità locali avviando un processo comunicazionale sistematico orientato a ottenere fiducia sociale e massima riduzione sociale del rischio". La lettera si concludeva (e qui Ripa di Meana legge scandendo parola per parola) con questa frase: "I costi complessivi per la promozione, gestione e realizzazione sia del Piano di comunicazione integrata che delle attività di accompagnamento e facilitazione delle iniziative imprenditoriali sul territorio, sono di euro 57.000,00 (oltre Iva)".

Da qui in poi la bagarre. Perché in ballo non ci sono solo le differenti posizioni in materia di sfruttamento e promozione dell'energia eolica (cavallo di battaglia per Legambiente, "uno sperpero come risulta dall'analisi fra costi e benefici" per Ripa di Meana), ma soprattutto la prova, per dirla sempre con le parole del presidente del CNP, della "deriva affaristica di Legambiente". I cui dirigenti respingono al mittente le accuse invocando, come ha fatto il presidente della Seta a Radio radicale, "assoluta trasparenza", "legittimità formale e sostanziale" del proprio operato, "normale promozione dell'uso di energia eolica che rientra negli scopi sociali dell'onlus Legambiente". "Il problema però - precisa Capezzone durante la conferenza - non è che ci sia una lobby che fa affari, ma che non lo faccia e non lo dichiari secondo quell'assoluta trasparenza che rivendica". "Tanto che - aggiunge Bolognetti - se questa lettera non l'avessimo diffusa noi, loro non l'avrebbero fatto". E' Carlo Ripa di Meana, avvalendosi anche degli interventi dei collaboratori Vittorio Giugni e Stefano Allavena sugli ultimi sperperi in materia ambientale approvati dalla onlus, a infilzare il Cigno verde: "Legambiente è ormai alla deriva affaristica che non può far altro che spingerla fuori dalle associazioni che tutelano l'ambiente. Perché quando si prendono soldi dalle imprese si perde ogni credibilità". Anche se con Iva e fatturate? "Anche se con Iva e fatturate".

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-Il Foglio Quotidiano - 13.02.2004

LA GUERRA (per nulla donchisciottesca) di Carlo Ripa di Meana
contro i mulini a vento

Se qualcuno pensa che Carlo ripa di Meana sia Don Chisciotte, e che la sua battaglia contro i mulini a vento riguardi qualche modifica di poco conto al paesaggio montano, si sbaglia.

E' vero, invece, che gli impianti eolici stanno diventando in Italia una speculazione a spese dei contribuenti, potenzialmente distruttiva di una rilevante porzione di paesaggio italiano rimasta intatta fino a oggi, in cambio di un contributo residuale al bilancio energetico del paese. Non solo, la questione riveste un interesse politico perché utilizza un'immagine politicamente corretta e "ambientalista" per superare qualsiasi dissenso su installazioni assai discutibili dal punto di vista ambientale ed energetico. Il business del vento, in Italia, si regge su un'incentivazione, attraverso il meccanismo dei cosiddetti "certificati verdi" che, nelle intenzioni del legislatore, avrebbe dovuto favorire tutte le fonti rinnovabili mentre, come vedremo, finisce per incrementare solo le installazioni eoliche a scapito delle altre.

Il meccanismo funziona così: in base alla legge Bersani, a partire dal 2002, tutti i produttori e importatori di energia elettrica devono immettere in rete un quantitativo di elettricità da fonte rinnovabile pari al 2 per cento dell'energia prodotta da fonti convenzionali. Essi possono soddisfare l'obbligo anche mediante l'acquisto di "certificati verdi", titoli che attestano un certo quantitativo di energia rinnovabile prodotta. Da parte sua, un produttore di elettricità da fonti rinnovabili, oltre a vendere energia al gestore della rete al prezzo corrente del chilowattora (circa 5,60 cent di euro), vende anche certificati verdi ai produttori di energia elettrica da fonti convenzionali. Il prezzo del certificato verde viene stabilito in base a criteri abbastanza complessi dettati da''Autorità per l'energia e, solo in teoria, determinati dal mercato. Nel 2002, è stato di circa 8,40 cent di euro/kWh. Sommando il prezzo di vendita dell'energia e quello del certificato verde, il produttore di energia da fonti rinnovabili ricava circa 14,00 cent di euro/kWh (5,60 + 8,40 = 14). Da uno studio accurato del costo di produzione del chilowattora eolico in funzione della ventosità del sito, si ricava che, al di sopra dei 6 metri al secondo di velocità media annua del vento, l'eolico è già competitivo, senza bisogno di incentivi. Con il certificato verde, a queste condizioni, il ricavo è più che raddoppiato e costituisce un business molto attraente. Addirittura, l'incentivo rende conveniente anche un impianto eolico di scarsa ventosità, al di sotto dei 5 metri al secondo, che funziona, non 2.000 o 3.000 ore all'anno, na anche solo 1.000 ore.

Ecco perché in Italia si è verificata la corsa alla costruzione di impianti eolici, anche in siti che, in Germania, in Danimarca o in Inghilterra, non verrebbero nemmeno presi in considerazione per la loro scarsa produttività. Gli operatori hanno abbastanza da guadagnare anche in siti non idonei, e possono promettere compensi ai comuni per agevolare il rilascio delle autorizzazioni all'installazione degli impianti. Come se non bastasse, alcune regioni, come la Campania, hanno deciso di concedere ulteriori incentivi in conto capitale, a fondo perduto, utilizzando i fondi strutturali europei. Da notare che, già oggi, sono state depositate al gestore della rete domande di impianti eolici per una potenza complessiva di oltre 14.000 MegaWatt.

Ma esiste davvero un potenziale eolico così alto nel nostro paese? Quale può essere il contributo al bilancio energetico nazionale? In altre parole, quale sarebbe il vantaggio effettivo a fronte del sacrificio del nostro paesaggio montano? Considerando tutti i siti con condizioni favorevoli di ventosità (velocità media annua di 6 metri al secondo) e in assenza di vincoli di natura storico paesaggistica, gli Amici della Terra, in uno studio che stanno ultimando per il ministero dell'Ambiente, valutano un potenziale massimo di 8000 MegaWatt (di 600 MegaWatt inferiore alle domande depositate), capace di generare circa 15 TWh all'anno. Questo contributo teorico massimo rappresenterebbe il 5 per cento del fabbisogno nazionale di elettricità (310 TWh nel 2002) e l'1,8 per cento dell'intero bilancio energetico italiano. Tuttavia, il valore di 15 TWh rappresenta anche il limite massimo di accettabilità da parte della rete elettrica per qualsiasi fonte di natura intermittente, dunque non solo per l'energia eolica, ma anche per quella solare. Ora, il senso dell'incentivazione alle fonti rinnovabili non era quello di fare affari esagerati con una tecnologia matura e dal potenziale limitato ma riguardava soprattutto la promozione di fonti energetiche di importanza strategica, capaci di rappresentare, in futuro, un'alternativa reale al consumo di fossili, fonti bisognose di sostegno anche per facilitare la sperimentazione di tecnologie in evoluzione. Il certificato verde, invece, concedendo un incentivo indifferenziato a qualsiasi fonte, senza tener conto dei diverso costi di investimento, finisce per scoraggiare proprio le tecnologie per ora più costose ma strategicamente più significative come, ad esempio, il solare fotovoltaico.

Se, a causa degli incentivi così definiti, verranno realizzati gli impianti eolici relativi all'intero potenziale di 8.000 MW, circa 8.000 torri alte un centinaio di metri, sarà precluso ogni spazio di sviluppo del solare e, in pochi anni, il paesaggio montano risulterà irrimediabilmente compromesso. Non per niente, il Piano energetico nazionale del 1988 indicava un potenziale eolico di gran lunga più basso (300-600 MW) perché aveva escluso, in accordo con la legge Galasso, tutti i siti al di sopra dei 1.000 metri. Ora questi vincoli non sono più considerati, e se Don Chisciotte non avrà sostegni adeguati nella sua battaglia apparentemente folle, apertamente avversata anche da molti ambientalisti come quelli di Legambiente, un esercito di frullatori giganti finirà per presidiare i crinali delle nostre montagne, sacrificando un futuro promettente di valorizzazione turistica e culturale del territorio.

Rosa Filippini
Presidente degli Amici della Terra

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Il Messaggero - 10.02.2004

L'ENERGIA EOLICA E IL MONTE TEZIO
Non si tratta così la montagna sacra di Perugia

   di Renzo Massarelli
VISTO da porta Sole il monte Tezio non è così lontano come potrebbe pensare, nella zona sud del comune, un abitante di San Sisto e di Ponte San Giovanni. Al contrario. La grande piramide naturale è lì, come la vide Dante da quel balcone di porta Sole dove è cambiato, in fondo, così poco in sette secoli. C'è la stessa tramontana, lo stesso caldo frizzante d'estate, lo stesso freddo rigeneratore d'inverno. I profili di quelle montagne, almeno quelli incerti e più sfumati all'orizzonte, sono gli stessi che guardavano Pietro Vannucci e un suo allievo che veniva da una città ideale posta anch'essa su due colli, dove governavano non nobili violenti e sanguinari come a Perugia, ma conti e duchi saggi ed illuminati. Lungo la strada da Urbino a Perugia si scende la valle del Tevere, si passa per Borgo Sansepolcro e si entra in quella culla del Rinascimento dove si incrociarono in pochi decenni i percorsi umani e creativi di Piero della Francesca, Luca Signorelli, Pietro Vannucci, Raffaello Sanzio. Il monte Tezio guarda la vicina Toscana, la valle del Tevere e la valle umbra. E' al centro del centro di una civiltà irripetibile ed è anche e soprattutto la montagna di Perugia, ma non una montagna qualsiasi com'è Lacugnana o monte Malbe, territori vicini e familiari e per questo luoghi d'affezione delle famiglie benestanti che li hanno per gran parte occupati con le loro villette isolate e disperse nella macchia mediterranea. Il monte Tezio è l'altra faccia di porta Sole, la sua immagine contraria e speculare come lo sono l'acqua e il fuoco, il giorno e la notte, la carne e l'anima. Ogni insediamento umano, ogni opera dell'uomo ha bisogno, per la propria identità, di un altro posto uguale e contrario, di un luogo fuori da sé, del suo doppio dove nulla cambia affinché possa cambiare tutto e tutto rinnovarsi nella città degli uomini. Per Perugia questo posto è il monte Tezio. Ci sono tante altre città che hanno conservato immutato nei secoli questo rapporto di identità e di reciproca legittimazione. Terni con il monte della Croce, Spoleto con Monteluco, Umbertide con Montecorona, oppure vi si sono adagiate a mezza costa come d'usanza umbra, da Assisi a Gubbio, a Trevi. In ogni caso, nonostante tutto è rimasto sostanzialmente inalterato. Questo equilibrio tra città e paesaggio naturale, tra la civiltà delle pietre e la natura. In queste montagne la presenza dei monasteri è il sigillo della loro sacralità, la delega che l'uomo affida alla religione affinché la montagna conservi la sua identità simbolica. Chi abita a Perugia sente come incancellabile la sacralità del monte Tezio. Per questo la montagna di Perugia è solitaria e non frequentata. Essa ci preserva dai nostri complessi di colpa, la sua inaccessibilità senza tempo rende più sopportabile il peccato di superbia che l'uomo compie ogni giorno nei confronti del resto del territorio. Naturalmente, non saranno questi ragionamenti a cambiare i programmi di coloro che misurano il profilo del monte Tezio con il metro della rendita che potrà assicurare il cosiddetto parco eolico, una incredibile foresta di acciaio delle pale rotanti sulla testa di un incolpevole bosco nostrano. Anzi, sarà proprio in nome e in difesa dell'ambiente se l'unica montagna incontaminata che ci resta sarà rovinata per sempre. Ma no, solo per cinque anni, o per venti, il tempo di rientrare con le spese e poi si ricopre tutto con un colpo di paletta. Del resto, non si può dire sempre di no, sostengono gli alfieri delle torri d'acciaio. C'è davvero qualcuno in questa città che in nome dell'ambiente e in difesa di un po' di verde ha detto di no a qualcuno? Dove, per favore? Ce lo dicano. Alle cose sbagliate si dovrebbe sempre dire di no, sembra ovvio ricordarlo. Con i terreni di monte Tezio, in realtà, la caccia alla rendita conosce altre frontiere, altri orizzonti, altre opportunità. Si sposta dalla città alla campagna, dal mattone alla tecnologia. In nome degli accordi di Kyoto e dell'aria più pulita nell'universo conosciuto, si sbanca la montagna sacra di Perugia e si spezzano gli equilibri naturali nell'unico parco del comprensorio come se ogni Comune dovesse rispondere dell'atmosfera per conto proprio, come se il piano energetico fosse una cosetta da risolvere territorio per territorio. Roma e Milano che inquinano più di tutti dove metteranno le torri d'acciaio? E Napoli? sul Vesuvio o a Margellina? e Assisi? Sul Subasio? La questione dell'eolico qui non c'entra. Non si tratta di esprimere una preferenza per una tecnologia piuttosto che per un'altra, semplicemente nessun Comune dovrebbe attivare forme improvvisate di produzione energetica al di fuori di un piano regionale condiviso. Questo è il punto. L'altro è il monte Tezio. Solo una comunità senza memoria può pensare di costruire il proprio futuro in questo modo. Se passa un progetto così, allora davvero non c'è speranza, né per l'ambiente né per i nostri centri urbani. E neanche per un piano energetico serio e credibile costruito con la condivisione popolare e non dai cacciatori di rendite e di bonus energetici. 

Presidente associazione 
"La città di tutti" - Perugia

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Il Giornale dell'Umbria - 27.01.2004

EOLICO 
La protesta di Ripa di Meana e di molti altri soggetti contrari alle torri
"Business contro il paesaggio"
"La questione è nazionale. Il Comune ritiri il progetto"

di SIMONETTA PALMUCCI
PERUGIA - L'esercito dei difensori del paesaggio perugino contrari all'invasione delle torri eoliche si fa sempre più nutrito. Ieri mattina alla conferenza stampa del Comitato Nazionale del Paesaggio (Cnp) che si è svolta a palazzo Cesaroni, intorno al presidente Carlo Ripa di Meana e ad Angelo Velatta, erano riuniti anche il presidente della circoscrizione di monte Tezio Nando Staccini, e il presidente provinciale di Coldiretti Agostino Benedetti, Urbano Barelli di Italia Nostra, Claudio Abiuso dei Verdi Ecologisti, il consigliere comunale Giorgio Corrado, Raffaele Tancini del Cai e i membri dell'associazione "Amici della terra" e di Italia Nostra. Un fronte unito e compatto per dire no al Piano Energetico e Ambientale del Comune di Perugia, che prevede l'installazione di 22 torri eoliche sulle cime del Monte Tezio. "Non ci fermeremo di fronte a questo scempio - ha detto Carlo Ripa di Meana - Ci impegniamo ad illustrare in tutte le sedi regionali, nazionali ed internazionali, l'assurdità del progetto, affinché venga sospeso. Il Comitato Nazionale del Paesaggio - ha aggiunto - diffiderà dall'accantonamento temporaneo dell'idea da parte del Comune in quanto l'ente potrebbe ritirarla fuori dopo le elezioni. Quello che noi vogliamo è il ritiro definitivo della delibera". Sul monte Tezio, secondo il piano del comune, verranno installati 22 generatori Vestas, prodotti da una multinazionale danese che ha ceduto le sue licenze all'Ansaldo. Le torri saranno alte 67 metri più le pale il cui raggio è di circa trenta metri per un totale di cento metri. L'area di occupazione del territorio sarà di centomila metri quadrati.
"La questione - ha detto Ripa di Meana - è ormai diventata nazionale. Lo confermano due fatti. Il primo è la presa di posizione del ministro Urbani nel corso dell'assemblea del Fai, che, in presenza del presidente della Repubblica Ciampi, ha citato l'esempio delle torri di Monte Tezio per parlare dell'aggressione portata avanti dall'eolico sul paesaggio, e ha definito il caso perugino "un esempio di scempio ambientale". Il secondo fatto che conferma la dimensione nazionale del problema, del quale ha parlato il presidente del Cnp, è l'ordine del giorno dei Radicali in cui il partito si impegna a sostenere e ad aderire alla vertenza aperta dal Comitato Nazionale del Paesaggio.
E' inoppugnabile, secondo Ripa di Meana, che dietro all'eolico ci sia soltanto un gran business. Angelo Velatta, nel suo intervento ha ricordato il meccanismo dei certificati verdi che inducono molti imprenditori a scegliere l'eolico come investimento remunerativo per il quale è iniziata da tempo la corsa all'acquisto di terreni a Monte Tezio e su tutta la fascia appenninica. Dietro la decisione del Comune si nasconderebbe, secondo il Comitato Nazionale del Paesaggio, solo questioni di carattere economico". L'eolico - ha detto Velatta - è l'investimento più remunerativo per il costruttore: solo tre anni per recuperare gli investimenti, a fronte di una media di dieci anni degli altri settori".
Agostino Benedetti, presidente provinciale di Coldiretti, ha espresso la ferma contrarietà del mondo agricolo al progetto, mentre il presidente della Pro Monte Tezio ha chiesto la collaborazione per fermare l'iniziativa e valorizzare l'ambiente ricco di reperti archeologici.

I Radicali italiani appoggiano la battaglia "anti mulini a vento"

Pubblichiamo la lettera del 26 gennaio del segretario dei Radicali italiani Daniele Capezzone a Carlo Ripa di Meana, presidente del comitato nazionale del paesaggio.

"Carissimo Carlo, Carissimi amici del Comitato nazionale del Paesaggio, vi rimetto il testo dell'Ordine del giorno che il Consiglio nazionale dei Radicali Italiani ha approvato ieri pomeriggio (domenica 25 gennaio 2004), e che impegna i Radicali Italiani ad una solidarietà piena e ad un aiuto continuo e instancabile alle iniziative e alle battaglie del CNP.
Sapendo che oggi, tra qualche ora, sarete a Perugia - in conferenza stampa - a contrastare con dati puntuali e argomentazioni che già avete illustrato con grande efficacia al nostro Consiglio nazionale sabato mattina, desidero a nome di Marco Pannella, di Emma Bonino e mia, unirmi alla battaglia per respingere l'irresponsabile proposito del Comune di Perugia di alzare, sulla bellissima montagna della vostra città, due gigantesche centrali eoliche, rovinose, oltretutto, per il futuro stesso di questa città d'arte, dei suoi abitanti e dei suoi legittimi e importanti interessi turistici.
Noi, Radicali Italiani, ci impegniamo con voi a cercare il sostegno di tutti coloro che nel mondo considerano le città d'arte un patrimonio inalienabile dell'umanità, respingendo progetti sbagliati come quello delle centrali eoliche sul monte Tezio. Progetto che, se passasse, vedrebbe dopo la caduta di Perugia nuove devastanti repliche eoliche sull'intero territorio della Regione Umbria. Siamo con voi, un forte abbraccio"                           

 ( Daniele Capezzone)

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La Nazione - 27.01.2004

LA POLEMICA
Il Comitato nazionale per il paesaggio scende in campo contro il Piano energetico del Comune di Perugia relativo al monte Tezio
«No al business dell'eolico»

di Cristina Belvedere
PERUGIA - I Verdi Ecologisti fanno muro contro il piano del Comune di Perugia relativo alla creazione sulla sommità del monte Tezio di due centrali per l'energia eolica da undici torri ciascuna. A nome del Comitato nazionale per il paesaggio, il consigliere regionale Carlo Ripa di Meana ha attaccato ieri duramente «il business dell'eolico selvaggio», stigmatizzando che si tratta di «una vera e propria aggressione al paesaggio»: «Lo scorso dicembre si è tenuto un incontro sullo sviluppo turistico sostenibile del monte Tezio - ha ricordato Ripa di Meana - alla presenza del vicesindaco Silvano Rometti, ma non è stato fatto nessun accenno al piano del Comune, che invece è stato presentato ufficialmente pochi giorni dopo». Nel mirino degli ambientalisti, il progetto-pilota per lo sfruttamento dell'energia eolica, studiato in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria dell'Università di Perugia. «Non è stato detto nulla sull'imprenditore che eseguirà i lavori di installazione delle gigantesche torri eoliche - ha detto Ripa di Meana - né sul mercato dei terreni da acquistare nella zona. Considerato che ogni torre sarà alta cento metri, con un peso totale di 225 tonnellate e una platea di fondazione ancorata al terreno attraverso plinti profondi da 20 a 50 metri, le due centrali eoliche occuperanno una superficie complessiva di 100mila metri quadrati. Inoltre gli aerogeneratori saranno visibili da ogni contesto, creando problemi di rumore, interferenze nelle telecomunicazioni e disturbi sull'avifauna migratoria. Per non parlare poi dell'ipotesi di convogliare l'energia prodotta alla stazione di Ponte Pattoli mediante cablaggio o, ancora peggio, l'utilizzo di tralicci».
Stupiti delle rassicurazioni di Palazzo dei Priori in merito allo «scarso impatto ambientale» del progetto, il Comitato nazionale del paesaggio annuncia una serie di iniziative a carattere regionale, nazionale e internazionale, per impedire la realizzazione delle due centrali eoliche sul monte Tezio.La zona, sottoposta a vincolo paesaggistico dal 1977, come ha ricordato l'ambientalista Angelo Velatta, rischia dunque di «essere violentata dal Piano energetico del Comune»: «Si tratta infatti - ha sottolineato Velatta - di un cavallo di Troia usato per legittimare un ricorso all'eolico, che non ha alcuna ragione di essere».
Ed ancora: «Alla luce degli obiettivi del protocollo di Kyoto, a Perugia il rapporto tra emissioni di anidride carbonica e prodotto interno lordo è entro valori più che buoni. Per stabilizzare la quantità di emissioni velenose nell'atmosfera, il Comune dovrebbe assumere una serie di provvedimenti in materia di mobilità, invece disattende quanto previsto dal Piano energetico, solo perché tali provvedimenti risulterebbero ampiamente impopolari. Ma il paesaggio non è patrimonio del Comune. Lotteremo dunque per tutelarlo» .

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Corriere dell'Umbria - 27.01.2004

Dovrebbero essere installate, con l'autorizzazione del Comune, sulla cima del monte
"No alle torri eoliche sul Tezio"
Insorge anche il comitato presieduto da Ripa di Meana

FRANCESCA MILANO
PERUGIA - Soffia forte il vento della polemica sull'installazione di 22 torri eoliche sulla cima del monte Tezio. Il comitato nazionale del paesaggio, presieduto dall'ex ministro all'ambiente Carlo Ripa di Meana, è deciso a opporsi duramente contro l'attacco "dell'eolico selvaggio" ammesso dal piano energetico e ambientale del Comune. Le torri, alte 100 metri, con un rotore a tre pale e un peso di 225 tonnellate, deturperebbero - secondo Ripa di Meana - il paesaggio, oltre a causare problemi alla popolazione della zona, che si troverebbe a fare i conti con il rumore, con le gigantesche ombre e con l'economia turistica che ne risentirebbe. A schierarsi dalla sua parte ci sono molti gruppi, da Italia Nostra ai Radicali, che si sono impegnati a sostenere la battaglia del Cnp. Forte l'impegno anche della Coldiretti e dell'associazione socio culturale Monti del Tezio, che si dicono favorevoli all'uso di fonti energetiche rinnovabili e non inquinanti, ma lanciano un grido di allarme sul risvolto economico della questione eolica. "I casi già esistenti in Italia - ha affermato Ripa di Meana - come quelli della Campania, della Puglia, dell'Abruzzo, dimostrano come l'eolico sia un business lucrativo, che non fa i conti col fatto che l'Italia sia un paese con poco vento: solo 1900 ore di ventosità utile, che non risolveranno i problemi energetici". A motivare la scelta del Comune, caduta sull'eolico invece che sulle biomasse (che a Perugia sono studiate nel primo centro nazionale, curato dalla facoltà di ingegneria), o sul solare termico, sarebbe - secondo Angelo Velatta - il breve tempo di ritorno economico degli investimenti. "L'eolico è la fonte alternativa che per prima remunera l'imprenditore, facendolo guadagnare già dal terzo anno, mentre per le biomasse bisognarebbe aspettare 13 anni e per il solare circa 16". "Il piano energetico e ambientale - ha aggiunto Velatta - è un cavallo di Troia usato per legittimare un eolico che non ha ragione di esistere, perché per raggiungere gli standard previsti dal protocollo di Kyoto sulla riduzione del gas serra del 6,5% entro il 2010 servirà un mix di interventi sia sulle fonti rinnovabili sia sui trasporti, che attualmente producono il 48% dell'anidride carbonica". Temendo una desistenza tacita del progetto da parte del Comune, che potrebbe accantonarlo per poi riprenderlo dopo le elezioni amministrative, il comitato chiede che venga fatta al più presto una delibera per impedire "lo scempio delle gigantesche torri di cemento". Nel piano energetico comunale si fa riferimento, tra l'altro, al fatto che "gli aerogeneratori, per la loro configurazione, sono visibili in ogni contesto in cui vengono inseriti, in modo più o meno evidente" e che "lo studio di fattibilità di un impianto deve tener conto dell'eventuale interferenza con le vie di migrazione aviofaunistiche", che rischiano di causare squilibri nella fauna della zona.

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Il Messaggero - 27.01.2004

Contro il piano energetico del Comune anche Coldiretti, Circoscrizione, Cai e Radicali
CROCIATA PER SALVARE IL TEZIO DALL'EOLICO
«Aggressione al paesaggio», intellettuali e ambientalisti contro le 22 pale d'acciaio

di MARCELLA CALZOLAI -
Lo storico dell'arte Pietro Scarpellini, Italia Nostra, la mette così: «Ma c'è per caso un qualche amministratore della nostra città o della Regione che si è chiesto quale effetto farà quella sorta di corona di mulini in schiera sui nostri monti, dove le creste sono ancora quelle modellate da madre natura?» Ottima domanda! Al momento, si è pronunciato solo l'assessore all'ambiente e vicesindaco, Silvano Rometti, per difendere il piano energetico del comune, che prevede, tra l'altro, l'installazione di 22 torri eoliche sul Monte Tezio. E la tutela del paesaggio? Risposta del'ìassessore: «L'energia conta più del paesaggio». Partita chiusa, dunque? Tutt'altro.
Il vento avverso alle torri eoliche spira ogni giorno più forte. La riprova? Un affollato incontro con la stampa, che è stato piuttosto una sorta di convegno lungo oltre due ore con la partecipazione di personaggi quali il Consigliere di Stato Giuseppe Severini e Ruggero Ranieri di Sorbello, Urbano Barelli di Italia Nostra, l'ambientalista Angelo Velatta, il consigliere comunale di An Giorgio Corrado e il consigliere regionale ex Pdci Maurizio Donati.Poi il Cai con Raffaele Tancini, la Pro loco del Tezio, la IV Circoscrizione, la Coldiretti con Agostino Benedetti. Al centro, Carlo Ripa di Meana, che ha portato a Perugia i membri del Comitato per la difesa del paesaggio, di cui è presidente. Obiettivo: «stoppare quelle 22 torri d'acciaio, alte 100 metri, ognuna delle quali peserà 225 tonnellate e avrà bisogno di strade, anche asfaltate, da realizzare sui crinali». Una causa, quella del monte Tezio, che è stata sposata dai radiali, «con l'impegno del segretario Capezzone a farne un caso nazionale e internazionale». E anche del ministro Giuliano Urbani, un perugino, il quale in una assemblea del Fai ha parlato di "aggressione al paesaggio" e di "affare dell'eolico", esprimendo la sua contrarietà al progetto sul Tezio.
Non è solo una questione di cultura, perché il paesaggio è una risorsa economica, la cui tutela è sancita dalla Costituzione. Lo ripete la Coldiretti che, con "Terra Nostra" ha il polso degli agriturismi tanti diffusi qui: «Così si crea un danno gravissimo per l'Umbria, mentre bisogna puntare, come stiamo facendo, sulle biomasse (cioè sul riciclaggio dei rifiuti che produce l'agricoltura, ndr)». E Oreste Rutigliano (Comitato ambiente) racconta: «Un tour operator inglese porta in Valnerina ogni anno 1500 turisti, ma a Norcia ha annunciato la sua disdetta, se lì verranno innalzate torri eoliche». E c'è anche da mettere nel conto la svalutazione di terreni e casolari nelle zone dove spuntano le torri. Come dire, tutta ricchezza buttata al vento.
Scontato chiedersi come mai è esplosa la passione eolica, se il saldo tra vantaggi e svantaggi nella produzione di energia pulita con questa tecnica è decisamente negativo. E la risposta arriva da Velatta: «L'eolico è un business molto lucrativo, perché i tempi di ritorno dell'investimento sono tre anni rispetto a quelli assai più lunghi di altre tecniche». E se - c'è chi allude - per le pale sul Tezio ci fosse un qualche imprenditore già pronto a cogliere l'occasione del piano energetico, da rispolverare magari subito dopo le amministrative ad evitare traumi elettorali? Né vengono risparmiate critiche all'Università: l'elaborazione tecnica del piano si deve alla facoltà di ingegneria, che pure «ha precise competenze in tema di paesaggio».
Solo una domanda, però: ma la tutela del paesaggio in Umbria davvero può cominciare e finire con le pale eoliche?

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Il Giornale del'Umbria - 26.01.2004

Eolico - Intervista al prof. Ernesto Galli della Loggia sulle torri di monte Tezio
 "
Non vendete il paesaggio"
"La sinistra non può criticare Tremonti e poi imitarlo"

PERUGIA - E' giusto installare 22 torri eoliche alte ognuna 100 metri sulle cime del monte Tezio? Lo abbiamo chiesto a un autorevole perugino "acquisito", il professor Ernesto Galli della Loggia.
"Nessuno smonterà mai questi giganti di acciaio una volta installati. Quello che mi sorprende - afferma Galli della Loggia - è un altro aspetto della questione. Mi chiedo come mai la sinistra, che giustamente se la prende con la motivazione tutta economica addotta dal ministro Tremonti a giustificazione delle cartolarizzazione, poi è disposta ad accettare sull'eolico la motivazione economica come motivazione unica, davanti alla quale tutte le altre perdono peso". "Allora - prosegue Galli della Loggia - vendiamoci i quadri degli Uffizi, pensate che guadagno straordinario".

PERUGIA - E' il tema caldo del momento. E' giusto installare 22 torri eoliche alte ognuna 100 metri sulle cime del monte Tezio? Ci si chiede quale e di che entità sarebbe il risparmio energetico derivante, considerato che l'impatto ambientale può essere facilmente immaginabile da tutti. In sostanza si tratta di capire se il gioco vale la candela e la "candela" in questo caso è il paesaggio tipico e caro ai perugini del monte più rappresentativo della città (insieme al Subasio). Per farlo abbiamo chiesto il parere di un autorevole perugino "acquisito", il professor Ernesto Galli della Loggia.
Professor Galli della Loggia cos'è prioritario: ridurre il consumo di idrocarburi, favorendo quindi la creazione di parchi eolici, oppure preservare il paesaggio?
Direi che è un problema di guadagni e perdite relative. Certo, sarebbe importante ridurre la spesa petrolifera e avere a disposizione altri generi di energia, ma siccome il risparmio che l'eolico assicurerebbe è molto molto limitato, mentre la sua introduzione avrebbe un costo molto elevato, soprattutto in termini di devastazione del paesaggio, allora il gioco non vale la candela.
25, fossero anche 30 torri eoliche, quanto risparmio petrolifero producono? E quanta distruzione di paesaggio? A me sembra che tra i due termini non ci sia paragone.
Ma il paesaggio di Perugia sarebbe così fortemente danneggiato dall'installazione di queste torri?
Tutti sanno che Monte Tezio è parte essenziale del paesaggio di Perugia. Una "roba" con 22 torri gigantesche stravolgerebbe completamente l'immagine di quelle colline. I perugini e chiunque altro non potrebbero più girare l'occhio da quella parte. Ma credo che ognuno sia in grado di capire che devastazione del paesaggio ci sarebbe, non è necessario spendere altre parole.
Crede che politicamente la questione eolico possa creare spaccature o tensioni?
Questo francamente non lo so. Quello che so è che chiunque si assumerà questa responsabilità si accollerà un grosso peso. Un conto è mettere 50, anche 100 torri eoliche sulle sabbie del mare del Nord, in una costa bassa e ampissima, e un conto è metterne anche solo 20 sull''Appennino italiano, che è forse il paesggio italiano più presente nella grande pittura italiana, è lo sfondo dei grandi dipinti dal '200 al '400. Consegnare questo patrimonio alle torri eoliche mi sembra cosa assolutamente dissennata.
C'è un'obiezione alle critiche dei contrari che viene fatta spesso da chi è invece favorevole allo sfruttamento di questa fonte energetica. I fautori dell'eolico sostengono che l'installazione e la rimozione delle torri è cosa fattibile in tempi brevi e che si è sempre in tempo a cambiare idea.
Nessuno smonterà mai questi giganti di acciaio una volta installati. Quello che mi sorprende però è un altro aspetto della questione. Mi chiedo coma mai la sinistra, che giustamente se la prende con la motivazione tutta economica addotta dal ministro Tremonti a giustificazione delle cartolarizzazioni, poi è disposta ad accettare sull'eolico la motivazione economica come motivazione unica, davanti alla quale tutte le altre perdono peso. Allora vendiamoci i quadri degli Uffizi, pensate che guadagno straordinario. Il fatto è che se si accetta di "vendere" il paesaggio di Perugia per un risparmio nemmeno tanto elevato allora si deve accettare che Urbani e Tremonti svendano il patrimonio artistico del paese, per quanto questo possa essere aberrante. E' questione di Coerenza.
Crede che il problema energetico sia realmente un problema attuale in Umbria come in tutta Italia?
Non mi pare che sia un problema oggi particolarmente acuto. Forse in prospettiva, ma non nell'immediato. E poi negli ultimi 30 anni sono stati compiuti grandi progressi in materia di risparmio energetico. I motori delle auto, per esempio, consumano in media il 30% in meno di quanto consumavano 30 anni fa. E credo che si possa lavorare ancora in questo senso. Io non sono un tecnico e non mi piace parlare di cose che non conosco, ma da quello che leggo e ascolto mi sembra di capire che il risparmio energetico possa venire da varie fonti. In questo momento e in questo ambito territoriale non credo che quella dell'eolico sia una scelta felice.

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Corriere del'Umbria - 26.01.2004

Anche Italia Nostra si "oppone fermamente" all'installazione
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NO ALLE TORRI EOLICHE SUL TEZIO"

PERUGIA - La Sezione di Perugia di Italia Nostra dichiara la sua più ferma opposizione all'installazione delle torri eoliche prevista dal "Piano energetico e ambientale del Comune di Perugia", passato sotto silenzio, secondo il quale si vorrebbero realizzare almeno 22 torri, alte più di 70 metri, sulla cima del Monte Tezio o, in subordine, a Pietramelina. Tali orrori, visibili da decine di chilometri tutt'intorno, richiedono pesanti sbancamenti e strade lungo tutta la montagna, causano un'intollerabile inquinamento acustico e fanno strage di avifauna. Italia Nostra - per bocca dell'Avv. Urbano Barelli - ravvisa in tale degradante idea una manifestazione di grandissima insensibilità alla salvaguardia dello straordinario paesaggio umbro. Esprime meraviglia per l'attacco semiclandestino, sconsiderato e dannoso a quello che è un patrimonio comune e una risorsa essenziale dell'economia della regione tutta, ammirato da sempre. Ancor più incredibile appare una tale idea, se si considera l'insanabile sua radicale contraddizione con la destinazione di Monte Tezio a parco naturale.

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Il Giornale dell'Umbria - 25.01.2004

Italia Nostra contraria al "Piano energetico e ambientale" del Comune
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NO A QUELLE TORRI EOLICHE"

PERUGIA - Itali Nostra dice no alle torri eoliche. In un comunicato l'Avv. Urbano Barelli, presidente della sezione di Perugia di Italia Nostra dichiara la sua più ferma opposizione all'installazione delle torri eoliche prevista dal "Piano energetico e ambientale del Comune di Perugia", incredibilmente passato sotto silenzio, secondo il quale si vorrebbero realizzare almeno ventidue torri, alte più di sessanta metri, sulla cima di Monte Tezio o, in subordine, a Pietramelina. Tali torri, visibili da decine di chilometri tutt'intorno, richiedono pesanti sbancamenti e strade lungo tutta la montagna, causano un intollerabile inquinamento acustico e fanno strage di avifauna".
"Italia Nostra - prosegue il comunicato - ravvisa in tale degradante idea una manifestazione di gravissima insensibilità alla salvaguardia dello straordinario paesaggio umbro e del suo eccezionale significato culturale. Esprime meraviglia per l'attacco semiclandestino, sconsiderato e dannoso a quello che è un patrimonio comune e una risorsa essenziale dell'economia della regione tutta, ammirato da sempre da un numero infinito di visitatori.
Ancor più incredibile appare una tale idea, se si considera l'insanabile sua radicale contraddizione con la destinazione di Monte Tezio a parco naturale, recentemente ribadita dal nuovo Piano regolatore. 
Italia Nostra - conclude il comunicato - rammenta che a livello nazionale ed internazionale vi è forte contrarietà agli impianti di energia eolica sia per il loro pesantissimo e irreversibile impatto sul paesaggio, sia per il loro trascurabile contributo al fabbisogno energetico, che risulta ancor più modesto nel nostro paese per via della sua scarsa ventosità.

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Corriere della Sera - 23.01.2004

«LE TORRI DETURPANO IL PAESAGGIO»
L'energia eolica divide gli ambientalisti

ROMA - Spaccatura nel mondo ambientalista. Da una parte Legambiente che difende le torri eoliche come fonte di energia pulita. Dall'altra Pannella e i Radicali con Carlo Ripa di Meana, presidente del Cnp (Comitato Nazionale Paesaggio), che ieri hanno denunciato il vulnus inflitto al panorama da una giungla di «mulini a vento» alti fino a cento metri, disposti sul profilo dei monti in vista di parchi naturali e città d'arte. «Sul Monte Tezio, che domina il centro storico di Perugia, sta per essere realizzata una gigantesca centrale eolica che snaturerà un panorama rimasto intatto nei secoli - avverte Ripa di Meana -. Un'altra verrà costruita a Torraca, sulle alture che dominano Sapri e tutto l'arco del golfo di Policastro, a ridosso del parco nazionale del Cilento».
Marco Pannella ha proposto, tra i punti in discussione al Comitato nazionale che si tiene oggi e domani a Roma, lo scempio ambientale prodotto dalle torri eoliche. Ma Legambiente difende l'energia prodotta dal vento: «Le torri servono a combattere l'effetto serra - risponde Francesco Ferrante, direttore generale dell'associazione -. Non è vero che compromettono l'industria del turismo e deprezzano le zone adiacenti. Basta costruirle lontano da parchi e monumenti».

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Il Giornale dell'Umbria - 23.01.2004

Nota di Ripa di Meana
NESSUNO VUOLE L'EOLICO

ROMA - Sul tema dell'eolico Carlo Ripa di Meana, presidente del Comitato Nazionale del Paesaggio ed ex ministro dell'ambiente, sfida Legambiente a un dibattito pubblico ma con poche speranze che la richiesta venga raccolta. "Più volte -  ha detto Ripa di Meana in una conferenza stampa organizata con i Radicali - ho cercato Realacci per un confronto su una fonte di energia che in Italia non funziona, ma ogni volta si sono sottratti al confronto. In ogni caso nessuna delle nostre obiezioni sull'inutilità dell'eolico in Italia sono state confutate con argomenti scientifici". Secondo Ripa di Meana, favorevole ad altre fonti alternative di energia come fotovoltaico e geotermico, a spingere la diffusione dell'eolico in Italia sarebbero "interessi affaristici" legati agli incentivi di Stato e al "potere economico che grandi aziende del nord Europa" produttrici delle centrali eoliche e delle famigerate torri che ora hanno raggiunto altezze di oltre 100 metri". "Il Ministro dell'Ambiente Matteoli - ha aggiunto - è completamente allineato sulle visioni di Legambiente, ma noi chiediamo attenzione su questo problema, vogliamo sollevare la questione eolica, anche perché dove sono state installate le torri o dove si minaccia di installarle, la gente è sempre più contraria". "La parte del Paese più a rischio e più esposta all'invasione delle torri eoliche - ha detto Ripa di Meana - è proprio la parte più debole, cioè il Sud dove, agitando la speranza di posti di lavoro, si sta riuscendo a installare centrali eoliche che compromettono ogni futuro per altre forme di economie, come il turismo e l'agriturismo. Un esempio per tutti il Parco dell'Aspromonte, unico parco nazionale il cui presidente è a favore delle torri". A rischio torri c'è anche il comune di Perugia che rischia di vedersi installare sul monte Tezio 22 torri eoliche di 100 metri. "Cento metri di acciaio in altezza - ha detto Ripa di Meana - e quasi altrettanti di cemento armato in profondità per ancorare al terreno questi grattacieli e le loro gigantesche pale"..

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ANSA - 22.01.2004

AMBIENTE: RIPA DI MEANA A LEGAMBIENTE, VI SFIDO SULL'EOLICO

   (ANSA) - ROMA, 22 GEN - Sul tema dell'eolico Carlo Ripa di Meana, presidente del Comitato Nazionale del Paesaggio ed ex ministro dell'ambiente, sfida Legambiente a un dibattito pubblico ma con poche speranze che la richiesta venga raccolta. "Più volte -  ha detto Ripa di Meana in una conferenza stmpa organizzata con i Radicali - ho cercato Realacci per un confronto su una fonte di energia che in Italia non funziona, ma ogni volta si sono sottratti al confronto. In ogni caso nessuna delle nostre obiezioni sull'inutilità dell'eolico in Italia sono state confutate con argomenti scientifici".
Secondo Ripa di Meana, favorevole ad altre fonti alternative di energia come fotovoltaico e geotermico, a spingere la diffusione dell'eolico in Italia sarebbero "interessi affaristici" legati agli incentivi di Stato e al "potere economico che grandi aziende del nord Europa" produttrici delle centrali eoliche e delle famigerate torri che ora hanno raggiunto altezze di oltre 100 metri",. "Il Ministro dell'Ambiente Matteoli - ha aggiunto - è completamente allineato sulle visioni di Legambiente, ma noi chiediamo attenzione su questo problema, vogliamo sollevare la questione eolica, anche perché dove sono state installate le torri o dove si minaccia di installarle, la gente è sempre più contraria e lo sono anche le sezioni locali di Legambiente, del Wwf, della Lipu".
"La parte del Paese più a rischio e più esposta all'invasione delle torri eoliche - ha detto Ripa di Meana - E' proprio la parte più debole, cioè il Sud dove, agitando la speranza di posti di lavoro, si sta riuscendo a installare centrali eoliche che compromettono ogni futuro per altre forme di economie, come il turismo e l'agriturismo. Un esempio per tutti il Parco dell'Aspromonte, unico parco nazionale il cui presidente è a favore delle torri".
A rischio torri c'è anche il comune di Perugia che rischia di vedersi installare sul monte Tezio 22 torri eoliche di 100 metri. "Cento metri di acciaio in altezza - ha detto Ripa di Meana - e quasi altrettanti di cemento armato in profondità per ancorare al terreno questi grattacieli e le loro gigantesche pale". Ma altre torri potrebbero essere issate sul golfo di Policastro e nel comune di Capracotta, la famosa località sciistica del Molise". 
Il rischio di sembrare Don Chisciotte in guerra contro i mulini a vento non disturba Carlo Ripa di Meana. "La generosità - ha detto - è la stessa e sono convinto sia sempre la spinta utopica, ma queste torri non hanno niente a che fare con i mulini di Cervantes questi sono armati di talleri e dobloni. Creano danni al territorio e all'economia locale, non risolvendo il problema energetico". Chi invece l'eolico non l'ha voluto è il comune di San Bartolomeo in Galdo (provincia di Benevento" che dopo una lotta, sostenuta anche dal quotidiano locale, Il Sannio, ora si definisce "comune deolizzato". E questo grazie alla brutta esperienza capitata al comune di Foiano in Val Fortore, il cui parco eolico, come racconta ancora il direttore del Sannio Luca Colasanto, ha creato un dissesto idrogeologico con prosciugamento del fiume Fortore e la protezione civile ha dovuto bloccare tutto. "La soddisfazione - ha detto Colasanto - è che dopo un anno di battaglia di stampa, mezza vallata l'abbiamo salvata".  (ANSA)

   KMN
22-GEN-04   16:28  NNNN

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ANSA - 22.01.2004

AMBIENTE: RADICALI CONTRO L'EOLICO, VERDI DOVE SIETE?

   (ANSA) - ROMA, 22 GEN - I Radicali risvegliano la loro anima ambientalista, bacchettano i Verdi e scendono in campo contro l'eolico al fianco di Carlo Ripa di Meana e al Comitato Nazionale del Paesaggio per "liberare il vento" e salvare il territorio. "Mentre la politica italiana è occupata a discutere di un particolare lifting del Paese - ha detto il segretario dei Radicali Italiani Daniele Capezzone in una conferenza stampa - un altro lifting si sta facendo al territorio e questo a fronte di un minuscolo approvvigionamento energetico". La dorsale appenninica, ha denunciato quindi Capezzone, "sta per essere percorsa da file di torri eoliche con danni economici, paesaggistici e faunistici. E tutto questo con l'appoggio di Legambiente e l'inattività dei Verdi". "Pecoraro Scanio, i Verdi - ha proseguito Capezzone - strillano sui condoni e non fanno nulla per sostenere questa battaglia contro l'eolico, una fonte di energia inadatta al nostro territorio". Con un po' di nostalgia Pannella, in teleconferenza da Bruxelles, ha ricordato come nel '72 i radicali avessero acquisito i diritti del simbolo del Sole che ride, ceduto poi agli Amici della Terra e quindi ai Verdi. "Fra un'elezione e l'altra - ha detto Pannella - i Verdi sono diventati dei burocrati e dei tecnici, si sono allontanati dalla realtà. E allora ritorno a scendere in campo, come dice quell'altro, come impone questa battaglia". E sui danni provocati dalle torri eoliche si è soffermato Carlo Ripa di Meana. "I mostri di acciaio alti più di cento metri - ha detto l'ex ministro dell'ambiente Ripa di Meana - fanno scempio del territorio italiano senza nessun reale ritorno in campo energetico visto che, a fronte di 8.000 torri installate, il risparmio energetico sarà di appena l'1,1% e visto che in altri paesi, come Germania e Danimarca, più adatti all'eolico, si sta facendo marcia indietro". La questione dell'eolico e dello scempio ambientale sarà uno dei punti che verranno discussi dal Comitato Nazionale dei Radicali Italiani che si terrà a Roma domani e sabato in cui si affronterà il "caso Italia". (ANSA)

   KMN
22/01/2004   15:00

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DIRE - 22.01.2004

EOLICO: RIPA DI MEANA-PANNELLA CONTRO GOVERNO-LEGAMBIENTE
NASCE UN'ALLEANZA PER CONTRASTARE "I SIGNORI DEL VENTO"

ROMA. Li definiscono "mostri d'acciaio". "Obbrobri" che producono "l'apocalisse" per il loro impatto sul paesaggio, sul turismo, sugli uccelli, sul suolo, a spingerli, a livello economico, ci sono "i signori del vento", e cioè le multinazionali. A fare da supporto scientifico, culturale e politico, un asse con nomi e cognomi ben precisi: il Governo (nelle persone dei ministri Altero Matteoli, Antonio Marzano e Giuliano Urbani) e Legambiente. Al centro della polemica: la costruzione di centrali eoliche. Carlo Ripa di Meana continua, dunque, la sua battaglia contro le pale e, questa volta, ha trovato un nuovo alleato: Marco Pannella e il Partito Radicale. E stamane, proprio nella sede dei Radicali, con il leader collegato in videoconferenza da Bruxelles, il nuovo fronte anti-eolico ha delineato nemici da combattere e strategie di battaglia. Alza il tiro, per primo, l'ex ministro dell'ambiente, ex socialista ed ex portavoce dei Verdi: contro Matteoli, "che purtroppo accetta acriticamente le linee guida dettate da Legambiente"; contro Urbani, che "finora, pur avendo sensibilità, non ha emanato nessuna direttiva chiara per frenare questa corsa affaristica"; contro Marzano, "che continua a confermare privilegi e preminenza agli irrilevanti apporti dell'energia eolica". Ma la guerra delle pale, per Ripa di Meana, ha un bersaglio privilegiato: quelli di Legambiente che "hanno grandi mezzi; hanno costruito un impero; hanno contributi da Regioni, Governo e imprese". Quelli di Legambiente che, certo, "conosco Ermete da tanto tempo", sono partiti anni fa "facendo invecchiare di colpo le altre associazioni per la loro capacità di comunicare". Ma poi nel tempo "hanno costruito un'intimità eccessiva con gli interlocutori", sono arrivati a "coesistenze acrobatiche".
Dopo un'ora e mezza di discussioni di merito, con esperti, sui danni degli impianti eolici, prende la parola in videoconferenza Pannella, e l'avversario resta lo stesso: l'associazione del cigno, perché si ha "continuamente a che fare - osserva il leader radicale - con una macchina schiacciasassi: vi è Ermete, vi è goletta verde, vi è Legambiente, vi è l'Arcicaccia...". Contro quelle posizioni, contro "gli interessi delle multinazionali e gli interessi locali", c'è un compito ben preciso da assolvere: "noi siamo i liberatori di eolo, noi siamo i liberatori del vento, che si vuole mettere in catene", garantisce Pannella rivedendo uno slogan di un comune campano della Val Fortore che, dopo aver evitato il rischio delle pale sul proprio territorio, si è dichiarato "comune deolizzato". Pannella suggerisce una strategia da adottare per fermare la costruzione di nuovi impianti: "Bisogna studiare da subito azioni giudiziarie". Ripa di Meana, dal canto suo, elenca gli ultimi casi concreti su cui la battaglia del "Comitato Nazionale per il Paesaggio" che presiede sta agendo. Il progetto del Comune di Perugia, in primo luogo, che "sul Monte Tezio, il monte dei Perugini, vuol costruire 22 torri eoliche, di 100 metri di altezza, mostri di acciaio, dalla potenza di 1,5 Mw ciascuna". L'ex ministro dell'ambiente è categorico: "Nessuno aveva mai osato tanto per una città d'arte". C'è poi, in secondo luogo, la vicenda di Torraca, "centrali gigantesche a ridosso del Golfo di Policastro, e ai confini del Parco Nazionale del Cilento". C'è, terzo esempio, l'idea di costruire impianti a Capracotta, "che è stata la prima stazione sciistica italiana, frequenstata da Re Umberto, nel cuore del Molise". Se realizzata, questa centrale "investirà - accusa Ripa di Meana - anche la città d'arte di Agnone, massima qualità storica della regione".
I racconti del fronte anti-eolico toccano, in pratica, tutto l'appennino. Quella dorsale montuosa, accusa per i Radicali Daniele Capezzone, "sta per essere punteggiata dalle pale, per un minuscolo approvvigionamento energetico ma per un non minoscolo approvvigionamento legato agli affari". E la cosa "paradossale", fa notare,"è che Legambiente fa di APE, il progetto "Appennino Parco d'Europa", il centro della sua iniziativa". Domanda Capezzone: "Come si concilia tutto questo?" E allora, insiste Ripa di Meana accalorandosi, che "noi siamo al fronte, perdinci. Noi la questione del paesaggio la affrontiamo sul territorio". Ecco perché, alza la voce rivolgendosi in particolare ai ministri interessati e a Legambiente, "chiediamo attenzione". E proprio all'associazione del cigno l'ex portavoce lancia la sfida: "Io ho la presunzione di sfidarli ancora a un incontro pubblico sull'eolico. Lancio di nuovo il guanto". Garantisce da Bruxelles Pannella, dopo aver ricordato i trascorsi storici dei Radicali a difesa dell'ambiente: di tutto ciò di cui si è discusso in mattinata "ne riparleremo, ci sarà la ripresa dimilitanza dei Radicali nelle lotte ambientali".

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Corriere dell'Umbria - 21.01.2004

Intervento di Corrado (An)
Sul monte Tezio soffia un vento 
sempre più gelido contro l'eolico

PERUGIA - Infuria la polemica sul monte Tezio o meglio sul progetto pilota per l'impianto di un sistema eolico per la produzione di energia elettrica. In merito interviene oggi il consigliere comunale di Alleanza nazionale Giorgio Corrado il quale sostiene che "il progetto alternativo è tuttavia estremamente impattante dal punto di vista paesaggistico, andando a invadere un ambito già vincolato e classificato urbanisticamente con il Prg come parco nazionale. Ciò che resta difficile comprendere - si legge nella nota del consigliere di An - è che a leggere gli scritti scientifici del professor Bidini della facoltà di ingegneria si ha la netta sensazione dello scarso apporto che simili impianti possono dare nelle nostre situazioni climatiche per la definizione del piano energetico regionale. Infatti il rapporto costi/benefici non è dei migliori. Stando così gli studi - conclude Corrado - non si capisce come sia stato possibile proporre ed approvare un progetto che, è già scritto, non porterà alcun concreto vantaggio energetico, producendo però di sicuro un grave danno al paesaggio".

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Il Giornale dell'Umbria - 20.01.2004

Criticabile la scelta di impiantare delle torri sul crinale del monte Tezio per produrre energia
"L'eolico contro Perugia
La quantità minimale di energia ottenuta non compensa il danno 

Fremerebbe di indignazione Walter Binni, col suo "La tramontana a Porta Sole", forse ripubblicato distrattamente dal Comune, a sapere che certuni promuovono l'installazione di torri eoliche su Monte Tezio o verso Castiglione Aldobrando. Dalla piazza di Porta Sole, principio della città, paventerebbe lo scempio sconsiderato che minaccia quel paesaggio. Quel monte netto, massiccio e vicino, caro ai perugini, quel luogo sacro agli etruschi e agli antichi umbri, appena ieri raffigurato ancora da Gerardo Dottori, Arturo Checchi o Diego Donati, per davvero rischia lo stupro. Sulla sua sommità, a seguire il "Piano energetico comunale" elaborato dall'Università per il Comune di Perugia, andrebbe collocata, con tanto di strade e sbancamenti, una lunga fila di giganti d'acciaio alti decine e decine di metri: con le loro pale ondeggianti e rumorose ricaccerebbero chi pensa che Perugia possa attrarre per la sua bellezza antica e sicura, o chi vuole illudersi che si tratti di un autentico parco naturale.

Mai Binni avrebbe immaginato che quel po' di tramontana che resta sarebbe stato preso a pretesto per sconvolgere la bellezza dei luoghi che percorre da sempre. Come lui, anche Aldo Capitini, descrivendo Perugia, scrisse incisivamente che la nitida linea che dal Subasio va al Tezio fa capire meglio l'Umbria. È lo stesso paesaggio da Porta Sole che Dante aveva ammirato e celebrato, coi colli di Rancolfo e Pietramelina, verso la rocca di Castiglione Aldobrando, dove nell'Italia dei barbari passava la civiltà del corridoio bizantino. Ma non meno temibile è la barbarie "eolica" che oggi minaccia il loro profilo raffaellesco e che si farebbe beffa di Dante, Raffaello, Binni, Capitini e di chiunque non sappia gioire della sua violenza.

Sconcerta la leggerezza con cui si propone di sfigurare un paesaggio culturale così unico e identitario, visibile da quasi tutta l'Umbria centrosettentrionale, da Assisi al Trasimeno, dalla Valle del Tevere all'Appennino. Proprio dove dovrebbe esservi più rispetto, il territorio è investito da un progetto che porterebbe una lesione d'immagine degradante, una ridicolizzazione della città e un danno turistico incalcolabile.

Quest'incubo è architettato per ottenere in modo "alternativo" una quantità minimale di energia da un vento per di più da noi sempre più debole: un danno spropositato, che nemmeno contribuirebbe dignitosamente al fabbisogno energetico, costi collettivi esorbitanti verso benefici modestissimi. Ben altre sono le fonti rinnovabili verso le quali ci si può indirizzare senza alterare il paesaggio, che dell'ambiente è componente essenziale e valore costituzionale primario.

Tutto questo è anche segno del deperimento della vita pubblica locale. Mai, in passato, si sarebbe osato proporre tanto. È palese che ora, nell'avanzare senza remore una proposta siffatta, non solo manca la percezione della lesione culturale dell'impatto, il vulnus al senso stesso del paesaggio, ma si smarrisce la consapevolezza del primato naturale dell'Umbria e della sua funzione di volano di sviluppo. Di tutto questo si azzera, nel calcolo, il valore, quando si propone alla leggera di bruciare una risorsa di tutti, tanto rara quanto preziosa. E non ci si avvede che si precipita nel localismo più ottuso e antistorico, quando si procede come se l'approvvigionamento energetico non fosse più questione nazionale o europea, in cui allocare in vasta scala le fonti curando le diverse potenzialità dei luoghi, ma di economia locale autarchica, dove nel chiuso di ogni Comune a un po' di turismo si deve affiancare un po' di eolico, per di più da mandare in rete altrove. Il potenziale turistico-economico dell'Umbria è dato dall'eccezionale bellezza del contesto e proporre di tali lesioni significa sbugiardare miseramente l'immagine di Perugia come città di cultura, ferire l'economia turistica, la sua diffusione nel territorio, confiscarne il futuro alle popolazioni. Si respinge, anziché richiamare, chi viene qui e lascia risparmi per ricrearsi con le suggestioni dell'Umbria, non per trovare un orrido surrogato di ciò da cui evade.

Non si può restare zitti, né fermi, di fronte ad una simile assurdità.

GIUSEPPE SEVERINI

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Corriere dell'Umbria - 20.01.2004

Maurizio Donati, esponente del gruppo misto, interviene sull'ipotesi del parco eolico
"Giù le mani dal monte Tezio"
Così si ferirebbe mortalmente il paesaggio umbro

PERUGIA - Il dibattito sull'impatto di eventuali parchi eolici e soprattutto sulla scelta di siti previsti dal piano energetico comunale si arricchisce di nuovi contributi.
Dopo il punto di vista del Club alpino italiano, attraverso la delegata Paola Gigliotti, si registrano oggi le osservazioni di un esponente politico.
"Un parco eolico di grandi proporzioni sul Monte Tezio alle spalle di Perugia è da respingere senza dubbio alcuno perché rappresenterebbe un "grave attentato dal punto di vista ambientale": Maurizio Donati, a nome del gruppo misto Comunisti italiani, prende posizione sul problema ed aggiunge: "La montagna di Perugia, come da sempre il Tezio viene definito, è parte integrante del paesaggio del capoluogo umbro ed una sua manomissione costituirebbe un danno irreparabile i cui autori ne porterebbero in eterno la responsabilità".
Se verrà confermata la decisione della Giunta Locchi, aggiunge Donati, "un progetto di assai scarsa utilità economica, verrebbe mortalmente ferito con la creazione di nuove strade, con innumerevoli pali, alti fino a 100 metri, visibili da grande distanza e con il conseguente abbattimento di vaste fasce arboree".
Ulteriore nuovo cemento, osserva ancora Donati, "si andrebbe ad aggiungere a quello già numeroso che questa amministrazione comunale ha portato in dote alla città, con i progetti che già realizzati, o che ha in via di realizzazione, che hanno fin qui fatto la fortuna di alcuni costruttori perugini e, soprattutto, di ben identificati studi di progettazione. Il Movimento per l'unità dei Comunisti dell'Umbria, che si richiama ai valori etici e di solidarietà sociale che le amministrazioni democratiche della nostra regione seppero imporre all'egoismo dei singoli, facendo dell'Umbria un esempio di armonia e di vivibilità ammirato a livello nazionale ed internazionale, non mancherà di denunciare all'opinione pubblica, anche nel corso della imminente campagna elettorale amministrativa, il tradimento di questi valori perpetrato da chi, allontanandosi da questa nobile tradizione, ha imboccato la strada dello sfruttamento capitalistico delle risorse naturali e del lavoro dell'uomo che costituisce la negazione dello sviluppo compatibile fondato sulla esaltazione di un patrimonio ambientale e storico che ha pochi uguali in Italia e nel mondo".

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ANSA - 19.01.2004

BENI CULTURALI: CODICE; CNP, URBANI RIPENSI NORME PAESAGGIO

   (ANSA) - ROMA, 19 GEN - Il Comitato nazionale del paesaggio (Cnp) chiede al ministro Urbani, dopo il varo del nuovo Codice dei beni Culturali, di ripensare le nuove norme di tutela del paesaggio.
L'assedio al paesaggio - ha detto il presidente del Cnp Carlo Ripa di Meana - non conosce tregua, da decenni. Il nuovo Codice arriva negli anni delle tecnologie che consentono di osservare dal satellite ogni cosa si muova sulla Terra, purché non si tratti di una speculazione edilizia a danno del paesaggio italiano: in questo caso il satellite diventa una spesa eccessiva, ma anche le locali Soprintendenze sono sopportate da enti locali e imprenditori solo quando i limiti di bilancio e di personale ne mutilano la conoscenza del territorio. Altrimenti, se fanno il proprio dovere, le Soprintendenze diventano irritanti sentinelle e appesantimenti burocratici per ogni amministrazione locale, di destra, di centro o di sinistra".
"Per questo - ha aggiunto - non ha alcun senso far battaglie in nome del paesaggio additando supposte differenze culturali tra le attuali maggioranza e opposizioni. Tanto più che tutte le Regioni hanno chiesto, e ottenuto, la sterilizzazione delle Soprintendenze paesaggistiche".
Il CNP ha detto di ritenere "preferibile sollecitare il Ministro Urbani a imporre un ragionamento aggiuntivo sulle norme a tutela del paesaggio previste dal nuovo Codice. Il Ministro potrebbe ascoltare il parere di quegli studiosi che, al di fuori della polemica politica, desiderano fargli notare, per esempio, che togliere ai suoi uffici periferici il potere di annullamento delle autorizzazioni paesaggistiche regionali o comunali significa privare le Soprintendenze anche di ogni altro potere di trattativa".
"In altre parole - a giudizio di Ripa di Meana - va bene coinvolgere le Soprintendenze ai Beni Ambientali e Architettonici all'inizio del procedimento di tutela con la cosiddetta copianificazione, perché si toglie all'eventuale annullamento dell'autorizzazione regionale l'attuale sapore di veto tardivo. Ma rendere solo consultivo l'intervento del Ministero dei Beni Culturali castra alla radice ogni azione di tutela svincolata dagli interessi locali, politici e economici".
"Con il nostro appello al Ministro Urbani vogliamo chiamarlo - ha concluso - ad una più larga riflessione senza la quale i paesaggi residui più preziosi del paese saranno inevitabilmente perduti".  (ANSA)

   LC
19-GEN-04   16:38   NNNN

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Corriere dell'Umbria - 17.01.2004

La delegata del Cai Paola Gigliotti: "Si stravolge il territorio"
Eolico sul Tezio, è protesta
Il Sito inserito nel piano energetico

Il dibattito sull'eolico continua a tenere banco nella nostra regione, spesso raggiungendo toni piuttosto accesi, vista la posta in gioco. Infatti chi è a favore sostiene l'importanza di disporre di energia pulita, dall'altra, coloro che invece invitano a una seria riflessione, spiegano come questi impianti comportino un forte impatto ambientale, soprattutto in considerazione del fatto che la nostra regione (discorso che potrebbe allargarsi al resto dell'Italia) non ha cratteristiche "ventose" tali da motivare la predisposizione di parchi eolici. Registriamo nella discussione il parere di un'esperta del Cai, la dottoressa Paola Gigliotti, che interviene su monte Tezio.

Giovanna Belardi
PERUGIA - La delegazione umbra del Club alpino italiano ha preso precise posizioni in merito a quello che viene definito "lo sfruttamento indiscriminato dell'energia eolica". Nella riunione del settembre scorso sono stati individuati alcuni punti sulla base dei quali è espresso un giudizio fortemente negativo sulla realizzazione di impianti che potrebbero sorgere nella nostra regione, dopo la presentazione di progetti per la loro installazione. Nel documento si sottolinea come simili impianti comportino "ciclopiche infrastrutture per la cui messa in opera è necessario aprire nuove strade, smuovere enormi quantitativi di terra e abbattere alberi". Inoltre "l'installazione di gruppi di pali alti fino a 100 metri su vette e crinali umbri significa la irreversibile distruzione del paesaggio, a fronte di vantaggi sia in termini di produzione energetica che di economia per le popolazioni dvvero irrisori".
La dottoressa Paola Gigliotti, delegata del Cai e rappresentante dell'Unione internazionale associazioni alpinistiche, che vanta un curriculum alpinistico di 100 vie nuove aperte in tutto il mondo, dai Sibillini alle Ande, interviene in particolare su Monte Tezio, che sarebbe previsto dal piano energetico del Comune di Perugia per un eventuale utilizzo eolico.
"Bisogna immaginare l'impatto visivo che questi pali creerebbero se collocati sul Tezio - spiega la dottoressa Gigliotti -. Muterebbero completamente sia la veduta da Perugia sia il panorama che c'è intorno al monte. Ma se individuassero la zona di Pietramelina sarebbe la stessa cosa. L'Umbria sembra aver puntato su uno sviluppo diverso, sul turismo. La fruizione del territorio è già improntata a un turismo di tipo ecologico, e si dovrebbe continuare su questa traccia, per esempio sfruttando meglio i sentieri non soltanto sui monti, ma anche sulle colline. E poi, come si è dimenticato anche nel documento del Cai, il rapporto costo-benefici dell'eolico non è poi così vantaggioso. Credo sia opportuno, alla luce di questa situazione, decidere se l'Umbria vuole continuare nel portare avanti uno sviluppo ecocompatibile del territorio oppure cambiare definitivamente strada". La dottoressa Gigliotti cita l'esempio di quello che è successo in alcune regioni del sud dell'Italia, dove sono sorti i parchi eolici: "Sono esempi terribili. il paesaggio è stato completamente stravolto. Non è un caso che ormai in quasi tutte le nazioni siano state prese posizioni specifiche contro l'eolico e l'impatto che producono gli impianti. L'Italia è ventosa sì, ma non in maniera tale da giustificare questi grandi impianti. Tornando al caso del Tezio va segnalato che molti si stanno muovendo per evitare che qui possa sorgere un parco eolico, segno che l'attenzione della gente è massima".

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Il Giornale dell'Umbria - 20.12.2003

Nota di Ripa di Meana
NO ALLE PALE PER L'EOLICO

PERUGIA - "Perugia non ha bisogno di mulini a vento, ma di amministratori che non si facciano ingannare dalle lusinghe dell'energia rinnovabile pronta e facile", afferma il consigliere regionale dei Verdi ecologisti, Carlo Ripa di Meana, commentando il piano energetico del Comune di Perugia. "Ce l'aspettavamo - ha osservato Ripa di Meana - era chiaro fin dal momento in cui si sono predisposte le basi del Piano energetico comunale di Perugia. Ma spingere ogni più perversa fantasia fino al punto di collocare un bosco di pale eoliche sul Monte Tezio e sul Monte Tezzino, che dal belvedere di Porta Sole possono essere toccati con mano, ci sembra davvero troppo. L'energia eolica è la fonte rinnovabile a maggiore costi esterni. Lo si dica che si tratta di una nuova forma di imprenditoria mirante non tanto a produrre energia pulita, quanto piuttosto a commerciare nel mercato dei certificati verdi. Non passerà in Italia, non passerà in Umbria, non passerà a Perugia".

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La Nazione - 20.12.2003

IL PROGETTO
Presentato il Piano energetico comunale
MULINI A VENTO SUL TEZIO. 
IL COMUNE PUNTA SULL'EOLICO

Michele Nucci
PERUGIA - Passa per l'eolico e il futuro energetico di Perugia. Un futuro che preoccupa, ma sul quale si sta cercando di lavorare per ridurre le emissioni inquinanti a fronte di un aumento di consumi che è ormai costante. Ieri mattina a illustrare il Piano energetico e ambientale del capoluogo ci ha pensato il vice sindaco Silvano Rometti, affiancato dai tecnici del Comune. Rometti ha illustrato la situazione attuale e mostrato quali sono le prospettive per gli anni a venire.
Di sicuro tra i progetti più ambiziosi c'è quello di realizzare un impianto di energia eolica sul Monte Tezio, in grado di fornire elettricità a 20 mila persone all'anno. Progetto che è stato affidato da pochi giorni alla facoltà di Ingegneria dell'Università di Perugia, che dovrà studiare come e dove realizzare l'impianto. Stessa cosa per la zona di Pietramelina: anche qui c'è la volontà di realizzare moderni mulini a vento in grado di produrre energia. "Obiettivo prioritario del Piano energetico comunale - ha spiegato Rometti - è quello di armonizzare il trinomio energia, ambiente e sviluppo. Il documento rappresenta, indubbiamente, un importante strumento per individuare le modalità di risparmio energetico, nonché per favorire il ricorso a fonti rinnovabili di energia. E' un piano concreto, attuabile - aggiunge - e che tiene conto di una molteplicità di aspetti e che rivolge un'attenzione particolare alle fonti di energia alternativa e rinnovabili". L'applicazione della sola energia eolica porterebbe a un risparmio annuale di anidride carbonica pari a 49 mila tonnellate. E va in questa direzione il progetto pilota nel plesso scolastico di Ponte Felcino per la produzione di energia elettrica con pannelli fotovoltaici, cofinanziato anche con risorse della Regione e del Ministero dell'Ambiente. In questo momento gli indicatori energetici perugini, mostrano comunque un incremento progressivo dei consumi di energia e conseguentemente degli impatti sull'ambiente. La ripartizione dei consumi dal '95 al '99 vede al vertice i trasporti (47 per cento), mentre l'industria e il terziario incidono solo per una parte non rilevante sul totale dei consumi energetici: undici per cento a testa. Altro dato interessante è il consumo di prodotti petroliferi, cresciuto in questo ultimo periodo del 12 per cento. Nel 2005 in particolare si prevede una crescita del 10 per cento dei consumi totali, che salirà al 13 nel 2013. "Un quadro che evidenzia - ha sostenuto il vicesindaco - la necessità di individuare nuove forme di produzione di energia utilizzando tutte le potenzialità offerte dal nostro territorio o comunque di razionalizzare l'attuale uso, riducendo i costi per imprese e famiglie".
Ma, a proposito dell'eolico, c'è già chi promette barricate: è il consigliere regionale dei Verdi Carlo Ripa di Meana, secondo il quale "Perugia non ha bisogno di mulini a vento, ma di amministratori che non si facciano ingannare dalle lusinghe dell'energia rinnovabile, pronta e facile. Si dica chiaramente che è una nuova forma di imprenditoria, che non mira a produrre energia pulita, quanto a commerciare nel mercato dei certificati verdi".

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"La civiltà di un popolo, 
si misura dal territorio 
che riesce a proteggere"

COMITATO D'IMPEGNO CIVICO INTERREGIONALE
ABRUZZO - MOLISE



SABATO 12 APRILE 2003  ALLE ORE 17:00
PRESSO LA BIBLIOTECA COMUNALE DI CASTEL DI SANGRO
DIBATTITO SUL TEMA

LE FORESTE D'ACCIAIO
CENTRALI EOLICHE TRA UTOPIA E REALTA'


CON LA PARTECIPAZIONE DELL'ON. CARLO RIPA DI MEANA
Presidente del Comitato Nazionale del Paesaggio

INTERVERRANNO
MARIO PELLEGRINI
Direttore riserva regionale Abetina di Rosello

MATIS GEREMIA
Ex sindaco di Collarmele


La sua presenza sarà particolarmente gradita

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The Wall Street Journal Europe - 07.01.2003

L'energia eolica incontra critiche

Aumenta l'opposizione in relazione alle problematiche ambientali ed economiche

__________________________
da Berlino
Matilde Richter

L'energia eolica, una volta salutata in Europa come la fonte energetica del futuro, sta perdendo parte del suo fascino e deve affrontare un'opposizione crescente del pubblico.
In questi ultimi mesi, contro la costruzione delle centrali eoliche, la resistenza locale si è organizzata in movimenti più vasti preoccupati per le conseguenze sull'ambiente. Può essere che i gruppi di pressione siano spalleggiati dai produttori di energia con i metodi tradizionali, che si trovano in situazioni difficili per la concorrenza ed i costi elevati. D'altra parte i politici stanno diventando consapevoli del fatto che l'energia eolica da sola non è sufficiente per sostituire le risorse energetiche tradizionali.
"Ci si inizia a rendere conto che le fonti rinnovabili non sono a buon mercato, che hanno i loro svantaggi e che non sono l'unica soluzione" ha detto William Ramsey, vicepresidente dell'Agenzia Internazionale dell'Energia ubicata a Parigi.
Le fonti di energia rinnovabile sono state promosse in Europa come un'alternativa ai combustibili fossili inquinanti come petrolio e carbone, nonché all'impopolare energia nucleare. L'energia eolica è ancora quella leader tra le fonti energetiche rinnovabili, che includono anche energia solare, rifiuti organici e energia idroelettrica.
Secondo l'Associazione Europea di energia eolica, lo scopo dell'industria dell'energia da fonti rinnovabili è quello di aumentare la quota dell'energia eolica sul consumo totale di energia, dallo 0,3% attuale al 12% entro il 2020. Per raggiungere questo obiettivo è necessario, sempre secondo detta Associazione, un investimento stimato in 630 miliardi di euro.
Ma coloro che si lamentano a livello locale contestano che le turbine eoliche distruggono il paesaggio, creano rumore e feriscono gli uccelli. In alcuni casi, sono riusciti a bloccare dei progetti. In Baviera, un gruppo chiamato Burgerinitiative Ohrtermersch, è riuscito a bloccare la creazione di una centrale eolica.
Secondo Jens Peter Molly, dell'Istituto di energia eolica tedesca, l'opposizione all'energia eolica potrebbe essersi fatta maggiormente sentire recentemente, ma egli non crede ad un suo incremento reale. Ma gli attivisti dicono che i loro movimenti sono in crescita, in alcuni luoghi sono aumentati tanto da provocare l'attenzione dei politici. "Si ha la sensazione che le cose si stiano muovendo", ha dewtto Bernard Chapuis, presidente di un'associazione svizzera locale che si sta battendo per proteggere il paesaggio dello Jura dalle centrali eoliche. "Ci sono sempre più siti Web dedicati a questo problema, e siamo in contatto con analoghe associazioni sia nella Foresta Nera che in Francia.
Politici francesi hanno iniziato a guardare con più attenzione al settore dell'energia eolica, e i loro punti di vista non sono necessariamente favorevoli. "Per quanto riguarda l'energia eolica, il suo futuro rimane incerto, principalmente per le resistenze causate dagli effetti collaterali che arreca all'ambiente", ha detto il Ministro francese dell'economia Francis Mer al Parlamento lo scorso anno, aggiungendo che vede maggiori potenzialità nelle tecnologie fotovoltaiche.
"I progetti di centrali eoliche non sono accettati di buon grado in Francia, perché sono imposti dagli industriali e dai comuni senza che la popolazione locale sia coinvolta", ha detto Arnald Brunel, direttore del settore strategia e comunicazioni in una organizzazione francese di approfondimento sulle energie rinnovabili, conosciuta come CLER, che chiede un approccio più consensuale.
Una disputa economica contro l'energia eolica si sta espandendo, ed è condotta da compagnie produttrici tradizionali, per le quali l'energia eolica costituisce una forma di concorrenza. David Bruce, a capo di Views of Scotland, movimento scozzese per la protezione del paesaggio, ha detto che la sua associazione riceve un notevole supporto dalle compagnie produttrici di energia. Le ditte posseggono le reti usate per trasportare l'energia prodotta dalle fattorie eoliche e devono assicurare l'energia in caso di insufficienza di vento. "Più si produce energia eolica, più c'è bisogno di altra forma di energia pronta, di supporto, disponibile al bisogno", ha detto Petra Uhlmann, direttrice delle comunicazioni presso la filiale E.ON-Energie della compagnia E.ON.AG tedesca.
La E.ON-Energie stima che l'energia eolica fa aumentare il costo dell'energia prodotta negli stabilimenti convenzionali di circa 1,5 centesimi per Kilowatt/ora. La compagnia stima che il costo totale addizionale causato solo dall'uso dell'energia eolica fino al 2011 in Germania sarà tra 23 e 51 miliardi di euro.

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 07.01.2003: L'ENERGIA EOLICA INCONTRA CRITICHE - TRADUZIONE

ASSOCIAZIONI E COMITATI IN RIVOLTA
CONTRO L'EOLICO IN EUROPA

Solo ora, con un articolo del Wall Street Jounal, la stampa rivela che l'installazione di centrali eoliche, insostenibili per l'ambiente o incompatibili con il paesaggio, stanno provocando proteste ed azioni di contrasto in tutta Europa.
La stampa italiana, fortemente suggestionata da Legambiente, non ha mai fatto cenno a questo importante dato di fatto.
Ora c'è una ragione in più per continuare la nostra azione, e per convincere tutti che l'eolico va confinato nei soli posti dove può risultare sostenibile: nei deserti, nei nebbiosi mari del Nord Europa, in adiacenze ad aree già compromesse da insediamenti industriali.

Sembra che esistano una miriade di siti internet costituiti dalle Associazioni e dai Comitati che contestano. E' importante conoscerli e prendere contatti. Ciascuno di noi cerci di individuarne quanti più ne può.


          

                                                              Carlo Ripa di Meana

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NOTIZIE IN BREVE

" In comune di Antrodoco (Rieti) è in predicato la costruzione di una centrale eolica alle pendici di Monte Giano in località Cinno (1.400 m s.l.m.). Si tratta di un sito di particolare valore paesaggistico e naturalistico. Recentemente sono stati presi contatti con la sezione del WWF di Rieti, affinchè si faccia tutto il possibile per fermare tale progetto. Per tale sito la Regione Lazio non ha ancora emanato alcuna autorizzazione."


" Le Gole del Melfa, in provincia di Frosinone, rappresentano un vero e proprio baluardo di bellezza paesaggistica e naturalistica. Su segnalazione dell'Associazione Italiana Wilderness, è pervenuta l'informazione in merito ad un progetto di una centrale eolica in località Monte Ricco nel comune di Arpino (Frosinone), nel cuore delle gole stesse. 
Monte Ricco risulta inserito, con eccezione purtroppo della sua cresta, in un'area wilderness designata nel 1998 dalla precedente amministrazione comunale. Inoltre l'intera zona è compresa nella rete di Bioitaly 2000 quale sito SIC (Gole del Melfa IT 6050027).
Attualmente si stanno facendo azioni presso le autorità competenti con lo scopo di disinnescare questo ennesimo scempio ambientale annunciato."


" Non c'è pace neanche nei Parchi!. Nel Parco Naturale regionale dei Monti Lucretili (Lazio), in località Monte Castellano, a circa 1.000 m s.l.m., il comune di Orvinio (Rieti) ha deliberato, già nel 2000, l'approvazione di uno schema di convenzione con Edison Energie Speciali (EDENS) per la costruzione di una centrale eolica con potenza compresa fra i valori di 11 e 14 MW. Inutile dire il danno ambientale che tale impianto arrecherebbe all'intero comprensorio protetto. Basti pensare che l'elemento faunistico di spicco presente nel Parco, tra l'altro determinante a suo tempo per la sua stessa designazione ed in un prossimo futuro seriamente minacciato da tale infausto progetto, è l'aquila reale, presente da sempre come nidificante presso le balze rocciose di Monte Pellecchia. Attualmente si sta facendo un'opera capillare di informazione presso la popolazione locale affinchè si possa rendere conto del pericolo che incombe su di essa e possa così far pressione sul comune di Orvinio affinchè receda da tale progetto."

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CARLO RIPA DI MEANA:

“IL COMITATO NAZIONALE DEL PAESAGGIO SFIDA LEGAMBIENTE

SULLA QUESTIONE EOLICA IN ITALIA”

” Nei giorni scorsi il Direttore generale di Legambiente, Francesco Ferrante si è lasciato andare a un nuovo e scomposto attacco contro il Comitato Nazionale del Paesaggio (CNP) a proposito della controversa questione dell´eolico in Italia, con insulti personali e oblique insinuazioni: "...utili idioti appartenenti alle lobby che propagandano il rilancio dei combustibili fossili".

Il Comitato Nazionale del Paesaggio non lo seguirà nel fango.
Il CNP, invece, sfida pubblicamente Legambiente (nella formazione di 3 o 5 o anche 10 suoi rappresentanti, contrapposti ad eguale numero di rappresentanti del Comitato Nazionale del Paesaggio) a un confronto pubblico sulla avventura eolica in Italia così come essa si presenta nella sua realtà: 1209 torri già installate e molte migliaia in arrivo.


Il CNP propone un confronto pubblico fondato sui numeri, sui risultati energetici, sulle documentazioni visive e sulle testimonianze delle popolazioni, in alcuni dei comuni simbolo dell’affarismo eolico: Castiglione Messer Marino e Monteferrante in Abruzzo; Baselice e Bisaccia in Campania; Accadia e Panni in Puglia; Muro Lucano in Basilicata. Il CNP propone, inoltre, di organizzare eguali confronti nel corso di programmi radiofonici e televisivi locali e nazionali, affidandone lo svolgimento a conduttori imparziali. Il CNP propone, infine, confronti a mezzo stampa, su giornali quotidiani e riviste periodiche nazionali e locali, garantendo alle due opinioni parità di spazio e parità di rilievo. Se Legambiente avrà qualcosa di nuovo da dire, oltre alle sue ingenue invocazioni perché questi giganteschi impianti industriali già conficcati e da conficcare su tutte le terre alte italiane e lungo le coste della penisola e delle isole vengano “mitigati”, questa occasione di confronto con il parere contrario del CNP potrà essere utile. L’opinione pubblica locale e nazionale potrà giudicare, con piena cognizione di causa, da che parte sono gli argomenti migliori e i dati inoppugnabili.


Il Comitato Nazionale del paesaggio lancia oggi questa sfida a Legambiente. ”

Roma, 24 ottobre 2002

                                                             

                                     Carlo Ripa di Meana

             Presidente del Comitato Nazionale del Paesaggio - CNP

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Corriere dell'Umbria - 08.10.2002

Riprende forza la battaglia contro l'installazione dei pali eolici in Valnerina
Un comitato contro le grandi eliche
"Il danno per il paesaggio sarebbe incalcolabile

Andrea Fabbri
PRECI - Riprende vigore la battaglia dei naturalisti contro i pali eolici in Valnerina e in particolare nelle zone immediatamente a ridosso del Parco nazionale dei Monti Sibillini. E' di questi giorni la notizia della costituzione di un nuovo comitato cittadino di protesta sorto in località Poggio Di Croce, nel territorio del Comune di Preci. Una manciata di determinati cittadini sono fortemente intenzionati a far sentire tutta la loro contrarietà all'installazione, sulle verdi vette delle montagne che si estendono tra l'Umbria e le Marche, delle grandi pale a tre punte che dovrebbero trasformare la forza del vento in energia elettrica. Le obiezioni sollevate sono più o meno le stesse delle associazioni ambientaliste e degli altri comitati di protesta. Obiezioni che si possono riassumere nel popolare detto "il gioco non vale la candela". L'energia prodotta da uno solo di questi pali bianchi, alti anche settanta metri, sarebbe talmente bassa che secondo i componenti dei comitati non giustificherebbe il grave impatto ambientale che avrebbero se posti in Valnerina. Per poter produrre una quantità significativa di energia, se ne dovrebbero collocare molti e tutti nei punti in cui i venti soffiano più forti. Facendo una media di quelli già realizzati in Italia, un parco eolico produce 40 megawatt di energia. Per i contestatori sarebbe un "omicidio ambientale". I pali, infatti, comprometterebbero in via definitiva un paesaggio, quello della Valnerina, che è una risorsa turistica proprio perché è così come appare oggi. Inutile ricordare che c'è anche un fronte opposto. C'è, infatti, chi difende a spada tratta questa forma di energia pulita e rinnovabile. Anche questi accaniti sostenitori delle pale eoliche sono ambientalisti. Perché sostengono, appunto, che il vento è in grado di produrre energia pulita consentendo di abbattere fumi e inquinamento delle grandi centrali. Difendono le proprie tesi, parlano anch'essi di turismo, anche se, ovviamente, si tratta di un turismo diverso da quello inteso in senso classico. Secondo loro l'insieme di queste pale eoliche potrebbe rappresentare una vera e propria attrattiva, non solo per chi, in Italia, non ha mai visto impianti di questo tipo, ma anche, e forse soprattutto, per le scuole che potrebbero trarre da questi insediamenti eolici interessanti spunti didattici. L'esempio è quello degli Stati Uniti d'America dove, dicono, sembra ci siano diverse migliaia di persone che attraversano lo stato dell'Arizona per passare in mezzo alla grande spianata delle pale eoliche. Inutile dire che il braccio di ferro è ancora aperto e che lo scontro sarà duro, almeno fino a quando non si troverà una soluzione definitiva. A proposito di impatto ambientale dei piloni: chi li costruisce sostiene che "i generatori eolici hanno grossi vantaggi in termini di impatto ambientale locale perché essi consentono la normale coltivazione dei campi o l'allevamento; hanno un ragionevole impatto visivo che viene minimizzato con un'adeguata integrazione complessiva del paesaggio e con una corretta distanza dai centri abitati; hanno un trascurabile impatto acustico e non producono alcun effetto negativo sulla flora e sulla fauna". Queste caratteristiche sono compatibili con l'ecosistema della Valnerina?

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La Nuova Basilicata - 27.02.2002

Muro Lucano, il sindaco Ciaco va avanti. Contrari Ds e R
Eolico, favorevoli e contrari
Il paese spaccato sul progetto di 63 aerogeneratori

MURO LUCANO - "Si tratta di un progetto serio e completo che rispetta il paesaggio e l'ambiente murese, consentendo alla nostra comunità di ottenere una serie di vantaggi che nessun amministratore che lavora per il bene del suo paese non può non prendere in considerazione". Il sindaco di Muro Lucano, Michele Ciaco, crede fortemente nel progetto di "Parco eolico" che insieme alla A.B.B. Spa (multinazionale dell'energia) hanno presentato l'altra sera ai cittadini del paese. Tecnici e dirigenti della società hanno illustrato le caratteristiche dell'impianto costituito da circa una sessantina di aerogeneratori, situati nella zona più alta del paese, detta del "Raitiello", ed hanno risposto ai quesiti e dubbi dei cittadini, ma soprattutto dei rappresentanti politici locali. I vantaggi, ha detto il sindaco ai suoi concittadini, sono tanti: solo dalla costituzione della "società di scopo" (unica in Italia), il Comune guadagnerà oltre 150mila euro, mentre dalla vendita del 2,5% dell'energia prodotta, dovrebbe ottenere circa 200mila euro annui, oltre al fitto di mille euro per ogni palo installato in territorio comunale. Ma non tutti sono d'accordo. Il consigliere regionale e comunale Gerardo Mariani, nonostante si sia dichiarato favorevole alle fonti energetiche rinnovabili, ha accusato l'Amministrazione comunale di non aver chiesto, prima di imbarcarsi nella progettazione di un'opera importante, il parere preventivo alla cittadinanza, né di essersi munita dei necessari pareri di impatto ambientale, forestale e idrogeologico. Anche il gruppo Ds ha manifestato tutta la propria contrarietà per il tentativo di "svendere la montagna murese", ai professionisti dello scempio ambientale, contro il tentativo di imporre una scelta epocale che condizionerà negativamente per sempre il futuro di circa un terzo del territorio comunale, con grave danno al sistema agricolo e zootecnico.

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La Gazzetta del Mezzogiorno - 27.09.2002

MURO LUCANO /Per gli aspetti deturpanti
Ds: no al parco eolico sulla montagna murese

MURO LUCANO - «Coinvolgeremo in questa battaglia la cittadinanza, le organizzazioni agricole, ambientaliste e tutti quanti abbiano ancora voglia di non dare una delega in bianco a chi ci rappresenta». Lo affermano, a proposito del Parco eolico, i Democratici di Sinistra di Muro Lucano, che dicono no alla svendita della montagna murese.
Il 13 luglio scorso il consiglio comunale ha deliberato la costituzione di una società mista tra il Comune di Muro e la SICogen s.r.l. di Codogno (Lodi) al fine di utilizzare un terzo del territorio comunale per la «realizzazione di un impianto industriale che sfrutti l'energia eolica». Già nel mese di maggio, si sostiene in una nota del Partito murese, i Ds, incontrando il Sindaco per una verifica di programma, «esplicitarono le loro forti perplessità su una tale scelta che, per i suoi aspetti invasivi e deturpanti per l'ambiente, rappresentava una decisione irreversibile e in contrasto con uno sviluppo eco-sostenibile del territorio comunale e che, comunque, sarebbero stati necessari incontri con la cittadinanza, forze sociali e politiche per ponderare una scelta tanto importante per la comunità».
Il parco eolico prevede l'installazione, dicono i Ds, di 115 aerogeneratori o pali eolici in un'area che va dalle pendici del Paratiello fino al Felitto (si può dire interessato tutto il sistema montuoso murese alla destra del torrente Malta e della fiumara di Muro).
Nella nota, i responsabili affrontano il problema sotto diversi aspetti, dalla massa di cemento sulla montagna alla rumorosità delle eliche, all'impatto ambientale ecc.
«Servono i soldi per le magre casse comunali? Bene, sostengono, diamoci da fare, perché Muro assurga, con un'oculata programmazione, e gli strumenti ci sono, a modello di sviluppo vero per l'intera regione. Non sono sogni e il sindaco lo sa. Anzi se n'è fatto paladino in più di un'occasione in cui ha dichiarato che il nostro patrimonio territoriale, monumentale e culturale è la vera risorsa per il futuro»

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ANSA - 04.09.2002

ENEL: NOVE NUOVE CENTRALI EOLICHE PER 300 MLN KWH CAPACITA'
ENEL GREENPOWER, COPRIRANNO FABBISOGNO 130 MILA FAMIGLIE

   (ANSA) - ROMA, 4 SET - Un nuovo parco di 9 centrali eoliche in Sicilia, Sardegna, Basilicata e Molise con una capacità produttiva attesa di 300 milioni di chilowattora, in grado di soddisfare il fabbisogno di 130 mila famiglie permettendo un risparmio di circa 70 mila tonnellate di combustibile.
E' quanto realizzerà Enel GreenPower, società dell'Enel per le energie rinnovabili, ampliando così l'attuale parco eolico del gruppo che attualmente, tra gli impianti in Italia e quelli nelel Americhe, ammonta a 153 megawatt installati.
Lo rende noto la stessa società elettrica in un comunicato precisando che con il nuovo progetto si "conferma l'impegno per lo sviluppo delle fonti rinnovabili al fine di rispettare gli obiettivi di Kyoto".
Enel Greenpower dispone attualmente - ricorda la nota - di oltre 2.600 mw di capacità installata tra impianti eolici, geotermici, idroelettrici, fotovoltaici, biomasse e biogas. La società opera, oltre che in Italia, negli Usa, in Canada, Costa Rica, Guatemala, El Salvador e Cile".  (ANSA)

   PEN
04-SET-02   12:35   NNNN

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www.enel.it / Ambiente  -  29.07.2002


ENERGIA EOLICA? GRAZIE, NON IN ITALIA

Intervista di Valter Cirillo con l'on. CARLO RIPA DI MEANA, ex Ministro dell'Ambiente e consigliere regionale "Verdi ecologisti" in Umbria


Un curriculum ambientalista di tutto rispetto: Commissario europeo all'Ambiente (1988-92), Ministro dell'Ambiente (1992-93), deputato europeo "Verde" (1994-99), segretario-portavoce dei Verdi italiani (1992-94). Carlo Ripa di Meana continua fattivamente a coltivare la sua passione per l'Ambiente come consigliere regionale "Verdi ecologisti" in Umbria. E in più di una occasione ha costituito una voce dissonante e anche polemica nel panorama ambientalista, come nel caso dell'energia eolica, ufficialmente sostenuta dai Verdi italiani e che lui, invece, osteggia fermamente. Un Verde contrario ad una fonte rinnovabile e non inquinante? Può spiegarci meglio on. Ripa di Meana?

"Il problema non è l'eolico, di cui è giusto considerare le opportunità di sviluppo anche per la produzione di energia. In generale non mi sembrano possibili riserve o obiezioni: il punto è dove e come.
A parte i piccoli impianti, che possono ben integrarsi nel paesaggio esistente, come del resto è storicamente avvenuto ad esempio in Maremma o nel Lazio per il pompaggio dell'acqua, non ho difficoltà a giustificare i grandi impianti off shore che sono stati costruiti o sono in costruzione in Danimarca, Irlanda, Germania, Gran Bretagna e altrove. Fatte salve le esigenze di sicurezza alla navigazione ed eventuali obiezioni di ordine economico, si tratta di impianti che possono captare il vento a rugosità zero in mari brumosi e ove sono già presenti gigantesche piattaforme petrolifere.
Molto più cauto sono per i parchi eolici a terra, di cui ho visitato numerose realizzazioni. Ebbene in California, nel Texas e in Spagna (in Andalusia e Navarra), pur in condizioni morfologiche poco antropizzate e in un contesto paesaggistico con una storia meno gloriosa di quella italiana, mi sono sembrati una traumatica intrusione: impressione del resto confermata dagli ambientalisti spagnoli. Le mie perplessità si sono poi accentuate in Olanda, Danimarca e Germania, ove il contesto di paesaggi bassi contribuisce a fornire una visione sgradevole e quasi ipnotica: non mi ha sorpreso che in quei Paesi sia in corso una forte pressione, anche da parte dei movimenti ambientalisti, per spostare i campi eolici in mare e, in prospettiva, autorizzare nuove realizzazioni solo in mare.
In Italia ho visitato impianti in Sardegna, Lazio, Abruzzo, Campania e Puglia e, devo dirlo, sono rimasto sconvolto. Le centrali sono prevalentemente situate nelle zone più romite dell'Appennino, in meravigliosi crinali ove ora sorgono centinaia di torri anche a ridosso di splendidi borghi. Si tratta di zone e di Paesi molto poveri, ma con speranze di sviluppo legate alla valorizzazione del turismo naturalistico e all'agriturismo. Stiamo parlando non di lande sconosciute, ma delle terre alte italiane, ove è in corso uno scempio imperdonabile sul patrimonio naturale superstite".

Eppure l'eolico è una delle fonti energetiche su cui hanno maggiormente puntato proprio gli ambientalisti italiani

"La maggior parte dei Verdi sostengono l'eolico in via di principio: soprattutto per la riduzione delle emissioni inquinanti e per favorire così il Protocollo di Kyoto.
Occorre tuttavia chiedersi per quale motivo oggi vi siano presso il Gestore della rete elettrica (GRTN) ben 518 richieste di connessione per centrali eoliche di potenza unitaria superiore ai 10 MW, per una potenza complessiva, cioè, che supera quanto previsto dalle più ottimistiche ipotesi di sviluppo formulate in ambito sia nazionale sia europeo. Eppure l'Italia non è molto ventosa: è un Paese di medio-bassa ventosità, salvo alcune zone in Sicilia, Sardegna, Puglia e poco altro. Invece la crudezza dell'impatto visivo è indiscutibile su un territorio lungo e stretto pieno di testimonianze storiche come il nostro. Come mai un simile imprevedibile successo?
Il volano di questo sviluppo è nel decreto Bersani (D.Leg. n.79 del 16 marzo 1999), che, unitamente alla legge 394/91 e ai fondi strutturali europei per le aree depresse, ha offerto agli operatori industriali una opportunità per realizzare una ghiotta operazione finanziaria, a discapito però di altre fonti, e in particolare dell'energia solare, che ha invece visto ben altre realizzazioni ad esempio in un Paese molto meno favorito come la Germania. Si aggiunga il sovrapprezzo "politico" che è riconosciuto al kWh eolico, oltre al rilascio dei cosiddetti certificati verdi (vere e proprie azioni per il mercato liberalizzato dell'energia, che prevede i grandi attori dello stesso con un minimo del 2% dalle rinnovabili) e si capisce l'interesse industriale a sviluppare tale fonte. Il tutto viene poi ammantato di rispettabilissime dichiarazioni sulla opportunità di ridurre le emissioni inquinanti, di ridurre l'effetto serra eccetera.
Nei fatti c'è però il rischio che il risultato sia un vero e proprio "bidone": infatti, come riconosce il presidente dell'Enea, prof. Carlo Rubbia, la riduzione dei combustibili fossili dovuta all'eolico (con copertura del 2-3% dei consumi elettrici) può raggiungere al massimo l'1% dei consumi totali annui. Il che vuol dire che è sufficiente un solo anno di normale incremento dei consumi per annullare tutto il contributo eolico. Nel frattempo, se tutte le richieste di nuovi impianti venissero approvate, si installerebbero sui nostri monti (e non solo) qualcosa come più di 25.000 aerogeneratori alti circa 50 metri, con rotori di circa 60 metri di diametro, il che porta l'altezza complessiva di un aerogeneratore a 80 metri, equivalente quindi ad un palazzo di 26 piani!
L'esistenza di problemi viene peraltro riconosciuta dallo stesso Direttore Generale del Ministero dell'Ambiente, Gianni Silvestrini, secondo il quale si tratterebbe di una soluzione ponte, poiché intorno al 2015 sarà sviluppata l'opzione "solare+idrogeno" che renderebbe superfluo l'eolico. Ma anche ammesso che ciò sia vero, Silvestrini dimentica di dirci chi dovrebbe togliere le decine di migliaia di torri eoliche per allora installate. Questo è il punto che motiva la battaglia mia e del Comitato Nazionale del Paesaggio che presiedo".

Dica la verità, on. Ripa di Meana, nella situazione attuale non si sente un po' come Don Chisciotte contro i mulini a vento?

"In verità abbiamo iniziato questa battaglia in una situazione di pesante disinformazione, o meglio di totale mancanza di informazione. Le cose però stanno cambiando, perché il favore delle popolazioni locali verso l'eolico era supportato dalla non trascurabile circostanza che, in concreto, le centrali nessuno le aveva viste. Ora che sono già state installate quasi 1.000 torri, le cose stanno cambiando e troviamo crescenti consensi sia da parte di agricoltori e operatori turistici, sia da parte delle popolazioni in genere. La nostra non è più una battaglia tanto solitaria, come dimostra anche l'editoriale di Galli della Loggia sul supplemento "7" del Corriere della Sera del 16 maggio, intitolato Il grande scempio dell'energia eolica".

Non crede che sia possibile adottare forme di regolamentazione e di attenzione ai casi locali che possano consentire di trovare ragionevoli compromessi?

"Personalmente sono convinto che l'opzione eolica tramite centrali di potenza sia percorribile in Italia in modo davvero molto marginale. Ma siccome non pretendo che gli altri siano necessariamente d'accordo con me, quanto meno chiedo la salvaguardia delle aree più sensibili.
Auspico quindi che gli amministratori locali allestiscano mappe di protezione e di esclusione assoluta, comprendendovi tutti i Parchi nazionali e regionali, le oasi protette e i siti di interesse comunitario (SIC). Se si facesse questo non avrebbe più valore un atto come il Protocollo d'Intesa promosso lo scorso anno da Enel, Ministero Ambiente, Legambiente e Federazione Italiana Parchi, che prevede l'uso di parchi e di zone protette per l'installazione di impianti sperimentali da fonti rinnovabili, e che a me sembra costituire un vero e proprio varco per consentire lo sfruttamento di aree da salvaguardare. Mi rendo conto che così in molte Regioni resterebbero ben pochi spazi per nuove centrali, ma è il minimo indispensabile per reggere l'onda d'urto dell'eolico a tutti i costi e impostare una seria riflessione con le popolazioni locali che preveda anche una valutazione dei conti economici. Non neghiamoci infatti che, sebbene le industrie non lo abbiano mai affermato apertamente, viene sovente diffusa l'illusione che la produzione eolica possa risolvere molti problemi economici di comunità povere. E su questo malinteso - che all'analisi dei fatti tale è - vengono catturate le simpatie iniziali di comunità che hanno piccoli bilanci, molti problemi e una gran voglia di trovare soluzioni costi quel che costi".

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Il Foglio Quotidiano - 20.07.2002

Ambiente/1: RIPA DI MEANA SUL BLUFF DELL'ENERGIA EOLICA
Chi semina torri non raccoglie vento, ma solo interessanti ricavi

Signor direttore - I dati: l'Italia è un paese poco ventoso. Su 8760 ore annue, la media nazionale del vento di velocità compresa tra 4 e 20 metri al secondo, l'unica adatta alla produzione di energia, non supera le 2000 ore di piena potenza degli impianti. I paesi del Nord Europa e quelli affacciati sull'oceano Atlantico, invece, dispongono di venti tesi e costanti per 4-5000 ore, più del doppio della media italiana. Le centrali eoliche sono impianti industriali composti ciascuno da 10-30 torri in acciaio con altezze che raggiungono i 100 metri, a cui sommare i 40 del raggio delle eliche, 4 metri più alte di San Pietro. Il peso della sola torre è tra 110 e 220 tonnellate. Per la loro installazione richiedono nuove e larghissime vie di accesso, profondi e vasti sbancamenti che provocano lesioni irreparabili all'ambiente naturale.
   Le 1209 torri finora installate nel nostro paese, di misure e potenze inferiori ai nuovi modelli, concorrono con 700 MW per lo 0,5 per cento alla produzione nazionale di energia elettrica, e con lo 0,16 al risparmio sul consumo totale italiano di petrolio e altri combustibili fossili, con una riduzione da eolico di anidride carbonica (CO2) e altri gas a effetto serra dello 0,2 per cento del totale, che è di 470 milioni di tonnellate annue emesse in atmosfera.
   Al 31 marzo 2002 al Gestore nazionale della rete (GRTN) erano giunte 518 richieste di connessione alla rete, tutte per centrali superiori a 10 MW, e per un totale di 20000 MW. Tra le altre, si prevedono installazioni nel territorio delle città di Parma, Bologna, Arezzo, Cortona, Firenze, Massa Carrara, Pisa, Siena, Monte Amiata, isole dell'Arcipelago Toscano (Elba, Giglio, Giannutri e Montecristo), Gubbio, Spoleto, Norcia, Cascia, Trevi, Camerino, Fabriano, Ortona, Parco Nazionale del Gran Sasso, Matera, Martina Franca, Lece, Noto, Alghero. Considerando, per ora, un limite di 3000 MW di potenza installata al 2010 (delibera CIPE n.26 del 1999), si dovrebbero in concreto conficcare altre 3000 nuove torri sui crinali delle Prealpi piemontesi, lombarde e friulane, su molte "cornici" collinari costiere, su tutta la dorsale appenninica, in Sicilia e Sardegna, con l'esclusione di sole 3 regioni, Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige e Veneto. In tale prospettiva, il contributo dell'eolico alla produzione di energia elettrica passerebbe al 2,1 per cento, corrispondente allo 0,68 di risparmio sul consumo italiano di combustibili fossili, a fronte di un aumento annuo medio del consumo nazionale degli stessi combustibili del 2-3 pe cento, più di un terzo del quale assorbito dal comparto dei trasporti. A questo si aggiunge che l'eolico è considerato dalla Direzione generale del ministero dell'Ambiente soltanto "una soluzione ponte" verso il solare e l'idrogeno (Qui Touring, aprile-maggio 2002) con scadenza al 2015. Alla luce di questi dati nudi e crudi, è giusto definire l'eolico in Italia un disastro paesaggistico e ambientale prossimo venturo, di cui non tornano conti, costi e benefici.
   Il paesaggio italiano è sotto attacco perché con una serie di incentivi finanziari l'eolico si è trasformato, per i suoi imprenditori, in un affarone. Gli oneri per le installazioni delle torri sono quasi sempre coperti da fondi regionali e europei. Al kilowattora prodotto dalle centrali eoliche viene riconosciuto un sovrapprezzo speciale. Agli imprenditori dell'eolico vengono assegnati, in ragione della produzione elettrica da fonte rinnovabile, i "Certificati Verdi", che sono oggetto di una vera e propria contrattazione in Borsa, e costituiscono il secondo sovrapprezzo incentivante. I Certificati Verdi servono a raggiungere l'ambitissimo 2 per cento rinnovabile richiesto ai grandi operatori del futuro mercato energetico liberalizzato. Il cerchio dell'eolico si chiude così con un business succulento. Tutto ciò calcolato, il kWh eolico permette un ricavo di 0,14 euro (280 lire: 140 per l'energia e 140 per il certificato verde). Più del doppio, dunque, del kWh convenzionale di riferimento: 0,06 euro. Questo eldorado degli imprenditori dell'eolico non ha nulla a che fare con la sostanza del protocollo di Kyoto e con una seria politica di riduzione dei gas a effetto serra. Carlo Rubbia ha ricordato che, per passare con l'eolico a un apporto decisivo, "occorrerebbero in Italia centinaia di migliaia di torri".
   Intanto 1209 torri hanno già sfigurato ampi tratti del paesaggio di Campania, Puglia, Molise, Abruzzo e Sardegna, con perdite di ambiente naturale, disagi per le popolazioni oltretutto private di ogni futuro turistico nei propri territori. (...)
   Sino all'inizio del 2002 il pessimismo era dunque d'obbligo. Difatti, alcuni ministri dei passati governi, mal consigliati dal presidente dell'Enel del tempo, per far galoppare la loro incauta puntata eolica avevano preparato nel 1999 e nel 2001 due strumenti decisivi. 1) Il Decreto Bersani n.79/1999 che, introducendo i Certificati Verdi a prescindere dalla fonte di energia rinnovabile, in realtà riservava tutti gli incentivi alla tecnologia più matura, l'eolico, strozzando così il solare, le biomasse, il mini idroelettrico e il geotermico. 2) Il protocollo d'intesa "L'energia nei Parchi" sottoscritto da Enel, Legambiente, Ministero dell'Ambiente e Federparchi nel febbraio 2001, che apre i parchi e le aree protette alle centrali eoliche, offrendo a questi impianti industriali i crinali delle terre alte.
   L'imprevisto, in questa partita a poker, che per il 2002-2003 prevedeva secondo i suoi promotori il fatto compiuto, è arrivato con la messa in questione che il Comitato Nazionale del Paesaggio, la Coldiretti, i Comitati locali contro l'eolico selvaggio e le sezioni regionali delle Associazioni ecologiste, hanno elaborato negli ultimi sei mesi. Si è scoperto: a) che in termini energetici e di riduzione dell'effetto serra l'eolico in Italia è e rimarrà irrilevante; b) che l'energia prodotta dall'eolico va in rete e non ha un destino locale; c) che i limiti intrinseci di energia intermittente e aleatoria sono accentuati in Italia, per l'eolico, dalla modestia della "vena fluida", come risulta da ogni rilevazione anemometrica; d) che l'imponenza degli impianti industriali eolici rende vana ogni speranza di mitigarne l'impatto sull'ambiente. (...)
   Scoperto il bluff, gli sponsor ambientalisti che siedono tra i giocatori del tavolo, chi facendo corpo con gli imprenditori, chi invece ieratico ulema dell'eolico in astratto o altrove dimenticando che la questione è l'eolico in Italia, lanciano anatemi apocalittici e globali contro gli obiettori. Ma la partita è stata riaperta. Le notizie problematiche ora ci sono. Saprà il ministro Urbani utilizzare fino in fondo tutti i suoi poteri di protezione del paesaggio? Vorrà il ministro Matteoli esercitare quelli di natura ambientale, a partire dai parchi e dalle zone protette? Vorrà il ministro Marzano riformulare il Decreto Bersani offrendo alle altre rinnovabili, a partire dal solare fotovoltaico e dalle biomasse, gli incentivi specifici adatti per il loro sviluppo? Dal governo e dal Parlamento, in definitiva, dipenderà tutto o quasi tutto. Noi continueremo il nostro lavoro fino a quando lo scempio verrà fermato.

Carlo Ripa di Meana

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Il Giornale - 13.07.2002

«L'energia eolica rovina il paesaggio»

Il ministro Urbani: «Le torri a elica sono brutte e producono poco».
Gli ambientalisti si dividono

__________________________
da Roma
   Quelle torri eoliche più alte della cupola di San Pietro non devono nuocere allo splendido paesaggio Italiano.
   Su questo assunto si sono ritrovati i ministri per i beni Culturali e dell'Ambiente, Giuliano Urbani e Altero Matteoli, che hanno inaugurato ieri una «riflessione critica» sull'impatto ambientale degli impianti. In una riunione congiunta, affiancati da Carlo Ripa di Meana, presidente del Comitato nazionale del paesaggio e da Paolo Bedoni, presidente di Coldiretti, hanno espresso tutte le loro perplessità sulla legge che porta il nome dell'ex ministro Bersani sulla quantità di energia che deve essere prodotta da fonti rinnovabili, pur senza avanzare proposte di revisione.
   «Non vogliamo - ha proseguito Urbani - dire no in assoluto all'energia prodotta attraverso il vento, ma vorremmo più ordine, più disciplina per sistemare questo tipo di impianti solo dove non deturpino il paesaggio. Il mare? potrebbe essere un'idea, anche se le nostre coste fanno parte del paesaggio italiano e il Mediterraneo non è certo il mare del Nord...».
   Lo stop a impianti «così sgradevoli e di ridotto interesse economico» è stato chiesto anche da Bedoni e rigidissimo nel suo convinto no alle pale eoliche è stato Carlo Ripa di Meana: «Il paesaggio italiano - ha detto - è sotto attacco. Con una serie di incentivi finanziari l'eolico si è trasformato per i suoi imprenditori un affarone. Gli oneri per le installazioni delle torri sono molto spesso coperti da fondi regionali e agli imprenditori dell'eolico vengono assegnati in ragione della produzione elettrica da fonte rinnovabile i «certificati verdi» che sono oggetto di una vera e propria contrattazione in borsa. E questo - ha aggiunto - quando milleduecento torri hanno già sfigurato ampi tratti del paesaggio in almeno cinque regioni del sud».
   Gli impianti eolici finora installati superano le mille torri, una cifra che si prevede possa quintuplicarsi nei prossimi anni. Il costo dell'installazione si aggira sugli 800-1000 euro a pilone, mentre il costo dell'energia prodotta è di 7-8 centesimi di euro a Kw/h. Urbani, in occasione dell'incontro, ha anche parlato di «sproporzione tra costi sofferti da ambiente e paesaggio e quantità, irrilevante, di energia prodotta». Secondo i dati del comitato nazionale per il paesaggio, le torri finora installate producono lo 0,4-0,5% del fabbisogno nazionale di energia elettrica, pari allo 0,13-0,16% del consumo totale italiano di petrolio e altri combustibili.
   Sul possibile incremento dell'energia eolica «Matteoli ed io - ha aggiunto Urbani - abbiamo comunque dato il via a un approfondimento. Utilizzeremo tutte le nostre strutture ministeriali. E' doveroso portare in cdm la questione della rivisitazione o meno del decreto Bersani».
   Anche Matteoli ha parlato dell'ipotesi di costruire gli impianti eolici sul mare: «Stiamo analizzando se è possibile. Abbiamo 8.000 chilometri di coste. Ma bisogna evitare che deturpino il paesaggio. Bisogna cioè usare tutto il buon senso pe far sì che le fonti rinnovabili ci diano energia riducendo il meno possibile i danni al paesaggio. Ma non c'è tecnologia che non abbia impatto ambientale».
   Il ministro all'ambiente ha poi illustrato i bassi costi dell'energia eolica: pari a 7-8 centesimi di euro a chilowattora a fronte dei 36 centesimi a kwh degli impianti fotovoltaici. Sul numero delle torri, Ripa di Meana ha detto che attualmente sono più di 1.000 e potrebbero arrivare a 8.000. Con le 518 richieste di connessione di rete arrivate al 31 marzo 2002 al grtn potrebbero, infatti, essere costruite 7-8000 nuove torri. Il contributo al fabbisogno di energia elettrica salirebbero allora al 3,3% con un risparmio dell'1,1%. Anche la coldiretti è perplessa sulla possibilità di utilizzare l'energia eolica: «Arrivare a produrre con il vento ,'1,2% del totale dell'energia consumata in italia, riducendo del solo 1,6% le emissioni totali di anidride carbonica - afferma il presidente Paolo Bedoni - non vale la pena se questo significa aggredire in modo indelebile i caratteri culturali, agricoli, turistici e paesaggistici del territorio».
   Bedoni ha concluso con un appello al governo perché «sia negato il nulla osta ministeriale per le centrali da installare in territori vincolati dalla normativa su beni paesaggistici, aree protette e territori di tipo agro-silvo-pastorale».

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Avvenire - 13.07.2002

Paesaggio al vento

Energia pulita o ferita insanabile per le bellezze naturali italiane?
Ambientalisti e politici si dividono sull'impatto estetico dei tralicci che catturano la forza eolica

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da Roma Lucia Bellaspiga

Cinquemila torri eoliche alte più di cento metri, giganteschi mulini a vento le cui pale si ergono verso il cielo girando rumorosamente per creare energia eolica. E sotto un territorio deserto, deforestato, solcato da strade larghe e profonde che non portano a nulla, solo alle bianche altissime torri: non è l'incubo di un Don Chisciotte odierno, ma la descrizione di quanto sta per capitare al nostro paesaggio italiano secondo le più nere previsioni di alcuni ambientalisti. Gli impianti per l'energia eolica, infatti, che nel Nord Europa rappresentano già una realtà consolidata, in Italia dividono tuttora gli animi, anche all'interno delle associazioni ambientaliste: una forma di energia pulita, capace di abbattere l'emissione di gas nocivi e quindi l'effetto serra, come chiesto dal protocollo di Kyoto, o invece una ferita insanabile e mostruosa inferta al nostro paesaggio?
«Certamente uno scempio - ha spiegato ieri Carlo Ripa di Meana, ex ministro dell'Ambiente, oggi presidente del Comitato nazionale del paesaggio, parlandone con i ministri per i Beni culturali, Giuliano Urbani, e dell'Ambiente, Altero Matteoli -: già cinque regioni sono state sventrate dalle centrali eoliche, e in quei territori la dequalificazione ambientale, economica e sociale è stata terribile. Quelle orribili torri, giganti di acciaio candido e lunare, distribuite lungo i crinali più belli dei nostri Appennini, a ridosso nei borghi medievali, hanno azzerato i valori, storici, archeologici, ambientali e quindi turistici di intere zone. Basti dire questo: quale turista andrebbe più in un agriturismo sulla cui testa ronzano e fanno ombra centinaia di orrendi tralicci?»
I ministri si esprimono con cautela. «Il problema è grosso - commenta il ministro preposto alla tutela del territorio - e il dibattito è aperto. Ma non illudiamoci: non esiste una tecnologia senza impatto ambientale. Il buon senso dovrà farci scegliere quella a impatto più basso». Che il vento sia una fonte di energia pulita lo si sa. E' sulle torri eoliche che gli ambientalisti si spaccano: «Ci vuole buon senso - propone il ministro -: si potrebbero portare le torri su piattaforme in mezzo al mare. Anche se sono certo che anche così si scatenerà il dibattito...».
Sorride incredulo Ripa di Meana: «Il ministro Matteoli la fa facile - ci dice a conferenza finita -: nelle brume del mare del Nord le torri non danno alcun fastidio, ma ce le vede nel Tirreno o nell'Adriatico?». E poi ammonisce Matteoli: «Sappia il ministro che nella sua regione, su tutte le isole più belle dell'arcipelago toscano, stanno per essere elevate centinaia di torri... E non esistono diavolerie mimetiche che le nascondano». Il fatto più grave lo illustra il ministro Urbani: «Ci vuole una regolamentazione: qui sorgono torri ovunque senza che un catasto ne tenga il conto. Ma quel che è peggio è che il gioco di tanto strazio paesaggistico non vale la candela: l'energia eolica prodotta è irrisoria». Ci pensano Ripa di Meana e Paolo Bedoni, presidente di Coldiretti, a dare qualche cifra. «Le oltre mille torri oggi già esistenti danno un apporto dello 0,5% del fabbisogno energetico nazionale. E per questo bel risultato intere zone di Basilicata, Campania, Puglia, Molise e Abruzzo sono state sventrate». Non regge, secondo loro, nemmeno l'argomento Kyoto: «La riduzione di combustibili fossili è di 1 milione di tonnellate. A fronte delle 470 tonnellate annue: un apporto di uno a 470. Si sfigura l'Italia per nulla».
Di atteggiamento «assurdo e grottesco» parla invece Legambiente, che dallo schieramento opposto attacca Urbani: «Una fattoria del vento in grado di generare una quantità di energia che soddisfi le necessità di 7.000 famiglie risparmia all'atmosfera 22mila tonnellate di biossido di carboni, 125 di anidride solforosa e 43 di ossido di azoto - dice il direttore generale Francesco Ferrante -. E Urbani si scaglia contro una delle forme di energia più pulita ed economica, in nome di un frainteso senso estetico».


VOCI CONTRO

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Italia Oggi - 13.07.2002

Energia eolica, serve il buon senso


  Quelle torri eoliche più alte della cupola di San Pietro non devono nuocere allo splendido paesaggio italiano. E' il principio su cui si sono trovati d'accordo i ministri per i beni culturali e dell'ambiente, Giuliano Urbani e Altero Matteoli, che hanno inaugurato ieri una «riflessione critica» sull'impatto ambientale degli impianti. In una riunione congiunta, affiancati da Carlo Ripa di Meana, presidente del comitato nazionale del paesaggio, e Paolo Bedoni, presidente di Coldiretti, hanno espresso la loro perplessità sulla legge, che porta il nome dell'ex ministro Bersani, sulla quantità di energia che deve essere prodotta da fonti rinnovabili. Matteoli ha annunciato che sono allo studio installazioni di impianti eolici nel mare, pur consapevole delle polemiche che questa iniziativa potrà suscitare. E in merito alle pale eoliche ha poi aggiunto: «C'è chi le considera un obbrobrio e chi pensa che siano eleganti. Io appartengo alla prima scuola di pensiero, ma c'è una norma e va rispettata. Serve buon senso per realizzare impianti in zone che non deturpino il paesaggio, in accordo con le regioni e i comuni. Faremo sì che le fonti rinnovabili ci diano energia deturpando il meno possibile, consapevoli che nessuna tecnologia è priva di impatto ambientale». Più dura, invece, la linea del ministro Urbani: «Si apre una riflessione, valuteremo se non sia il caso di rivedere la normativa in vigore soprattutto per quanto riguarda la produzione di energia eolica. E' allarmante la sproporzione che c'è fra i costi inferti al paesaggio da questo tipo di produzione e i ricavi che sono molto bassi. Non vogliamo», ha proseguito Urbani, «dire no in assoluto all'energia prodotta attraverso il vento, ma vorremmo più ordine, più disciplina per sistemare questo tipo di impianti solo dove non deturpino il paesaggio».
Convinti assertori di un «no» alle pale eoliche, invece, sono stati Bedoni e Ripa di Meana. E mentre il primo ha chiesto lo «stop a impianti così sgradevoli e di ridotto interesse economico», per ripa di Meana «il paesaggio italiano è sotto attacco. Con una serie di incentivi finanziari l'eolico si è trasformato in un affarone». Ma la difesa degli ambientalisti non si è fatta attendere: «In nome di un fuorviante amore per l'estetica si sta cercando da più fronti di bloccare gli impianti eolici, l'unica fonte energetica davvero pulita, insieme al solare, che ha possibilità reali di crescita e che ci può dare una mano a risolvere il problema dell'effetto serra», ha sostenuto Greenpeace, attraverso Fabrizio Fabbri, direttore scientifico.

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Ministero per i Beni e le Attività Culturali
UFFICIO STAMPA

CONFERENZA STAMPA

GLI IMPIANTI PER L'ENERGIA EOLICA E LA DIFESA DEL PAESAGGIO ITALIANO


Venerdì 12 luglio alle ore 11.15, il Ministro per i Beni e le attività culturali, On.le Giuliano Urbani, il Ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio, On.le Altero Matteoli, il Presidente del Comitato Nazionale del Paesaggio, dott. Carlo Ripa di Meana e il Presidente della Coldiretti dott. Paolo Bedoni terranno una Conferenza stampa su "Gli impianti per l'energia Eolica e la difesa del paesaggio italiano".

La Conferenza stampa si terrà presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Salone del Ministro II piano) Via del Collegio Romano, 27.

Roma, 9 luglio 2002

Ufficio Stampa MBAC
Per accrediti:
fax 06-69941813
Tel. 06-6723261

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Panorama - 11.07.2002

AMBIENTE/
SCOPPIA LA POLEMICA SULLE TORRI EOLICHE
MA IL VENTO INQUINA?

Da una parte i verdi e le loro «grandi eliche». Dall'altra Urbani e chi protesta per i danni al paesaggio. Cronaca di uno scontro annunciato

di DANIELE MARTINI


   Chiudete gli occhi e provate a immaginare l'Italia senza tralicci e pali della luce. Bello no? Quando era presidente dell'Enel, l'ex ambientalista Chicco Testa promise che avrebbe cominciato la bonifica interrando i cavi, ma non risulta che la buona idea abbia percorso molta strada. Anzi, ora c'è il rischio che accanto ai tralicci spuntino come giganteschi funghi malefici i torrioni per produrre l'elettricità con il vento. Già ce ne sono un migliaio di questi antennoni installati a scopo più o meno sperimentale in sei regioni: Sardegna, Campania, Molise, Abruzzo, Puglia. E ora anche in Toscana, a Pratomagno, sui monti ritratti nei fondali di Masaccio. Considerando che in giro ci sono antenne alte fino a 140 metri comprese le pale (tre volte la Torre di Pisa. 13 metri più del grattacielo Pirelli di Milano), potete immaginare che effetto faccia guardarle.

   Ma non è niente rispetto a quello che bolle in pentola. Al Gestore per la rete (Grtn) sono arrivate richieste per costruire altri 245 impianti in ogni parte d'Italia e, siccome ogni impianto è composto in media da un minimo di 10 a un massimo di 20 torri, c'è la possibilità che nei prossimi mesi e anni vengano innalzati altri 2.500-5.000 torrioni per produrre più di 8.500 megawatt. Ancora non c'è una mappa precisa dei luoghi prescelti, ma dal momento che per produrre energia con il vento vanno bene soprattutto i crinali dei monti, le isole e le coste, cioè le parti più ventose, ma anche più belle e relativamente meno danneggiate d'Italia, c'è da temere un nuovo scempio del paesaggio.
   I progetti stanno andando avanti spediti e solo ora comincia a levarsi qualche flebile voce di dubbio. A favore dell'eolico c'è uno schieramento ampio che va dai comuni allettati dall'idea di sussidi e incentivi in cambio della concessione dei siti all'Ansaldo che detiene licenze e tecnologie per i nuovi impianti e che nel 1998 ha creato una joint-venture (Italian wind technology) con la Vestas, società danese prima produttrice mondiale di aerogeneratori; dall'Enel a quasi tutte le associazioni verdi, Legambiente in prima fila.
   Quella del vento, in realtà, è un'energia pulita e alternativa a petrolio, carbone e gas, una fonte energetica sfruttata con successo in molti paesi sia in Europa che altrove, dalla Danimarca agli Stati Uniti, dalla Spagna alla Germania. Negli accordi di Kyoto, inoltre, è previsto un aumento della produzione di elettricità con fonti alternative e di conseguenza anche l'Italia si è opportunamente inserita in questa scia, seppure in ritardo. Ma c'è il rischio che invece di far tesoro degli errori compiuti altrove, in Italia gli sbagli vengano elevati al quadrato. Per esempio, mentre nelle altre nazioni, dove pure non hanno un paesaggio unico come quello del Bel Paese, dopo la prima fase di infatuazione ora tendono a spostare gli impianti eolici in mezzo al mare, su piattaforme offshore per farli sparire dalla vista, qui da noi li vorrebbero piazzare in zone pregiate, come le isole dell'Arcipelago toscano, per esempio, e perfino nei parchi naturali.
   Premuto dalla lobby verde (l'ex ministro dei Beni culturali, Giovanna Melandri, Ermete Realacci, presidente di Legambiente, Chicco Testa) alla fine del 1999 il ministro dell'Industria Pierluigi Bersani varò un decreto che sembra studiato apposta per spianare la strada all'energia eolica, anche a svantaggio di altre fonti alternative, quella solare in testa. Gli addetti ai lavori lo conoscono come «il decreto dei certificati verdi». In pratica ai produttori elettrici viene imposto che almeno una quota del 2 per cento dell'elettricità provenga da fonti alternative. E siccome a oggi il sistema più economico per produrre energia alternativa è il vento, ecco che tutti si stanno buttando sul grande affare dell'eolico per dotarsi di quel certificato verde che ormai si compra e si vende sul mercato come un qualsiasi altro prodotto.

   Solo da poco si sono cominciate a levare le prime voci contro la corsa eolica. Tra le associazioni verdi si è distinto il Comitato nazionale del paesaggio guidato da Carlo Ripa di Meana, che ha trovato un alleato inatteso nella Coldiretti: «Difendiamo i nostri interessi; proprio ora che l'impresa contadina si diversifica, per esempio con l'agriturismo, ci sottraggono il bene più prezioso che è l'integrità dell'ambiente» protesta il presidente Paolo Bedoni. E Ripa di Meana spiega: «Non demonizziamo l'eolico, ma sono convinto che così come lo stanno realizzando non sia interessante». Anche il ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, sta prendendo di punta la faccenda: «Chi ha a cuore il paesaggio italiano non può far finta di niente. Trovo incredibile che la maggioranza degli ambientalisti si adoperi per fare scempio del territorio. Porterò la questione in Consiglio dei ministri». Con fatica Urbani sta intanto cercando di porre un primo freno all'eolico all'italiana d'intesa con il collega dell'Ambiente, Altero Matteoli, che è anche uno dei massimi dirigenti di Legambiente.


 I numeri dei giganti
 --------------------
Sono 1.000 le torri eoliche installate in 6 regioni: Sardegna, Campania, Molise, Abruzzo,
 Puglia, Toscana
Potenza eolica installata: 700 megawatt (o,5 per cento della produzione elettrica annuale
 in Italia).
Presentate domande per realizzare altri 245 impianti per un totale di 2.500-5.000 nuove
 torri con l'obiettivo di produrre 8.647 megawatt.
Altezza torri: fino a 140 metri (13 metri più alte del grattacielo Pirelli di Milano)
Ogni impianto è composto da 10-20 torri


 Cercasi kilowatt
 --------------------
In Italia la domanda di energia è di 184 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio
 (tep): 20 milioni in più rispetto a dieci anni fa.
Il consumo è in costante crescita: rispetto all'anno precedente, nel 2000 è salito del 4,5%.
 La produzione nazionale ha raggiunto i 263,3 miliardi di kwh (+4,2), ma di più sono cresciute
 le importazioni: 44,3 miliardi di kwh (+5,6%). La produzione termoelettrica ha raggiunto
 208 miliardi di kwh (+5,6%), mentre quella idroelettrica è diminuita a 50,3 miliardi di kwh
 (-1,8%). Aumenta anche la produzione geoternica (+7%) e un vero boom riguarda l'energia
 eolica, cresciuta del 39,6%. Ma per risolvere il problema c'è anche chi pensa di tornare al
 nucleare.

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L'Unione Sarda - 23.06.2002

Tempio. Ripa di Meana contesta il progetto per la realizzazione di 1500 torri alte oltre 100 metri
Uno sporco affare con il vento
«Parchi eolici? Business buono solo per le multinazionali»

TEMPIO - «I signori del vento voglio 1500 torri alte oltre cento metri, negli angoli più belli della vostra Isola. Uno scempio ambientale che toglierà alla Sardegna il suo futuro e la sua naturale vocazione turistica». Carlo Ripa di Meana, presidente del Comitato nazionale del paesaggio, ex ministro e commissario europeo, ambientalista senza partito, ha denunciato, ieri mattina nel salone del palazzo Pes di Villa Marina «il lucrosissimo business dei parchi eolici». Il suo Comitato, ha presentato un voluminoso dossier fitto di numeri e dati tecnici di fronte ad un pubblico composto dagli ambientalisti che si oppongono alla realizzazione dei nuovi parchi di Oschiri e Ploaghe. Ripa di Meana ritiene che la Sardegna sia pronta per essere sacrificata al business del vento. «Se prendiamo in considerazione - ha detto l'ex ministro - le richieste pervenute al gestore nazionale sino al 31 marzo di quest'anno, la Sardegna risulta al primo posto con 92 domande di nuovi parchi. Seguono Sicilia e Calabria. Tutte e quattro le province sarde sono interessate dai progetti dei parchi eolici. Tra gli altri, ci sono centri come Alghero, Sant'Antioco, Gesturi, Santu Lussurgiu, e qui in zona Oschiri, e quindi il Limbara. Un progetto complessivo che, se portato a compimento, modificherà i vostri paesaggi».
Con l'ex ministro anche l'ambientalista e colonnello del Corpo forestale, Stefano Allavena. I due raccontano anche la storia e lo sviluppo dell'energia eolica. «In Italia, - spiega Ripa di Meana - ma il discorso vale anche per la Sardegna, non ci sono le condizioni che hanno consentito ai Paesi atlantici e del nord Europa di sviluppare questo tipo di energia alternativa. Parlo di un regime di venti costante e robusto. Eppure, oggi, multinazionali e aziende italiane, possono godere di consistenti finanziamenti per l'installazione delle torri. Il tutto all'interno di un meccanismo che impone ai grandi produttori di energia elettrica di riservare una quota del 2 per cento alle fonti alternative. In pratica un ornamento che nulla cambia rispetto ai problemi posti dal protocollo di Kyoto. L'energia elettrica prodotta dai parchi eolici influisce in maniera neanche sensibile sulla quantità di oli pesanti, benzina e carbone bruciati elle centrali termoelettriche E attenzione quando parliamo delle torri più alte della cupola di San Pietro non dobbiamo pensare ai mulini a vento. Stiamo parlando di impianti industriali».
L'alternativa, secondo Ripa di Meana è il sole: «Se la Germania punta sull'energia fotovoltaica, se uno scienziato come Carlo Rubbia ha più volte spiegato che si tratta, almeno per l'Italia, di una strada percorribile, perché non farlo in modo serio?». Staccata finale: «Gli imprenditori prendono la palla al balzo e soprattutto non si lasciano scappare i finanziamenti. Ma questa situazione è dovuta ad una gestione scolastica del problema. Basta pensare ai certificati verdi del ministro Bersani, condivisi dai colleghi del centrosinistra Melandri e Bordon. Per non parlare dell'Enel di Chicco Testa. Con la benedizione di Legambiente».
Andrea Busia

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ANSA - 17.06.2002

SALVA-DEFICIT: RIPA DI MEANA, NULLA DI FRONTE A SCEMPIO IN CORSO

   (ANSA) - ROMA, 17 GIU - Si protesta contro il decreto Tremonti, ma nessuna voce si leva per condannare '"lo scempio in corso" attraverso l'installazione di impianti per l'energia eolica sui crinali e altopiani: una situazione di fronte alla quale, secondo il presidente del Comitato nazionale per il paesaggio, Carlo Ripa di Meana, "è nulla" il decreto Tremonti circa le possibili alienazioni del patrimonio pubblico.
   In una nota Carlo Ripa di Meana si dice "disgustato e indignato per il silenzio assoluto di tutti coloro, politici, intellettuali e associazioni ambientaliste che hanno tuonato per due giorni contro il decreto Tremonti che prevede di ricavare un reddito dai beni dello Stato".
   "E' vero - sostiene Ripa di Meana -, è un decreto oggi espresso in forma ambigua e pericolosa: tuttavia nulla rispetto a uno scempio in corso, quello rappresentato dalla devastazione del paesaggio italiano con l'installazione di giganteschi impianti industriali dell'energia eolica sui crinali e sugli altopiani italiani, che oggi sono già 1.200. Tutti sanno - prosegue - che nei prossimi due anni la speculazione finanziaria che ne è alla base, si propone di conficcarne 8-10 mila lungo tutta la dorsale appenninica, le Prealpi, le coste e le isole italiane".
   Ma, afferma Carlo Ripa di Meana, "non uno degli innumerevoli oppositori del decreto Tremonti, neppure il presidente del Cai, ha levato un grido d'allarme contro il disastro in corso di cui sono responsabili i precedenti governi e come promotrici non poche associazioni ambientaliste che oggi proferiscono le loro requisitorie su quello che ancora non si è fatto con il decreto Tremonti". (ANSA)

   COM/IMP
27-GIU-02   15:05   NNNN

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"SALVIAMO IL NOSTRO APPENNINO"
Parchi News


Nell'anno internazionale delle montagne e dell'ecoturismo rivolgiamo questo appello alle istituzioni e ai cittadini: salviamo il nostro Appennino!

La marginalità del territorio appenninico, rispetto ai processi di sviluppo economico che hanno trasformato il nostro Paese negli ultimi decenni, ha causato un drammatico esodo delle popolazioni montane. Tale marginalità ha comunque consentito, pur con alcune gravi eccezioni, la conservazione di uno straordinario patrimonio paesaggistico, naturalistico e storico-culturale, che oggi rappresenta l'unica condizione per realizzare uno sviluppo socio-economico compatibile e duraturo.
L'istituzione di numerose aree protette - l'Appennino umbro-marchigiano comprende due Parchi nazionali, cinque Parchi regionali e tre Riserve naturali, oltre a molteplici Siti di interesse comunitario e Zone di protezione speciale previsti dalla normativa europea - e lo spirito di importanti iniziative recentemente avviate, quali il progetto Appennino Parco d'Europa (APE) e la proposta di legge sui "Piccoli Comuni", sottolineano gli sforzi che si stanno compiendo in questa direzione.
Proprio nelle aree protette si registrano i primi significativi risultati, sul piano economico e sociale, di un modello di sviluppo fondato sulla conservazione del territorio, sulle produzioni tradizionali, sull'ecoturismo, sull'educazione ambientale: ed è un tipo di sviluppo in grado di espandersi su tutto il territorio montano.

La realizzazione di impianti industriali per la produzione di energia eolica sulle sommità e sui crinali più incontaminati di questo tratto di Appennino, e in particolare sui Sibillini, mette in crisi tale modello e rappresenta una minaccia alla conservazione delle risorse paesistico-ambientali ancor più grave dell'aggressione avvenuta negli anni sessanta e settanta con l'urbanizzazione selvaggia di alcune aree montane di grandissimo valore.
Come allora, anche gli impianti eolici di oggi, per come vengono prospettati, rappresentano per la montagna un mito falso e devastante: a fronte di un contributo trascurabile a livello nazionale nella diminuzione di emissione di "gas serra", essi, se verranno realizzati, produrranno gravissimi danni al paesaggio e all'ambiente con ricadute fortemente negative nei processi economici e sociali in atto.

Nella consapevolezza che il raggiungimento degli obiettivi stabiliti dal protocollo di Kyoto - esigenza fondamentale per la salvezza dell'intera umanità - sia possibili solo attraverso un'efficace politica che coniughi risparmio energetico e utilizzazione razionale di tutte le fonti energetiche rinnovabili, anche attraverso seri incentivi alla ricerca e alla sperimentazione,
chiediamo:
che gli impianti eolici vengano collocati sulla base di un'attenta pianificazione a livello nazionale e regionale escludendo, comunque, i territori sensibili dal punto di vista del paesaggio e delle risorse naturali, ivi compresi i crinali e le sommità, e considerando invece anche il mare aperto verso il quale si stanno rivolgendo i progetti più avanzati di altri Paesi (come in Germania);
che venga disposta un'immediata moratoria delle procedure di approvazione di tutti i progetti riguardanti i territori sensibili e in particolare i Sibillini;
che venga realizzata una politica adeguata a sostegno delle popolazioni montane che garantisca l'esistenza dei servizi fondamentali e nello stesso tempo un ulteriore impulso alla realizzazione di quel modello di sviluppo sostenibile che, unico, può garantire la permanenza e il protagonismo delle popolazioni locali e soprattutto dei giovani.

Rivolgiamo questo appello al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri, ai Presidenti delle Regioni Marche e Umbria sui quali ultimi incombe la più diretta responsabilità di salvare l'Appennino umbro-marchigiano con la sua natura, la sua storia, la speranza delle sue popolazioni.

Chiediamo ai rappresentanti di tutte le istituzioni, alle organizzazioni, alle associazioni, a tutti i cittadini sensibili di sottoscrivere l'appello (fax 0737/972707; e-mail: parco@sibillini.net).

Carlo Alberto Graziani Stefano Leoperdi Massimo Marcaccio Katia Mariani Presidente del Parco Nazionale Assessore Ambiente dei Monti Sibillini Provincia Macerata Provincia Ascoli Piceno Provincia Perugia

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Corriere dell'Umbria - 14.06.2002

Domenica a Villa Redenta l'iniziativa degli ambientalisti. Chiedono anche l'intervento del presidente della Repubblica
Da Italia Nostra un no ai parchi eolici

SPOLETO - La sezione di Spoleto di Italia Nostra aderisce alla giornata di mobilitazione nazionale "Italia da salvare", i cui contenuti sono condensati nell'iniziativa "Un anno di false libertà" portata avanti dall'associazione ambientalista.
Per l'occasione il consiglio regionale di Italia Nostra ha organizzato un incontro dibattito pubblico dal titolo "Confronto sullo stato dell'ambiente in Umbria", che si terrà domenica, a partire dalle ore 9.30, nella Sala Monterosso di Villa Redenta. Interverranno Giuseppe Severini, Carlo Ripa di Meana, Angelo Velatta, Bernardino Ragni, Pietro Scarpellini e Bruno Toscano. Parteciperanno le sezioni di Italia Nostra dell'Umbria, ed esponenti umbri del Wwf, di Legambiente, Greenpeace, Comitato Nazionale del Paesaggio, Città Nuova, Fai, Cai, Federcaccia.
Particolare attenzione verrà data al tema degli impianti industriali per la produzione di energia elettrica con l'ausilio del vento, ovvero i cosiddetti "parchi eolici", che secondo Italia Nostra rischiano di deturpare irrimediabilmente e per sempre l'unica vera ricchezza dell'Umbria, il paesaggio. Verranno anche raccolte firme per un appello al presidente della Repubblica a tutela della salute dei cittadini.

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CLUB ALPINO ITALIANO
DELEGAZIONE REGIONALE DELLE MARCHE
T.A.M. - COMMISSIONE PER LA TUTELA DELL'AMBIENTE MONTANO
Sezione CAI di MACERATA

16 giugno 2002

LIBERIAMO
IL VENTO

manifestazione per conoscere le montagne che 
dovranno diventare siti di centrali eoliche

Con la collaborazione logistica della sezione CAI di Macerata, la TAM Marche, organizza per domenica 16 giugno 2002, una manifestazione aperta a tutti, sezioni Cai, associazioni per la difesa dell'ambiente, cittadini, con lo scopo di far conoscere tutti i possibili aspetti conseguenti alla prevista realizzazione di impianti per la produzione di energia eolica nel nostro Appennino, specialmente la zona del Maceratese.
Si potranno effettuare escursioni guidate nella zona a cavallo tra i comuni di Montecavallo e Visso (montagne di M.Cavallo, M.Murlo, M.Fema, M.Tolagna) dove è stato avviato il procedimento per l'autorizzazione della centrale eolica ORION con 111 aeromotori.
La manifstazione escursionistica ha lo scopo di far conoscere l'ambiente naturale nel quale si vogliono costruire tali impianti e valutare insieme la compatibilità e gli impatti ambientali prevedibili.


Programma previsto

Ore 9.00   VISSO (appuntamento in piazza)

Ore 9.30   Escursione lunga Fematre - M.Murlo - Pian della Cuna - Orvano
Escursione breve Fematre - M.Murlo - Croce

Ore 14.00 circa ricreazione con pane, ciauscolo e formaggio dei Sibillini (5 euro)

Ore 17.00 VISSO - conclusione della manifestazione e incontro dibattito con le autorità locali

La sezione di Macerata organizza un pullman che potrà eventualmente fare da staffetta tra Visso e Fematre (la prenotazione è inderogabilmente entro mercoledì 12/06/02)


Per ogni informazione logistica
Sezione di Macerata - via Bartolini, 37 - 62100 MACERATA
Tel/Fax: 0733-260704
e-mail: sezione@caimacerata.it
sito: www.caimacerata.it

oppure:

Andrea Antinori, responsabile regionale TAM
Tel. 0733.263333 (ab) - 269688
e-mail TAM: ambiente.tam@caimacerata.it
e-mail personale: antiandrea@libero.it

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Corriere dell'Umbria - 01.06.2002

Norcia
Non sono stati chiariti tutti i dubbi nel corso della riunione
Energia eolica, restano molte perplessità

NORCIA - Si continua a parlare di energia eolica, questione aperta e scottante in Valnerina e nel Parco nazionale dei monti Sibillini, soprattutto riguardo alle soluzioni da adottare in attesa che si arrivi a un'adeguata pianificazione energetica a livello regionale e nazionale. Istituzioni, associazioni ambientaliste, sociali e culturali, ma anche comitati, tour operator e numerosi cittadini, hanno partecipato, gli scorsi giorni a Norcia, ad un convegno interregionale sul tema, organizzato dal Wwf Umbria, Marche e Molise, in collaborazione con il Wwf Toscana e Abruzzo. All'incontro, che è servito ad aprire una riflessione seria e trasversale sull'energia eolica, è stato presentato il documento nazionale del Wwf Italia in cui l'associazione mette in luce che l'eolico è sì una necessaria fonte di energia pulita ma che non può avere impatto sull'ambiente. "Abbiamo investito molto sulla difesa del paesaggio - ha detto il sindaco di Norcia Alberto Naticchioni, intervenendo al dibattito -. Abbiamo combattuto le centraline idroelettriche e ogni forma di violenza al territorio; e ora non possiamo non valutare attentamente questo problema". Un pensiero condiviso da tutti i presenti e da tutti i relatori, compreso l'ex direttore generale ENEA Domenico Coiante, per il quale "la corsa all'eolico innesca dei sospetti e le comunità locali, a fronte di un danno irreparabile, non ricaverebbero grossi guadagni se non l'esigua cifra ricavata dall'affitto della piazzola occupata dagli aerogeneratori". L'assessore all'ambiente della Provincia di Perugia Katia Mariani si è dichiarata favorevole all'applicazione di una normativa ad hoc, mentre per l'assessore all'ambiente del Comune di Norcia, Ulisse Regoli, "è impensabile arrivare a stravolgere, con danni irreversibili, il patrimonio di aree straordinarie per integrità e identità, e ad alta valenza paesistica e ambientale, come la valle del Nera".

Analoga la posizione del Parco dei Sibillini, in base alla quale la realizzazione di impianti eolici nel territorio del parco e nei territori limitrofi può essere ritenuta incompatibile con le finalità istitutive, le esigenze gestionali e le strategie di sviluppo socio-economico del parco stesso, per quanto riguarda i processi economici e sociali, la conservazione delle specie animali, degli equilibri ecologici, idraulici e idrogeologici. Il risultato tecnico raggiunto al termine del dibattito è stato pertanto quello di invitare il Ministero dell'Ambiente a dettare nel più breve tempo possibile, di concerto con il Ministero dei Beni Culturali e Ambientali e attraverso un aperto confronto con le associazioni ambientaliste, le linee guida per la localizzazione degli impianti eolici, comprese le aree naturalisticamente e paesaggisticamente di interesse nazionale da escludere a priori. Condivisa come esigenza prioritaria è stata inoltre la richiesta di attuazione ed elaborazione, quanto prima, del Piano Energetico Regionale che punti sull'utilizzo di tutte le fonti rinnovabili e, riguardo all'eolico, individui le aree da interdire a questi impianti, stabilendo le procedure di valutazione di impatto ambientale (VIA) e di valutazione ambientale strategica (VAS). Ma in attesa di tale pianificazione, quali misure verranno adottate per la salvaguardia del territorio? Le procedure di autorizzazione riguardanti aree particolarmente sensibili e sulle quali sono state sollevate fondate obiezioni verranno sospese oppure no? Domande senza una risposta ufficiale che in molti attendevano proprio nell'ambito di questo convegno, al quale si è registrata l'assenza della Regione Umbria, la sola in grado di fare maggiore chiarezza in merito.

Antonella Franceschini

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Il Messaggero - 01.06.2002

Battaglia contro i Mulini a vento

   di Ave Zelinda Fedeli - Perugia
Perché c'è chi si agita quando si parla di eolico? chi preferirebbe "raggi di sole" e non "pale" sull'Appennino umbro-marchigiano, cerca solo di capire, per ora, come possa essere considerata "verde" un'energia la cui produzione richiede la sostituzione di piante e suolo, con ferro e cemento e pertanto non otterrebbe certificazioni di qualità. Perché la strada scelta per Kyoto non è quella del miglioramento dell'efficienza energetica e del risparmio dei consumi? Perché non si pensa a un mix di fonti rinnovabili sia per raggiungere l'autosufficienza energetica, che per garantire la continuità nel tempo della disponibilità? perché l'energia verde costa di più, se per il gestore la materia prima è invece gratuita? E' opportuno installare gli impianti industriali delle Wind Farms nelle aree a maggiore rischio sismico? In Valnerina, i vincoli che deve già rispettare la popolazione, avranno lo stesso peso sugli aerogeneratori? Chi pagherà gli elettrodotti?
E si vorrebbe sapere se la compensazione è uguali ai disagi; se il paesaggio è ancora un valore; se la tutela del territorio ha ancora un senso, se questa opzione sostiene e come l'interesse collettivo; se potrà essere pregiudizievole nei confronti dello sviluppo dell'uso delle altre fonti rinnovabili, perché l'Appennino centrale dovrebbe diventare un segmento dei tremila km di pali che si installeranno in Italia; se è più lungimirante incassare subito i soldi della vendita o dell'affitto dei terreni e della concessione, oppure, come hanno deciso i nursini, non cedere la propria terra "per trenta denari", perché vale e frutta di più cosi com'è.
Ed ancora, perché si dovrebbe utilizzare proprio e solo l'eolico? Sulle diverse tecnologie per la trasformazione in energia di tutte le fonti rinnovabili, non c'è carenza culturale, né di informazioni. Forse si preferisce l'eolico perché il mercato offre impianti immediatamente installabili, senza oneri di investimento, è la strada più facile e più veloce "per fare", mentre, per ottenere i finanziamenti stanziati per il solare, occorrerebbe coinvolgere capacità progettuali e competenze tecniche (non sempre disponibili) e fondi propri. Perciò, abili investimenti sul solare e l'eliminazione degli "intermediari", determinerebbero non oneri, ma reali benefici sociali.
La differenza non è nella qualità della fonte e delle tecnologie, ma nella capacità di saper gestire le situazioni, di programmare a lungo termine, di valutare i costi-benefici delle scelte. Ma chi pensa che Umbria e Marche non siano in grado di adottare strategie di pianificazione che sostengano anche la cogenerazione e la trigenerazione con il solare e riducano il ricorso alle centrali tradizionali? Che non diventeranno le regioni capofila di un processo ancora più importante, finalizzato al perseguimento della sostenibilità attraverso un uso strategico delle innovazioni tecnologiche?

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Sette, supplemento del Corriere della Sera - 16.05.2002

IL GRANDE SCEMPIO
dell'energia eolica

di Ernesto Galli Della Loggia

Fa ancora bella mostra di sé all'ingresso di tanti comuni d'Italia un cartello, risalente  per lo più agli anni '60 e '70, con la scritta «comune denuclearizzato», a indicare che quel comune, appunto, ha deciso di non ospitare sul suo territorio alcun impianto nucleare, a cominciare da alcuna centrale elettrica nucleare. La ragione del cartello è/era, naturalmente, di natura solo simbolica. Non è infatti che nella realtà ci sia mai stata una massiccia richiesta ai comuni di accogliere decine e decine di impianti nucleari; che qualcuno, per esempio l'Enel, avesse deciso di coprire l'Italia di siti destinati a scaricare nell'ambiente uranio o plutonio o che so altro in dosi massicce. No, si trattava più semplicemente, da parte della giunta comunale, di far sapere, con quel cartello, che essa era schierata contro «gli armamenti», le basi missilistiche, i depositi di testate nucleari, di cui quei guerrafondai della Nato, e gli americani specie, avrebbero voluto coprire il Bel Paese: che la giunta era schierata insomma dalla parte della «pace», nella versione che di essa e dei suoi presupposti dava allora la propaganda filosovietica. E infatti la stragrande maggioranza dei comuni «denuclearizzati» erano comuni governati da giunte di sinistra.
Le quali, tanto sensibili un tempo ai pericoli del nucleare, non sembrano minimamente sensibili, invece, oggi, ai pericoli rappresentati dagli impianti per la produzione di energia eolica che hanno cominciato a infestare il loro territorio. Intendiamoci: allo stesso identico modo in cui della cosa non sembra importare nulla anche alle giunte di destra della Penisola, così come, del resto, neppure all'attuale ministro dell'Ambiente, Matteoli, di An. Il quale, infatti, non risulta che stia muovendo neppure il classico dito per fermare quello che è forse il massimo attentato in corso al nostro paesaggio e che ha, proprio perciò, attirato le ire sacrosante di un neo costituito Comitato nazionale del paesaggio, presieduto da Carlo Ripa di Meana, che vi ha dedicato una ben documentata pubblicazione.

Di cosa si tratta? Qual è il pericolo che si nasconderebbe in quella cosa apparentemente leggera e pulita che nella nostra immaginazione è l'energia eolica? E' presto detto. L'elettricità prodotta dalla forza del vento sarà pure, come dicevo, la meno inquinante del mondo. Peccato però che per essere prodotta essa necessiti dell'installazione di gigantesche pale infisse su altrettante gigantesche torri che insieme raggiungono - attualmente - altezze intorno ai 70 metri (per intenderci un paio di volte la colonna Traiana) ma che, si prevede, possano domani svettare maestosamente addirittura fino a 100 metri e oltre. Naturalmente non si tratta mai di piantare una o due torri, bensì decine e decine. Come sa chi si è trovato a percorrere certi crinali appenninici, umbri, molisani o pugliesi, certe zone della Sicilia e della Sardegna, l'effetto invasivo e lo stravolgimento di tutto il profilo e il senso del paesaggio sono massimi. Tanto più che si tratta invariabilmente di luoghi tra i più appartati e selvaggi del nostro Paese (i pochi rimasti), tra i più belli, silenziosi e suggestivi, i quali, per accogliere  i parchi eolici, come si chiamano, vengono sottoposti a nuove costruzioni stradali e a grandi lavori di impianto, finendo per perdere del tutto il proprio carattere originario.

Le torri eoliche oggi esistenti in Italia sono più di mille, ma già è agli atti la richiesta di costruire nel prossimo futuro la bellezza di 502 nuovi impianti (impianti, non singole torri), dai 75 della Sicilia ai 45 della Basilicata e ai 33 di Puglia e Umbria. Insomma una vera e propria immensa distesa di tralicci disseminati in quasi tutti i luoghi più pittoreschi d'Italia. E tutto questo, si può ben dire, per niente, dal momento che la percentuale di energia elettrica prodotta dal vento non può, per sua natura, che essere del tutto irrilevante. Oggi essa arriva allo 0,4 per cento del totale. Domani potrà arrivare a superare di pochissimo l'1 per cento. Come ha affermato il premio nobel Carlo Rubbia: «Se si deve pensare all'eolico come un apporto energetico fondamentale per il nostro Paese, di queste torri eoliche dovremo farne non delle centinaia ma delle migliaia, e forse anche delle centinaia di migliaia».
E' possibile? E' questo che vogliamo? Sicuramente è ciò che vogliono coloro che hanno inventato il geniale sistema di «certificati verdi» che è poi la vera ragione della diffusione dei parchi eolici in Italia. E' il sistema che obbliga chiunque voglia entrare nel mercato della produzione di energia elettrica a dimostrare - attraverso per l'appunto il certificato verde di cui sopra - che una quota, sia pure minima, dell'energia da lui prodotta è da fonte rinnovabile. Essendo al momento l'energia di derivazione eolica la più economica, ecco spiegata la diffusione della mostruosa distesa di torri in molti dei luoghi più suggestivi del nostro Paese. Ed ecco come in Italia un ecologismo di maniera, assurto a scialbo luogo comune buonista, diviene nella realtà l'alibi per consentire a chi di dovere di guadagnare un bel po' di quattrini squartando montagne, distruggendo pianori, alterando paesaggi prestigiosi che la natura e il passato ci hanno affidato ma di cui a noi tutti - di destra, di centro e di sinistra - non sembra importare più di tanto.

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LA TERRA DI MEZZO, Giornale universitario - Maggio 2002. Numero 2

LA QUESTIONE EOLICA IN ITALIA
Energia eolica uguale energia ecologica? Una falsa equazione

DI ALESSANDRO SANSONI

La cosiddetta bellezza della natura
è in realtà il prodotto dell'intelligenza,
del pensiero e del lavoro umano:
è un immenso libro, un palinsesto
in cui sono scritti millenni di storia

Giulio Carlo Argan

Sono ormai alcuni decenni che si fa un gran parlare di energia pulita e rinnovabile. L'innalzamento spropositato dei tassi di inquinamento, il pericolo rappresentato dall'effetto serra, la consapevolezza che le fonti energetiche di provenienza fossile (carbone, petrolio) sono destinate ad esaurirsi in tempi non troppo lunghi, hanno spinto scienziati e politici ad interrogarsi sulla possibilità di ricavare l'elettricità di cui la società contemporanea necessita per sopravvivere, discostandosi dai principi della termodinamica. Il controverso protocollo di Kyoto si ispira proprio a questa esigenza ed invita i paesi che lo hanno sottoscritto ad investire nella ricerca e nella produzione di energia ecocompatibile.
Acqua, sole e vento sono considerate le fonti energetiche del futuro, capaci di coniugare due straordinari vantaggi: l'inesauribilità e la sostenibilità ambientale. Sono le ricette preferite dalla retorica dell'ecologismo spicciolo che ci viene insegnato sin da bambini nelle scuole, l'uovo di colombo che permetterebbe al mondo di continuare a progredire senza distruggere l'ecosistema, garantendo anche una migliore qualità della vita.
In realtà le cose non stanno esattamente in questo modo, come dimostrano i problemi di impatto naturalistico che presenta lo sviluppo e la diffusione dell'energia eolica nel nostro paese e che sono stati messi in risalto dal Comitato Nazionale del Paesaggio, un'associazione finalizzata alla tutela dei beni ambientali e del paesaggio, costituitasi a Roma sul finire del 2001, composta da centinaia di soci di quindici regioni italiane.

In un voluminoso e ben documentato dossier¹, gli esperti del CNP smantellano con dovizia di dati e particolari l'equazione energia eolica uguale energia ecologica, e lanciano un preoccupante allarme circa i rischi che corrono il paesaggio e l'ambiente naturale italiano a causa delle sciagurate politiche attuate dai governi di destra e di sinistra del nostro paese, in barba all'articolo 9 della Costituzione, che tutela espressamente il paesaggio ed i beni ambientali della penisola, considerandoli patrimonio comune del popolo italiano.
Non tutti sanno che le torri eoliche necessarie, grazie al movimento delle loro pale innescato dal vento, alla produzione di energia non sono esattamente simili ai mulini a vento contro cui si scagliava Don Chisciotte. Si tratta piuttosto di giganteschi pilastri di acciaio, alti dai 70 ai 100 metri, esteticamente non particolarmente apprezzabili, che necessitano di grosse infrastrutture di supporto per adempiere al loro compito (strade, elettrodotti, impianti di vario tipo). Ogni centrale, inoltre, non è composta da un paio di torri, al contrario, per essere efficace, ne deve contare alcune decine distribuite in fila su porzioni di territorio relativamente ampie.
Considerando che i luoghi più adatti della nostra penisola a sfruttare la forza delle correnti ventose sono localizzabili proprio in corrispondenza di zone particolarmente preziose sotto il profilo naturalistico e paesaggistico (arco prealpino, dorsale appenninica, rilievi insulari) e che costituiscono quanto rimane di quello che una volta era considerato "il giardino d'Europa", ecco che le ben 6000 torri in progetto di costruzione in tutta Italia diventano altrettante armi devastanti incaricate di compiere l'ennesimo distruttivo scempio del nostro ecosistema: montagne sventrate dalla cave di cemento; sentieri silenziosi e suggestivi tramutati in strade asfaltate per permettere il passaggio dei camion; decine di torri di acciaio situate nel bel mezzo di boschi e foreste protette; migliaia di uccelli sfracellati sulle pale eoliche, volteggianti proprio lungo il corso delle correnti ventose sfruttate durante le migrazioni (negli Stati Uniti, dove l'eolico è particolarmente diffuso, il 30% delle morti di volatili è causato dalle pale).
Si dirà: non è possibile avere la botte piena e la moglie ubriaca; quella eolica, sebbene abbia dei costi ambientali rilevanti, è tuttavia un'energia pulita e può contribuire a diminuire il livello di inquinamento, che attualmente è il maggior problema ecologico del nostro pianeta. Niente di più falso.
Attualmente i 700 MW (ogni torre ha una potenza oscillante tra gli 0,6 ed i 2 MW a seconda delle dimensioni) installati negli ultimi cinque anni coprono appena lo 0,5% del fabbisogno nazionale di energia elettrica. Quando sarà raggiunto il tetto massimo di 5000 MW (un tetto non superabile, perché la tecnologia eolica non è in grado di garantire quell'assoluta affidabilità di erogazione alla quale sono tenute per legge le compagnie fornitrici di elettricità) questa percentuale assurgerà al 3,3%, con un risparmio sul consumo nazionale relativo ai combustibili fossili pari all'1,1%, che è roba da ridere se pensiamo che questo stesso consumo aumenta annualmente del 2-3%. In verità, come ha dichiarato recentemente il premio Nobel Carlo Rubbia, se si vuole dall'eolico un apporto energetico fondamentale per il nostro paese, di queste torri eoliche dovremmo farne non delle centinaia, ma delle migliaia, e forse anche delle centinaia di migliaia (brano di un'intervista andata in onda il 12 gennaio 2002 nella trasmissione di Rai 3 Ambiente Italia). La scena è agghiacciante: il Belpaese ricoperto di centraline eoliche ed assordato dal rumore delle loro pale, come ben sanno coloro che abitano nelle vicinanze degli impianti sperimentali già presenti sul nostro territorio.
E' abbastanza chiaro che il gioco non vale la candela... Ma forse per qualcuno sì.

Da quando occuparsi di ecologia è divenuto politically correct, la chiacchiera pseudoambientalista è divenuta un comodo stratagemma attraverso cui affaristi e politici senza scrupoli mascherano speculazioni assai lucrose. Gli esempi sarebbero numerosi, ma il problema del business ecologico meriterebbe una lunga e dettagliata trattazione ad hoc. Rimanendo invece in tema, bisogna focalizzare l'attenzione sulla questione dei "certificati verdi". Si sta parlando dell'espediente legislativo con il quale l'Italia ha mostrato la propria buona volontà per addivenire ad una riconversione della propria produzione energetica maggiormente rivolta verso le fonti cosiddette "pulite e rinnovabili" e che è strettamente correlato con la futura liberalizzazione del mercato energetico. In sostanza, le società interessate a fornire elettricità agli utenti della penisola devono, per legge, orientare almeno il 2% dei propri investimenti verso fonti di energia rinnovabile (eolica, solare, fotovoltaica, idrica, ecc). Una volta adempiuto a questo obbligo, esse ricevono una certa quantità di "certificati verdi", corrispondente al capitale impiegato, dopodiché questi possono essere venduti, persino quotati in borsa. La normativa favorisce tale commercio, perché ciò che conta è che l'impresa interessata ad agire nel mercato energetico sia provvista dei certificati, anche se non ha investito in prima persona e non possiede nemmeno un impianto di energia rinnovabile. E siccome i macchinari eolici sono più economici rispetto, per esempio, ai pannelli solari ecco spiegata la ragione del grande interesse riscosso da questo tipo di fonte energetica, avallato dal Protocollo d'Intesa L'energia dei Parchi, promosso dall'ENEL e sottoscritto, nel febbraio 2001, da Legambiente, Ministero dell'Ambiente e Federazione Italiana Parchi e Riserve Naturali.
Per un pugno di certificati c'è chi è disposto a compromettere irreparabilmente la bellezza del paesaggio italico e la preservazione delle ultime oasi verdi delle nostre montagne!

La situazione, dunque, è grave, ma non del tutto compromessa. Esistono ancora margini di azione abbastanza ampi, occorre però fare in fretta. In Campania, una delle regioni più colpite dall'"eolico selvaggio", sono già ben 39 le richieste di connessione alla rete di trasmissione. In alcuni casi i lavori sono già ultimati, in altri ancora in corso o in procinto di cominciare. La maggior parte dei siti sono ubicati in Irpinia, nel Sannio e in provincia di Salerno, mentre nel napoletano ve n'è uno a Serra del Ceraso. Lanciare una vigorosa campagna di sensibilizzazione in merito ed ottenere dal maggior numero di Comuni possibili una delibera ufficiale con la quale essi si dichiarino "deolizzati" è una prima forma di resistenza che è possibile scatenare contro chi vuol distruggere il patrimonio storico, paesaggistico ed ambientale delle nostre montagne.


*per aderire al Comitato Nazionale del Paesaggio
ecco l'indirizzo al quale rivolgersi:
Piazza Cola di Rienzo 92 00192 Roma. Tel. 06/3203998.

¹ Il dossier La questione eolica in Italia è consultabile presso
i locali de La terra di mezzo che ha aderito al Comitato Nazionale
del Paesaggio ed avvierà una serie di iniziative di sensibilizzazione
e di lotta in merito. Per ulteriori informazioni è possibile visitare
il sito www.cnp-online.it

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"RIFLESSIONI SULLA ENERGIA EOLICA"


NORCIA - 25 MAGGIO 2002, ORE 15:00
SALA OTTOBEUREN, COMPLESSO DI SAN FRNCESCO, VIA RENZI 1


CONVEGNO INTERREGIONALE DEL WWf UMBRIA, MARCHE E MOLISE.
IN COLLABORAZIONE CON WWF TOSCANA E ABRUZZO


Introduzione ai lavori
:

ANTONELLA PULCI, PRESIDENTE WWF UMBRIA


Saluti
:

ALBERTO NATICCHIONI, SINDACO DI NORCIA


Interventi
:

DOMENICO COIANTE, EX DIRETTORE GENERALE ENEA

ANDREA DIGNANI, PRESIDENTE WWF MARCHE

CARLO RIPA DI MEANA, PRESIDENTE COMITATO NAZIONALE DEL PAESAGGIO

ANDREA SILLANI, CONSIGLIERE NAZIONALE WWF ITALIA

DANILO MONELLI, ASSESSORE ALL'AMBIENTE DELLA REGIONE DELL'UMBRIA

KATIA MARIANI, ASSESSORE DELL'AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI PERUGIA

ULISSE REGOLI, ASSESSORE ALL'AMBIENTE DEL COMUNE DI NORCIA

STEFANO LEOPERDI, ASSESSORE ALL'AMBIENTE DELLA PROVINCIA DI MACERATA

CESARE MIGLIOZZI, PRESIDENTE NAZIONALE DELL'AGENZIA PER L'ENERGIA

ALESSANDRO ROSSETTI, RAPPRESENTANTE DEL PARCO NAZIONALE DEI SIBILLINI

GIUSEPPINA NEGRO, RAPPRESENTANTE WWF MOLISE


Parteciperanno inoltre al dibattito:

- COMITATO UMBRO MARCHIGIANO LIBERI ORIZZONTI: ANDREA MORGANTINI
-
NORCIA PROMOTION: GIOVANNI MENSURATI PRESIDENTE CONSORZIO
- C.A.I.: RAPPRESENTANTE REGIONALE
- ITALIA NOSTRA: ORESTE RUTIGLIANO, RAPPRESENTANTE NAZIONALE; RAPPRESENTANTE REGIONALE
- LEGAMBIENTE: VANESSA PALLUCCHI, PRESIDENTE REGIONALE
- AGRITURIST: RAPPRESENTANTE PROVINCIA DI PERUGIA
- ASSOCIAZIONE ECOLOGISTA DI SINISTRA: LORENA PESARESI, RESPONSABILE REGIONALE
-
VERDI ECOLOGISTI: ANGELO VELATTA
- COMUNISTI ITALIANI: MAURIZIO DONATI
-
FORZA ITALIA: RAPPRESENTANTE REGIONALE

PER INFORMAZIONI:
WWF UMBRIA
VIA XX SETTEMBRE, 06124 PERUGIA
TEL. 075 58 50 506

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CENTRALI EOLICHE: INUTILE DEVASTAZIONE DELL'AMBIENTE E DEL PAESAGGIO


DOMENICA 19 MAGGIO 2002 - ORE 10:30

AD ALLUMIERE (ROMA) IN LOCALITA' FONTANACCIA (NEI PRESSI DI "LA BIANCA", FRAZIONE DI ALLUMIERE), IL COMITATO NAZIONALE DEL PAESAGGIO ORGANIZZA UN PRESIDIO DI PROTESTA CONTRO IL PROGETTO DI REALIZZARE IN QUELLA LOCALITA' UNA CENTRALE EOLICA.
SI TRATTA DI UN'AREA DI ECCEZIONALE IMPORTANZA NATURALISTICA E TURISTICA TUTELATA AI SENSI DELLE DIRETTIVE DELL'UNIONE EUROPEA SULL'AMBIENTE (NATURA 2000).

INTERVERRANNO CARLO RIPA DI MEANA, MARCO PANNELLA, FULCO PRATESI, DANILO MAINARDI

SIETE TUTTI INVITATI A PARTECIPARE

per chi arriva da Roma:
Autostrada per Civitavecchia - uscita Civitavecchia Nord - strada per Allumiere - pochi chilometri prima del paese, imboccare la strada per "la Bianca", quindi la strada per la Fontanaccia.

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La Nazione, cronaca umbra - 20.01.2002

AMBIENTE
/ E' scontro sulle centrali elettriche alimentate dal vento
I verdi dicono no a Eolo


Sono 42 i siti individuati in Umbria mentre le richieste di connessione sono 31.
Ripa di Meana e Angelo Velatta contrasteranno questo disegno speculativo con tutti i mezzi a loro disposizione

   di Federica Cappelletti
PERUGIA - «Il matrimonio tra le centrali eoliche e il paesaggio umbro non è consensuale. Montagne e colline del cuore verde d'Italia, con rispettive conche e piane, sarebbero letteralmente martoriate dalla costruzione selvaggia di piattaforme di cemento, colonne in ferro e pale dalle dimensioni ciclopiche. Uno scempio che riguarda l'intero patrimonio italico, e che di certo non risparmierebbe il centro della penisola». E' l'allarma lanciato, anche in Umbria, dal Comitato Nazionale del Paesaggio. Una guerra aperta contro il proliferare degli impianti eolici, che rischiano di deturpare definitivamente flora e fauna dei più importanti bacini verdi. Senza nemmeno garantire quantitativi consistenti di energia elettrica - a meno che le centrali arrivino a ricoprire interi territori regionali - e soprattutto in maniera continuativa. A lanciare l'appello, pronunciando un "no deciso" a questo modo di produrre energia col vento e chiedendo l'intervento di ministri, presidenti regionali, sindaci, nonché dell'opinione pubblica, è stato l'ex ministro dell'Ambiente e presidente del Comitato Nazionale del Paesaggio, Carlo Ripa di Meana. A cui ha fatto da spalla, illustrando nel dettaglio problemi ed esigenze di tutta l'Umbria, l'avvocato dei Verdi Angelo Velatta. «L'impatto ambientale sarebbe disastroso - spiega Velatta con tanto di mappature alla mano -, e deve essere assolutamente evitato. Frenando i progetti relativi all'eolico, che seppellirebbero meraviglie naturali e tipicità. Andando a discapito di aree protette, boschi, pascoli e turismo. Per cosa? Per avere energia discontinua e dare la possibilità a qualcuno di negoziare certificati verdi. E' un fantasma che dobbiamo scacciare, vista la consistente adesione al sistema eolico che si sta raccogliendo in Umbria». A pagare pegno, almeno per il momento, sarebbe soprattutto la Valnerina. Dove verrebbe realizzato il più alto numero di siti. Per un totale di 42 siti in tutta l'Umbria, con una richiesta di connessione - qui la nota dolente - di ben 31 siti. Agghiacciante, se si considera che a farne le spese sarebbero realtà come la Piana di Castelluccio di Norcia, ai piedi del monte Cappelletta.

Focus
«E' un business pericoloso»
GLI IMPIANTI EOLICI
forniscono appena lo 0,5 per cento al bilancio energetico nazionale, distruggendo il patrimonio naturale e creando le basi per un business impetuoso e pericoloso.
Il Presidente Carlo Ripa di Meana, porta in tavola le cifre di una situazione italiana preoccupante: 451 le richieste per impiantare i parchi eolici inoltrate al novembre 2001 al gestore della rete di trasmissione nazionale. Tante, con punte record in Sardegna, Calabria e Basilicata. Seguite dalle regioni del Centro e del Nord. Intanto, l'Umbria «vanta» il primo parco eolico nel comune di Fossato di Vico. E da subito il Comitato del Paesaggio, si appellerà per l'Umbria al ministro dell'ambiente Giuliano Urbani, alla presidente della Regione Maria Rita Lorenzetti, al sindaco Locchi e agli amministratori di ogni singolo comune.

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