L'EOLICO IN ITALIA
DOSSIER ISTRUTTORIO SULLA REALE DINAMICA DELLA PROLIFERAZIONE DI IMPIANTI EOLICI IN ITALIA
a cura di Altura, CNP, Italia Nostra, Mountain Wilderness, LIPU Puglia, OLA,
con il contributo e il sostegno di Comitati e di Associazioni ambientaliste territoriali
(rev. 12 APRILE 2007 - coordinamento raccolta dati: Enzo Cripezzi)
Adesioni in aggiornamento
INTRODUZIONE
L'approssimazione, e la mancanza delle più elementari regole di pianificazione e programmazione stanno caratterizzando la proliferazione degli impianti di produzione energetica da fonte eolica in Italia. Assistiamo alla progressiva perdita di grandi " valori" territoriali legati al Paesaggio ed alla tutela della aree ancora incontaminate, nonché alla decadenza delle regole democratiche nelle piccole comunità, sotto la spinta di interessi economici soverchianti.
Manca un Piano Energetico Nazionale, mancano norme serie a cui assoggettare la scelta delle aree, mancano i limiti di sostenibilità territoriale degli impianti insediabili e soprattutto mancano prescrizioni cogenti a cui assoggettare la scelta delle aree di insediamento.
Anche là dove esistano, tali norme sono troppo spesso aggirate con valutazioni ambientali inqualificabili o del tutto disattese o, nel peggiore dei casi, rimosse, a suon di discutibili ricorsi al TAR. In altre occasioni sono create ad uso e misura dei desiderata delle società, grazie al lavoro di lobby esercitato sulle istituzioni a tutti i livelli.
Ne emerge un quadro desolante caratterizzato da innumerevoli esempi di malagestione territoriale e di offesa dello spirito delle procedure di VIA, che non risparmiano le ultime aree di integrità paesaggistica e di biodiversità.
In forza dell'errato insediamento delle grandi centrali eoliche industriali, si sono già verificati: l'aborto di aree protette in fase di istituzione, il degrado di siti Natura2000, la scomparsa di intere comunità faunistiche di rilievo europeo, lo scempio di paesaggi incontaminati e plurivincolati, il degrado di valori storici e archeologici e culturali prima inalienabili, il decadimento di valori economici legati al turismo ed alla valorizzazione della ruralità. Al danno si aggiunge la beffa di possibili procedure di infrazione della Comunità Europea.
Quanto accennato sta assumendo ulteriori, drammatici caratteri con il precipitare delle situazioni regionali dove gli enti deputati al governo del territorio non sono in grado di arginare un fenomeno incontrollato, con migliaia di proposte progettuali disseminate sul territorio.
In tale contesto si rivolge un appello ai Ministri dei beni culturali, dello sviluppo economico e dell'ambiente, oltre al Governo nel suo complesso, affinché si prenda atto della situazione in esame e siano adottati, con immediatezza, provvedimenti ormai improcrastinabili, al fine di sottoporre le autorizzazioni delle centrali eoliche a regole certe e generalizzate.
A tal proposito si vuole offrire con questo documento una analisi sintetica del fenomeno nazionale e dei principali aspetti che lo caratterizzano, all'interno dei quali si ravvisano le principali criticità e alcune proposte di correttivo.
Seguono una disamina su:
- Aspetti Procedurali
- Aspetti di Programmazione Energetica e di Incentivazione Economica
- Aspetti di Programmazione Territoriale e di Tutela dei Valori Ambientali
- L'Eolico in Italia: Sintesi e Prospettive della Dinamica Nazionale, con uno spaccato sulle Regioni principalmente interessate, corredato da allegati.
ASPETTI PROCEDURALI
Allo stato attuale l'iter autorizzativo prevede sostanzialmente un percorso di conferenze di servizi con una tempistica di 180 gg., in cui sono espressi i pareri di competenza richiesti a seconda dell'area interessata e al netto dei tempi richiesti dal parere ambientale, che rappresenta il più importante atto endoprocedimentale.
L'autorità competente a valutare ed esprimere il parere ambientale è in genere la Regione ma, in seguito alla ingestibilità della mole di progetti presentati, si riscontra una insistente previsione a delegare le province, integrando cosi un ulteriore elemento di parcellizzazione dei procedimenti e di degrado della qualità delle valutazioni.
Si ravvisano le seguenti criticità:
1) Assenza dell'obbligo della V.I.A. (Valutazione di impatto Ambientale). Questo produce una grave assenza di evidenza pubblica commisurata alle dimensioni del progetto, con scarsissime possibilità di venire a conoscenza del progetto e di presentare osservazioni, (anche se tale aspetto varia di regione in regione), valutazioni inadeguate e discrezionalità su progetti di enorme valore economico nelle mani del dirigente preposto a valutarne l'assoggettabilità a VIA, ecc.
Il DPR 12.04.1996 disciplinava l'attuazione della procedura di VIA.
Attraverso la modifica introdotta con DPCM del 03.09.1999 venivano contemplati anche gli impianti industriali per la produzione di energia mediante lo sfruttamento del vento ma solo con l'obbligo del cosiddetto screening : verifica di assoggettabilità a VIA, con cui viene valutato l'impianto ed eventualmente, quasi mai di fatto, assoggettato alla procedura di VIA con tutti i passaggi previsti dalla normativa.
Tale impostazione riduttiva, introdotta nel 1999 (cioè quando l'e olico presentava un consuntivo sperimentale e con torri eoliche alte poche decine di metri), è stata mantenuta anche con il sopraggiunto D. Lgs. 152 del 03.04.2006, cosiddetto Codice dell'A mbiente, art.23 comma b ed elenco B dell'Allegato III alla parte seconda del Decreto.
CORRETTIVO : VIA obbligatoria per tutti i progetti eolici industriali (o almeno oltre una certa soglia dimensionale, anche in cumulo con altri impianti), trasferendo tale tipologia di opere dall'elenco B all'elenco A dell'Allegato III alla parte seconda del D. Lgs. 152 del 03.04.2006.
2) Deregulation urbanistica determinata da interpretazione permissiva del D.Lgs 387/03: aprioristica compatibilità dell'eolico industriale nelle aree tipizzate agricole >> art.12, comma 7 come da estratto in allegato
CORRETTIVO: subordinare tale possibilità all'esistenza di una pianificazione energetica ed urbanistica regionale e alla coerenza con tali previsioni vincolanti.
3) Deregulation in materia di espropri e valutazioni comunali,generalizzate e sommarie, determinate da interpretazione permissiva del D.Lgs 387/03 come opere di pubblica utilità, indifferibili ed urgenti >> art. 12 comma 1, come da estratto in allegato
CORRETTIVO: rimuovere tale "arma" giuridica tipica delle opere promosse da enti pubblici e fuori luogo per opere promosse da privati.
4) Mancanza di trasparenza e notevoli difficoltà nell'a ccessibilità agli iter istruttori e autorizzativi, dei progetti eolici . Mancanza di coinvolgimento degli altri enti territoriali soggetti agli impatti e delle popolazioni secondo scala territoriale adeguata alle dimensioni dell'impianto.
CORRETTIVO: sancire formalità procedurali in ordine alla partecipazione di tutti gli enti territoriali interessati alle Conferenze di servizi, nonché alle modalità di accesso e di divulgazione al pubblico dei contenuti progettuali ma anche e soprattutto dei provvedimenti dirigenziali con cui sono adottate decisioni in merito alle valutazioni e autorizzazioni di tali impianti.
ASPETTI di PROGRAMMAZIONE ENERGETICA e di INCENTIVAZIONE ECONOMICA
In relazione a tali aspetti è da considerare:
- L'assenza della pianificazione energetica nazionale, la mancanza di una strategia complessiva, che tenga conto di obiettivi di insediamento eolici su scala nazionale, unitamente alla spinta generata dai sovvenzionamenti, con quello che ne consegue sul piano ambientale, urbanistico e sociale.
- Il potere di condizionamento dell'industria eolica si autoalimenta con i ricavi finanziari e di fatto il "monopolio" economico di questa produzione energetica nelle mani di grosse figure economiche è a scapito di una produzione diffusa e incentivata democraticamente.
- L'unico riferimento programmatico, per quanto da alcuni ritenuto superato, è Il Libro Bianco nazionale, con cui l'I talia detta la sua strategia energetica e prevede che la potenza eolica installata giunga, entro il 2010, a 2500-3000 MW
- L'obiettivo di cui prima è stato ufficialmente fatto proprio dai Verdi (oltre che da Legambiente mentre Sinistra Ecologista e DS/Margherita premono per superare il muro dei 10.000 MW!) e da questi ribadito all'ultima campagna elettorale: vedi anche Notizie Verdi del 03.02.2006 in cui si afferma nelle proposte dei Verdi il "Raggiungimento degli obiettivi del Libro Bianco ottenuto attraverso una attenta valutazione nella localizzazione degli impianti", ovvero del raggiungimento di 2500 MW al 2008-2012.
- L'approssimarsi della prima scadenza del protocollo di Kyoto induce valutare l'evidente rischio di fallimento della politica nazionale in merito alla riduzione di gas serra.
- l'opzione solare e quella del risparmio energetico (quest'u ltima rappresenta una opzione di più immediata applicazione) sono rimaste da anni al palo a differenza della diffusione plurisovvenzionata dell'eolico.
- La potenza elettrica da eolico installata a fine 2006 è pari a 2123 MW con 2575 torri eoliche industriali da cui deriverà una produzione pari a circa 1-1,5 % del fabbisogno elettrico nazionale, a sua volta pari una frazione ancor più infinitesimale, 0,3-0,5%, del fabbisogno energetico complessivo nazionale.
- Come si evincerebbe da un rapido screening nazionale (in particolare per le regioni Molise, Puglia, Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia) su tutti i procedimenti regionali di progetti approdati già a pareri positivi (tra realizzati, in attesa di realizzazione e con parere ambientale già positivo e in attesa di cosiddetta Autorizzazione Unica), la potenza eolica, complessivamente tra installata e autorizzata si potrebbe stimare in circa 8.400 MW, di gran lunga superiore ai 2500-3000 MW fissati dal Libro Bianco nazionale e che tutti gli impianti eolici industriali accennati sono di tipo on - shore e realizzati/autorizzati senza serie regolamentazioni, in buona parte anche in aree di estrema pericolosità per la biodiversità o di estremo impatto per il paesaggio.
- I numerosissimi, ulteriori impianti in fase di istruttoria ammontano complessivamente ad una cifra non inferiore ai 22.000 MW rendendo palese quanto sia emergenziale la situazione.
Da tali considerazioni, è deduttivo come l'eolico stia autonomamente occupando gli spazi delle rinnovabili senza che lo Stato abbia esercitato una funziona pianificatoria e senza che le Regioni abbiano assunto programmi consapevoli, scevri da forti condizionamenti.
Nelle more di una pianificazione energetica nazionale, appare improcrastinabile dirottare, o quanto meno, condizionare alla fonte le risorse economiche e gli enormi incentivi per l'eolico, ovvero:
- agevolazioni fiscali e contributi nazionali in conto capitale di cui alla "legge 488" per la realizzazione degli impianti;
- contributi regionali in conto capitale di cui ai POR (Piani Operativi plurifondo Regionali), per la realizzazione degli impianti, con rischio di replicare nei piani 2007-2013 quanto accaduta nel 2000-2006;
- certificati verdialla produzione;
indirizzandole maggiormente verso il solare (fotovoltaico, termico, termodinamico) rimasto inspiegabilmente al palo, e verso il risparmio e l'efficienza energetica (canali più immediatamente percorribili per il perseguimento degli obiettivi del protocollo di Kyoto).
Altresì è opportuno valutare la possibilità di differenziare l'i ncentivazione finanziaria alla produzione, e quindi la remuneratività, tra l'eolico on-shore e quello off-shore, nonché di favorire la remuneratività di nuovi progetti che assorbano, in un'o ttica di risanamento, la rimozione di potenza già installata in altri ambiti territoriali fortemente critici e contrastanti con le nuove regole.
E' importante evidenziare come i Piani Energetici Regionali esistenti siano fortemente bypassati, superando le soglie di potenza eolica con la approvazione di nuovi progetti, di fatto modificando implicitamente tali Piani senza alcuna analisi preventiva in ordine alle conseguenze sul sistema elettrico nazionale, sull'economia delle aree interessate, sul Paesaggio e sulle aree protette.
L'aggressione alla struttura della Rete Natura 2000 si traduce in una palese violazione alle Direttive Comunitarie e relative norme italiane di attuazione che sanciscono l'obbligo di " Valutazione di Incidenza" in relazione non solo a singoli progetti ma anche a piani o programmi (art.5, DPR 357/97 e s.m.i.).
ASPETTI DI PROGRAMMAZIONE TERRITORIALE E DI TUTELA DEI VALORI AMBIENTALI (vincolistica previa sospensiva delle procedure)
Vi sono stati alcuni tentativi su scala regionale di individuare elementi di pianificazione territoriale e di vincolistica a tutela degli elementi più importanti su area vasta.
Poche Regioni si sono distinte su questo aspetto (es. la Basilicata), adottando pur tardivamente dei parametri di tutela, incompleti, per alcune delle aree "sensibili". Tuttavia si tratta di iniziative sporadiche, inadeguate a garantire una soluzione omogenea su scala nazionale, per di più vulnerabili e perennemente messe in discussione da ricorsi giuridici mossi dalle società.
Troppo spesso tali disposti normativi regionali sono abbondantemente disattesi o aggirati da procedure di valutazione che non possono nemmeno definirsi tali sul piano tecnico - scientifico.
Risulta pertanto indiscutibile la necessità e l'urgenza di un impegno governativo volto a:
- sancire e codificare una vincolistica di base,
- unitamente ad una trasparenza e cogenza delle procedure,
- con riduzione dei margini di discrezionalità di dirigenti e funzionari preposti,
- contemplando una pianificazione di aree omogenee a cura delle Regioni in cui salvaguardare i principali contesti paesaggistici su area vasta da tramandare alle future generazioni,
- in vista di una più ampia pianificazione energetica nazionale.
L'aspetto maggiormente condizionante nell'approccio del Governo deve partire da un dato macroscopico di eccezionale pericolosità rispetto alle procedure in atto.
Una moltitudine di torri eoliche ha ottenuto GIA' pareri ambientali positivi dai preposti uffici regionali.
Il parere ambientale rappresenta la "dote" principale e sostanziale con cui i progetti stanno approdando alle conferenze di servizio previste dalla procedura per il raggiungimento della cosiddetta Autorizzazione Unica di cui al D. Lgs. 387/03.
Deriva quindi una drammatica conclusione di fondo: se si vuole effettivamente recuperare il grave deficit pianificatorio esistente in materia, ed evitare il collasso di molte aree di importanza strategica per la biodiversità e il paesaggio nel Paese, l'azione dello Stato deve assoggettare ALMENO anche tali impianti, anticipando le Autorizzazioni Uniche in dirittura d'arrivo.
E' ragionevole immaginare l'impossibilità di approdare all'a dozione di uno o più provvedimenti normativi in tempi brevissimi e funzionali all'emergenza in parola.
Appare quindi d'obbligo adottare una sospensivadei procedimenti in atto, ovvero delle procedure di VIA (atto endoprocedimentale con tempi autonomi rispetto all'iter della Autorizzazione Unica) ma anche e soprattutto delle procedure delle Autorizzazioni Uniche, per un tempo minimo che permetta di raggiungere una regolamentazione di base.
In ogni caso, su quest'ultimo aspetto, appare evidente il rischio di una dilatazione dei tempi derivante da una concertazione con il Ministero dello Sviluppo Economico.
In definitiva, le azioni da adottare si riassumono in :
- adozione di un provvedimento di sospensiva delle procedure di Autorizzazioni Uniche ai sensi del D.Lgs. 387/03 nonchè delle procedure di VIA per un arco temporale di 6 mesi.
- adozione di un provvedimento normativo di carattere cogente con cui siano garantiti gli elementi MINIMI di tutela del territorio a cui assoggettare l'insediamento degli impianti eolici.
- L'avvio di una Valutazione Ambientale Strategica che analizzi la situazione regressa, attuale e le prospettive sul territorio, propedeutica ad una più ampia Pianificazione Energetica che stabilisca, quanto meno, le quote energetiche riservate all'opzione eolica (on-shore e off-shore).
Per completezza si riporta uno STRALCIO Decreto Legislativo 387/2003 :
Art. 12 Razionalizzazione e semplificazione delle procedure autorizzative
1. Le opere per la realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, nonche' le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all'esercizio degli stessi impianti, autorizzate ai sensi del comma 3, sono di pubblica utilita' ed indifferibili ed urgenti.
2. ……..
3. La costruzione e l'esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili, gli interventi di modifica, potenziamento, rifacimento totale o parziale e riattivazione, come definiti dalla normativa vigente, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all'esercizio degli impianti stessi, sono soggetti ad una autorizzazione unica, rilasciata dalla regione o altro soggetto istituzionale delegato dalla regione, nel rispetto delle normative vigenti in materia di tutela dell'ambiente, di tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico. A tal fine la Conferenza dei servizi e' convocata dalla regione entro trenta giorni dal ricevimento della domanda di autorizzazione. Resta fermo il pagamento del diritto annuale di cui all'articolo 63, commi 3 e 4, del testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, e successive modificazioni.
4. ………..
5. ……….
6. L'autorizzazione non puo' essere subordinata ne' prevedere misure di compensazione a favore delle regioni e delle province. (nessun vincolo per i comuni? ndr)
7. Gli impianti di produzione di energia elettrica, di cui all'articolo 2, comma 1, lettere b) e c), possono essere ubicati anche in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici. Nell'ubicazione si dovra' tenere conto delle disposizioni in materia di sostegno nel settore agricolo, con particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla tutela della biodiversita', cosi' come del patrimonio culturale e del paesaggio rurale di cui alla legge 5 marzo 2001, n. 57, articoli 7 e 8, nonche' del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, articolo 14.
8. ……
9. ……..
10. In Conferenza unificata, su proposta del Ministro delle attivita' produttive, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del Ministro per i beni e le attivita' culturali, si approvano le linee guida per lo svolgimento del procedimentodi cui al comma 3. Tali linee guida sono volte, in particolare, ad assicurare un corretto inserimento degli impianti, con specifico riguardo agli impianti eolici, nel paesaggio. In attuazione di tali linee guida, le regioni possono procedere alla indicazione di aree e siti non idonei alla installazione di specifiche tipologie di impianti.
………
EOLICO IN ITALIA :
SINTESI E PROSPETTIVE DELLA DINAMICA NAZIONALE
Al 31 dicembre 2006 l'eolico presenta un consuntivo ufficiale di 2123 MWinstallati per un numero ditorri eoliche pari a 2575distribuite in massima parte in diverse regioni del centro - sud (elaborazione Aper su fonte Enea, in allegato).
In realtàuna situazione più precisa, grazie a verifiche condotte negli ambiti regionali più "caldi", è sintetizzabile come segue:
|
Regione |
Centrali realizzate a dic 2006- MW di pot. max |
Centrali con parere amb.le positivo (realizzate o in fase di realizzazione + con parere amb.le positivo e in attesa di Autor. Unica) - MW di pot. |
Ulteriori progetti in istruttoria- MW di pot. |
Dati su istruttoria e pareri ai progetti aggiornati a: |
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Puglia |
460 |
1686 |
6400 - 7500 |
15.03.2007 |
|
Sicilia |
452 |
circa 2900(1813 MW solo quelli che incidono su aree sensibili !!!) |
4500 - 7000 |
28.02.2007 |
|
Campania |
420 |
non quantificabili ma stimabili 1500MW, di cui 276 MWhanno già ottenuto anche Aut. Unica |
5444 |
15.02.2007 |
|
Sardegna |
346 |
Non meno di 346 (realizzati) |
3000 (sospesi) |
31.12.2006 |
|
Basilicata |
224 |
343 |
2000 |
31.12.2006 |
|
Molise |
70 |
270 |
477 (in fase avanzata) |
15.02.2007 |
|
Calabria |
7 |
1115di cui un quantitativo imprecisato ha già ottenuto anche Aut. Unica |
2000 |
Ago. 2006 |
|
Abruzzo |
155 |
220 |
50-80 |
31.12.2006 |
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Toscana |
28 |
Non meno di 28 (realizzati) |
100-120 |
31.12.2006 |
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Altre regioni |
30 |
Non meno di 30 (realizzati) |
250 |
|
|
TOTALI |
2192 |
non meno di 8.400 MW !!!! |
Non meno di 22.000 MW ! ! ! ! |
Numerosi impianti sono in fase di realizzazione e non ancora allacciati alla rete e quindi censiti dal GRTN (Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale). Questo spiega lievi scostamenti tra i dati dell'eolico realizzato e consuntivati da Enea e quelli effettivamente rilevati. Nel solo 2006 i "nuovi" MW collegati sono stati 417.
La quantità di progetti presentatinell'ultimo periodo agli organi regionali competenti è impressionante, non meno di 22.000 MW. Questo dato basta a tradurre simbolicamente la situazione di totale fuori controllo e della disinvoltura con cui ormai è affrontato il fenomeno.
Di tali, ulteriori progetti una grossa quantità è in fase avanzata nelle procedure di valutazione ambientale. Ovvero il parere più importante tra quelli che vengono poi raccolti in sede di Autorizzazione Unica Regionale ai sensi del Decreto Lgs 387/03, ultimo atto (che disciplina l'iter dei progetti presentati, solo dal 2004 in poi) che consente il via libera alla realizzazione della centrale.
Per l'eolico esiste un regime di incentivazione basato su contributi in conto capitale - POR - adottati in alcune regioni (Sicilia, Calabria, Campania…) e su agevolazioni o contributi in conto capitale - legge 488 - a livello nazionale con riconoscimenti al beneficio economico prima ancora che il progetto abbia un qualche parere istruttorio, con immaginabili esasperazioni della pressione di tali società !
Con la sola legge 488 e per le sole graduatorie 2003 e 2004 le " agevolazioni" riconosciute concedibili sono state pari a circa 211 milioni di euro.
L'incentivazione maggiore deriva tuttavia dai cosiddetti Certificati Verdi che ad oggi, sul mercato dell'energia, hanno un valore fissato in 125 euro/MWh, che si aggiungono al prezzo di vendita dell'energia di circa 80-90 euro/MWh portando il valore del MWh prodotto a non meno di 200 euro/MWh prodotto.
Questo parametro lascia intuire come per 1 MW di potenza installata, là dove producesse ottimisticamente 2000 h annue (sulle 8760) equivalenti a piena potenza, deriverebbero 2000 MWh di energia prodotta pari a 400.000 euro di fatturato annuo. Un impianto da 20 MW "produrrebbe" quindi 8 milioni di euro annui.
Si intuisce il rischio che un simile impatto economico genera nell'ambito di procedimenti autorizzativi e di valutazione, estremamente carenti sul piano delle regole e delle procedure, e che purtroppo ricadono nella sfera delle discrezionalità di tecnici comunali e dirigenti regionali.
E' significativo come nelle regioni "calde" i progetti siano ormai presentati e "seguiti" dagli avvocati al servizio delle società, per far valere le proprie istanze, con la minaccia dei ricorsi al TAR. Molti ricorsi sono promossi da aziende aderenti all'> ANEV (Associazione Nazionale Energie del Vento) o direttamente dalla stessa. Non và taciuto il grave conflitto di interessi insito nell'ANEV che al tempo stesso è una associazione di categoria, rappresentando molte imprese eoliche aderenti, ma anche una Associazione Ambientalista "riconosciuta" (!) con decreto Min. Ambiente, al pari di altre Associazioni che si reggono sul volontariato.
Anche se alcune Regioni hanno posto per legge dei tetti massimi di produzione da fonte eolica (Lazio, Liguria, Sardegna, Toscana, Marche, Molise, Umbria, Abruzzo), ed altre hanno inserito prescrizioni o vincoli su alcune aree (Sicilia, Basilicata, Liguria, Toscana) ciò non ha impedito sia che venissero approvati numerosi impianti in aree di elevata vulnerabilità ambientale (Siti Natura 2000 con rapaci migratori e nidificanti, rotte migratorie molto importanti, ecc), sia che fossero autorizzati impianti per ben sei volte la capacità di distribuzione della rete elettrica (Sicilia).
Da un rapido screening nazionale su tutti i procedimenti autorizzativi regionali approdati a pareri, si evince che la potenza eolica complessivamente installata e/o approvata ai pareri ambientali si potrebbe stimare in non meno 8.400 MW.
Se poi si considerasse il dato degli ulteriori progetti presentati, solo al sud e nelle isole avremmo progetti per non meno di 22.000 MW !
Si evince una scandalosa costante sulle procedure di VIA che caratterizza la quasi totalità delle proposte progettuali di centrali eoliche e ancor più la qualità delle valutazioni intraprese dagli organi regionali preposte.
A fronte di sommarie relazioni ambientali con valutazioni degli impatti paesaggistici e faunistici banalizzati e privi di conforto scientifico, fanno gravemente seguito atteggiamenti valutativi di dirigenti e responsabili regionali che vanno dalla sommaria accondiscendenza e scarso approfondimento fino al palese, mancato rispetto delle prescrizioni normative anche là dove assumono un carattere imperativo.
Giova ricordare che la stragrande maggioranza delle pronunce di compatibilità ambientale è stata adottata escludendo il progetto dalle procedure di VIA, con gravi conseguenze sulla valutazione degli impatti attesi ma soprattutto sull'effetto cumulativo di questi su paesaggio e biodiversità. Si ribadisce come l'e sclusione dalle procedure di VIA consente al proponente di limitare l'evidenza pubblica del progetto al solo albo pretorio comunale (a meno di norme regionali restrittive), con evidenti conseguenze sul piano del coinvolgimento popolare su area vasta.
Tuttavia i dati evidenziano che anche i progetti assoggettati a VIA sono stati valutati impropriamente anche per effetto di Commissioni VIA prive di esperti competenti nelle specificità di tali progettualità.
Inoltre stanno facendo la comparsa le prime proposte di impianti off-shore che, per intuibili ragioni, andrebbero valutate in sede ministeriale e non solo regionale.
A fronte di tale scenario, si intuisce come le rare progettualità che cercano di elevare gli standard qualitativi (ad es. auto assoggettandosi a VIA, avviando studi approfonditi e procedure di concertazione con il territorio) non sono concorrenziali rispetto a progetti sommariamente redatti e approvati dalle autorità preposte.
Tutte o quasi le regioni italiane, quindi, non sono esenti dal rischio di crescita incontrollata di vere e proprie "piantagioni" di piloni eolici.
In Umbria il Piano Energetico prevede 300 MW, decisamente sovradimensionati rispetto alle aree effettivamente disponibili che si ottengono escludendo quelle sottoposte ai vincoli previsti dalla Regione Umbria. Nella Provincia di Perugia - che comprende la maggior parte dei siti con idonee condizioni anemometriche - sulla base della proposta di variante al PTCP potrebbero essere installati al massimo 49 aerogeneratori, per una potenza massima compresa tra 73,14 MW e 97,52 MW. Tutti i siti interessano aree montane di rilevante interesse paesistico-ambientale e storico-culturale o aree ad esse limitrofe.
4 centrali sono in fase di istruttoria. Tra i Comuni di Cascia e Norcia potrebbero essere installati 11 aerogeneratori, in prossimità dei confini del Parco Naz. dei Monti Sibillini (dominando il Piano di Santa Scolastica) e, quindi, l'eventuale realizzazione dell'impianto eolico comporterebbe un significativo impatto nei confronti dei valori paesaggistici e dell'avifauna dell'area protetta. Altri siti interessati sono quelli di S. Giustino, Gubbio, Città di Castello, Nocera Umbra.
Le Marche prevedono 160 MW nell'ambito del Piano Energetico e sono già in corso di istruttoria4 impianti con 47 torri per complessivi 77 MW. I livelli di tutela previsti appaiono del tutto insufficienti con quello che ne consegue come rischio per le aree più sensibili ed integre. Le proposte progettuali - M. Letegge, Piano della Lattara, M. Tolagna, M. Arastretta - ricadono in SIC e ZPS, a ridosso di siti di nidificazione dell'Aquila reale, sul confine di Aree Protette nazionali e regionali e, come per l'Umbria, interessano aree altissimo pregio paesistico-ambientale, sottoposte a vincoli paesaggistici del PPAR, per i quali è prevista la deroga per gli impianti eolici.
Tali elementi di criticità sono stati più volte evidenziati da numerose associazioni quali CAI, WWF, Italia Nostra, Mountain Wilderness, Pro Natura e Comitato "Liberi Orizzonti", nonché dal Parco Naz. dei Monti Sibillini, dall'INFS e dalle Province di Macerata e di Ascoli Piceno, senza tuttavia aver trovato riscontro nella programmazione finora operata dalla Regione Marche.
In Toscana sono 92 i siti individuati dal PER del 2000 che prevede 300 MW di potenza eolica. Sono ubicati in gran parte in prossimità del crinale appenninico, troppo spesso in luoghi unici per la bellezza del loro paesaggio e a volte in cumulo con altre proposte del versante Emiliano (Monterenzio e Castel del Rio - BO).
Risultano presentati vari progetti agli organi regionali tra cui: La Doganaccia (Cutigliano -PT), M.te Asinara (Sillano -LU), M.te Canda (Firenzuola), La Montagna (Badia Tedalda -AR), La Calvana (Prato -PO) e Poggio della Risala, ampliamento impianto esistente (Montemignaio -AR) - fonte CAI su dati regionali.
Alcuni di questi impianti, pesantemente contestati, sarebbero notevolmente impattanti sul piano paesaggistico nonché ubicati in aree "critiche" o prossimi alle stesse, come individuate dalle Linee Guida regionali, che all'atto pratico si rivelano uno strumento tutt'altro che garantista.
Il crinale emiliano cosi come altre importanti zone di interesse paesaggistico e faunistico, fino a vere e proprie aree wilderness, del Lazio (es. Monti della Tolfa), della Liguria, con alcune zone alpine del Bergamasco, sono interessate da progetti eolici.
E' evidente come una siffatta situazione non può essere fronteggiata semplicemente a livello regionale, senza una pianificazione e una regolamentazione nazionale del settore anche perché le Regioni stanno ampiamente dimostrando di non essere all'altezza di arginare il fenomeno con migliaia di proposte progettuali incontrollate.
Ci si vuole ora soffermare su alcune regioni "calde", per via dei caratteri assolutamente emergenziali in cui le situazioni stanno precipitando in maniera irreversibile.
A B R U Z Z O
In Abruzzo sono attivi 155 MW. Al momento vi è un atteggiamento politico prudenziale.
Il dato della potenza installata non deve trarre in inganno in quanto pur essendo l'Abruzzo la quinta regione italiana per potenza eolica installata risulta terza per potenza specifica in rapporto all'estensione territoriale.
Ulteriori 50 torri eoliche per una potenza stimata di 50-80 MW, hanno ottenuto un parere positivo all'esame di VIA ed attualmente stanno seguendo l'iter di approvazione per la Autorizzazione Unica regionale, elevando il dato iniziale a circa 220 MW .
Un forte interesse sta suscitando l'opzione del repowering (potenziamento) che è contestuale alla sostituzione delle macchine con nuove e più efficienti che incrementerebbero la produttività energetica anche a fronte di un potenziamento nominale del solo 10 % (dati Univ. "G. D'Annunzio" di Pescara).
Tuttavia progetti inaccettabili sono stati proposti sulla Serralunganell'areale di specie come l'Orso e il Lupo, e a ridosso e all'interno del Parco Regionale del Velino Sirente, nell'ambito di zone interessate dalla presenza di Aquila reale e di colonie di avvoltoi Grifoni, reintrodotti dal Corpo Forestale in molti anni di sacrificio.
Alcuni progetti di estremo impatto sulle risorse faunistiche ed in aree sensibili sono stati recentemente bocciati al parere di VIA.
La vocazione regionale inclinata alle aree naturali protette e la presenza di numerose specie di estremo interesse conservazionistico pongono serie preoccupazioni per questa macro area regionale.
In proposito, emblematico di una situazione nazionale, risulta la sconcertante qualità delle valutazioni ambientali, dove le varie componenti sono scarsamente o per nulla analizzate (vedasi tabelle allegate).
Allegati: tabella degli impianti, relazionati alle criticità ambientali e territoriali (WWF Abruzzo su dati regionali)
M O L I S E
Sebbene risultino realizzati ad oggi 70 MW, in Molise, gli impianti complessivamente approdati a parere ambientale positivo ammontano ormai a 270 MW ma erano in istruttoria ulteriori 477 MW (più 162-300 MW off shore).
Si registrano le proposte progettuali di due impianti Off-shore a 5 km dalla costa molisana in vista di Petacciato di cui uno della società Effe20 con 54 torri eoliche da 3 MW per un totale di 162 MW di potenza nominale.
Un altro impianto che ha suscitato opposizioni e proteste è quello a ridosso dell'area archeologica di Sepino.
Molti impianti ricadono all'interno o sul confine di SIC, ZPS e IBA, replicando il grave trend di degrado di tali aree strategiche che ormai caratterizza vaste aree del Mezzogiorno, mettendo a repentaglio le ultime popolazioni di Lanario, Nibbio reale e altre specie minacciate.
La IVPC (aderente all'ANEV) ha impugnato al TAR la norma regionale di moratoria, che era funzionale ad una pianificazione in atto sull'eolico, ottenendo l'annullamento della stessa e aprendo un gravissimo varco nelle procedure regionali.
Anche in Molise quasi tutti i pareri positivi sono stati espressi con esclusione dalle procedure di VIA.
Allegati: tabella degli impianti trattati dalla procedura di parere ambientale in Molise, (LIPU e WWF Molise su dati regionali).
C A M P A N I A
In Campania si registra quella che probabilmente è la proliferazione più disordinata di centrali eoliche industriali a fronte di scarse informazioni regionali sul numero di torri eoliche installate e sulla dislocazione delle stesse, per una potenza equivalente di 417 MW al 31 dicembre 2006 (elaborazione Aper su fonte Enea).
Impianti sono stati realizzati in maniera diffusa e in particolare nell'area del Sannio confinante con la Puglia, nel Beneventano, nell'Avellinese e in parte nel Casertano.
L'area Irpina in sinistra idrografica dell'O fanto(Monteverde, Aquilonia, Lacedonia, ed altri piccoli paesi), malgrado la presenza di impianti di vecchia generazione (torri da 0,6 MW), è stata oggetto di ulteriori istanze progettuali, in parte già assentite ed in fase di realizzazione, con grave impatto per le specie di rapaci che frequentano l'area e in particolare per i dormitori invernali di Nibbio reale: per uno in particolare si registra una costante diminuzione degli effettivi, con un crollo a pochi esemplari rispetto al centinaio di alcuni anni fa, contestualmente alla realizzazione di tali impianti.
Molto grave risulta un impianto in fase di realizzazione al confine del SIC-ZPS-Riserva Naturale "Monte eremita" tra paesaggi wilderness e a breve distanza dal SIC-ZPS di "Monte Paratiello" (in Basilicata, anch'esso sede di un pesante progetto; vedasi situazione lucana), tra i pochissimi siti di nidificazione dell'Aquila reale nell'Italia meridionale.
Sotto assedio anche le aree protette regionali e SIC, compromessi diversi siti chiave per il sostentamento di rapaci minacciati (es. Biancone) e il versante campano dell'IBA 126.
Sul piano normativo esistono Linee Guida totalmente insufficienti ad esprimere qualsivoglia garanzie di tutela per le emergenze faunistiche e paesaggistiche: l'unico aspetto cogente è costituito dall'interdizione entro una fascia di 10 Km dalla costa. Per il resto si limitano ad indicare alcuni aspetti procedurali, di scarso rilievo e per altro già sanciti dalla vigente normativa.
In relazione a tale deregulation normativa risulta ancor più sconcertante e preoccupante la mole di ulteriori, recenti progetti proposti e in fase di valutazione presso gli organi regionali al febbraio 2007: 180 centrali per 5750 MW di potenza; non è dato conoscere il numero di torri eoliche relative, comunque stimabile tra le 4000 e le 5000. Di tali nuovi impianti solo 2 (30 MW) hanno avuto Autorizzazione Unica negativa mentre 15 impianti per 276 MW sono stati già autorizzati con Autorizzazione Unica regionale. Non è dato conoscere se il relativo parere ambientale sia stato espresso, come consuetudine in tutti questi anni, escludendo i progetti dalle procedure di VIA.
Allegati: prospetto autorizzativo aggiornato a febbraio 2007, fonte Regione Campania, limitatamente alla sola, nuova procedura di Autorizzazione Unica (decreto 387/03). Non sono contemplati i numerosi impianti autorizzati e/o realizzati in precedenza.
B A S I L I C A T A
Il Piano Energetico Regionale della Basilicata è attualmente in revisione. Il Piano prevedeva, anche se puntualmente disatteso, al 2010 per la fonte eolica, una potenza nominale di 108 MW. Attualmente i dati mostrano che si è ampiamente superato tale limite con un trend di crescita in base alle domande di installazione presentate ed in istruttoria presso la Regione Basilicata pari a 2000 MW e 70 richieste. Il quadro attuale degli impianti eolici, aggiornato a dicembre 2006, mostra come siano attualmente realizzati 10 impiantieolici con una potenza installata di 224,45 MW e con 211 torri eoliche(l'E nea al 31 dic 2006 limita erroneamente questi dati a 153 MW) quasi tutti con parere ambientale espresso escludendo dalle procedure di VIA. Nel breve periodo sono in attesa di Autorizzazione Unica ai sensi del D.lgs 387/2003 altri 9 impianti per 343,1 MW, già con parere ambientale positivo, dislocati anche in situazioni ambientali pericolosissime per la biodiversità, che porterebbero a 567 i MW installati per un totale di 475 torrieoliche complessive nella piccola regione.Alcune società hanno recentissimamenteottenuto una sentenza del TAR in cui la Regione viene obbligata a pronunciarsi sul decreto di Autorizzazione Unica per gli impianti in attesa di tale esito, come prima accennati. Il rischi è che la regione si pronunci positivamente (come già accaduto per due impianti) con totale incoerenza rispetto alle previsioni al 2010 del vigente P.E.R.
Contestualmente è in discussione un disegno di L.R. in materia di energia che eleverebbe (illegittimamente, poiché senza una Valutazione di Incidenza ex DPR 357/97 e smi) il tetto di potenza eolica attualmente previsto.
Il quadro potenziale a medio termine prevede complessivamente 29 impianticon una potenza totale di 860 MWche costituiscono meno di 1/3 delle richieste ad oggi pervenute di installazione - ben 2.000 MW- presso gli uffici regionali.La normativa di indirizzo è tra le più restrittive del settore e per questo è stata oggetto di ricorsi al TAR che l'ha sospesa, per poi essere riaffermata da una sentenza del Consiglio di Stato.
Va precisato tuttavia che tale normativa non contempla le IBA e, a differenza di SIC e ZPS, non prevede una fascia di rispetto dai Parchi (regionali o nazionali).
Purtroppo diversi impianti al momento in attesa della sola Autorizzazione Unica e che rischiano di impattare siti di enorme importanza, godono di giudizio di compatibilità ambientale già emesso in assenza della normativa accennata.
La regione rappresenta forse tra quelle a più elevata responsabilità nazionale e forse comunitaria per la tutela di alcune specie a rischio come il Nibbio reale, ospitando infatti una significativa percentuale della intera popolazione svernante europea della specie con numerosi "dormitori" costituiti ognuno da decine e centinaia di esemplari. Ne derivano conseguenze imprevedibili dalla diffusione incontrollata di impianti sul territorio.
Và ricordato che la stessa regione è probabilmente la più importante per la tutela della popolazione di Lontra. Uno dei rischi maggiori per la specie è costituito proprio dalla deriva genetica determinata dall'isolamento delle popolazioni. Un fattore di rilievo assume la antropizzazione ad opera di tali impianti sui crinali spartiacque che costituiscono aree di scambio genetico tra i bacini idrici.
Un devastante progetto da 40 torri per totali 56 MW, già con sconcertante parere ambientale positivo, investe il territorio di Muro Lucano (PZ) a ridosso del SIC-ZPS del Monte Paratiello, uno dei pochissimi siti regionali, forse unico, di nidificazione dell'Aquila reale.
Ulteriormente minacciate (in parte già degradate) sono anche l'IBA 141 del Lagonegresee l'IBA 196 dei Calanchi lucani oltre a quella 195 del Pollino e 137 Dolomiti di Pietrapertosasolo in parte tutelate da aree protette.
Il Parco Nazionale del Pollino è oggetto di costanti ed insistenti pressioni per una riduzione dei suoi confini allo scopo di consentire ulteriori impianti eolici, oltre ai grossi progetti già proposti a ridosso della attuale perimetrazione, da tempo in istruttoria.
Un altro impianto, scandalosamente autorizzato e in fase di inizio lavori, sta per sorgere in agro di Campomaggiore (Pz), sebbene all'interno dell'IBA 137(Dolomiti di Pietrapertosa), baricentricamente fra 3 SIC di cui uno anche ZPS e Parco Reg. delle Dolomiti lucane, oltre che sovrapposto ad un dormitorio invernale di un centinaio di Nibbi reali. Anche in questo caso, il parere ambientale positivo ha sommariamente escluso il progetto dalle procedure di VIA e non è stata effettuata nemmeno la Valutazione di Incidenza malgrado la vicinanza ai siti natura 2000 e all'interno dell'IBA citata.
Tra le molte specie a rischio vanno ricordati il falco Lanario, il Biancone, le pochissime coppie di Cicogna nera e i Nibbi bruni.
Rischiano una seria ipoteca aree con paesaggi straordinari come, ad esempio, i calanchidi Craco e Aliano e il Parco letterario "Carlo Levi", creato grazie alla fondazione Ippolito Nievo e finanziamenti pubblici, anche per ricordare la memoria dei luoghi, o, ancora, i pianori del Pollino dominati dal Pino loricato, endemico di queste aree.
Allegati: tabelle A-B-C-D sulla situazione degli impianti eolici in Basilicata, fonte OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) su dati regionali.
P U G L I A
Alle 377 torri eoliche realizzate al 2002 senza alcuna procedura di valutazione e/o norma di riferimento si sono aggiunti molti impianti per un totale realizzato di quasi 460 MW e circa 500 torri eoliche al dic. 2006.
Si è raggiunta in realtà la soglia di complessivi 1232 aereogeneratori (in gran parte di grossa taglia) per 1686 MW di potenza, con parere ambientale già positivo.
Di queste, ben 1116 torri per 1456 MW NON ASSOGGETTATE alle procedure di VIA e pertanto anche prive di vera e propria evidenza pubblica e della possibilità di effettuare le "osservazioni".
Su ben 76 impianti eolici industriali già valutati sul piano ambientale dagli organi regionali solo 1 aveva concluso le procedure con esito negativo, poi incredibilmente revisionato con parere positivo su istanza della società. Ad oggi, quindi, tranne qualche riduzione di numero di torri, NESSUN PROGETTO HA AVUTO PARERE NEGATIVO.
Anche il comitato VIA è privo di esperti nel campo della biodiversità e nel complesso le istruttorie degli elaborati progettuali e i relativi pareri ambientali emessi dagli organi regionali risultano pesantemente carenti e deprecabili sul piano scientifico, in gran parte irrispettosi delle Direttive comunitarie in materia: "Uccelli", " Habitat", "V.I.A."< /b>.
Gli impatti cumulativi sono stati del tutto trascurati e il confine appulo campano risulta pesantemente compromesso in tutti i suoi valori da centinaia di macchine industriali, a causa di tale improvvisazione autorizzativa. Ha destato scalpore la disinvoltura del comune di Troia (Fg), che ha approvato 280 torri eoliche di grossa taglia, sulle quali la regione ha limitato il parere ambientale positivo a "sole" 120 macchine.
Nella sola Capitanata 500 torri eoliche realizzate al 2006 hanno assoggettato, secondo parametri scientifici sulla frammentazione e sottrazione degli habitat, una estensione territoriale tra i quasi 10.000 Ha (influenza di 250 m dalla torre) e i quasi 40.000 Ha (influenza di 500 m dalla torre). Notevolmente superiore l'estensione derivante dall'a ssoggettamento sul piano paesaggistico e sulle componenti storiche ed archeologiche (tratturi regi, tombe daune, ecc) molte delle quali, memoria storica della presenza di Federico II, paesaggisticamente compromesse per la vicinanza di tali impianti.
L'I.B.A. "Monti Dauni" risulta interessata, direttamente (ma anche indirettamente sulle aree di confine), ormai da oltre 400 torri eoliche pugliesi (soprattutto sul versante sud), a cui vanno aggiunte quelle sul versante campano e molisano, stimabili in un ulteriore centinaio di torri già realizzate. Risulta quindi estremamente grave il pregiudizio per molte componenti faunistiche di rilievo e per la frammentazione delle aree trofiche interessate (scomparsi i dormitori invernali di Nibbio reale e le colonie di Nibbio bruno, ad elevatissimo rischio, invece, i migratori).
Malgrado l'insediamento di alcune decine di torri eoliche avvenute già in passato all'interno di alcuni SIC, alcuni di questi sono stati ulteriormente degradati con pessime e disinvolte applicazioni delle Valutazioni di Incidenza assolutamente non rispondenti ai criteri e alle procedure previste dalle Direttive comunitarie di riferimento.
E' il caso del SIC "Accadia - Deliceto", compromesso da nuove torri eoliche sui preziosi pianori sommitali e da una intera stazione elettrica con annessi cavidotti aerei e non, privi di Valutazione di Incidenza.
Il SIC "Monte Cornacchia" è ormai assediato e in parte occupato da circa 250 torri eoliche tra quelle realizzate, quelle con parere positivo e quelle in avanzata fase di istruttoria autorizzativa. In tali aree si registra ormai una presenza del Nibbio reale del tutto sporadica rispetto alla popolazione di alcuni anni fa.
La ZPS, nonché SIC, nonché IBA dell'"Alta Murgia" risulta interessata da 55 torri eoliche da 2 MW, già autorizzate e in fase di realizzazione, a ridosso del neonato Parco Naz. dell'Alta Murgia. Questi ha potuto esprimere il diniego solo per le torri proposte nell'ambito del suo perimetro. Risultano a forte rischio le aree di caccia del Grillaio e di altre specie di rapaci a rischio come il raro Capovaccaio e il Lanario. Gli impianti sorgeranno sui pianori in vista di Castel del Monte, grande patrimonio storico della Nazione e dell'Unesco, simboleggiato anche sulle monete da 1 cc di euro.
Gravissima è la situazione dell'area di Laterza e Castellaneta che si inframmezza tra l'area SIC-ZPS-IBA-Parco Naz. dell'Alta Murgia, l'area SIC-ZPS-IBA- Parco Reg. delle Gravine e l'area SIC-ZPS-IBA-Parco regionale delle Gravine di Matera (nonché patrimonio Unesco, paradossalmente in area lucana): ben 450 torri eoliche in gran parte da 3 MW ! Di estrema gravità i rischi per avvoltoio Capovaccaio, Lanario, Grillaio, Gufo reale, Biancone, Nibbio reale ed altre specie rare. Estesi paesaggi rurali ancora privi di antropizzazione diffusa verrebbero irrimediabilmente sconvolti.
Situazioni del tutto analoghe si presentano a ridosso del Parco Naz. del Gargano, dell'IBA-ZPS-SIC delle Zone umide del Golfo di Manfredonia, del SIC della Murgia di Sud-Est, della ZPS Promontorio del Gargano e della ZPS-SIC-IBA Zone umide di Lesina e Varano con rischi smisurati per contingenti di decine di migliaia di uccelli che frequentano le zone umide.
Stante la situazione di ingolfamento degli uffici regionali, per effetto di valanghe di istanze progettuali, è in fase di istituzione una norma regionale che decentra le funzioni istruttorie e di valutazione alle Province, con una prevedibile, ulteriore dequalificazione di tali procedimenti anche in relazione ad una maggiore possibilità di condizionamento di tali enti, del tutto impreparati.
Si registrano le ipotesi di progettualità di impianti eolici off-shore: uno è stato pubblicamente presentato dalla Gamesa, che propone una centrale al largo delle coste garganiche, nel golfo di Manfredonia con 60 torri eoliche da 5 MW per 300 MW complessivi a 10 Km da Manfredonia e dalla costa garganica di Mattinata.
Dalla stampa si apprendono altre idee progettuali off-shore lungo le coste del Salento.
L'istituzione in dirittura d'arrivo di tre Parchi Regionali in provincia di Foggia (da tempo individuati con L.R. del 97, due sui monti della Daunia più quello di Ramitelli-Torre fantine) è stata abortita per la pressione esponenziale della lobby eolica (società, Anev, Aper, Confindustria, ecc) che ha fortemente condizionato gli enti locali abbagliati dalle royalties economiche (la Comunità Montana dei Monti Dauni Sett.li, tra gli enti chiamati alla concertazione sull'i stituzione delle aree protette, detiene il 25% del capitale di una delle società eoliche).
Per le stesse ragioni il Parco Regionale delle Gravine Tarantine è oggetto di istanze di riperimetrazione al ribasso mentre l'iter istitutivo del Parco della valle dell'O fantorischia anch'esso di arenarsi per l'ostruzionismo da parte di amministrazioni interessate a realizzare numerosi impianti.
Al TAR sono in discussione i ricorsi presentati da varie società eoliche per abbattere la già blanda e inadeguata normativa regionale, là dove sancisce l'interdizione di tali impianti all'i nterno delle aree protette, inducendo un drammatico quanto sconcertante appello dell'Assessore Regionale all'Ambiente alle forze ambientaliste per contrastare tale virulenza.
Le precedenti Linee Guida di riferimento hanno rappresentato uno strumento tanto importante quanto puntualmente disatteso, persino nelle prescrizioni di carattere imperativo.
Anche il PEAR (Piano Energetico Ambientale Regionale) in dirittura d'arrivo è oggetto di fortissimi condizionamenti e si prevede che non assumerà alcuna soglia di contenimento in ordine alla programmazione di tali impianti, malgrado le Osservazioni presentate da Associazioni e Comitati.
Tutte le Osservazioni ai progetti (di cui si è venuti a conoscenza) a cura delle associazioni ambientaliste sono state reiteratamente trattate in maniera impropria sul piano normativo o del tutto trascurate dagli organi regionali, adducendo considerazioni del tutto illegittime e senza alcuna base scientifica, rivendicata invece dagli estensori delle osservazioni.
Ad aggravare la situazione consuntivata, presso gli uffici regionali risultano presentati ed in istruttoria (con quello che comporta la famigerata normativa nazionale vigente) vi sono ormai centinaia di proposte progettuali, per non meno di 6400 MW, in costante incremento !
Allegati: Report complessivo di impianti eolici industriali in Puglia (Fonte LIPU Puglia, non comprende la moltitudine di progetti "presentati" e in istruttoria ma solo quelli per cui si ha una conoscenza diretta determinata da tracce ufficiali su Bur o atti amministrativi).
C A L A B R I A
La Calabria, importantissima per l'avifauna migratoria e stanziale e per estesi paesaggi ancora integri, sta subendo un impressionante escalation di progetti eolici pressoché ovunque e senza alcun criterio.
Secondo le indicazioni contenute nel Piano energetico regionale, all'aprile 2006 vi erano progetti presentati per oltre 2000 MW, di cui con parere ambientale positivo 729,95 MW, 50 progetti anche in IBA-ZPS e quasi la metà - 485,5 MW nel solo Crotonese, area determinante per la sopravvivenza di specie faunistiche ad elevatissimo rischio.
Già al 03.08.06 risultavano 25 centrali eoliche, per 632 torri e 1.115,6 MW di potenza, con parere ambientale positivo emesso e altre 20 centrali, per 372 torri e 886,85 MW di potenza, in istruttoria. Numerosi gli impianti da 3 MW.
Ad oggi nessuno dei numerosi progetti valutati sul piano ambientale dai competenti uffici ha avuto parere negativo.
Presso il Dipartimento Regionale Ambiente vengono presentati in media 4/5 progetti al giorno per una potenza complessiva al giugno 2006, nel caso venissero tutti approvati, di oltre 2.000 MW.
La scarsa qualità delle relazioni ambientali e paesaggistiche dei progetti presentati, unitamente alle inadeguate valutazioni degli organi regionali preposti, reitera, anche in questa regione, una gestione del tutto insufficiente delle procedure di valutazione ambientale e un mancato rispetto delle Direttive e delle sentenze Comunitarie in materia di gestione dei siti Natura 2000 e di quelli prossimi a diventarlo (IBA) con evidente esposizione all'apertura di una procedura di infrazione comunitaria.
Si rilevano anche l'assenza di studi di impatto ambientale nonché Valutazioni di Incidenza autoreferenziali della bontà dei progetti.
Naturalmente anche i criteri contemplati dal documento regionale di indirizzo per l'inserimento degli impianti eolici (DGR Calabria 55 del 30.01.06) sono risultati praticamente carta straccia ai fini delle valutazioni ambientali.
Il versante Calabrese prospiciente lo stretto di Messina (tra il Golfo di Sant'Eufemia sul Mar Tirreno e quello di Squillace sullo Jonio), rappresenta un'area di enorme importanza per la migrazione dei rapaci diurni, senza considerare altri milioni di uccelli che transitano in quest'area, anche di notte.
Grandi contingenti di rapaci (e non solo) che migrano lungo il nostro Paese sono costretti a concentrarsi in questo punto, il più stretto dell'intera penisola italiana (appena 30 chilometri).
Proprio lungo il corridoio di maggiore concentrazione dei migratori, nel comune di Cortale, la Regione Calabria ha autorizzato la realizzazione di un primo impianto eolico, 7 torri oggi in funzione, senza alcuna valutazione delle conseguenze negative (dirette e indirette) sugli uccelli.
Sono già stati emessi pareri ambientali per altri impianti eolici contigui: nei Comuni di S. Pietro a Maida-Jacurso (Piano di Corda; 31 aerogeneratori); Jacurso-Polia (Serra Pelata, 33 aerogeneratori); Gasperina, Vallefiorita e Palermiti, (Fossa del Lupo, 44 aerogeneratori); Marcellinara (19 aerogeneratori); Pianopoli (Pianolago, 40 aerogeneratori); Caraffa (11 aerogeneratori).
Sono inoltre stati proposti, nello stesso territorio, le centrali eoliche di Filadelfia (28 aerogeneratori); Girifalco, Stringilovo, Piano del Bello, Passo delle Fate e Fiego (22 aerogeneratori); San Vito sullo Ionio (6 aerogeneratori); Borgia ( 4 aerogeneratori); San Floro, Loc. Sermonti e il Maricello (6 aerogeneratori).
Come se non bastasse è in fase di istruttoria la richiesta di ampliamento del primo impianto realizzato, a Cortale Serra del Gelo !
E' quindi inconfutabile un vero e proprio sbarramento, una trappola che avrà conseguenze devastanti per gli uccelli veleggiatori, pur volendo ingiustamente prescindere dai pesanti effetti sul paesaggio di una delle aree più significative d'I talia.
La situazione descritta per questo ambito territoriale, inevitabile base per una potenziale procedura di infrazione comunitaria (Dir. 79/409/CE Uccelli), risale a settembre 2006 (fonte LIPU Calabria) ed è presumibile un ulteriore peggioramento alla data odierna, come conferma una recentissima pronuncia di compatibilità ambientaleemessa dalla Regione per la devastante centrale di Girifalco.
Gravemente ipotecate da progetti sconsiderati, con pareri ambientali positivi, risultano aree strategiche per elevata concentrazione di specie minacciate, come la ZPS/IBA 149 del Marchesatoin cui sono messi a repentaglio siti di nidificazione di avvoltoio Capovaccaio, Lanario, Biancone, Cicogna nera, Cicogna bianca, Gufo reale e in cui, con il più ampio comprensorio,sono presenti esemplari della rarissima Aquila del Bonelli. Ripetutamente contestato dalle associazioni Ambientaliste ha ottenuto un decreto di approvazione nell'agosto 2006 (progetto Melissa - Strongoli, Società Edison, 33 MW).
Pericolosi insediamenti eolici hanno ottenuto la compatibilità ambientale anche in aree wilderness come l'A spromonte dove andrebbero a compromettere anche qui le dense rotte migratorie per molte specie, a cominciare dal falco Pecchiaiolo. Rotte migratorie presenti come per il resto della evidente conformazione geografica di tutta la Calabria.
Emblematico è il "caso" di S. Sostene dove un progetto eolico è stato autorizzato ed è in corso di realizzazione con ampi disboscamenti per consentire le opere.
Risultano approvati molti impianti a ridosso di Aree protette, (Mucone, Spezzano della Sila). Altri, numerosi, nel corridoio migratorio della piana di Catanzaro, percorsa da milioni di uccelli.
Diversi impianti sono approvati nel Crotonese, tanto da avere dovuto sospendere i lavori perché due ditte si sono trovate autorizzate nel medesimo luogo (oltre 440 MW - da notizie di stampa).
Moltissimi poi gli impianti a sud di Crotone, a ridosso di SIC e ZPS-IBA, e un nuovo impianto, non ancora formalizzato nel suo iter, presso il Parco regionale delle Serre, in zona B, C e a ridosso di SIC importantissimi (Comune di Bivongi, RC).
Anche in questa regione le Autorizzazioni sonoconcesse in chiave del tutto incoerente rispetto alle previsioni del Piano Energetico Regionale, senza che questi venga aggiornato e quindi sottoposto esso stesso a preventiva Valutazione di Incidenza con un evidente mancato rispetto delle norme di riferimento.
Si riporta testualmente quanto affermato nel PER Calabria (marzo 2005): "in conclusione - anche se appaiono poco realistiche le previsioni di realizzazione di impianti eolici nella regione per 2000 MW in una sessantina di comuni come risulta dalle richieste di connessione pervenute al Gestore dalla Rete di Trasmissione Nazionale(GRTN) - in uno scenario prudenziale è lecito definire un indirizzo di realizzazione di numero 10 parchi di tipo wind farm con gruppo di aerogeneratori di media taglia (di tecnologia avanzata) in modo da raggiungere almeno i 5 - 10 MW per sito e una potenza totale installata nella regione non inferiore a 70 MW(…)
Tale obiettivo risulta coerente anche con le indicazioni del libro Bianco sull'Energia della Comunità Europea che quantizza il contributo della fonte eolica alla copertura del fabbisogno energetico in 40.000 MW per l'intera Unione (..)"
Allegati: tabella sintetica sugli impianti approvati (fonte LIPU e WWF Calabria, su dati regionali)
S I C I L I A
La Sicilia è una delle Regioni ormai con un trend drammatico che precipita di settimana in settimana.
In Sicilia una cartografia degli impianti attivi pubblicata nel corso del 2006 conteggia 345 MW allacciati alla rete, mentre Anev su fonte Enea conteggia 452 MW al dicembre 2006 anche se bisogna tenere conto di quelli effettivamente realizzati pur in fase di collegamento alla rete per un totale di circa 500 MW realizzati ad oggi con 16 impianti.
Secondo una sintesi di studio presentato a marzo 2006 dall'Università di Palermo, preliminare alla concertazione sul PER regionale, esistevano già ulteriori 25 impianti approvati per 805 MW, nonostante lo stesso gestore della rete elettrica TERNA abbia dichiarato pubblicamente che la potenza eolica (di carattere poco prevedibile) che può essere allacciata alla rete siciliana non può superare i 500 MW !
In assenza di piano energetico regionale (recentemente ridenominato Piano energetico ambientale, e che dovrebbe esso stesso essere ancora sottoposto a Valutazione di Incidenza), gli uffici dell'Assessorato Regionale Territorio e Ambiente hanno espresso compatibilità ambientale per 80 progetti (rif. 2002 - febbraio 2007), per un totale complessivo di circa 2.900 MW.
Ciò significa che allo stato attuale, rispetto ai circa 500 MW realizzati, i restanti 2.400 MW con parere ambientale positivo sono in eccesso ma procedono il loro iter verso l'A utorizzazione Unica, preludio all'avvio dei lavori.
Precisamentegli impianti in attesa della sola Autorizzazione Unica sono 2361 MW per 1730 torri eoliche di grossa taglia ma bisogna tenere conto che per circa 15 pronunce positive su altrettanti progettimancano elementi minimi di trasparenza, quali l'identificazione del numero di torri e la potenza max, e quindi il dato citato andrebbe incrementato di almeno 300 MW.
A ciò si aggiunga che altri 177 progetti sono allo screening ambientale, per un totale stimato tra i 4.500 e i 7.000 MW,ovviamente in costante crescita.
Anche in Sicilia, come in Puglia e Calabria, stanno per fare la loro comparsa le torri eoliche da 3 MW.
A dispetto delle circolari regionali, che pure escludono gli impianti della aree SIC e ZPS, parchi naturali e aree soggette a vincolo archeologico e paesaggistico, la situazione siciliana è decisamente inaccettabile.
Ben 16 impianti sono stati gravemente approvati nell'I BA 215 Monti Sicani, nonostante la presenza dell' unica popolazione italiana dell' Aquila del Bonelli (insieme alle coppie superstiti dell'IBA di Monte Cofano), e dove ancora vivono le superstiti coppie della popolazione nazionale di avvoltoio Capovaccaio, oltre a Nibbio Reale e a colonie di Grillaio.
Numerosi gli impianti approvati lungo rotte migratorie molto importanti e a ridosso del Parco dei Nebrodi dove si sta introducendo faticosamente il Grifone, tra le specie più a rischio di collisione.
Costituiscono gravissimo impatto ambientale i progetti approvati nei tre SIC dei Monti Peloritani: inizialmente due progetti della API Holding poi accorpati in uno, per 63 turbine, dove migrano i rapaci e le cicogne e nidificano l'Aquila Reale, il Falco Lanario e molte altre specie rare di uccelli.
Decisamente pericolosi anche gli impianti autorizzati nell'< b>importantissimo corridoio migratorio del Trapanese, uno dei punti più importanti per i migratori che giungono dall'A frica.
Essendo la Sicilia una rotta migratoria importantissima (è il punto di arrivo per tutti i migratori che poi si distribuiscono sulla Penisola italiana per proseguire verso le numerosissime mete finali), ogni impianto oltre a quelli già realizzati, può comportare gravissimi effetti negativi sul contingente migratorio, anche se distanti da ZPS, SIC, IBA e altre aree protette.
Su oltre 100 progetti complessivamente trattati alle procedure di valutazione ambientale solo 9 hanno avuto un parere negativo.
Come di consuetudine, anche in Sicilia le procedure di valutazione si caratterizzano per gravi superficialità con numerosi casi di palese mancato rispetto delle Direttive Comunitarie di riferimento, a cominciare da assenza o pessime (anche post realizzazione!) Valutazioni di Incidenza nelle IBA e nei siti Natura 2000.
Malgrado tutto Anev e Aper hanno duramente reagito riservandosi di adire le vie legali di fronte ad un'ultima circolare regionale restrittiva in relazione alla salvaguardia di beni paesistici dalla proliferazione di centrali eoliche.
Allegati: tabella complessiva degli impianti approvati (fonte WWF Sicilia su dati regionali)
S A R D E G N A
In Sardegna sono stati presentati impianti per 3000 MW (dato al 2003, non aggiornato), provvidenzialmente arginate dalla normativa della Regione Sarda che ha sospeso gli iter in attesa del completamento del piano energetico regionale e delle prescrizioni con il piano paesistico regionale.
La previsione energetica consentirebbe una opinabile soglia di 2000 MW.
Attualmente si sta procedendo ad installare impianti con autorizzazioni residuali ma non mancano dissensi e risvolti di carattere penale con situazioni estreme di sequestri dei cantieri.
Alcune aree di pregio sono state comunque compromesse dai 346 MW installati ad oggi e il rischio derivante da una forte pressione stimolata dalle royalties da eolico è notevole.
Allegati: Report complessivo di richieste di impianti eolici industriali presentati in Sardegna dal 2001 al 2003 (Fonte servizio VIA della Regione Sardegna).