Comitato Nazionale del Paesaggio

L’«affaire» energia pulita, di Carlo Ripa di Meana

Un articolo di Carlo Ripa di Meana apparso su L’Occidentale del 23 settembre 2010. A che punto smettono di essere convenienti le fonti alternative? Dietro le energie rinnovabili è ormai visibile una vera e propria questione criminale. In particolare il problema riguarda quella che i francesi hanno già definito l’impostura dell’eolico. Guardiamo ai fatti più o meno recenti di casa nostra. Già nel 2009 la magistratura si era occupata di numerose illegalità che si sarebbero prodotte in Calabria e in Sicilia, ordinando il blocco di alcuni cantieri. La settimana scorsa, poi, il bubbone è scoppiato a Trapani. Lì è stato disposto un maxi sequestro di beni del valore di un miliardo e 500 milioni di euro all’imprenditore dell’eolico Vito Nicastri. Si sospetta però che il proprietario finale di questo patrimonio sia il capomafia Matteo Messina Denaro e che Nicastri ricopra il ruolo di “facilitatore” del business. Accanto a questo che è il filone più pesante delle indagini, c’è poi quello che viene portato avanti dalla Procura di Firenze e che sembra coinvolgere personaggi come Verdini e Carbone per quanto riguarda l’eolico in Sardegna. Nella faccenda appare coinvolto anche il presidente di quella Regione, Ugo Cappellacci. Insomma, in Sicilia e Calabria il business sarebbe in mano alla mafia, altrove ci sarebbero consorterie, logge massoniche e falangi di affaristi. L’intervento della magistratura si sta estendendo anche in altre zone come la Lombardia e il Veneto. Siamo in presenza dunque di una illegalità molto diffusa che interessa più di mezza Italia e che rischia di estendersi all’intero comparto delle energie rinnovabili: primo, dopo l’eolico, fra tutti il fotovoltaico. Dieci anni fa chi, come il sottoscritto, denunciava la speculazione eolica, veniva accusato di essere un esteta interessato solo alla bellezza del paesaggio e insensibile ai gravi problemi energetici, economici ed ecologici del paese. Rivendico a nostro merito la difesa del paesaggio che è comunque un enorme valore per questo paese. Un valore per la conservazione del quale vale la pena battersi con tutte le proprie forze. Ma come si vede non eravamo solo i custodi della bellezza, ma anche di molto altro. Le inchieste dei magistrati ci danno, purtroppo, ragione. La questione delle energie rinnovabili è stretta in una morsa: da una parte c’è la vicenda giudiziaria e dall’altra il grande tema dei mega finanziamenti collegati al dogma del “riscaldamento globale di origine antropica”. Secondo le previsioni dell’Autorità dell’energia, sulla base degli impegni assunti, nel 2020, in sede europea, e cioè a regime, il flusso di incentivi dovrebbe raggiungere in Italia i sette miliardi di euro, che verrebbero assorbiti soprattutto dall’eolico e dal fotovoltaico. Al momento attuale con i certificati verdi, introdotti nel 1999 col decreto Bersani, la maggior parte degli incentivi vanno all’eolico, le briciole alle mini centrali idroelettriche e alle biomasse.
Pantalone ad oggi distribuisce così un miliardo di euro. Quanto al fotovoltaico, i finanziamenti sono più recenti e sono altissimi: anche questi raggiungono il miliardo. Quindi già abbiamo in bolletta 2 miliardi per le rinnovabili. Negli ultimi 2 o 3 anni il business solare è diventato così forte che alcuni proprietari delle vigne che producono Barolo oggi preferiscono espiantare il nobile vitigno e sostituirlo con i pannelli solari: il miglior vino italiano non riesce cioè a reggere la concorrenza con la pioggia di denaro che lo Stato dà al fotovoltaico. Per non dire di alcune zone fra l’Umbria e le Marche dove ormai una grande quantità di campi viene coltivata a specchi. Le cose vanno così già ora che spendiamo solo si fa per dire 2 miliardi, figurarsi quando arriveremo a sette. Dobbiamo questi dati così precisi al serio e prezioso lavoro degli“Amici dellaTerra”di Rosa Filippini e della“Coldiretti”. I cordoni della borsa sono così lenti perché i grandi protagonisti della campagna a favore delle rinnovabili per l’Italia Legambiente in testa sono riusciti a far leva sulla paura del global warming, previsione che oggi fa acqua da tutte le parte. C’è di più: il massimo sostenitore della green economy con tutte le sue esagerazioni, il presidente americano Obama, a partire dal vertice di Copenhagen, ha preannunciato in qualche modo la fuoriuscita dalle follie climatiche e dalla predicazione isterica della green economy. In quella sede infatti Obama dichiarò che, pur continuando a vedere nel futuro dell’America lo sviluppo delle energie pulite e del lavoro verde, gli Stati Uniti avrebbero, almeno nella fase di passaggio, dovuto ricorrere al nucleare. Insomma, le rinnovabili anche secondo Obama non garantiscono l’uscita dai combustibili fossili. In modo diverso, ma non molto distante dal presidente americano ha parlato il nostro ministro del Tesoro. A Cortina, sabato scorso, dopo aver ricordato che l’eolico è una grande fonte di corruzione, Tremonti ha affermato che ciò che ci penalizza è l’assenza di nucleare. «Noi ci comportiamo ha detto come quelli che si nutrono a caviale. Non dobbiamo credere alla balla dei mulini a vento, un business di cui non abbiamo noi (il Pdl, ndr) la quota di maggioranza». Ha ragione. In Italia la propaganda e l’azione più scatenata a favore della green economy è venuta dalla sinistra. Al di là di questo però, ciò che conta e che in due modi diversi Obama e Tremonti invocano la stessa cosa: il nucleare. Ritengo che nei confronti delle scelte energetiche occorra una grande laicità: l’energia nucleare non può e non deve essere demonizzata, le rinnovabili non sono il bene assoluto per cui svenarsi, ma vanno scelte solo quando le condizioni lo rendono possibile. Altrimenti per riuscire a realizzarle siamo costretti a dare tali e tanti incentivi l’Italia ha il primato internazionale in materia di finanziamento dell’eolico e del fotovoltaico che si arriva a delle vere e proprie aberrazioni. La valanga di danaro versata da Pantalone per operazioni anti economiche questa la cruda realtà attrae consorterie, lobby, vere e proprie organizzazioni criminali, piuttosto che una sana e solida imprenditoria. Occorre scegliere dunque volta per volta, caso per caso. Basta con le ideologie, analizziamo il problema concretamente da tutti i punti di vista: ambientale, economico e anche paesaggistico. Permettete a chi da dieci anni si batte contro l’eolico di chiedere che si prenda in considerazione l’ipotesi di togliere pale, torri là dove hanno fatto enormi danni estetici, senza rendere nulla sul piano energetico per mancanza di vento.