L’«affaire» energia pulita, di Carlo Ripa di Meana
27/09/10 12:58
Un articolo di Carlo Ripa di Meana apparso su
L’Occidentale del 23 settembre 2010. A che
punto smettono di essere convenienti le fonti
alternative? Dietro le energie rinnovabili è ormai
visibile una vera e propria questione criminale. In
particolare il problema riguarda quella che i
francesi hanno già definito l’impostura
dell’eolico. Guardiamo ai fatti più o meno
recenti di casa nostra. Già nel 2009 la magistratura
si era occupata di numerose illegalità che si
sarebbero prodotte in Calabria e in Sicilia,
ordinando il blocco di alcuni cantieri. La settimana
scorsa, poi, il bubbone è scoppiato a Trapani. Lì è
stato disposto un maxi sequestro di beni del valore
di un miliardo e 500 milioni di euro
all’imprenditore dell’eolico Vito
Nicastri. Si sospetta però che il proprietario finale
di questo patrimonio sia il capomafia Matteo Messina
Denaro e che Nicastri ricopra il ruolo di
“facilitatore” del business. Accanto a
questo che è il filone più pesante delle indagini,
c’è poi quello che viene portato avanti dalla
Procura di Firenze e che sembra coinvolgere
personaggi come Verdini e Carbone per quanto riguarda
l’eolico in Sardegna. Nella faccenda appare
coinvolto anche il presidente di quella Regione, Ugo
Cappellacci. Insomma, in Sicilia e Calabria il
business sarebbe in mano alla mafia, altrove ci
sarebbero consorterie, logge massoniche e falangi di
affaristi. L’intervento della magistratura si
sta estendendo anche in altre zone come la Lombardia
e il Veneto. Siamo in presenza dunque di una
illegalità molto diffusa che interessa più di mezza
Italia e che rischia di estendersi all’intero
comparto delle energie rinnovabili: primo, dopo
l’eolico, fra tutti il fotovoltaico. Dieci anni
fa chi, come il sottoscritto, denunciava la
speculazione eolica, veniva accusato di essere un
esteta interessato solo alla bellezza del paesaggio e
insensibile ai gravi problemi energetici, economici
ed ecologici del paese. Rivendico a nostro merito la
difesa del paesaggio che è comunque un enorme valore
per questo paese. Un valore per la conservazione del
quale vale la pena battersi con tutte le proprie
forze. Ma come si vede non eravamo solo i custodi
della bellezza, ma anche di molto altro. Le inchieste
dei magistrati ci danno, purtroppo, ragione. La
questione delle energie rinnovabili è stretta in una
morsa: da una parte c’è la vicenda giudiziaria
e dall’altra il grande tema dei mega
finanziamenti collegati al dogma del
“riscaldamento globale di origine
antropica”. Secondo le previsioni
dell’Autorità dell’energia, sulla base
degli impegni assunti, nel 2020, in sede europea, e
cioè a regime, il flusso di incentivi dovrebbe
raggiungere in Italia i sette miliardi di euro, che
verrebbero assorbiti soprattutto dall’eolico e
dal fotovoltaico. Al momento attuale con i
certificati verdi, introdotti nel 1999 col decreto
Bersani, la maggior parte degli incentivi vanno
all’eolico, le briciole alle mini centrali
idroelettriche e alle biomasse.
Pantalone ad oggi distribuisce così un miliardo di euro. Quanto al fotovoltaico, i finanziamenti sono più recenti e sono altissimi: anche questi raggiungono il miliardo. Quindi già abbiamo in bolletta 2 miliardi per le rinnovabili. Negli ultimi 2 o 3 anni il business solare è diventato così forte che alcuni proprietari delle vigne che producono Barolo oggi preferiscono espiantare il nobile vitigno e sostituirlo con i pannelli solari: il miglior vino italiano non riesce cioè a reggere la concorrenza con la pioggia di denaro che lo Stato dà al fotovoltaico. Per non dire di alcune zone fra l’Umbria e le Marche dove ormai una grande quantità di campi viene coltivata a specchi. Le cose vanno così già ora che spendiamo solo si fa per dire 2 miliardi, figurarsi quando arriveremo a sette. Dobbiamo questi dati così precisi al serio e prezioso lavoro degli“Amici dellaTerra”di Rosa Filippini e della“Coldiretti”. I cordoni della borsa sono così lenti perché i grandi protagonisti della campagna a favore delle rinnovabili per l’Italia Legambiente in testa sono riusciti a far leva sulla paura del global warming, previsione che oggi fa acqua da tutte le parte. C’è di più: il massimo sostenitore della green economy con tutte le sue esagerazioni, il presidente americano Obama, a partire dal vertice di Copenhagen, ha preannunciato in qualche modo la fuoriuscita dalle follie climatiche e dalla predicazione isterica della green economy. In quella sede infatti Obama dichiarò che, pur continuando a vedere nel futuro dell’America lo sviluppo delle energie pulite e del lavoro verde, gli Stati Uniti avrebbero, almeno nella fase di passaggio, dovuto ricorrere al nucleare. Insomma, le rinnovabili anche secondo Obama non garantiscono l’uscita dai combustibili fossili. In modo diverso, ma non molto distante dal presidente americano ha parlato il nostro ministro del Tesoro. A Cortina, sabato scorso, dopo aver ricordato che l’eolico è una grande fonte di corruzione, Tremonti ha affermato che ciò che ci penalizza è l’assenza di nucleare. «Noi ci comportiamo ha detto come quelli che si nutrono a caviale. Non dobbiamo credere alla balla dei mulini a vento, un business di cui non abbiamo noi (il Pdl, ndr) la quota di maggioranza». Ha ragione. In Italia la propaganda e l’azione più scatenata a favore della green economy è venuta dalla sinistra. Al di là di questo però, ciò che conta e che in due modi diversi Obama e Tremonti invocano la stessa cosa: il nucleare. Ritengo che nei confronti delle scelte energetiche occorra una grande laicità: l’energia nucleare non può e non deve essere demonizzata, le rinnovabili non sono il bene assoluto per cui svenarsi, ma vanno scelte solo quando le condizioni lo rendono possibile. Altrimenti per riuscire a realizzarle siamo costretti a dare tali e tanti incentivi l’Italia ha il primato internazionale in materia di finanziamento dell’eolico e del fotovoltaico che si arriva a delle vere e proprie aberrazioni. La valanga di danaro versata da Pantalone per operazioni anti economiche questa la cruda realtà attrae consorterie, lobby, vere e proprie organizzazioni criminali, piuttosto che una sana e solida imprenditoria. Occorre scegliere dunque volta per volta, caso per caso. Basta con le ideologie, analizziamo il problema concretamente da tutti i punti di vista: ambientale, economico e anche paesaggistico. Permettete a chi da dieci anni si batte contro l’eolico di chiedere che si prenda in considerazione l’ipotesi di togliere pale, torri là dove hanno fatto enormi danni estetici, senza rendere nulla sul piano energetico per mancanza di vento.
Pantalone ad oggi distribuisce così un miliardo di euro. Quanto al fotovoltaico, i finanziamenti sono più recenti e sono altissimi: anche questi raggiungono il miliardo. Quindi già abbiamo in bolletta 2 miliardi per le rinnovabili. Negli ultimi 2 o 3 anni il business solare è diventato così forte che alcuni proprietari delle vigne che producono Barolo oggi preferiscono espiantare il nobile vitigno e sostituirlo con i pannelli solari: il miglior vino italiano non riesce cioè a reggere la concorrenza con la pioggia di denaro che lo Stato dà al fotovoltaico. Per non dire di alcune zone fra l’Umbria e le Marche dove ormai una grande quantità di campi viene coltivata a specchi. Le cose vanno così già ora che spendiamo solo si fa per dire 2 miliardi, figurarsi quando arriveremo a sette. Dobbiamo questi dati così precisi al serio e prezioso lavoro degli“Amici dellaTerra”di Rosa Filippini e della“Coldiretti”. I cordoni della borsa sono così lenti perché i grandi protagonisti della campagna a favore delle rinnovabili per l’Italia Legambiente in testa sono riusciti a far leva sulla paura del global warming, previsione che oggi fa acqua da tutte le parte. C’è di più: il massimo sostenitore della green economy con tutte le sue esagerazioni, il presidente americano Obama, a partire dal vertice di Copenhagen, ha preannunciato in qualche modo la fuoriuscita dalle follie climatiche e dalla predicazione isterica della green economy. In quella sede infatti Obama dichiarò che, pur continuando a vedere nel futuro dell’America lo sviluppo delle energie pulite e del lavoro verde, gli Stati Uniti avrebbero, almeno nella fase di passaggio, dovuto ricorrere al nucleare. Insomma, le rinnovabili anche secondo Obama non garantiscono l’uscita dai combustibili fossili. In modo diverso, ma non molto distante dal presidente americano ha parlato il nostro ministro del Tesoro. A Cortina, sabato scorso, dopo aver ricordato che l’eolico è una grande fonte di corruzione, Tremonti ha affermato che ciò che ci penalizza è l’assenza di nucleare. «Noi ci comportiamo ha detto come quelli che si nutrono a caviale. Non dobbiamo credere alla balla dei mulini a vento, un business di cui non abbiamo noi (il Pdl, ndr) la quota di maggioranza». Ha ragione. In Italia la propaganda e l’azione più scatenata a favore della green economy è venuta dalla sinistra. Al di là di questo però, ciò che conta e che in due modi diversi Obama e Tremonti invocano la stessa cosa: il nucleare. Ritengo che nei confronti delle scelte energetiche occorra una grande laicità: l’energia nucleare non può e non deve essere demonizzata, le rinnovabili non sono il bene assoluto per cui svenarsi, ma vanno scelte solo quando le condizioni lo rendono possibile. Altrimenti per riuscire a realizzarle siamo costretti a dare tali e tanti incentivi l’Italia ha il primato internazionale in materia di finanziamento dell’eolico e del fotovoltaico che si arriva a delle vere e proprie aberrazioni. La valanga di danaro versata da Pantalone per operazioni anti economiche questa la cruda realtà attrae consorterie, lobby, vere e proprie organizzazioni criminali, piuttosto che una sana e solida imprenditoria. Occorre scegliere dunque volta per volta, caso per caso. Basta con le ideologie, analizziamo il problema concretamente da tutti i punti di vista: ambientale, economico e anche paesaggistico. Permettete a chi da dieci anni si batte contro l’eolico di chiedere che si prenda in considerazione l’ipotesi di togliere pale, torri là dove hanno fatto enormi danni estetici, senza rendere nulla sul piano energetico per mancanza di vento.