LA STANGATA DI OBAMA LA GRANDE IMPOSTURA CLIMATICA
di Carlo Ripa di Meana
Presidente del Comitato Nazionale del Paesaggio
Non credo al riscaldamento globale causato
dall’uomo e dunque alla origine antropica
dell’effetto serra. Non credo, pertanto, alla
teoria che ne discende messa a punto negli ultimi
anni dall’IPCC-International Panel on Climate
Ch’ange (ONU): il cambiamento climatico,
andrebbe stabilizzato, secondo l’IPCC,
riducendo e governando i gas a effetto serra
nell’atmosfera, e, come prima misura, stivando
nelle miniere dismesse il surplus di
CO2
prodotto
in questi anni.
Il clima è sempre in cambiamento. Pretendere di
determinarlo è un atteggiamento prometeico. La sua
evoluzione dipende da molti fattori: certo anche
dalla composizione chimica dell’atmosfera, ma
egualmente dalla dinamica delle grandi masse
oceaniche, dai campi magnetici prodotti dal
“vento solare”, dalla traiettoria che la
terra percorre nella galassia, solo per ricordarne
alcuni.
Credo di avere in questi lunghi anni,
dall’inizio dei “novanta”, quando
lanciai come Commissario europeo all’Ambiente
la prima proposta di Carbon Tax, studiato, letto e
verificato molto a proposito delle energie
rinnovabili e della teoria del global warming, così
come è stata formulata, dibattuta, sottoposta a
verifica a partire dal 1997 con il Protocollo di
Kyoto. Ho una diretta conoscenza a proposito di una
delle energie rinnovabili, la più sovvenzionata e la
più perniciosa per il paesaggio, irrilevante per la
sua natura intermittente nella resa energetica:
l’eolico industriale, il killer del paesaggio
europeo e italiano in particolare. Come persona
informata dei fatti sono del parere che si debba
uscire dalla rassegnazione e dal fatalismo, e si
debba iniziare a combattere una battaglia razionale
contro le tesi autoritarie del controllo delle
mutazioni climatiche che si propongono una spesa
pubblica senza precedenti nella storia
dell’umanità, immense risorse finanziarie per
mitigare e programmare i cambiamenti climatici. Una
operazione dirigistica, chimerica, dissennata contro
cui, in particolare nel secondo semestre
dell’anno di grazia 2009, ogni persona che non
sia decisa a capitolare all’irrazionale deve
condurre e portare a vittoria.
Margherita
d’Amico, la scrittrice e giornalista cha ha
lanciato il movimento “Il
respiro degli alberi”,
a fine mattinata di una giornata del giugno scorso
fresca, quasi frizzante, mi dice:
“dobbiamo
fare qualcosa di concreto perché il riscaldamento del
clima è molto preoccupante”.
Quando Margherita mi ha chiamato stavo
leggendo
Eco logo,
un volume ben documentato del mio amico Stefano
Apuzzo che nella sua introduzione alle quasi 300
pagine del libro scrive: “stiamo parlando del
destino che potrebbe farci assistere da anziani (lui
ha 48 anni) alle inondazioni delle nostre città
causate dallo scioglimento dei ghiacciai e
dall’innalzamento dei mari. I due gradi di
aumento della temperatura globale previsti da quasi
tutti gli scienziati del clima produrrebbero
“l’inondazione di Venezia, del centro di
Londra, di Miami e Manhattan, con tutte le coste
mediterranee ridotte a deserti aridi. L’acqua
potabile diminuirebbe del 20-30%, la resa agricola si
abbatterebbe del 10%, avr\emmo 60milioni di nuovi
casi di malaria in Africa, le alluvioni lungo le
coste interesserebbero 10milioni di persone in più,
il ghiaccio della Groenlandia si scioglierebbe
definitivamente”. Due pareri di persone che
conosco, non ingenue, spesso scettiche, sempre
concrete, eppure inserite, Margherita e Stefano, nel
grande coro dell’Apocalisse prossima ventura.
Intonato con la solennità del Canto gregoriano dai
grandi Cavalieri e Diaconi, il già Vicepresidente
americano Al Gore, Nobel e Oscar, l’erede al
trono Carlo d’Inghilterra e, affidato poi alla
divulgazione autorevole per gli incliti, dalle voci
dei tenori Lester Brown, Jeremy
Rifkin1),
Nicholas Stern, Maurice Strong, Klaus Töpfer. Per i
lavori duri e sporchi alle voci fonde, quella
intollerante del
Ministro per l’Ambiente del Regno Unito Edward
Miliband e quella
protonazista del
giornalista britannico George
Monbiot2),
per intimidire gli incolti con il completamento, per
le finiture minacciose, dei gruppi di baritoni,
contralti e soprani, tutti intenti a seminare il
panico isterico: “È
una questione morale, che riguarda la sopravvivenza
della civiltà umana ….. la crisi climatica può
essere risolta in tempo per evitare la catastrofe
….”,
Al Gore, ottobre 2008;
“In
base alle ultime relazioni il livello del mare
potrebbe aumentare di un metro in questo secolo con
gravi conseguenze per 600milioni di persone. Paesi
come l’Egitto e l’India ne subirebbero
enormi conseguenze, mentre le isole più piccole
scomparirebbero del tutto.
Ci rimangono al momento solo novantanove mesi
prima di raggiungere il punto di non ritorno, e
questo tempo passerà in un
lampo”,
Carlo d’Inghilterra, Roma – Montecitorio,
27 aprile 2009;
“Come
i terroristi non possono presentarsi nei media, così
gli scettici sulla questione climatica non dovrebbero
avere il diritto di parlare pubblicamente contro la
teoria del riscaldamento
globale”,
Edward Miliband,
Pianeta blu non verde,
Vaclav Klaus, p.18-IBL Libri, Torino
2009;
“Ogni
volta che qualcuno muore in seguito alle alluvioni in
Bangladesh, un dirigente di una compagnia aerea
dovrebbe essere trascinato fuori dal suo ufficio e
annegato”,
George Monbiot,
The Guardian,
31.10.2006.
Dunque
l’attacco mediatico, istituzionale e politico
per forzare la mano in luglio al G8 a l’Aquila,
e in dicembre a Copenaghen alla grande Conferenza ONU
per rinegoziare da cima a fondo il Protocollo di
Kyoto, clamorosamente fallito con i relativi impegni,
è nel suo pieno. Il nuovo Presidente Obama prepara
l’affondo. Impegnato ad assumere nel mondo la
guida della rivoluzione verde, dopo la lunga
retroguardia americana rappresentata dai Presidenti
Carter, Reagan, Clinton e i due Bush. Obama considera
che questo del 2009, anno d’inizio della sua
presidenza, sia il tempo ideale perché questa linea
strategica maggiore, formatasi negli anni ottanta e
novanta fino alla metà di questo decennio con allora
la leadership dell’Unione Europea, sia rimessa
oggi alla primazia americana o, come hanno sognato
Blair e Brown, in subordine, angloamericana. Questo
proposito non lo ha mai taciuto Al Gore, e di recente
lo ha teorizzato il Premio Pulitzer Thomas L.
Freedman: “Io
dico: l’America prenda la guida della
rivoluzione verde e il mondo seguirà perché il suo
potere di emulazione è ancora forte, ineguagliato. Se
tentenniamo, gli altri tentennano, se avanziamo gli
altri ci imitano. La Cina in particolare. Finora
abbiamo tentennato. Ma se mostriamo che si può essere
innovativi, ricchi e imprenditoriali anche colorando
di verde la nostra economia questo varrà più di cento
trattati ….. Oggi è la corsa alla terra, e la
vincerà chi inventerà per primo le tecnologie più
verdi, perché uomini e donne possano continuare a
vivere sul pianeta”,
Corriere della Sera,
15 giugno 2009. È
stata una lunga marcia quella della teoria del
global warming attribuito,
come premessa di ogni cosa, all’aumento delle
emissioni di biossido di Carbonio
(CO2)
prodotte dall’uomo, il gas a effetto serra
dovuto alla crescita del consumo di combustibili
fossili, carbone, petrolio e gas naturali. Nelle
intenzioni dichiarate della cultura ambientale
americana “La
Terza Rivoluzione industriale è l’obiettivo
finale che porta il mondo fuori dalle vecchie energie
basate sul carbonio e l’uranio
verso un futuro sostenibile e non inquinante per la
razza umana”,
Jeremy Rifkin, economista e scrittore,
I libri di Gaia,
Milano 2008, p.25.
Obama lo ha annunciato, con la sua consueta retorica,
nel giorno dell’insediamento alla Casa Bianca,
il 19 gennaio 2009, con queste parole:
“We
will roll back the specter of a warming
planet,
cacceremo lo spettro del riscaldamento globale,
utilizzeremo il sole, i venti e il geotermico per
assicurare
il pieno
alle nostre automobili, per far funzionare le
nostre fabbriche. Costruiremo le strade e i ponti, le
nuove reti elettriche con le linee digitali
intelligenti
che ci terranno insieme. All this we can do. And all
this we will do”.
Valutando oggi, sei mesi dopo, con freddo realismo,
il progetto strategico di Obama, messo a punto con le
regole della sempiterna
special relationship con
l’alleato britannico (Blair iniziò a tesserla
con l’ultimo Bush verso la fine della sua
presidenza, e oggi Brown con l’intesa
angloamericana, con sullo sfondo la Merkel), perché
in questi ultimi mesi è divenuto problematico? Esso
poggiava su tre “verità
indiscutibili”
annunciate dagli araldi della
green revolution,
della
green industry e
del
green employment ipse
dixit: 1) Il prezzo del greggio è in continuo
aumento; 2) L’aumento esponenziale delle
emissioni di anidride carbonica e altri gas in
atmosfera prodotti dall’uomo con le industrie,
il riscaldamento e il trasporto producono negativo e
decisivo surplus di effetto serra; 3) Il
riscaldamento globale che ne deriva produce a ritmi
sempre più accelerati una sconvolgente e innegabile
mutazione climatica, un climate change rovinoso. Sei
mesi dopo, a metà 2009, queste certezze sono state,
una dopo l’altra, contraddette, prima di tutto
dai crudi dati economici e scientifici. Oggi esse
appaiono imprudenti formulazioni manichee. Imprudenti
e non confermate.
Il prezzo del petrolio è dimezzato.
È probabile che riprenda a salire a crisi economica
superata, dunque in data incerta.
L’effetto serra dovuto a un aumento di CO2 non
si è avuto.
Si è registrata, al contrario, con la grande crisi,
una flessione di CO2
dovuta
alla riduzione dei consumi. La ricerca degli studiosi
del clima e della meteorologia non registra aumento
della temperatura negli ultimi dieci anni, come
sembra prepararsi a riconoscere lo stesso
IPCC-International Panel on Climate Chage, con il
prossimo rapporto. Il Professor Guido Visconti, il
climatologo italiano più ascoltato in sede IPCC ha
ammesso il 28 marzo 2009 sul
Corriere della Sera,
p.33,
che “Il
dato sull’aumento di temperatura globale è
soggetto evidentemente a diversi errori. I dati
sperimentali che si hanno a disposizione sono ancora
troppo limitati per decidere sulla validità dei
modelli”.
Infine, Il 30 marzo 2009 sul
New York Times,
centoquattordici scienziati di tutto il mondo
(incluso tra gli altri il fisico italiano Antonino
Zichichi), tra cui 13 Premi Nobel, hanno pubblicato
un appello a Obama rispondendo con queste parole
all’affermazione di qualche giorno prima dello
stesso Presidente “Poche
sfide che l’America e il mondo hanno di fronte
sono più urgenti della lotta ai cambiamenti
climatici. I dati scientifici sono indiscutibili e i
fatti sono chiari“:
“Con
tutto il dovuto rispetto signor Presidente, questo
non è vero”,
hanno risposto i 114 scienziati sul
NYT.
Ormai da ogni parte giungono smentite al dogma del
riscaldamento globale dovuto alle attività umane (tra
i massimi oppositori Fred Singer, James Lovelock,
Richard Lindzen, Hendrik Tennekes, Freeman Dyson,
Patrick J. Michaels, Antonino Zichichi, Biorn
Lomborg, Robert Mendelson, Franco Battaglia).
Insomma, un fortissimo appello si leva da molte parti
perché ci si impegni a “conoscere prima di
deliberare”. Con un crescendo di pareri e di
prove che svelano
l’impostura e
che giungono ormai anche dall’esterno della
Comunità scientifica. Voci della cultura e della
politica, ancora timide e sommesse alcune, da parte
di uomini di stato europei: il Presidente della
Repubblica Ceca Vaclav Klaus, Valéry Giscard
d’Estaing, Helmut Schmidt e, da New Dehli, il
Primo Ministro dell’India Manmohan Singh.
Su questi nuovi orientamenti, per ora ufficiosi,
caratterizzati anche da una caduta verticale di
condivisione delle priorità del problema del
riscaldamento globale nelle opinioni pubbliche, a
Washington, a Londra, a Berlino, a Bruxelles,
praticamente ovunque, è probabile che
all’ordine del giorno dei
“lavori
travolgenti”
previsti dalla equipe di Obama e dalla maggioranza
dell’Unione Europea, con alcune esitazioni,
Repubblica Ceca, Polonia e Italia, al G8
all’Aquila e a Copenaghen a dicembre oltre ai
tre pilastri scelti, energie rinnovabili; tecnologie
di accumulazione; reti energetiche intelligenti
– smart grid, si aggiunga, inaspettata per gli
ingenui, la
carta coperta della
ripresa nucleare. Da parte americana, italiana,
britannica, polacca, tedesca, svedese e francese,
calata, sottovoce e guardando le rondini, con il
pretesto di aggiornare i reattori, da Obama con
l’annuncio di nuove quattro centrali, e
rilanciata a Parigi da Sarkozy:
“ogni
euro per le rinnovabili corrisponderà a un euro per
più nucleare energetico”,
e ripetutamente preannunciata dal Governo di Roma.
Con il controcanto, in Italia, di Chicco
Testa,
procellaria
sintomatica che
vola radente sulle onde del mare in tempesta in ogni
svolta testa-coda dei settori energetici ed ecologici
italiani più spregiudicati.
Fin qui le novità, le nuove condizioni e gli
imprevisti del dibattito. A seguire, il merito a
proposito dei tre pilastri annunciati e le spese
relative da parte dell’Unione Europea.
Il primo pilastro:
le energie rinnovabili, solare, eolico, moto ondoso,
sono tutte caratterizzate da una natura
intermittente, sempre aleatoria, e sono oggi energie
non stoccabili.
Il secondo pilastro:
la tecnologia di accumulazione prevede
l’idrogeno come combustibile della terza
rivoluzione industriale, con però la consapevolezza
che si è ancora lontani dall’idrogeno
commerciale, stoccabile, a disposizione per la
generazione elettrica e per i trasporti.
Il terzo pilastro:
le reti energetiche intelligenti, le
smart grid,
costituite da mini reti che permettono
all’utenza privata, alle piccole, medie e
grandi imprese di produrre localmente energia
rinnovabile con
contatori intelligenti composti
da sensori e microchips, un potente software che
permetta a tutta la rete di poter conoscere la
quantità di energia utilizzata in qualunque momento,
per subentrare, sopperire, integrare la diffusione
dell’elettricità. Questi pilastri hanno già
raggiunto nel 2007 nell’Unione Europea una
spesa record di 90miliardi di euro, che è previsto
raggiunga i 250miliardi di euro entro il 2020. Mentre
per la ricerca e l’economia dell’idrogeno
l’Unione Europea ha già stanziato oltre
500milioni di euro per realizzare celle combustibili
e uso commerciale di energia all’idrogeno.
Comparando le previsioni di spesa che la UE e gli
Stati Uniti si preparano a esporre al G8 tra qualche
giorno per tentare di far convergere decisioni
finanziarie egualmente imponenti agli altri grandi
attori, Cina, India, Brasile, Corea entro il 2020,
per poi ribadirle solennemente nel mese di dicembre a
Copenaghen alla grande Conferenza dell’ONU,
misure finanziarie tutte traguardate sul 2020,
troviamo l’Unione Europea con una riduzione di
CO2
del
20%, gli Stati Uniti con una riduzione del 17%; per
le fonti alternative l’Unione Europea con
18miliardi di euro all’anno, 25milioni di
dollari gli Stati Uniti; per l’occupazione
l’obiettivo entro il 2020 per l’Unione
Europea è di 2milioni e mezzo di posti di lavoro, e
per gli Stati Uniti di 5milioni di posti di lavoro.
Per la stessa data, per la modernizzazione della rete
di trasmissione elettrica, la smart grid, la rete
intelligente, gli Stati Uniti hanno annunciato
32miliardi di dollari più 11miliardi per la ricerca e
lo sviluppo. L’Unione Europea non ha ancora
definito la busta finanziaria per la
super grid,
e l’abbattimento dei vecchi elettrodotti. Solo
in Italia la Terna dovrebbe rimuovere 1200 chilometri
dei vecchi.
Nel settore delle rinnovabili sembra raggiunta tra
Stati Uniti e il resto del mondo, un’intesa per
una priorità per
l’eolico,
considerato tecnologia matura e reso competitivo con
la produzione energetica da carbone, gas o petrolio,
i combustibili fossili, dal prezzo politico al
chilowattora, che in Italia è tre volte superiore a
quello riconosciuto al chilowattore prodotto da gas,
carbone o petrolio, e negli altri paesi è il doppio
del chilowattore. Dunque un immenso sforzo
finanziario con una energia pesantemente
sovvenzionata in tutto il mondo, intermittente e in
quasi tutte le realtà paesaggistiche disastrosa,
Giuseppe Zollino, Convegno
Il paesaggio sotto attacco. La questione
eolica,
Palermo 28 marzo 2009. Segue il
solare,
nella sua versione fotovoltaica, solare termica,
solare termodinamica concentrata. Nelle rinnovabili,
inoltre, saranno previste, urbi et orbi, la
geotermia,
le
biomasse,
il
moto delle maree,
l’idroelettrico e
i
termovalorizzatori.
È evidente che tutta questa lunga operazione è stata
preparata da una decisione ideologico politica prima.
Da varie iniziative di vasta comunicazione dopo, in
particolare quella visiva confezionata dal
Vicepresidente americano con il suo film
“Una
scomoda verità”,
forse il più potente propagandista
dell’ideologia del riscaldamento climatico, poi
dal Rapporto del Barone Nicholas Stern, scritto per
ordine del Primo Ministro britannico Tony Blair,
“Un
piano per salvare il pianeta”,
che ha prodotto un panico diffuso sui cambiamenti
climatici e le loro pretese conseguenze catastrofiche
sul futuro della civiltà umana.
Il Rapporto Stern è
in sostanza un esercizio di propaganda a sostegno
della politica del Governo britannico per perseguire
un ruolo di leadership mondiale, insieme agli Stati
Uniti, in merito ai cambiamenti climatici
(“Nessuna
emergenza clima”,
Nigel Lawson, già Cancelliere dello Scacchiere della
Thatcher, Brioschi editore, Milano 2008). Alla base
di questo panico non c’è, però, la scienza, se
non nella sua versione burocratica, lautamente
retribuita e numerica rappresentata dalle migliaia di
burocrati e accademici, duemilacinquecento, raccolti
dalle Nazioni Unite, su indicazioni dei rispettivi
Governi, nell’IPCC- International Panel on
Climate Change. Dunque, nella sua sostanza si tratta
della forzatura della scienza da parte di una
ideologia illiberale e orientata
all’autoritarismo (“La
verità scientifica non si determina tra l’altro
contando le teste”,
James Lovelock, Prospect, dicembre 2007, London). Non
aveva torto lo scrittore Michael Crichton, parlando
il 15 agosto 2003 a San Francisco al Commonwealth
Club, nella sua memorabile requisitoria
“Environmentalism
as religion”,
“Vero
scontro tra verità e
propaganda”.
Tullio Regge conferma questa rapida deriva verso
forme di misticismo in cui il simbolo conta più dei
fatti: “La
storia è ricca di predizioni fallaci che hanno
rinfocolato fanatismi. Orde di guru, per cui la
modestia non era una virtù, hanno predetto catastrofi
che non si sono mai avverate",
I falsi allarmismi,
Piemme, Asti 2004. Ma forse la più efficace analisi e
denuncia di questa manipolazione affidata alla
comunicazione mediatica, tv, radio, video e giornali
e riviste, l’ha sviluppata nel suo libro
recente ”Pianeta
blu non verde – Cosa è in pericolo: il clima o
la libertà?”,
editore IBL Torino, 2009, Vaclav Klaus attuale
Presidente della Repubblica Ceca, tra i maggiori
economisti viventi, che ci esorta a sfidare
l’impostura “che
non deve rimanere senza risposta da parte
dell’opinione pubblica che ragiona
razionalmente”.
Tra le motivazioni aggiuntive segnalo anche quelle di
carattere narrativo e involontariamente farsesco
rappresentate da due cammei della propaganda
catastrofista e apocalittica,
“Gli
orsi polari”
e “Gli
eschimesi”.
Per i primi vale il servizio che gli dedicò
Time nel
2006,
“Be worried. Be very
worried”
(Preoccupiamoci. Preoccupiamoci molto), e in
copertina vi era la fotografia di un orso polare su
una piccola banchisa di ghiaccio galleggiante che
cercava un'altra banchisa su cui saltare, mentre nel
testo si leggeva che “gli
orsi bianchi polari stanno iniziando ad annegare, e a
un certo punto si
estingueranno”.
Mondadori nel 2009 ha riportato nel libro
“Stiamo
freschi”,
di Bjørn Lomborg, questa asciutta dichiarazione dello
scienziato, autore del grande best seller
“L’ambientalista
scettico”,
sempre della Mondadori: “Per
la Groenlandia, che fa parte della Danimarca, il mio
paese, sono un simbolo di orgoglio, e la loro perdita
sarebbe una tragedia. Ma la popolazione globale di
orsi polari nell’Artico è cresciuta dai 5000
degli anni sessanta ai 25000 degli inizi di questo
decennio, con le loro popolazioni in
aumento”.
Mentre ancora più autoironica la considerazione del
focus “Cambia
il clima, aumentano le
malattie”,
Corriere della Sera 15 giugno 2009, che così conclude
la sua inchiesta: “Fra
gli eschimesi dell’Alaska sono aumentati
incidenti, cadute, fratture alle gambe, dovuti al
ghiaccio troppo sottile. I ghiacciai si stanno
davvero sciogliendo sotto i nostri
piedi”.
The laugh of the new century.
Eppure il grande spin mediatico del global warming
antropico non ha evidentemente memoria di tre
precedenti analoghi, tre brevi ere di irrazionalità:
la dannazione del DDT quando Rachel Carson,
con
Silent Spring,
la primavera silenziosa, nel 1962, nel dopoguerra,
ferì a morte il DDT, il pesticida che aveva estirpato
la malaria, e fu bandito nel paese dove era stato
inventato, prodotto e diffuso, con la vittoria nella
Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti. Il DDT fu
via via eliminato in tutto il resto del mondo. Avendo
il merito, per la pressione della opinione pubblica
americana, è vero, di creare in conseguenza
l’EPA-Environmental Protection Agency, la prima
agenzia di protezione ambientale al mondo, riducendo,
alcuni rischi ma riaprendo con il bando totale i
grandi continenti dell’Asia e dell’Africa
alla anofele, la zanzara portatrice delle febbri
malariche. Seguito, il caso DDT, dal caso di Paul
Ralph Ehrlich, con il suo libro del 1968
“The
Population Bomb”,
con cui annunciava che “negli
anni settanta e ottanta centinaia di milioni di
esseri umani moriranno di fame nonostante programmi
di emergenza e di salvezza che verranno avviati da
subito”,
così auspicando come prevenzione una severissima
politica di controllo delle nascite in ogni
continente. Le previsione di Paul Ehrlich si
rivelarono completamente sbagliate e le sue teorie di
pianificazione demografica furono travolte dalla
constatazione che muovevano da modelli matematici
errati. Donella Meadows, che fu una ricercatrice e
produsse il modello matematico su computer
“World3”
per il Club di Roma guidato da Aurelio Peccei, fornì
in tal modo la base conoscitiva di un altro libro
celeberrimo “Limits
to growth – I limiti dello
sviluppo”,
che alla luce dei decenni trascorsi risulta per lo
più sbagliato nella previsione sulle quantità e sulle
durate delle risorse minerarie ed energetiche del
pianeta, a cominciare dal petrolio. Producendo, in
tal modo, una ondata di diffusa di incredulità nei
confronti di ricerche analoghe.
Dimenticando questi precedenti, che pure dovrebbero
tornare alla memoria degli attuali zeloti del
riscaldamento globale antropico, la maggioranza dei
Governi e dei leader politici sembra decisa ad
avventurarsi, costi quel che costi, e mai modo di
dire fu più calzante, sulla via degli impegni a
proposito di un
non problema,
come Fred Singer, fisico dell’atmosfera
dell’Università della Virginia, così riassume:
“Perché
dovremmo dedicare le nostre scarse risorse a quello
che in sostanza è un
non problema
e ignorare le problematiche reali che il mondo si
trova davanti, fame, malattie, negazione dei diritti
umani, per non parlare delle minacce del terrorismo e
delle guerre nucleari?”.
A distanza di pochi giorni, quando al tavolo dei G8
si potrà misurare, insieme, la parte autentica e
determinata della “rivoluzione verde”,
con tutte le sue pulsioni chimeriche e le sue
inaccettabili imprudenze, e la obbligatoria quota
parte di “fiori
per il loggione”,
con le inevitabili tirate retoriche che, serviranno
solo a contrabbandare una diffusa ma pudica, anzi
virginale, ripresa del nucleare, sotto il pretesto
del riaggiornamento degli impianti con le nuove
tecnologie esistenti, le dichiarazioni ufficiali che
fioccano dalle sedi delle Istituzioni europee sono a
dir poco velleitarie. Nel giro di 24 ore il
Corriere della Sera,
mai come prima impegnato a tirare la volata alla
causa del riscaldamento globale, il 29 giugno ha
ospitato, tra altri, i seguenti propositi del
Vicepresidente dei Verdi al Parlamento Europeo Claude
Turmes, che dopo aver ascoltato i resoconti
dell’approvazione alla Camera dei
Rappresentanti con 7 voti di scarto della prima legge
di Obama sul clima, capolavoro del nulla, tra blandi
impegni di riduzione, concepita con il ricorso
illusionistico del
Cap and Trade,
un paralizzante sistema di compensazioni in fatto di
emissioni di gas a effetto serra, erede peggiorativo
della fallita formula degli
swaps,
un baratto tra industria virtuosa e industria
inquinante, prova legislativa da cui il nuovo
Presidente americano è uscito barcollante,
l’Onorevole Turmes così auspica il futuro
“D.:
Cina, India, o i Paesi africani chiederanno
all’Occidente i soldi per ripulire i loro
cieli. Sarà giusto darli?
R.: “Si.
Sarà morale. È una questione etica, oltre che
ecologica. Noi abbiamo delle responsabilità storiche
verso quei paesi che non erano ancora
industrializzati trenta o quaranta anni fa. Abbiamo
accumulato CO2
nei cieli per molti decenni, prima che iniziassero
loro a farlo”.
Fa una certa impressione, lo confesso, leggere
propositi e sogni di un Parlamentare europeo appena
eletto che ricordano i libri di Henry Michaux,
“Un
barbaro in Asia”,
per esempio, scritto sotto mescalina, il più potente
degli allucinogeni naturali. E il giorno dopo, 30
giugno, a parlare è il Ministro dell’Ambiente
della Svezia Andreas Carlgren, che nella presidenza
dell’Unione assunta nelle stesse ore si propone
di ottenere l’estensione della
Carbon Tax,
oggi adottata in Danimarca, Finlandia e Slovenia, a
tutti i paesi dell’Unione, possibilmente
suggerendola al resto della Comunità internazionale,
e preannunciando per il proprio paese un taglio del
40% delle emissioni di gas a effetto serra. Omette
però di dire al giornale italiano, il Ministro
svedese Carlgren, che alla produzione di energia
elettrica nella Svezia, paese di otto milioni di
abitanti con una superficie di 150.000 Km² superiore
a quella italiana, la rinnovabile tradizionale
idroelettrica concorre a fornire il 60% del
fabbisogno elettrico. Buona parte del rimanente è
coperto dal nucleare prodotto da dieci centrali
atomiche che, con decisione dell’attuale
Governo di Stoccolma, nel marzo di quest’anno,
sono state confermate e in parte già riaggiornate,
con buona pace del Referendum popolare del 1980 che
ne prevedeva la graduale chiusura con termine al
2010.
Mi limito a esprimere un pio desiderio: si inizi al
G8, e si passi poi alla Conferenza ONU di dicembre, a
discutere di tutte le questioni della mutazione
climatica senza l’obbligo di sottostare ai
dettami della correttezza politica di chi coltiva la
pretesa di cambiare il clima ripristinando
quello
d’antan.
Carlo Ripa di Meana
Note:
1) Jeremy
Rifkin, economista e scrittore americano, tra i più
insistenti araldi del climate change, si caratterizza
per tre particolarità: a) è favorevole alla versione
democratica dell’energia fai da te, quindi
piccole centrali fotovoltaiche, minieolico, biomasse,
riportate alla misura familiare della piccola
azienda, del laboratorio artigianale; b) per la
estraneità in materia di rinnovabile dai grandi
progetti industriali del solare termodinamico e
dall’eolico industriale; c) per essere il
teorico, lui americano, del sogno
europeo “dell’Unione
Europea che è nella posizione ideale per guidare la
Terza Rivoluzione Industriale. Essendo la prima
superpotenza ad aver stabilito l’obiettivo
obbligatorio del 20% di energia rinnovabile entro il
2020, l’UE ha messo in moto un processo di
grande ampliamento della quota di “fonti
pulite” nel proprio mix energetico”. Non
è dunque un caso che Jeremy Rifkin sia noto
soprattutto in Europa, viva prevalentemente in
Europa, e sia un consulente retribuito delle
Istituzioni europee.
2) cfr. Peter Staudenmaier “L’ideologia
fascista: l’ala verde del Partito nazista e i
suoi antecedenti storici”,
p.26, Oakland CE, AK Press, 1995
Bibliografia essenziale
Elenco qui di seguito i libri da consultare. Mi
limito a dare i testi che considero importanti nelle
edizioni italiane, e qualche riferimento a testi
pubblicati altrove, ma egualmente indispensabili.
Stefano
Apuzzo – Danilo Bonato,
ECO LOGO,
I libri di Gaia, Milano, 2008
Franco Battaglia – Renato Angelo Ricci,
VERDI FUORI ROSSI DENTRO,
Free Foundation for Research on European Economy,
Milano, 2007
Tony Blair,
SPEECH ON CLIMATE CHANGE,
Londra, 14 settembre 2004
Jean-Louis Butré,
L’IMPOSTURE,
Editions du Toucan, Paris, 2008
Riccardo Cascioli – Antonio Gaspari –
Tullio Regge,
LE BUGIE DEGLI AMBIENTALISTI. I FALSI ALLARMISMI DEI
MOVIMENTI ECOLOGISTI,
Piemme, Asti, 2004
Michael Crichton,
ENVIRONMENTALISM AS RELIGION,
Commonwealth Club, San Francisco, 15 agosto 2003
Michael Crichton,
THE CASE FOR SKEPTICISM ON GLOBAL
WARMING,
National Press Club, Washington DC, 25 gennaio 2005
Michael Crichton,
STATO DI PAURA,
Garzanti, Milano, 2005
Paul Ehrlich,
THE POPULATION BOMB,
Ballantine Books, New York, 1968
David L. Goodstein,
IL MONDO IN RISERVA,
Università Bocconi, Milano, 2008
Al Gore,
LA TERRA IN BILICO,
Roma-Bari, Laterza 1993
Al Gore,
UNA SCOMODA VERITÀ: COME SALVARE LA TERRA DAL
RISCALDAMENTO GLOBALE,
Rizzoli, Milano, 2003
Vaclav Klaus,
PIANETA BLU, NON VERDE. COSA È IN PERICOLO: IL CLIMA
O LA LIBERTÀ?,
IBL Libri, Torino, marzo 2009
Serge Latouche,
L’OCCIDENTALIZZAZIONE DEL
MONDO,
Bollati Boringhieri, Torino, 1992
Nigel Lawson,
NESSUNA EMERGENZA CLIMA. UNO SGUARDO FREDDO SUL
RISCALDAMENTO GLOBALE,
Francesco Brioschi editore, Milano, 2008
Richard Lindzen,
CLIMATE OF FEAR,
The Wall Street Journal, New York, 12 aprile 2006
Bjørn Lomborg,
L’AMBIENTALISTA SCETTICO,
Mondadori, Milano, 2003
Bjørn Lomborg,
STIAMO FRESCHI,
Mondadori, Milano, 2008
James Lovelock,
THE EARTH IS ABOUT TO CATCH A MORBID FEVER THAT MAY
LAST AS LONG AS 100.000 YEARS,
The Indipendent, 16 gennaio 2006
Laura
Marchetti,
IL PENSIERO ALL’ARIA APERTA,
Palomar, Bari, 2000
Donella Meadows – Dennis Meadows,
I Limiti Dello Sviluppo,
Mondadori, Milano, 1978
BARACK OBAMA’S
PRESIDENTIAL ADDRESS,
Shenker minibooks series, Roma, 2009
Maurizio Pallante,
LA DECRESCITA FELICE,
Editori Riuniti, Roma, 2008
Jeremy Rifkin,
ECONOMIA ALL’IDROGENO,
Mondadori, Milano, 2002
Jeremy Rifkin,
IL SOGNO EUROPEO,
Mondadori, Milano, 2004
Vandana Shiva,
RITORNO ALLA TERRA,
Fazi editore, Roma, 2009
Peter Staudenmaier,
L’IDEOLOGIA FASCISTA: L’ALA VERDE DEL
PARTITO NAZISTA E I SUOI ANTECEDENTI
STORICI,
AK Press, Oakland, 1995
Nicholas Stern,
UN PIANO PER SALVARE IL PIANETA,
Feltrinelli editore, Milano, aprile 2009
Chicco Testa,
TORNARE AL NUCLEARE?,
Einaudi, Torino, 2008
F. Battaglia,
L’ILLUSIONE DELL’ENERGIA DEL SOLE
21/Secolo,
2007
F. Battaglia,
ENERGIA NUCLEARE, SI PER FAVORE 21/Secolo,
2009